martedì 31 marzo 2009

Come funzionano le religioni istituzionalizzate e dogmatizzate?


Un amico dice ad un altro : "guarda che in tasca ho un milione di euro, non te li faccio vedere, ma ti dico che c'è li ho".

E' chiaro che il secondo amico è costretto a "credere" con un atto di fiducia alle parole del compagno senza però averne le reali e tangibili prove di quanto dal primo asserito.

Inferno, paradiso, 70 vergini, la razza eletta ... tutta illusione

In realtà il motore che muove ogni religione è proprio il bisogno umano, dettato da una latente debolezza, di illusione.

La religione diventa così un grande limite alla naturale evoluzione dell'uomo, alimentando in esso più che certezze, dubbi e condizionamenti, minando alla propria libertà di scelta e di pensiero.

Le religioni hanno avuto secoli dalla loro parte per operare un lavaggio del cervello di massa, non importa se il singolo sia incappato fra cristianesimo o islamismo, il risultato è lo stesso, portare l'individuo alla sottomissione nei confronti di una o più leggi "non dimostrabili" e più grandi di lui al confronto del quale il proprio essere diventa miserevole e del tutto marginale.
In questo troviamo una grande analogia con le logiche della società che vedono noi completamente ininfluenti nelle dinamiche politiche, economiche ecc che coinvolgono una intera città, una nazione, una organizzazione di stati.

Più cresce la verticalizzazione del potere e più il singolo è visto dall'alto e si sente egli stesso un puntino microscopico.

Tutto questo gioco di illusione ha però valore se si da valore all' illusione, se si crede all' illusione, in poche parole se noi stessi accettiamo questo genere di dogma.

Un Essere Umano sano, non ha bisogno di illusione, non cerca il dubbio e non teme la paura, in quanto è integro a se stesso e in se stesso trova realizzazione, la scoperta è così nel bene e nel male una propria scoperta e non un dettame estraneo ed ingannevole.

Sogno di un meditatore




Questa notte ho fatto un sogno particolare e vorrei tenerne memoria.

"Vedo un Maestro meditatore probabilmente cinese, vestito con una lunga tunica turchese ed un lungo cappello nero. Il palazzo è pieno di servitù ed il Maestro meditatore saluta ed ha un pensiero per ogni persona che incontra fosse anche la più umile. Si inchina spesso in saluti reverenziali anche con chi pulisce i pavimenti.

Il sogno trasporta il Maestro meditatore ai giorni nostri dove si sottopone ad un intevento chirurgico senza anestesia. Uscito dalla sala operatoria, visibilemente sofferente mi dice :

Lo stato di allerta ed estrema vigilanza in cui entra il nostro corpo tutto in una situazione del genere è talmente intensa da creare notevoli tensioni ed infiamazioni in tutto l'organismo che vive in questi momenti un vero e prorprio shock.

Se tale tensione si protrae a lungo possono sorgere stati di ansia e di insofferenza, L'uomo, come un animale ferito, avrebbe bisogno di trovarsi un luogo sicuro in natura e semplicemnte riposare in silenzio per poter guarire da tale shock. "

Il sogno finisce, ringrazio il Maestro per il messaggio che mi ha voluto donare.

sabato 28 marzo 2009

Insalata di carote


Questa volta un piatto veloce!


Ingredienti :
Carote

Aglio

maionese vegetale di soia

sale


Preparazione :

Pulite le carote con una spazzola per alimenti senza grattere via la "pelle".
Grattugiatele sottili in una insalatiera da portata.
Frullate l'aglio e aggiungete maionese, sale marino ( .. eventualemte un goccio d'olio )
Versare sulle carote e mescolare.





mercoledì 25 marzo 2009

Il pensiero di Bakunin



In apparenza asistematico, il pensiero di Bakunin ruota attorno all'idea, fondamentale per lui, di libertà. La libertà è il bene supremo che il rivoluzionario deve cercare a qualunque costo. Bakunin non ammette che la libertà individuale venga limitata da quella degli altri:

Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, non sono ugualmente liberi” .

La libertà può essere realizzata solo se ogni individuo insorge contro la società che “domina con gli uomini, con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini…la sua azione è molto più potente di quella dell’autorità dello Stato”. Ribellarsi contro questi “valori” imposti dalla società, significa ribellarsi contro se stesso, in quanto ogni individuo non è altro che il prodotto della società.

La libertà è però irrealizzabile senza l'uguaglianza di fatto (uguaglianza sociale, politica, ma soprattutto economica). I fenomeni che spingono gli uomini all'ineguaglianza e alla schiavitù sono due: Dio e la religione, lo Stato e il Capitale. Abbattuti questi, grazie a una rivoluzione strettamente popolare, si sarebbe giunti all'Anarchia.

La religione, ed in particolare il cristianesimo, hanno prodotto “l’annientamento dell’umanità a profitto della divinità”, quindi “se Dio esiste, l’uomo è uno schiavo. Ora l’uomo può, deve essere libero: dunque Dio non esiste” . (Bakunin in "Dio e lo Stato")

Bakunin ritiene che ammettere l’esistenza di Dio significa abdicare alla ragione e alla giustizia. Dio priva la libertà all’uomo non solo nel pensiero, ma anche nella vita concreta e reale: obbedire a Dio significa obbedire ai suoi rappresentanti in terra (Stato, Chiesa, preti, vescovi, re, capi di stato ecc.). Infatti ogni tiranno, ogni peggior nemico della libertà, ha legittimato la propria autorità coll’approvazione divina. L’ateo è comunque solo parzialmente libero; lo è solo spiritualmente. Per completare il proprio percorso deve trovare nella società la completa libertà sociale e individuale.

La dottrina dello Stato di Bakunin è ciò che differenzia, fin dalla loro formazione, le due correnti del socialismo ottocentesco e novecentesco. Lo Stato, per definizione di ambedue le fazioni, rappresenta quell'insieme di organi polizieschi, militari, finanziari ed ecclesiastici che permettono alla classe dominante (la borghesia) di rimanere in possesso dei suoi privilegi. La differenza si presenta però nell'utilizzo dello Stato durante il periodo rivoluzionario. Per i marxisti, infatti, si sarebbe dovuta presentare una situazione in cui lo Stato sarebbe stato arma in mano al proletariato per eliminare la controrivoluzione. Solo allora, con la dissoluzione dell'apparato statale si sarebbe passati all'assenza di classi. La posizione di Bakunin (e, con lui, di tutti gli anarchici) è che lo Stato, strumento prettamente in mano alla borghesia, non può essere usato che contro il proletariato: dato che l'intera classe sfruttata non può amministrare l'infrastruttura statale, ci vorrà una classe burocratica che lo amministri. Bakunin temeva l'inevitabile formazione di una "burocrazia rossa", padrona dello Stato e nuova dominatrice.

L'ugualianza e quindi la libertà, secondo il pensatore Russo, non possono esistere nella società marxista. Lo Stato va quindi abbattuto in fase rivoluzionaria. Se lo Stato è l'aspetto politico dello sfruttamento della borghesia, il Capitale ne è quello economico. Qui le differenze del marxismo sono inesistenti (basti pensare che il primo libro de Il Capitale fu tradotto in Russo proprio da Bakunin). La differenza tra la concezione marxiana e quella bakuniana del Capitale, è che per Bakunin questo non è elemento fondante dello sfruttamento. Anche se non esplicitato, nella sua opera non viene fatto riferimento alcuno alla concezione materialistica della storia (che prevede l'aspetto economico della società come basilare per l'analisi della stessa).

Un aspetto importante del pensiero di Bakunin è l'azione rivoluzionaria. Bakunin ha perseguito per tutta la vita questo scopo e, in alcune parti della sua opera, sono rintracciabili le linee guida della concezione rivoluzionaria del pensatore russo. In primo luogo la rivoluzione deve essere essenzialmente popolare: il senso di questa affermazione va ricercato ancora nel contrasto con Marx. I comunisti credevano in un'avanguardia che dovesse guidare le masse popolari attraverso il cammino rivoluzionario. Bakunin invece prevedeva una società segreta che avrebbe dovuto solamente sobillare la rivolta, la quale poi si sarebbe auto-organizzata dal basso. Altra differenza con il marxismo è l'identificazione del soggetto rivoluzionario. Se Marx vedeva nel proletariato industriale spina dorsale della rivoluzione (mettendolo in contrapposizione con una classe agricola reazionaria), Bakunin credeva nell'unione tra il ceto contadino e il proletariato l'unica possibilità rivoluzionaria. Marx, in alcuni suoi scritti, non nega la possibilità che il trionfo del proletariato possa giungere senza spargimenti di sangue. Bakunin è invece categorico su questo punto: la rivoluzione, essendo spontanea e popolare, non può essere altro che violenta.

Bakunin ha preferito non affrontare approfonditamente il problema del dopo rivoluzione, limitandosi a dare qualche idea di fondo. Se avesse dato indicazioni precise sul funzionamento delle società anarchiche, infatti, avrebbe negato la necessità di autodeterminazione delle stesse. Innanzitutto, la dottrina anarchica di Bakunin è basata sull'assenza dello sfruttamento e del governo dell'uomo sull'uomo. La produzione industriale e agricola è fondata non più sull'azienda, ma sulle libere associazioni, composte, amministrate ed autogestite dai lavoratori stessi attraverso le assemblee plenarie. L'aspetto della partecipazione diretta del popolo alla politica, ripresa dal pensiero di Proudhon, è fondata sul cosiddetto federalismo libertario, teoria che prevede una scala di assemblee organizzate dal basso verso l'alto, dalla periferia al centro. La differenza fondamentale tra l'organizzazione anarchica voluta da Bakunin e una concezione autoritaria della società consiste nella direzione delle decisioni. Se dieci libere associazioni (fabbriche, unità territoriali, ecc.) sono federate in un'associazione più grande, quest'ultima non può imporre nulla alle associazioni-membro, in nessun caso. Sono i membri delle associazioni più piccole che, riunendosi assieme, possono decidere forme di collaborazione e di reciproco aiuto, quindi il processo decisionale va dal basso all'alto. Naturalmente Bakunin non è contrario in senso assoluto alla delega, perciò le assemblee delle federazioni non devono necessariamente essere plenarie; ma il mandato è sempre revocabile e il mandatario deve obbedire all'assemblea che lo ha nominato.

