giovedì 15 ottobre 2009

Verso la legge che introdurrà il diritto alla scelta vegetariana nei luoghi pubblici



Piatti vegetariani offerti ai parlamentari alla Camera dei Deputati per presentare una proposta di legge trasversale volta a garantire la scelta vegetariana nelle scuole e nei luoghi pubblici. Il testo prevede anche il 'cuoco obiettore'. La Lav: i tempi sono maturi, in Italia circa 6 milioni di 'quasi' vegetariani

Carpaccio d'anguria con panissa di ceci e salsa all'aceto balsamico. Gazpacho di verdura con crostini di melanzane. Lasagne con bolognese di formaggio vegetale e pesto di basilico. Riso arrostito con porcini e zucca con salsa allo zafferano. E infine un dessert costituito da una bavarese di mele con salsa ai lamponi e biscotto di carrubba. Sono i piatti offerti ai parlamentari di tutti gli schieramenti alla Camera dei Deputati. A preparare il menu, rigorosamente vegetariano, e' stato Pietro Leemann, il piu' celebre chef di cucina vegetariana.

L'iniziativa gastronomica e' servita ad illustrare una proposta di legge trasversale che mira a introdurre il menu vegetariano in tutti i punti di ristorazione e nelle mense scolastiche e pubbliche. La proposta di legge, dal titolo "Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana", ha come primi firmatari Andrea Sarubbi(Pd) e i deputati Giammanco, Viola e Mancuso. L'iter e' stato affidato alla Commissione Affari sociali della Camera. La legge e' finalizzata a garantire il rispetto del diritto di scegliere di consumare alimenti realizzati senza arrecare sofferenze agli animali, migliorando la propria salute. "E' una scelta fondamentalmente etica - ha spiegato Sarubbi - e i tempi sono maturi perche' questo diritto sia garantito per legge ad ogni cittadino, senza alcuna discriminazione".

Cuochi obiettori

Introdurre l'obiezione di coscienza per quegli studenti delle scuole alberghiere che vogliono diventare chef, ma di cucina vegetariana, e non hanno intenzione di cucinare la carne e' uno dei punti contenuti nella proposta di legge. "Gli studenti - si legge nel testo della proposta di legge - che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alla liberta' di pensiero, coscienza e religione si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza a seguire le lezioni didattiche e pratiche riguardanti alimenti animali". La proposta e' stata presentata sulla falsa riga di quanto gia' previsto per gli studenti delle facolta' di Biologia, che possono rifiutare la vivisezione. Il testo prevede anche l'introduzione di insegnamenti specifici "di nutrizione, gastronomia e ristorazione vegetariana e vegana nei programmi didattici destinati agli istituti professionali alberghieri e agli istituti professionali per i servizi alberghieri e ristorativi".

Due milioni di vegetariani

In Italia sono circa 2 milioni i vegetariani e altri 2 milioni non amano mangiare carne prediligendo il pesce: in totale questa proposta di legge potrebbe riguardare circa il 6% della popolazione. L'iniziativa, che pensa anche alla formazione e ai motivi che spingono a scegliere il vegetariano, si inserisce nell'ambito della campagna della Lega antivivisezione sull'alimentazione consapevole (tutti i dettagli sul sito cambiamenu.it).

Tempi maturi

"I tempi sono maturi perche' questo diritto sia garantito per legge ad ogni cittadino, senza alcuna discriminazione; basti pensare che proprio il Comune di Roma e' stato pioniere in questo campo: da circa dieci anni la scelta vegetariana e' garantita nelle mense delle scuole dell'obbligo della Capitale" - precisa Gianluca Felicetti, presidente della Lav. "Assicurare la scelta vegetariana significa anche valorizzare molta parte della tradizione gastronomica italiana, da sempre ricca di sani e gustosi piatti vegetariani ad esempio a base di legumi, soddisfare una domanda crescente e sostenere un settore economico di straordinaria importanza. Significa bandire dalle nostre tavole molta violenza verso miliardi di animali e avere un'attenzione concreta verso l'ambiente".

Fonte : http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=132894

domenica 11 ottobre 2009

Psicologi allo sbaraglio


Ieri ascoltavo il discorso di alcuni psicologi e altri aspiranti "naturopati".

Al di la del fatto che : due erano raffreddati, chi  più chi meno sentivano freddo mentre fuori c'era un caldo e rasserenante sole autunnale, in quattro fumavano alla grande, uno era pieno di brufoli, tipo adolescente , ma aveva passato i 35 anni, ad un altro dava fastidio il rumore e un paio non avevano dormito la sera prima...