Fonte : http://ita.anarchopedia.org/Michail_Bakunin

Il sud corea prende in affitto metà del terreno arabile del Madagascar

La Sudcoreana Daewoo ha firmato un contratto d'affitto di 99 anni per metà del terreno coltivabile del Madagascar. La ditta si aspetta di pagare "nulla" per il prestito.
L'accordo copre 1,3 milioni di ettari(3,2 milioni di acri), un'area parì circa alla metà della superficie del Belgio.

Daewoo dice che ha pianificato di piantare cereali su di 1 milione di ettari nell'arida parte occidentale dell'isola, e 300000 ettari di palma da olio nella parte tropicale ad oriente, una regione che ospita le rare foreste pluviali del Madagascar.

La compagnia produrrà il cibo per l'esportazione e pianifica di importare lavoratori dal Sud Africa, anche se un portavoce della Daewoo ha detto che il progetto potrebbe creare fino a 70000 posti di lavoro per i locali.

La compagnia si aspetta che il progetto costerà attorno ai 6 Bilioni di dollari nei primi 25 anni. L'annuncio della Daewoo arriva dopo che la FAO ha avvertito che la spinta di alcune nazioni(Cina, Malesia, e nazioni del Medio Oriente) di assicurarsi terre coltivabili oltremare potrebbe portare ad un nuovo sistema neo-coloniale.

"Il progetto non mi sorprende, dato che le nazioni stanno cercando di migliorare la sicurezza del cibo, ma la sua dimenzione...quella mi sorprende", dice Carl Atkins della Bidwells Agribusiness, una ditta di consulenza.(dal Financial Times).

Problemi Ambientali


Lo sviluppo alimenterà probabilmente le paure degli ambientalisti sul fatto che l'espanzione agricolturale avverrà a spese del ricco ecosistema del Madagascar, casa di rare e uniche specie di lemuri, rane e rettili. Daewoo ha fatto poco per acquietare queste preoccupazioni.

"E' tutta terra non sviluppata che è stata lasciata intatta", dice al Financial Times Hong Jong-Wan, un manager delal Daewoo.

Il Madagascar, più grande della California e circa con le dimensioni del Texas o della Francia, è la quarta isola più grande del mondo. E' famosa per la sua diversità biologica e culturale, ma è disperatamente povera, vicina al fondo del Programma dello Sviluppo Umano enne Nazioni unite, che misura le conquiste in termini di durata della vita, raggiungimento educativo e reddito reale.

Molti Malgasci, come sono conosciuti gli abitanti del Madagascar, vivono con meno di un dollaro al giorno e quasi metà dei bambini sutto i cinqua anni è malnutrita. "Circa il 50% dei bambini sotto i tre anni di età soffre di ritardo nella crescita a causa di un dieta cronicamente inadeguata," evidenzia il Programma Mondiale Alimentare elle Nazioni Unite.

Fonte Originale : http://news.mongabay.com/2008/1119-madagascar.html
Tradotto da : HerzavDFoul

lunedì 23 marzo 2009

Carciofi ripieni della fidanzata



Ingredienti :

Carciofi
pan grattato
uvetta
sale

olio extravergine di oliva

Preparazione :

Tagliate i carciofi togliendo le punte e le foglie più esterne e più dure
.
Preparate un ripieno usando il pan grattato, l'uva sultanina il sale e l'olio.
Allargate con le mani i carciofi di modo da creare lo spazio che conterrà il ripieno. Disponeteli in una pentola di modo che siano tutti dritti.
Aggiungete acqua fino a metà, versate un po' di olio sopra ogni carciofo e cuocete.

Foto :





domenica 22 marzo 2009

Veramente vivo in tempi bui




..da quando non funziona più la gente??

venerdì 20 marzo 2009

PROMOZIONE DELL'USO DI PANNOLINI LAVABILI PER BAMBINI


Segnalato dalla super neoMamma Federica...per le mamma di Torino

Con il lieto evento rappresentato dalla nascita di un bambino, ci si deve anche confrontare con il considerevole aumento della produzione di rifiuti casalinghi, soprattutto imputabili all'utilizzo di pannolini usa e getta.

Ogni nuovo nato consuma in tre anni più di 6.000 pannolini, circa una tonnellata di rifiuti che si degraderanno in diverse centinaia di anni. Per produrre i pannolini necessari al consumo di un bambino saranno abbattuti decine di alberi, oltre al consumo di altre materie prime (rinnovabili e non), a un consistente consumo di energia (spesso derivante da fonti non rinnovabili) ed acqua.

I pannolini per bambini rappresentano una delle frazioni di rifiuto quantitativamente consistenti (per ogni bambino si producono 0,75-1 Kg/giorno di pannolini a fronte di una produzione media giornaliera di circa 1,4 Kg di rifiuti urbani per persona registrati nel territorio provinciale) e qualitativamente critiche da un punto di vista gestionale (nel territorio della Provincia di Torino sono smaltiti in discarica, andando ad aggravare la già critica situazione impiantistica).

L'Assessorato allo Sviluppo Sostenibile e Pianificazione Ambientale, a seguito del buon esito del progetto sperimentale avviato nel corso del 2008, ha voluto proseguire l'iniziativa, estendendola all'intero territorio provinciale per tutto il 2009.

A seguito di accordi con 5 aziende produttrici/distributrici dal mese di marzo 2009 verranno proposti ai cittadini kit di pannolini riutilizzabili acquistabili con un consistente sconto rispetto al normale prezzo di vendita (al prezzo promozionale indicato dalle diverse ditte si aggiunge un ulteriore sconto offerto dalla Provincia di Torino).
Sono 12 i prodotti in promozione, per meglio venire incontro alle diverse esigenze familiari, visibili sia nei siti delle aziende sia presso i punti vendita sul territorio provinciale.

Possono aderire a questa iniziativa tutte le famiglie residenti in uno dei 315 Comuni della provincia di Torino con bambini nati dall'1/1/2008 al 31/12/2009, purchè non abbiano già ritirato ed utilizzato i buoni sconto del 2008 o che non abbiano aderito all'iniziativa AMIAT (solo per i residenti in Torino). Le famiglie che avessero già ritirato, ma non utilizzato, i buoni sconto del 2008 possono ritirare i nuovi buoni sconto esclusivamente riconsegnando i vecchi. Potrà essere distribuito un solo buono sconto per ogni bambino nato nel 2008 o nel 2009.

I buoni sconto sono ritirabili presso una delle sedi della Provincia di Torino (comprese quelle decentrate sul territorio: Avigliana, Chivasso, Cirié, Cuorgnè, Ivrea, Lanzo, Pinerolo, Oulx, Susa, Torino), previa compilazione dei previsti moduli (file pdf 350 Kb).


Per ulteriori informazioni sul progetto:

Vedi : http://www.provincia.torino.it/ambiente/rifiuti/programmazione/eco_pannolini

Lo stato di natura





J.-J. Rousseau, Discorso sull'origine della disuguaglianza, II


Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio, e trovò altri cosí ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avrebbe gridato ai suoi simili: Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la Terra non è di nessuno, sarete perduti!”.

Ma è molto probabile che ormai le cose fossero già giunte al punto da non poter piú durare come erano prima; infatti questa idea di proprietà, dipendendo da molte idee precedenti formatesi evidentemente in momenti successivi, non si è formata di colpo nella mente umana: è stato necessario compiere molti progressi, acquistare molte capacità e molti lumi, trasmetterli e accrescerli di età in età, prima di giungere a questo termine ultimo dello stato di natura. Riprendiamo dunque le cose dall'inizio, cercando di abbracciare con un unico sguardo questa lenta successione di avvenimenti e di conoscenze nel loro ordine piú naturale. [...]


A misura che le idee e i sentimenti si susseguono, che la mente e il cuore si esercitano, il genere umano continua ad addomesticarsi, i rapporti si allargano e i legami si stringono. Cominciò allora l'usanza di radunarsi davanti alle capanne o intorno ad un grande albero; il canto e la danza, veri figli dell'amore e dell'ozio, divennero il divertimento o meglio il passatempo degli uomini e delle donne sfaccendati e assembrati. Ognuno cominciò a guardare gli altri e a voler essere a sua volta guardato; la stima pubblica cominciò cosí ad aver valore. Colui che cantava o ballava meglio di tutti, il piú bello, il piú forte, il piú destro o il piú eloquente divenne il piú considerato e fu questo il primo passo verso la disuguaglianza e nello stesso tempo verso il vizio; da queste prime preferenze nacquero da un lato la vanità e il disprezzo, dall'altro la vergogna e l'invidia; e il fermento prodotto da questi nuovi lieviti dette luogo infine a prodotti funesti, alla felicità e all'innocenza.

Non appena gli uomini ebbero cominciato ad apprezzarsi vicendevolmente e nella loro mente sorse l'idea della considerazione, tutti pretesero di avervi diritto e non fu piú possibile per nessuno di farne a meno impunemente. Nacquero cosí i primi doveri delle buone maniere, anche presso i selvaggi, e ogni torto fatto volontariamente divenne un oltraggio, poiché oltre al male derivante dall'ingiuria, l'offeso vi vedeva anche il disprezzo verso la sua persona, piú insopportabile sovente del male stesso. Fu cosí che, punendo ognuno il disprezzo che gli era stato dimostrato in maniera proporzionale alla importanza da lui attribuita a se stesso, le vendette divennero terribili e gli uomini sanguinari e crudeli. ” questo appunto lo stadio a cui erano giunti la maggior parte dei popoli selvaggi a noi noti; e se molti si sono affrettati a concluder da ciò che l'uomo è naturalmente crudele e che ha bisogno di disciplina per esser addolcito, ciò lo si deve al fatto che non si erano distinte con sufficiente precisione le idee e perché non si era osservato quanto tali popoli fossero già lontani dal primitivo stato di natura. In realtà nulla vi è di piú dolce dell'uomo nel suo stato primitivo, allorché, posto dalla natura a uguale distanza dalla stupidità dei bruti e dai lumi funesti dell'uomo civile, e spinto unicamente, sia dall'istinto che dalla ragione, a difendersi dal male che lo minaccia, egli è trattenuto dal fare del male ad alcuno dalla pietà naturale e non vi è spinto da nulla, neppure dopo averne ricevuto. [...]

Ma va osservato che una volta nata la società, le relazioni già istituite fra gli uomini esigevano da essi qualità diverse da quelle inerenti alla loro primitiva costituzione. Poiché la moralità cominciava a introdursi nelle azioni umane e poiché ognuno, prima che vi fossero leggi, era unico giudice e vendicatore delle offese ricevute, la bontà adatta al puro stato di natura non conveniva piú alla società nascente; occorreva che le punizioni diventassero piú severe a misura che le occasioni di offesa diventavano piú frequenti, e il terrore delle vendette doveva tenere il posto del freno delle leggi. In questo modo, sebbene gli uomini fossero divenuti meno resistenti e sebbene la pietà naturale avesse già subito qualche alterazione, questo periodo di sviluppo delle facoltà umane - che sta proprio a mezza via tra l'indolenza dello stato primitivo e la petulante attività del nostro amor proprio è dovette essere l'epoca piú felice e piú durevole. Quanto piú vi si riflette, tanto piú si capisce come questa condizione fosse la meno soggetta alle rivoluzioni, fosse la piú consona all'uomo, e come egli ne sia uscito solo per un qualche caso funesto che, per l'utilità comune, non avrebbe mai dovuto accadere. L'esempio dei selvaggi, che quasi tutti sono stati trovati fermi a questo stadio, sembra confermare che il genere umano era fatto per restarvi sempre, che questa condizione costituisce la vera giovinezza del mondo e che tutti i successivi progressi, se sono stati in apparenza altrettanti passi verso la perfezione dell'individuo, in realtà hanno portato verso la decrepitezza della specie.
Finché gli uomini si sono accontentati delle loro rustiche capanne, finché si sono limitati a cucire i loro abiti fatti di pelli con spine o lische, ad adornarsi di piume e di conchiglie, a dipingersi il corpo di diversi colori, a perfezionare o abbellire i loro archi e le loro frecce, a costruire con pietre taglienti qualche canotto da pescatore o qualche rozzo strumento musicale; in breve, finché si sono applicati soltanto a opere che un uomo poteva fare da solo, ad arti che non richiedevano il concorso di molte mani, essi sono vissuti liberi, sani, buoni e felici, nella misura in cui potevano esserlo secondo la loro natura, ed hanno continuato a godere tra loro delle dolcezze di un rapporto indipendente. Ma dal momento in cui un uomo ebbe bisogno dell'aiuto di un altro, non appena ci si accorse che poteva esser utile ad un solo uomo di avere provvigioni per due, l'uguaglianza scomparve, si introdusse la proprietà, il lavoro divenne necessario e le vaste foreste si mutarono in campi ridenti che dovettero essere bagnati dal sudore degli uomini e in cui si vide ben presto la schiavitú e la miseria germogliare e crescere insieme alle messi.

La metallurgia e l'agricoltura furono le due arti la cui scoperta produsse questa grande rivoluzione. Se per il poeta furono l'oro e l'argento, per il filosofo furono il ferro e il grano a render civili gli uomini e a portare cosí alla rovina il genere umano. Entrambi infatti erano ignoti ai selvaggi dell'America che, per questo motivo, sono rimasti tali; sembra persino che gli altri popoli siano rimasti barbari finché hanno praticato una sola di queste arti. E forse una delle ragioni principali per cui l'Europa è stata civilizzata, se non prima, almeno piú durevolmente e meglio delle altre parti del mondo, risiede nel fatto che essa è il paese al tempo stesso piú ricco di ferro e piú fertile in grano. [...]

Dalla cultura delle terre è derivata necessariamente la loro spartizione, e dal riconoscimento della proprietà le prime regole di giustizia: infatti per dare a ciascuno il suo è necessario che ognuno possa avere qualcosa; inoltre, poiché gli uomini cominciavano a guardare verso l'avvenire e si accorgevano di aver tutti qualcosa da perdere, nessuno di loro si riteneva al sicuro dalle rappresaglie per i torti che poteva arrecare ad altri. Questa origine è tanto piú naturale in quanto è impossibile concepire l'idea di una proprietà sorta da altra fonte che non sia il lavoro manuale; non si vede infatti che cosa l'uomo possa metter di suo piú del proprio lavoro per appropriarsi di cose da lui non fatte. Soltanto il lavoro, dando al coltivatore un diritto sul prodotto della terra che ha coltivato, gli conferisce anche un diritto sul fondo, almeno fino al momento del raccolto, e cosí di anno in anno il possesso diviene continuo e si trasforma facilmente in proprietà. [...]

Ecco dunque tutte le nostre facoltà sviluppate, la memoria e l'immaginazione in gioco, l'amor proprio destato, la ragione resa attiva e la mente giunta quasi al limite della perfezione di cui è suscettibile. Ecco tutte le qualità naturali messe in azione, il rango e la sorte di ogni uomo stabiliti non soltanto secondo la quantità dei beni e il potere di servire o di nuocere, ma anche secondo l'intelligenza, la bellezza, la forza o l'abilità, secondo i meriti o i talenti; e poiché queste qualità erano le sole che potessero attirare la considerazione, divenne tosto necessario averle o ostentarle. Il proprio tornaconto richiese di mostrarsi diversi da ciò che si era realmente.

Essere e apparire divennero due cose del tutto diverse e da tale distinzione sorsero il fasto imponente, la scaltrezza ingannatrice e tutti i vizi che ne sono il corteggio. Da un altro lato, ecco l'uomo, prima libero e indipendente, ora assoggettato, per cosí dire, dalla moltitudine dei nuovi bisogni, a tutta la Natura, e soprattutto ai suoi simili, di cui in un certo senso diviene lo schiavo, pur quando ne diventi il padrone; ricco, ha bisogno dei loro servigi, povero, ha bisogno del loro soccorso, e neppure la mediocrità lo pone in condizione di fare a meno di loro.

Deve quindi cercare continuamente di interessarli alla sua sorte e fare in modo che essi, in realtà o in apparenza, trovino il loro profitto a lavorare per il suo vantaggio: ciò lo rende astuto e artificioso con gli uni, imperioso e duro con gli altri e lo pone nella necessità di ingannare tutti coloro di cui ha bisogno, quando non può farsi temere da essi e non trova il proprio interesse a servirli utilmente.

Infine l'ambizione divorante, la brama di accrescere la propria fortuna personale, meno per una vera necessità che per mettersi al di sopra degli altri, ispira a tutti gli uomini una trista inclinazione a nuocersi reciprocamente, una invidia segreta tanto piú pericolosa in quanto, per riuscire con maggior sicurezza nel suo intento, essa si copre sovente con la maschera della benevolenza; in una parola, si ha da un lato spirito di concorrenza e rivalità e dall'altro contrasto di interessi e sempre il desiderio nascosto di fare il proprio vantaggio a spese altrui. Tutti questi mali sono il primo effetto della proprietà e il corteggio inseparabile della nascente disuguaglianza. [...]
Tale fu o dovette essere l'origine della società e delle leggi, che diedero nuovi impedimenti al debole e nuove forze al ricco, distrussero definitivamente la libertà naturale, stabilirono per sempre la legge della proprietà e della disuguaglianza, trasformarono un'abile usurpazione in un diritto irrevocabile e assoggettarono da allora in poi tutto il genere umano, per il vantaggio di qualche ambizioso, al lavoro, alla servitú e alla miseria. ” facile vedere come la formazione di una sola società abbia reso indispensabile quella di tutte le altre e come, per opporsi a forze riunite, fosse necessario unirsi a propria volta. Le società, moltiplicandosi o estendendosi rapidamente, coprirono ben presto tutta la superficie della terra, e non fu piú possibile trovare un solo angolo dell' universo in cui ci si potesse affrancare dal giogo e sottrarre il proprio capo alla spada, spesso mal diretta, che ogni uomo vede perpetuamente sospesa su di sé.

“Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la Terra non è di nessuno, sarete perduti!”.

giovedì 19 marzo 2009

La Primavera

La primavera vista da chi abita in campagna.



La primavera vista da chi abita in città


Le stagioni, i cicli della natura, questi sconosciuti all'uomo civilizzato...

Gli sms che spiano: pedinamento digitale e informazioni rubate



Il Comitato sugli 007 lancia l’allarme

Altro che Genchi. Dopo l’allarmata relazione sulla «banca dati» del poliziottoconsulente privato delle Procure, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si prepara ad affrontare una vicenda dalle dimensioni molto più vaste e priva di qualunque tipo di controllo: un nuovo metodo di intercettazione, «pedinamento elettronico» e accumulo di informazioni di facile accesso e utilizzo, fuori da ogni autorizzazione e garanzia. Nessun collegamento col lavoro della magistratura e tutto affidato alla libera iniziativa individuale. Si tratta della cosiddette «intercettazioni P2P», dall’inglese peer to peer, effettuate attraverso normali sms di cui non resta traccia, che attivano una sorta di virus attraverso il quale si possono scaricare intere rubriche telefoniche, conoscere i tabulati delle chiamate fatte e ricevute, localizzare gli apparecchi, registrare le conversazioni. Comprese quelle ambientali, utilizzando il cellulare (anche spento) come una microspia. Di questo sistema che ha diverse varianti, dalle più semplici alle più sofisticate, il Comitato è venuto a conoscenza da alcune segnalazioni, e il presidente Francesco Rutelli ha già svolto (insieme agli altri componenti del Copasir) alcune audizioni.

Martedì scorso sono stati interpellati due tecnici specializzati del settore, un funzionario dell’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna, ex Sisde) e due rappresentanti del Garante della privacy, che hanno illustrato tecniche e vastità del fenomeno. I verbali delle sedute, segreti come tutti quelli del Comitato, saranno trasmessi al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e alle altre autorità della sicurezza, dai vertici dei servizi segreti al capo della polizia. «E’ emersa una problematica che sta andando pericolosamente fuori controllo», si limita a dire Rutelli, in attesa di decidere le prossime mosse.

Secondo quanto riferito dai tecnici, lo spionaggio attraverso i telefonini si può realizzare con l’invio di sms particolari, che non emettono segnali ma fanno scattare delle risposte—sempre via «messaggino» —che possono contenere le rubriche telefoniche dei cellulari «attenzionati », l’indicazione della posizione con una approssimazione di qualche centinaio di metri, la lista delle telefonate in entrata e in uscita, attivare l’ascolto a distanza o avviare una chiamata silenziosa che accende solo il microfono dell’apparecchio controllato, in modo da farlo funzionare coma una «cimice» per captare la conversazione che si sta svolgendo in quel luogo. Di queste operazioni, che si possono ripetere ogni volta che si vuole controllare o intercettare qualcuno, restano tracce soltanto sull’Smsc dell’operatore, cioè la centrale di smistamento degli sms inviati e ricevuti.