Essi dialogavano sulle teorie dei "gruppi neuronali" di Edelman Gerald e uno di essi spiegava come se in un bosco ci siano più sentieri, quelli più battuti sopravvivevano e si organizzavano fra loro mentre quelli meno battuti man mano sparivano.

Inorridito non tanto dalle teorie, quanto dalle persone che "sono malate" e vogliono aiutare il prossimo... pensavo tra me e me che si, è vero i sentieri meno battuti finiscono anche per scomparire ma quelli più battuti, visto chi li percorre, non portano davvero da nessuna parte.

Povera patria e povera naturopatia, mi ritengo anche io un naturopata ma ho vergogna ad usare su me stesso tale "etichetta"  se ripenso anche solo un momento alle condizioni di tale disciplina oggi.

Nucleare imposto


Il nucleare rientra nei “progetti bellici”. Ecco come ci imporranno le centrali in Italia

Proprio in questi giorni, a Flammanville, l’Enel ha stabilito l’anno in cui la prima centrale nucleare italiana inizierà a funzionare. Il 2020. I loro esperti considerano questa data come “realistica” e spiegano che l’avvio degli altri reattori avverrà alla scadenza dei 18 mesi per ogni nuovo impianto e incredibilmente si è già stabilita la data per la prima colata di calcestruzzo dell’edificio del reattore, che sarà per il 9 luglio 2015. Tutte tempistiche calcolate valutando sia i tempi di costruzione, sia i tempi politici del dibattito e dei permessi e stabilendo anche che l’agosto 2011 sarà il mese in cui si otterranno i permessi per il sito e il maggio 2013 sarà invece la data in cui verrà rilasciata “la licenza integrata per costruzione ed esercizio”, dando cosi il via a tutte le procedure subito antecedenti alla costruzione. L’atteso e più vicino 10 ottobre 2010 sarà il giorno in cui si deciderà la città della prima centrale nucleare e probabilmente sarà anche la data dell’inizio di altri problemi per questo eseguivo. Infatti, dagli ultimi sondaggi risulta che il 60% degli italiani è ancora contrario all’utilizzo di questa energia, arrivando addirittura al 82% quando si parla di realizzare centrali vicino alle loro case, rispondendo anche con un “ non lo accetterei e farei di tutto per impedirlo”. Ecodem (ambientalisti per il Partito Democratico), attraverso le parole di Francesco Ferrante è invece sicura che i 4 siti siano già stati scelti e sicuramente da imporre anche con l’aiuto dell’esercito. Ferrante, rileggendo le carte che l’Enel ha presentato a Flammanville, ne trae una visione ben chiara:
«Apprendiamo che il luogo principale del nuovo nucleare italiano sarebbe Montalto di Castro (nel Lazio) deve verrebbero ospitati ben due reattori. Continuando gli altri due siti sarebbero da individuare uno al nord (Trino in Piemonte o Caorso in Emilia Romagna) e uno al Sud. In questo ultimo caso la regione candidata sarebbe probabilmente la Puglia».
Ecodem continua facendo anche notare che proprio le regione interessate (Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Puglia ) «hanno dichiarato di essere contrarie ad ospitare una centrale sul proprio territorio e hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge del governo che le espropria a delle proprie prerogative». Problema non da poco anche per Greenpeace, che considera questo bypass amministrativo «particolarmente grave perché si vuole così scavalcare completamente non solo le Regioni ma anche gli enti locali per localizzare impianti e aree, equiparate ad aree militarizzate, gestite da privati». Questa legge che scavalca ogni autorità locale oltre a creare problemi nel rapporto Stato-Regioni, sembra essere incredibilmente di ispirazione bellica ed è lo stesso ministro Scajola che ne spiega il motivo:
«Abbiamo previsto il potere sostitutivo del governo sulla base dell’articolo 120 della costituzione, ritenendo le centrali nucleari strategiche per la sicurezza del paese. È uno strumento estremo che mi auguro di non dover utilizzare; ma nel passato troppi sono stati i no ideologici che hanno frenato e penalizzato lo sviluppo del nostro paese».
Le centrali rientrerebbero di conseguenza nei progetti bellici dell’Italia, dando cosi il via libera alla preannunciata imposizione con la forza e ai conseguenti scontri con la popolazione. Il tanto invocato volere popolare, usato spesso come scudo o scusa in più di una occasione, lascerebbe il posto ad una volontà sempre più circoscritta. La volontà dei pochi contro i diritti di molti. Inquietudine nell’aria.

Fonte : http://www.dirittodicritica.com/2009/10/09/il-nucleare-rientra-nei-progetti-bellici-ecco-come-ci-imporranno-le-centrali-in-italia/