Ma ci sono anche sistemi che una volta installati (sempre attraverso i missaggi-virus di cui i destinatari non si accorgono) che trasmettono periodicamente le informazioni a seconda delle richieste: si attivano a intervalli di tempo programmabili (trasmettendo tutto ciò che viene fatto col telefono), quando un utente si trova in un determinato luogo o ogni volta che l’apparecchio intercettato fa o riceve una chiamata, avviando simultaneamente l’ascolto sull’apparecchio intercettatore. Tutto ciò avviene senza alcun controllo da parte di chicchessia, i programmi sono disponibili sulla rete Internet e alla portata di chiunque. Sui siti che reclamizzano e commercializzano questi sistemi, c’è una generica avvertenza secondo la quale «questi dispositivi sono strettamente riservati alle forze dell’ordine », ma non c’è nessuna garanzia su come vengono diffusi e utilizzati, e soprattutto da chi ì L’Italia viene considerato Paese a forte rischio perché uno di quelli a massima diffusione dei cosiddetti «cellulari intelligenti », e il fenomeno è stato descritto come piuttosto diffuso tra i giovani e giovanissimi che lo utilizzano per controllarsi a vicenda. Ma l’allarme riguarda pure l’uso che di questa tecnologia potrebbero fare le organizzazioni criminali e forse ne fanno già ora i gruppi terroristici internazionali, visto che molte delle aziende che distribuiscono sistemi e apparecchi abilitati a simili operazioni lavorano in Paesi definiti «a rischio». «Risulterebbe che solo nell’anno 2008 nel nostro Paese sono state scaricate diverse centinaia di migliaia di copie di tali software — hanno scritto in un’interrogazione parlamentare presentata ieri i componenti del Copasir Emanuele Fiano ed Ettore Rosato del Pd, insieme a Carmelo Briguglio del Pdl —, e che da ognuno di questi scaricamenti possono essere risultati infiniti invii di sms-spia». Nella loro richiesta al governo per sapere se è a conoscenza di «questo gravissimo fenomeno di violazione dei dati personali di milioni di utenti della telefonia mobile» e quali iniziative intenda prendere per contrastarlo, i tre parlamentari segnalano che sui siti Internet «sono presenti anche numerosissimi apparecchi già predisposti» alle operazioni di spionaggio.

Fonte : http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_19/bianconi_sms_spia_fdd3b2d8-1459-11de-9dd5-00144f02aabc.shtml


Terrorismo Psicologico??

mercoledì 18 marzo 2009

Spazio vitale

Oggi mi pongo una domanda, la comprensione del tutto, la ricerca della verità, gli arcani del nostro tempo, per tutti noi che siamo saltati da un pensiero ad un altro in ricerca di quelle Leggi Sottili che davvero regolano il nostro mondo fenomenico quante e quante volte abbiamo sbattuto la faccia sulla parola Amore.

Sponsorizzato da ogni credo come la risolutiva chiave di svolta, la risposta ad ogni male, sia tu Cristiano, Musulmano, o nuovo "channeller" che ricevi da chissà dove messaggi cosmici ... di "amore".

Mi chiedo solo questo, pur comprendendo per mia stessa natura, di essere un individuo estremamente pacifico e cordiale, questo sentimento di Amore a volte mi sembra avere un intento di imbonirmi l'animo. TUTTO E' MANIPOLABILE ED UTILIZZABILE DAL $I$TEMA.



Ma io e solo io posso sentire dentro di me agitarsi a ritmo quasi tribale i sentimenti di Libertà che si sentono soffocati, i sentimenti di Giustizia che si sentono perduti ...

In nome di un Amore più grande di me devo forse divenire una mansueta pecorella?

In nome di una Giustizia più grande di me devo attendere la risoluzione esterna di una precarietà di valori sociali?

Come superate voi questo scollamento?

Penso che ad essere buoni ultimamente ci si rimetta non poco, il rischio di un NO non detto oggi potrà domani essere motivo di grande sofferenza, sofferenza d'animo, quella Voce che dice No dentro di te di continuo ma che non trova poi una voce materiale pronta a renderla "reale".

Non fraintendetemi ma ultimamente non mi sento molto spinto da spirito da Amore, quello che mi porta a scrivere e divulgare quel che ho compreso è più spirito di Sopravvivenza, quello di un animale che sente di non avere più un proprio spazio.



Se abitassi in un isola sperduta, quali sarebbero le leggi che la governerebbero a parte quelle Naturali?

Avrei bisogno di perdermi in una miriade di cartacce burocratiche? documenti, atti, parole che dicono cosa devo o non devo fare, come lo devo fare, quando lo devo fare e in che misura?


Nel peggiore dei miei incubi sono a casa che cucino qualche meraviglioso piatto e dalla finestra sbuca un colletto bianco con la cartellina lucida di pelle di animale che atterrito mi dice : " Lei ha la specializzazione del cuoco per poter cucinare?? No perchè se non ha preso la specializzazione del cuoco lei non può cucinare."

Ridete? Nel sogno da "buon" vegano quel colletto bianco me lo sono mangiato vivo come i cannibali per poi vomitarlo via.

Ma io mi sento, almeno in parte, guarito da tutti questi limiti e condizionamenti, rivendico il mio spazio, spazio vitale, mentale, animico, ideale, quale proprio ed incondizionato.


lunedì 16 marzo 2009

Hikkimori

La loro vita si svolge entro il perimetro ristretto della loro stanza. Lo sguardo spazia fra cumuli di manga, dojinshi (riviste incentrate sul mondo dei personaggi dei fumetti giapponesi), action figures e pupazzetti dei protagonisti preferiti. Gli occhi sono fissi su uno schermo, a seguire gli anime, a giocare a qualche videogioco o chattare con qualche altro inquilino del loro mondo. E’ un mondo a cui la vita vera non ha accesso, che ha tagliato fuori tutti gli altri che ai loro riti non partecipano, non li comprendono.

Li chiamano hikikomori, e le uniche vicende che vivono sono quelle che trovano dentro un manga, i batticuore, la gioia, la rabbia, li conoscono e provano solo attraverso i personaggi che animano quelle storie, perché, quelli loro, unici e personali, li hanno lasciati fuori dalla soglia, prima di rinchiudersi nella loro stanza. In un’emozione, forse, si sono cristallizzati, ed essa risuona muta dentro di loro. E ogni contatto con l’esterno è reciso, il loro posto a scuola è un banco sempre vuoto, per la famiglia diventano fantasmi, non si vuole vedere nessuno, ed il cibo va loro lasciato sulla soglia, perché lo possano afferrare nell’ombra come cani randagi e furtivi, oppure lo troveranno di notte, quando tutti dormono, come sonnambuli, e si aggireranno per la casa come ladri attesi.

hikikomori_2Hikikomori, in giapponese, significa proprio “stare in disparte, isolarsi”. E’ un fenomeno che ormai ha assunto grandissime proporzioni in Giappone. E le famiglie non sanno come rimediare. Alla fine, assecondano quel loro figlio, prestandosi a lasciargli il pranzo e la cena sulla soglia, e allontanarsi perché si decida a far capolino, prenderlo, chiudersi di nuovo e mangiare, per poi ritornare a ritirare il vassoio vuoto.

Il fenomeno è soprattutto maschile, ma annovera anche molte ragazze. Si tratta in prevalenza di adolescenti e post-adolescenti. L’isolamento di un hikikomori può durare anche quindici anni e oltre. Nei casi più gravi vi può essere anche una totale identificazione con il personaggio d’elezione di un manga, come testimonia il caso di un ragazzo che si faceva vedere nella webcam solo con indosso abiti e parrucche del suo eroe. E l’universo di manga e anime non manca di fare riferimenti agli hikikomori: il caso più eclatante è “Welcome to the NHK” di Tatsuhiko Takimoto -nato come romanzo- tutto incentrato su questo mondo, e c'è persino un film italiano, “Hikikomori”, per l'appunto, di Marco Prati, uscito nel 2006.

hikikomori_3Il ritiro può avvenire all’improvviso o gradualmente. A scatenarlo può essere un insuccesso scolastico, malessere in famiglia o mancata accettazione da parte dei coetanei, se non episodi di bullismo. Un ruolo importante è anche quello svolto dalla società e dalla cultura giapponese, e spesso questo fenomeno è stato essenzialmente letto proprio come espressione di questo assetto socio-culturale: quella del Sol Levante è una società altamente competitiva, tendente all’omologazione, il lavoro -che nelle famiglie rende i padri assenti, a cui fanno da contraltare madri spesso esageratamente oppressive- è visto come valore primario, il sistema scolastico è basato su una grande severità, eccellere, avere successo è l’imperativo ineludibile, la pressione sociale, insomma, è insostenibile.

Non diventa difficile allora capire come ragazzi particolarmente sensibili o fragili, magari per l’appunto a seguito di esperienze vissute come traumatiche, scelgano di ritirarsi da questo ring, rinunciando a fronteggiare le difficoltà e a misurarsi con tali standard visti come irraggiungibili e ritmi insostenibili, ma rinunciando anche, nello stesso tempo, alla vita.

Tale lettura del fenomeno però è forse limitativa, dal momento che quello dei ragazzi che decidono di ritirarsi in punta di piedi dal mondo, si è scoperto, ormai, non è più un fenomeno solo giapponese. I numeri, certo, sono diversi: il Giappone superando il milione di auto-reclusi mantiene il primato, ma ad essere interessati ci sono anche Corea, Usa, Nord Europa, e figura anche nel nostro paese, nonostante non ci siano stime ufficiali. Ma gli psicologi hanno imparato a conoscere gli hikikomori nostrani.

La parola “hikikomori” fu coniata dal dott. Tamaki Saito, direttore del Sofukai Sasaki Hospital, quando si accorse del crescente numero di giovani che presentavano sintomi come letargia, incapacità di comunicare e totale isolamento. Il nostro paese è ben diverso da quello del Sol Levante, e non sarebbe azzardato dire che la risposta di questi giovani è compatibile anche con il mondo e la società occidentale, anche alla luce della recente crisi economica, nonostante la tendenza qui è di esprimere il malessere entrando a far parte di un gruppo in cui riconoscersi, cosa che in Giappone non conoscono.

“Mi sento vicina a quei ragazzi,così a pelle,in quanto non so le cause profonde della loro reclusione.anch'io sto chiusa in casa giorni.io lo faccio perchè il mondo di fuori mi spaventa.mi spaventano tutte le piccole e grandi atrocità del mondo (…)” scrive una ragazza italiana su un forum. Le fa eco un ragazzo anche lui italiano: “Ho vissuto per quasi 3 anni in totale assenza di contatti umani, semplicemente connesso ad internet e rinchiuso in pochi mq. (…) Lo stato di recluso è un sollievo perchè lenisce il dolore, ma allo stesso tempo anestetizza tutte le tue sensazioni umane, non ti ricordi più nemmeno come sia bella la felicità. Quando fai la scelta di non-essere entri in uno stato di ibernazione sensoriale. Percepisci il tempo come rallentato ma in realtà passa veloce, tutte le tue azioni sono ripetitive e senza nessuno scopo reale. Se hai la fortuna (io ringrazio Dio l'ho avuta) di trovare una persona che entra nel tuo pianeta fuori dallo spazio e dal tempo per riportarti alla vita, ti rendi conto di quanto dolore inutile ti sei causato.(…)”

Proprio per strappare questi ragazzi alla non-vita si è definito il programma dall‘eloquente nome “New start” che offre un alloggio in comunità e un programma di formazione-lavoro, con operatori che gradualmente si inseriscono nella vita del giovane per fargli intendere il suo essere utile e aiutarlo a rientrare nel fluire della vita.


Fonte : http://www.girlpower.it/mondo/societa/hikikimori.php

A voi i commenti...

sabato 14 marzo 2009

puffone



giovedì 12 marzo 2009

Il Rivoluzionario



Il mio mentore dice spesso "Fermate il mondo! Voglio scendere!".

Come dargli torto, una persona che ha raggiunto un minimo di consapevolezza ed ha preservato un minimo di naturalità, di umanità, si accorge presto che c'è qualcosa che non va in questo nostro "vivere".



Il distacco enorme tra quel che sentiamo dentro di noi e quel che invece osserviamo tutti i giorni è abissale, dentro di noi sappiamo che la vita su questo bel pianeta non dovrebbe essere così come è oggi e questo non può che portarci sofferenza.

E' naturale allora indagare le soluzioni possibili per rendere questo mondo un mondo migliore, nasce così una ricerca costante, ininterrotta che accompagna i tuoi pensieri.

Leggendo gli scritti di grandi uomini del passato ci si sente meno soli ma, presto o tardi si arriva a capire che ogni infrastruttura umana che allontani dalla Natura è destinata prima o poi a fallire o ad assere quantomeno imperfetta.

In realtà però ragione e logica non mi sono estranee e mi rendo conto di quanto oggi, qui, ogni singolo individuo sia tanto Insignificante in questo contesto globalizzato fatto di enormi numeri.

La mia influenza è pari a zero, questo è un dato di fatto.

A te che accetti questa società chiedo, in che modo potrai difendere te stesso e la tua famiglia da :
  • Incidenti nucleari
  • Cibo spazzatura
  • Ogm
  • Inquinamento
  • Guerra
  • Invasione della privacy da parte delle grande coorporazioni
  • Aumento delle tasse e del costo della vita
  • Sovra popolazione
  • ...
A chi vive questa società restano poche strade da percorrere:

  1. la disumanizzazione e l'accettazione di divenire parte di un sistema meccanico carico di regole, limiti e condizionamenti per il quale l'uomo e non il sistema è costretto ad adattarsi;
  1. la depressione data dal fatto di sentirsi sempre più sotto pressione a 360 gradi senza trovare una soluzione adatta;
  1. il saggio ritorno alla Natura.

Fasi lunari

"Gobba a Ponente, Luna Crescente.
Gobba a Levante, Luna Calante"

La Luna.
Fiumi d'inchiostro e di lacrime si sono sprecati, in secoli e secoli, per decantare questo pallido, argenteo lume notturno. Anche le leggende e i proverbi fioritivi intorno sono innumerevoli in tutte le culture.

Ed anche noi vi prestiamo molta attenzione, piu' di molti altri. Perche' la stregoneria, come culto e pratica, e' indissolubilmente legata alla Luna.

Bisogna sempre fare attenzione al momento che si sceglie per operare un rituale. Anche questo ha la sua influenza, in base alla fase lunare relazionata allo scopo che si vuole ottenere.

Se ad esempio si vuole ricorrere ad un rituale di propiziazione, si attendera' la fase crescente o la luna piena. Al contrario, non si operera' per quello scopo nella fase calante, o in luna nuova, dato che questa predispone all'allontanamento e alla decrescita di qualcosa...



Crescente
Il periodo di tempo tra la luna nuova e la luna piena.
E' in questa fase il momento per operare rituali di accrescimento, di propiziazione, di avvicinamento, di protezione.

Piena
Quando la Luna e' completamente visibile.
E' il momento in cui si festeggia l'Esbat. Qui le possibilita' e le "energie" della fase crescente sono al culmine.

Calante
Il periodo di tempo tra la luna piena e la luna nuova.
E' in questa fase il momento per operare rituali volti all'allontanamento, al bando, alla dispersione della negativita', alla restituzione di torti, al danno.

Nuova
Quando la Luna è completamente invisibile.
E' una fase controversa: per alcuni è un momento in cui operare per terminare/porre fine a qualcosa, (una malattia magari), altri dicono che non dovrebbero esservi fatti rituali (se non quelli di negatività); per altri ancora è la prima fase della rinascita, in cui cominciare progetti o cose nuove.


Fonte : http://www.lucedistrega.net/pratica/fasi-lunari.htm

martedì 10 marzo 2009

LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA



Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così.

Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.

Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.

GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.

Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.

Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.

fonte www.gennarocarotenuto.it

lunedì 9 marzo 2009

Woody - Interrato

Il piano interrato, è stato realizzato in edilizia tradizionale... ma non proprio tradizionale, infatti le pareti esterne sono state realizzate partendo da un pannello di polistirolo, "ingabbiato in una rete metallica ancorata alle barre di ferro delle fondamenta.

L'obbiettivo era quello di avere un piano isolato cercando di fare economia sui costi di realizzazione.


giovedì 5 marzo 2009

Lasagne verdi della mamma




Ingredienti per 4 Persone :

1 confezione da 500 gr. di lasagne di farro integrali 1 kg. di costine 1 kg. di zucchine 2 porri gomasio olio- sale

Preparazione :
  • Fare lessare le costine con poca acqua
  • Frullare con un frullatore in modo da ottenere un passato di verdure
  • Salare e condire con olio extravergine di oliva spremuto a freddo
  • Tagliare le zucchine a rondelle sottili
  • In una padella mettere olio, zucchine e porri
  • Fare cuocere e a fine cottura salare
  • In una teglia da forno fare uno strato di lasagne di farro che avete sbollentato per qualche minuto
  • Aggiungere sopra le lasagne il passato di verdura, le zucchine, i porri e un po' di gomasio
  • Procedere n questo modo strato su strato fino ad esaurimento della pasta
  • Mettere in forno e fare cuocere per 20 minuti.
Un po' di immagini vi saranno di maggiore aiuto!




mercoledì 4 marzo 2009

La morte e la beffa

Qualche giorno fa è morto il padre di un mio collega. Tutti i giorni in realtà muore qualcuno.
In realtà però è assai difficile che oggi si possa assistere ad una sana morte di vecchiaia, le persone muoiono di tumore, di malattia, di errore da parte della nostra santa sanità ecc ...

Dopo la morte ed il naturale senso di cordoglio che accompagna un "ben integrato" individuo nella società, scatta lapalissiana la mail con i riferimenti bancari dell'ospedale o centro di ricerche di turno che solitamente lavora sullo stesso malanno che ha colpito il nostro caro defunto.

Ecco qui, scatta il no-sense. Ti muore un padre per un tumore e si va a fare una colletta per donare soldi a chi su questa malattia lucra e non ha la benchè minima intenzione a fornire una cura umana!

Ricordo a tutti che il termine "Ricerca" implica la ragionevole non conoscenza della materia altrimenti perchè dovrebbero fare della ricerca. Questi centri non sanno nulla sulla natura del tumore o forse fanno gli indiani per comodo?

Le persone che entrano in ospedale e muoiono spesso aiutate nel trapasso da terapie altamente invasive e dannose vedono poi oltre al danno la beffa della colletta che raccoglie i soldi per il vero responsabile di tale passata sofferenza.

Vero responsabile si, perchè l'omissione di corretta informazione, il nascondere la verità sui danni e gli effetti collaterali di medicinali allopatici di vario genere e interazioni fra essi, i rischi di terapie infernali quali chemio e radioterapia sono un manifesto di vergognoso comportamento inumano!

Mai vista fatta girare una colletta per raccogliere soldi da mandare al Dottor Hamer per dire un nome conosciuto o a qualche associazione veg/* , l'uomo sociale fa lo struzzo vive di problemi e gode ad averne, non vede le soluzioni ma cerca di ingarbugliare sempre di più un quadro societario deficitario in tutto e per tutto che di certo ha solo un fine, quello di farsi accompagnare prima o tardi ad una morte piena di sofferenze e senza onore.

Database segreto sui danni dei vaccini


Il pubblico è essenzialmente ignaro del numero reale di persone - la maggior parte bambini - che sono stati danneggiati in modo permanente o uccisi dai vaccini. In realtà, la maggior parte dei genitori sarebbero sorpresi di apprendere che il governo ha una banca dati segreta contenente i nomi di diverse migliaia di disabili, bambini morti e bambini che erano sani e vivi appena prima di ricevere la vaccinazione.
Ammissione federale sui rischi di vaccinazione

Nel 1986, il Congresso ha riconosciuto ufficialmente la realtà dei fatti, cioè che la vaccinazione è causa di lesioni e morte, attraverso la creazione e la trasmissione del trattato : " The National Childhood Vaccine Injury Act (Public Law 99-660)".

Il ministero della salua riforma parte di questa legge richiedendo ai medici di fornire ai genitori informazioni sui vantaggi e sui rischi delle vaccinazioni prima che questa venga somministrata e di riferire agli ufficiali sanitari federali le reazioni e le conseguenze di tale vaccinazione. I medici sono tenuti per legge a segnalare i casi sospetti di danni da vaccino . Per semplificare e centralizzare questo requisito legale, i funzionari federali della salute hanno istituito il Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) - gestito dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), e la Food and Drug Administration (FDA).

Sebbene i medici avrebbero dovuto rispettare tale legge e comunicare le conseguenze non volute delle vaccinazioni, la FDA ha recentemente riconosciuto che il 90 per cento dei medici non riportano reazioni di vaccino.

In realtà, ogni anno, tra 12000 e 14000 segnalazioni di reazioni avverse ai vaccini vengono segnalate alla FDA (dati inizialmente accessibili solo tramite il Freedom of Information Act). Queste cifre comprendono ospedalizzazioni, danni cerebrali irreversibili e centinaia di morti. Considerando che questi numeri possono rappresentare solo il 10 per cento, le cifre reali potrebbero essere maggiori circa 140000 eventi avversi annuali. Tuttavia, anche questa cifra potrebbe essere sottostimata. Secondo il Dott. David Kessler, ex capo della Food and Drug Administration, "soltanto l'1 per cento di gravi eventi [reazioni avverse al farmaco] sono segnalati alla FDA." Pertanto, è del tutto possibile che milioni di persone sono colpite dai danni della vaccinazione obbligatoria ogni anno.

Forse non importa che i medici non segnalino le reazioni avverse da vaccinazione anche perché il governo federale non ha nessuna volonta ad indagare. I funzionari governativi infatti sostengono che il "VAERS" è stato progettato come "documento"sui casi sospetti di danni da vaccinazione . Nessun tentativo è stato fatto al fine di confermare o negare le segnalazioni . I genitori non sono stati intervistati, e i vaccini che hanno creati le pesanti reazioni avverse non vengono ritirati. Così, nuove ondate di genitori ignari sottopongono i loro bambini a danni micidiali.
Come vengono realizzati i vaccini

La produzione dei vaccini è una procedura disgustosa. Per iniziare, bisogna prima acquistare il germe della malattia - un batterio tossico o un virus vivo. Per avere un vaccino "vivo" , il virus vivo deve essere attenuato o indebolito per uso umano. Questo avviene con una serie di passaggi - il virus attraversa cioè tessuti animali parecchie volte per ridurre la sua potenza. Ad esempio, il virus del morbillo viene passato attraverso embrioni di pulcino, il virus della poliomielite attraverso i reni di scimmia, e il virus della rosolia attraverso le cellule diploidi umane - quelle di un feto abortito! I vaccini vengono poi resi inattivi attraverso procedimenti chimici e radiazioni.

Il germe indebolito deve poi essere rinforzato con dei coadiuvanti (anticorpi ) e dei stabilizzanti. Questo viene fatto aggiungendo farmaci, antibiotici, disinfettanti e sostanze tossiche : neomicina, streptomicina, cloruro di sodio, idrossido di sodio, idrossido di alluminio, alluminio cloridrato, sorbitolo, formaldeide, e timerosal (un derivato del mercurio).

Alluminio, formaldeide, e il mercurio sono sostanze estremamente tossiche con una lunga storia di effetti pericolosi documentati. Studies confirm again and again that microscopic doses of these substances can lead to cancer, neurological damage, and death. Gli studi confermano ancora una volta che le dosi microscopiche di queste sostanze può provocare il cancro, danni neurologici, e la morte. Eppure, ciascuna di queste sostanza può trovarsi all'interno dei vaccini.

Oltre alla pericolosità di queste sostanze chimica, un'altro serio pericolo è dato dal fatto che gli innumerevoli passaggi in materiale genetico estraneo può trasferire da un corpo all'altro parte di materiale biologico che una volta iniettato nel corpo del bambino, potrebbe addirittura mutarne il corredo genetico.

Questo è esattamente ciò che è accaduto nel corso del 1950 e 1960, quando milioni di persone sono state infettate con i vaccini contro la poliomielite che sono stati contaminati con il virus SV-40 osservato negli organi di scimmia utilizzati per preparare i vaccini. Si dice che causi uno stato clinico simile a AIDS ed è stato trovato in tumori cerebrali, leucemia e altri tumori umani . I ricercatori ritengono che si tratti di un virus che possa provocare il cancro.

Rituali satanici

Il Dr. Robert Mendelsohn ha criticato spesso la medicina moderna per la sua dottrina mistica. Egli ha sostenuto che "i medici sono i sacerdoti che dispensano l'acqua santa sotto forma di inoculazioni" per avviare in maniera rituale la nostra fedeltà nella grande industria medica. Il Dr. Richard Moskowitz concorda: "I vaccini sono diventati sacramenti della nostra fede nella biotecnologia. La loro efficacia e la loro sicurezza sono ampiamente considerati come evidenti e non necessitano di ulteriori prove." ("un atto di fede!" commento mio)

Altri ancora vedono un legame tra vaccinazioni e rituali satanici dove gli animali sono sacrificati e i loro organi entrano a far parte di una miscela infernale di sostanze orribili: Questa è la medicina voodoo dei pazzi del 21° secolo.

TRISTEMENTE SONO I NOSTRI FIGLI IL SOGGETTO PREFERITO DI QUESTA INSAZIABILE ED INUMANA VOGLIA DI FARE SPERIMENTAZIONE UMANA.


Versione originale : http://www.thinktwice.com/secret.htm

martedì 3 marzo 2009

Pacciamatura


Per Pacciamatura si intende la copertura del terreno tesa a mantenere la fertilità del suolo.
La fertilità di un terreno è uno strato che di solito arriva ad una profondità inferiore ai 30 cm, quindi è solo una sottilissima striscia di terra.

Alla base della fertilità vi è la materia organica.

Il terreno va protetto e coperto. La pacciamatura arricchisce il terreno di sostanza organica.

Con la Pacciamatura si evitano gli sbalzi termici e si dettano le basi per garantirci un maggiore raccolto.

Bisogna Pacciamare quando le piante sono ben radicate.

Il miglior periodo per Pacciamare è l’estate, quando togliamo le erbe tra le piante, pacciamiamo lo spazio che c’è fra una pianta e l’altra o, se trapiantiamo pacciamiamo subito tutto intorno alla pianta.

La pacciamatura va fatta con materiale secco e deve essere sottile, max 1cm

Vantaggi e svantaggi dei vari materiali.

1. Erba. Va bene per piante piccole ; Apporta un buon nutrimento; Se abbiamo un prato possiamo usare l’erba del prato che tagliamo (ogni 2, 3 settimane)

2. Paglia. Va bene per le piante alte; Offre una buone aerazione del terreno; Ostacola le erbacce; Di contro contiene poco azoto ed è lunga a degradarsi.

3. Fieno. Simile alla paglia ma apporta maggiore nutrimento; Occorre tagliarla prima della sua fioritura per non correre il rischio di piantare il seme nel terreno.

4. Foglie. Si decompongono prima della paglia; Preferire le caducifoglie di pioppo, faggio, acero, betulla. La quercia è ottima contro le lumache, Il castagno con moderazione in quanto contiene molto tannino, la felce è ottima, gli aghi di pino sono acidi (bene per rose, mirtilli…)

5. Trucioli e Segatura. Acdi

6. Compost. Ad averne è il migliore materiale per pacciamare.

lunedì 2 marzo 2009

Il medico



Il medico è il professionista che si occupa della salute umana, prevenendo, diagnosticando e curando le malattie.

Tutte le fasi dell'attività medica devono essere sottoposte al consenso informato da parte del paziente, salvo quando questi, per la sua situazione, corra immediato pericolo di vita e non sia in grado di esprimerlo.

In Italia, il Medico è il laureato in Medicina e Chirurgia che abbia inoltre conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione da parte del proprio ordine professionale, attraverso il superamento di un apposito esame di Stato.
In altre nazioni europee non costituisce un titolo ma la semplice descrizione di un mestiere allo stesso modo dei termini, naturopata, operatore sanitario, heilpratiker, insegnante, docente, ecc.

In Italia poi, a differenza di altri paesi...chissa' perche' ?...., compie un reato chi si definisce medico senza il possesso dei requisiti richiesti in ordine alla laurea e all'abilitazione.....la Casta dei medici italiana, evidentemente vuole avere l'imprimatur e l'assoluta esclusiva in materia di salute e malattia......

In Svizzera, ad esempio, ci si può autodefinire "Medico naturista NVS" senza aver mai frequentato l'università.

Italy: Risponde del delitto di omicidio colposo il medico (anche i vaccini sono farmaci) il quale prescriva dei farmaci capaci di incidere sul normale metabolismo, senza sottoporre il paziente ad adeguati esami ematochimici prima e durante la somministrazione, se l'assunzione dei farmaci suddetti abbia causato la morte del paziente.
Cassazione Penale, sez. IV, 28 maggio 2003, n. 35603

Ecco cosa afferma il dott. F. Franchi:
"Il più grande ostacolo al progresso della scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti, tra i quali si crea una rete (il cosiddetto establishment) che controlla i fondi per la ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi accademici, le royalities per i test ed i farmaci, e mira a mantenere la sua posizione dominante di successo evitando per quanto possibile che altre idee, altre soluzioni, altre teorie possano filtrare scalzando le loro. La censura c’è, e mentre una volta i "dissidenti" venivano fisicamente eliminati, oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto escludendoli dal circuito scientifico e mediatico che conta. Viene incoraggiata la raccolta di dati, una massa di dati sempre crescente, mentre scoraggiata è la loro elaborazione critica".
Tratto da: http://www.dissensomedico.it

2009 - 15 Gen. - Provocano più vittime degli incidenti stradali, dell'infarto e di molti tumori.
In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o causati dalla cattiva organizzazione dei servizi sanitari sono da bollettino di guerra: tra 14 mila (secondo l'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri) e i 50 mila decessi all'anno, secondo Assinform. Il che significa circa 80-90 morti al giorno (il 50% dei quali evitabile), 320 mila le persone danneggiate.
E con costi pari all'1% del pil: 10 miliardi di euro l'anno. A fornire le cifre è l'Associazione italiana di Oncologia medica (Aiom).

La corporazione medica è diventata una grave minaccia per la salute.

L’effetto inabilitante prodotto dalla gestione professionale della medicina ha raggiunto le proporzioni di una epidemia. La sofferenza, le disfunzioni, l’invalidità e l’angoscia conseguenti all’intervento della tecnica medica, fanno della medicina una delle epidemie più dilaganti del nostro tempo. La mia tesi è che il profano e non il medico ha potere effettivo per arrestare l’epidemia da medicinali e cure mediche. Solo un programma politico diretto a limitare la gestione professionale della sanità, può permettere alla gente di recuperare la propria capacità di salvaguardarsi la salute, e che tale programma è parte integrante di una critica e limitazione sociale del modo di produzione industriale.
By Ivan Illich – “Nemesi Medica” – Re-Macro edizioni, Como

In molti paesi del terzo monto il 10% dei bambini vaccinati per la rosolia, muore per effetto del vaccino ! By Milton Silverman, Philip Lee e Mia Lydecker, in “Prescriptions for death. The drugging of the third world” –
Tratto da L’Europeo n. 48 del 25/11/1988

Gli errori in corsia uccidono piu' degli incidenti stradali, del cancro al seno e dell'Aids. Almeno negli Stati Uniti, dove "nel 2005 le persone morte per errore medico sono state 90mila, contro le 43mila vittime dell'asfalto, le 42mila del tumore alla mammella e le 16mila dell'Aids". E "non c'e' ragione di pensare che la situazione non sia la stessa anche in Italia". Lo ha affermato Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Bergamo, intervenuto oggi a Milano al convegno (2008) 'Il contenzioso medico-paziente, un crescente problema culturale, etico ed economico".

Gen. 2008 - 5000 MORTI OGNI ANNO per ERRORI COGNITIVI dei MEDICI

E' stato presentato al CNR di Roma il volume curato dalla Fondazione Smith Kline "La dimensione cognitiva dell'errore in medicina" realizzato nel contesto di un più ampio progetto che la Fondazione Smith Kline dedica al tema delle decisioni in medicina e sanità e che comprenderà altre iniziative editoriali e programmi formativi universitari e di educazione. Trentaduemila casi ogni anno : sono questi i numeri indicativi, messi in evidenza, delle morti in ospedale causate da errori medici: il 2,5% circa del totale dei decessi in Italia, secondo i dati Istat. Più dei morti per incidenti stradali. Si tratta di una stima rozza, certo, ma comunque rivelatrice di una situazione cui è necessario far fronte. Soprattutto se si considera che a questa cifra vanno aggiunti 300mila casi di danni alla salute, più o meno gravi (circa il 4% del totale dei ricoveri); che il danno economico provocato dagli errori si aggira intorno ai 260 milioni di euro all'anno solo per il prolungamento dei tempi di degenza e che molti errori, non avendo conseguenze manifeste e riconoscibili, non vengono individuati.

Negli Stati Uniti d'America, la prima causa di morte sono le malattie cardiovascolari, la seconda i tumori e la terza sono gli errori dei medici (prescrivono farmaci tossici, sbagliano le diagnosi, operazioni chirurgiche, ecc.).

Secondo il prestigioso Journal of the American Medical Association (JAMA, nr. 284 del 26 luglio 2000), "gli interventi chirurgici non necessari, gli errori medici, gli effetti collaterali dei farmaci, ecc. causano lo stesso numero di morti delle cardiopatie e dei tumori ! ".

Oltre 250.000 persone muoiono ogni anno per l'operato sbagliato di medici impreparati.
Ma chi li istruisce cosi male ? Le Universita', le quali insegnano ideologie errate ai futuri medici, perche' sono le lunghe mani...delle industrie farmaceutiche...che le controllano attraverso i "baroni" della medicina, i ricercatori al loro soldo, ed la connivenza degli Stati, Istituti di ricerca, ordini dei medici da esse controllati, per mezzo dei "loro uomini" inseriti in quegli enti.

Qui si parla solo di morti, senza contare le menomazioni permanenti, le lesioni o le patologie più gravi che insorgono per effetto di farmaci o interventi di chirurgia. Il numero di persone che sviluppano disabilità, disturbi seri e cronici o malattie correlate a farmaci e interventi chirurgici potrebbe superare i 3 milioni all'anno": - leggere: "Vogliono farvi ammalare", Kevin Trudeau, ediz. Mondadori.

Ecco le classifica delle prime tre cause di morte negli STATI UNITIi:

1) Malattie cardiovascolari: 869.724 morti : American Heart Association, "Cardiovascular disease",
www.americanheart.org/presenter.jhtml?identifier=4478
2) Tumori: 559.000 morti : American Cancer Society, anno 2007, www.cancer.org
3) Medici: 250.000 morti : JAMA, 26 luglio 2000
La popolazione americana è di circa 300 milioni di persone, mentre quella italiana raggiunge a mala pena i 60 milioni. Il che significa che l'America ha 6 volte il numero degli abitanti italiani.
Ma le prime tre cause di morte da noi non sono un quinto di quelle d'oltreoceano..

"Operazioni sbagliate, errori nella somministrazione dei farmaci, diagnosi mancate:
in dieci anni in Italia le denunce dei cittadini contro i medici e gli ospedali sono aumentate del 66%. Secondo l'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, si e' passati da 17mila danni segnalati nel 1996 a 28mila nel 2006".

"Per reggere l'urto delle richieste dei cittadini le Regioni stipulano polizze per la responsabilita' civile in campo sanitario per un totale di circa 500 milioni di euro l'anno. Dietro al boom -continua il quotidiano- ci sono vari motivi, spesso non classificabili come malasanita' ".

Lo dice -scrive- lo stesso organismo autore dello studio, indicando tra l'altro 'una maggior consapevolezza dei propri diritti da parte dei malati che li spingerebbe ad una conflittualita' piu' marcata.

Denuncia inoltre non vuol dire automaticamente colpa: restano una minoranza i casi in cui si arriva ad un risarcimento.

Secondo il Simpas, sistema informativo ministeriale sulle polizze assicurative in sanita', i soldi vengono riconosciuti in un terzo dei casi. E arrivano tardi, anche a causa della lentezza dei processi".

"Sempre secondo Ania -prosegue- nel 2006 era stato liquidato solo il 68% del valore dei sinistri provocati per errore medico dieci anni prima. La media dei rimborsi e' tra i 25 e i 30mila euro". Cosi' "mentre il ministro alla pubblica amministrazione Renato Brunetta parla con una certa frequenza di 'macellai' tra i chirurghi, -aggiunge ancora- le Regioni e il governo si organizzano per disporre di un sistema di "risk management", cioe' di controllo dell'errore in corsia".
Fonte : TG5 - Ott. 2008

ERRORI in MEDICINA - Napoli (Italy)

Si e’ concluso nel mese di Dicembre 2007 il congresso nazionale "L’errore in medicina: prevenzione e gestione della conseguenze", organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria "Federico II" e dalla Viras International Insurance Broker SpA, che ha preso il 5 dicembre, nell’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi "Federico II" di Napoli.

Dopo i saluti dell’autorità, ha avuto inizio la discussione con la partecipazione dei professori della "Federico II" Giuseppe Lissa, ordinario di Filosofia Morale; Vincenzo Patalano, ordinario di Diritto Penale; Claudio Buccelli, ordinario di Medicina Legale e presidente del convegno; Maria Triassi, ordinario di Oncologia medica e del dott. Tonino Aceti, responsabile nazionale "Studio e Documentazione" del Tribunale dei Diritti del Malato.

I dati che sono emersi fanno pensare ad una vera e propria emergenza.
Infatti, secondo le proiezioni internazionali applicate alla situazione italiana si prevede che dato il numero di 8 milioni di ricoveri l’anno, ci potrebbero essere 320 mila danni o malattie da errori di terapia o disservizi ospedalieri e bene 30/35 mila decessi (secondo i dati relativi all’anno 2006). Le branche specialistiche coinvolte sono ostetricia e ginecologia per il 16,0 %; chirurgia generale per il 13,7%; ortopedia e traumatologia per il 12,4%; medicina generale per il 6,0% e anestesia e rianimazione per il 5,2%. Questi danni sono causati per il 48,3% da errore umano; per il 33% da difetti della struttura sanitaria e per il 5,5 da ritardo di trattamento corretto.

Secondo il Tribunale dei Diritti del Malato 1 cittadino su 5 denuncia un errore, di cui il 72% in interventi chirurgici; il 22% per errata diagnosi e il 4% per errata terapia. I dati sul Medical Malpractice sono contraddittori, a volte allarmanti.
Quello che manca ancora è un regime di governo dei rischi condiviso, cioè un sistema di norme, valori, risorse, informazioni, procedure e comportamenti codificati che coinvolga ed impegni tutti: istituzioni, medici e cittadini.

Per superare questo impasse è indispensabile, dunque, dotarsi di un sistema strutturato, avere una politica, una strategia e, soprattutto, le giuste risorse umane che sappiano operare in staff, diffondere informazioni e fare formazione. È stata espressa anche l’esigenza di favorire linee guida, percorsi di cura, audit clinici, ecc., nonché di saper gestire l’evento avverso, analizzando l’errore (root cause analysis) ed effettuando eventuali iniziative di "aggiustamento" dell’organizzazione assistenziale dopo l’analisi. Ieri pomeriggio e questa mattina continua il convegno con la presentazione di esperienze di prevenzione e fattive prospettive di soluzione in chiave di Risk Management.
x info: Dott.ssa Loreta Somma - http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26587

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90 MORTI AL GIORNO, META’ EVITABILI. NASCE L’OSSERVATORIO SUI RISCHI

Il 23 Sett 2004 ad Ostia la I° Consensus Conference sul Risk Management in Sanità


Roma, 17 settembre 2004 - Causano più vittime degli incidenti stradali, dell’infarto e di molti tumori.
In Italia le cifre degli errori commessi dai medici o provocati dalla cattiva organizzazione dei servizi sono da bollettino di guerra: tra 14 e 50mila i decessi ogni anno, di cui il 50% evitabile, 320.000 le persone danneggiate, con costi pari all’1% del PIL, 10 miliardi di euro l’anno.
Le fonti sono spesso discordi su questi numeri; per ottenere dati certi e uniformi – ma soprattutto per individuare interventi di riduzione del rischio - Occorre costituire l’Osservatorio sui rischi sanitari e il database nazionale degli errori medici, oggi mancanti nel nostro Paese. “Gli interventi di contenimento del rischi in sanità – afferma il sen. Cesare Cursi, sottosegretario alla Salute, nella conferenza stampa di presentazione della Consensus - devono interessare tutte le aree in cui l’errore si può manifestare durante il percorso clinico di diagnosi, cura e assistenza al paziente.
A questo scopo nel 2003, presso la Direzione Generale della Programmazione sanitaria, abbiamo istituito una Commissione tecnica sul rischio clinico che nel marzo 2004 ha elaborato un primo rapporto. Questa consensus rappresenta un ulteriore momento di approfondimento di un tema di grande attualità”.

I dati nazionali disponibili sugli errori in sanità provengono da varie fonti (Anestesisti Ospedalieri, Assinform, Tribunale dei Diritti del Malato e altre) oppure sono proiezioni dalla letteratura internazionale (a partire dal rapporto Usa del 2000 ‘To err is human’) o ancora si riferiscono a studi e sperimentazioni condotti in grandi e piccoli centri di cura italiani. Queste ultime ricerche si concentrano però essenzialmente sul problema della tracciabilità e dell’erogazione di farmaci e dispositivi per evitare il tipico scambio di confezioni o la non applicazione dei protocolli, fattori che in oncologia - seconda area medica dove si registrano più eventi avversi dopo ortopedia - rappresentano il 40% degli errori secondo una recente indagine dell’Asl Roma C. “Quelli relativi al farmaco e alla corretta esecuzione dei protocolli terapeutici sono fra gli errori più frequenti in oncologia – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma –.
Dagli ultimi studi internazionali risulta però che in oncologia le controversie per errori medici sono in diminuzione. Ciò però non deve sollevare in alcun modo il clinico dai propri doveri e responsabilità: una maggiore chiarezza nel comunicare i limiti della medicina e gli eventuali errori non può che giovare al rapporto col paziente. Per evitare gli eventi avversi è necessario, come in ogni settore, imparare da essi.
In questo senso, l’aderenza alle linee guida evidence-based, diventate largamente disponibili in oncologia, è la salvaguardia migliore contro ogni errore”. “Negli ultimi anni si sta assistendo a un incremento delle cause intentate contro i medici – aggiunge Giorgio Carlo Monti, Segretario Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale - al punto da spingere alcuni di loro a rifiutare ricoveri ‘estremi’, quelli cioè che possono generare successive cause legali intentate da familiari o pazienti che si sentono danneggiati.
Negli anni passati queste controversie per ‘malpractice’ o per errori professionali venivano sollevate quasi esclusivamente nei confronti di specialisti.
Ma negli ultimi anni si registra un trend al rialzo anche per le cause contro i medici di famiglia”.
Al termine della Consensus - organizzata da Altis, agenzia specializzata nel risk management - verrà steso un documento programmatico per la tutela del cittadino.


Subito dopo queste notizie, sono apparse le smentite......non sarebbero 90.000 ma "solo" qualche decina di migliaia, ma non si sa con precisione quanti morti....

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Commento NdR:
……e non hanno conteggiato i morti per l'utilizzo di farmaci tossici (cioe' tutti i farmaci di sintesi) che vengono somministrati ai pazienti da ricette di medici ospedalieri e non ! per cui i morti sono molto ma molto di piu' !
Solo in campo Oncologico con le terapie ufficiali di 385.000 nuovo casi all'anno di cancro il 50% muore nel corso del primo anno dopo le cure chemio/radio ! del rimanente 50% il 70% muore nel corsi dei successivi 5 anni ed il resto in 10-15 anni !
E' tutta la medicina terapeutica (e quindi occorre la rieducazione di TUTTI i medici su tutte le tecniche sanitarie possibili, non solo quelle farmacologiche) che DEVE essere rifondata su basi di salubrita', cosa che oggi i FATTI ci dimostrano che cosi' NON e' !

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Percentuali di Errori dei medici:

Nella particolare classifica delle specialità in cui si commettono più errori, stilata dal Tribunale dei diritti del Malato, l'Oncologia, con un 13% si colloca al secondo posto, preceduta dall'Ortopedia con il
16,5% di errori, seguita dall'Ostetricia (10,8%) e dalla Chirurgia (10,6%). Gli errori più frequenti vengono fatti in sala operatoria (32%), poi nei reparti di degenza (28%), nei dipartimenti di urgenza (22%) e negli ambulatori (18%).
Ma quali sono gli errori più frequenti ?
L'ordine di somministrazione di un farmaco può dunque essere equivocato, soprattutto se non vi è il controllo anche al letto del paziente.
Anche l'ambiente in cui si lavora influisce: perché un conto è scrivere la cartella clinica in un ambiente tranquillo, seduti a una scrivania, altro è farlo, coma talvolta capita, in corridoio, nella confusione generale.
Altri errori sono dovuti al sistema che, a causa delle lunghe liste d'attesa (per visite ed esami diagnostici) è causa diretta delle diagnosi tardive, che arrivano quando ormai il danno è irrecuperabile.

Altri errori sono dovuti ai farmaci somministrati ai pazienti dall'incompetenza di certi medici e/o dalla tossicita' dei farmaci.

I dati forniti oggi dall'Aiom confermano infatti l'urgenza di affrontare il fenomeno degli errori in medicina e la necessità di garantire la massima sicurezza possibile ai cittadini che ogni giorno si rivolgono alle strutture sanitarie del nostro Paese.


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La medicina allopatica è utile o dannosa ?

Durante lo sciopero dei medici in California nel 1976, il tasso di mortalità declinò sensibilmente http://www.trinity.edu/~mkearl/deathmed.html .
A Los Angeles ad esempio, il tasso di mortalità settimanale declinò da 19.8 a 16,2 morti per 100.000 durante lo sciopero e risalì a 20,4 dopo la sua conclusione. La riduzione del tasso di mortalità durante lo sciopero fu del 18%.
In Israele nel 1973, i medici ridussero i loro contatti giornalieri con i pazienti da 65.000 a 7.000 in uno sciopero che durò un mese. Secondo la Società Onoranze Funebri di Gerusalemme, il tasso di mortalità degli israeliani cadde in quel mese del 50%
http://www.soveriegn.freeservers.com/physicia.htm. Non c'era stata una così profonda decrescita in mortalità dopo l'ultimo sciopero dei dottori 20 anni prima !

Semplici coincidenze ? Nel 1976, a Bogotà in Colombia, uno sciopero dei medici continuò per 52 giorni e il tasso di mortalità cadde del 35% http://yarchive.net/med/doctor_strikes.html

La parola alle statistiche.
Nel 2000, in USA, una Task-force presidenziale etichettò gli errori medici come un "problema nazionale di proporzioni epidemiche".
I membri del comitato stimarono che "il costo associato con questi errori in perdita di reddito, invalidità, e costi sanitari ammonta a 29 miliardi di dollari
annualmente" http://www.iatrogenic.org/index.html.

Lo stesso anno (2000) l'Istitute of Medicine diffuse uno storico rapporto: "Errare è umano: costruire un sistema sanitario più sicuro".
Gli autori del rapporto conclusero che da 44.000 a 98.000 persone muoiano ogni anno come risultato di errori durante la degenza.
Essi precisano che "anche se si usa la stima più bassa, le morti dovute a errori medici superano il numero di quelle attribuibili alla causa di morte all'ottavo posto in ordine d'importanza."

Come notano gli autori, i dati degli ospedali "offrono solo una stima molto modesta della dimensione del problema, poiché i pazienti ospedalieri rappresentano solo una piccola porzione della popolazione totale a rischio e i costi ospedalieri diretti sono solo una frazione dei costi totali".

Bibliografia
1. To err is human. Building a safer health system. 2000; The Institute of
Medicine NATIONAL ACADEMY PRESS Washington, D.C. 1999
2. Manuel de Carvalho Medical errors in hospitalized patients J Pediatr
(Rio J). 2002 Jul-Aug;78(4):261-8
3. Weinger MB, Ancoli-Israel S. Sleep deprivation and clinical performance.
JAMA 2002; 287:955-7.

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Su Corriere Salute di domenica 2 febbraio, 2003
Qui sotto la sintesi di prima pagina a caratteri cubitali. Due pagine di orrori all'interno.
Troppi errori, dottore.....
Operazioni all'occhio sbagliato, pinze dimenticate nell'addome, referti di esami scambiati.
12 MILA Cause giudiziarie all'anno (in Italia) come negli USA, CONTRO i medici !
in Italia 320.000 malati all'anno subiscono danni evitabili in seguito alle "cure mediche", pari al 4% dei ricoverati negli ospedali.
I morti per errori medici sono circa 35.000 !
Eppure non si fa quasi nulla, o quasi, perché non accada più.

Commento NdR:.......e poi parlano di "preparazione universitaria dei medici"......certo, ma essi NON sono preparati sulle cause VERE delle malattie, altrimenti non starebbero in questo "buco nero"..... di incompetenza professionale, infatti NON conoscono tutte le tecniche sanitarie possibili...della medicina naturale !!!

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Anatomia dell’errore: errore personale o errore di sistema ? - By Marco Rapellino, Direttore Struttura complessa Qualità e Risk Management, Ospedale S.Giovanni Battista, Torino

To err is human (Errare è umano) è il titolo di una monografia della National Academy of Sciences Statunitense, pubblicata nel 2000, il cui scopo era un approccio globale all’errore medico, cercando in primo luogo di ridurlo quantitativamente e successivamente di ridurre i danni per il paziente e i danni economici e soprattutto morali per il medico. L’affermazione della ineluttabilità dell’errore umano sembra in Italia possa essere applicata a tutte le categorie professionali, eccetto forse ai medici.
Le richieste di risarcimento erano nel 2001 12.000, dati successivi parlano di 15.000 richieste di risarcimento l’anno, con un aumento negli anni di cause penali. Le cause di questo progressivo aumento del contenzioso sono molteplici: l’ineluttabilità della morte è messa in discussione ogni giorno a livello dei media, con notizie eclatanti su miracolistiche scoperte, che forse tra 10-15 anni e solo nel 30% dei casi avranno un’applicazione pratica; la Magistratura è sempre più attenta (forse giustamente) ai problemi legati ad errori medici, ma d’altra parte spesso vi è un riconoscimento della responsabilità del sanitario in via probabilistica e basato su interpretazioni più o meno personali; è sempre più presente una cultura del risarcimento, che porta a denunce penali, a volte indotte, che divengono una sorta di grimaldello legale per ottenere un vantaggio da un qualsiasi problema sanitario.
Questo ha provocato da una parte una difficile assicurabilita' delle strutture sanitarie, dall’altra un atteggiamento dei medici caratterizzato da uno stato di iperreattivia' notevole, che ha portato ad un comportamento di tipo difensivo sia a livello relazionale, sia a livello di approccio diagnostico-terapeutico al paziente.
Pare ovvio che si debba intervenire in qualche modo per rompere questo circolo vizioso, che mina in maniera drammatica il rapporto medico-paziente, non più basato sull’accordo comune per un ristabilimento delle condizioni di salute, ma su una base di diffidenza reciproca e di assenza di una comunicazione leale.
Con una legislazione come quella italiana, se è possibile trasferire alle assicurazioni il compito risarcitivo, non è invece possibile per il medico evitare il peso morale della denuncia penale, che è in molti casi destruente.
E’ quindi indispensabile intervenire sulla prevenzione del cosiddetto rischio medico, cioè tentare di ridurre in qualche maniera il pericolo di sbagliare o meglio di avere un comportamento che possa essere giudicato a posteriori gravato da imperizia, negligenza , omissione.
E’ indispensabile valutare attentamente i vari tipi di errore sanitario e di evento avverso a livello delle proprie ASO e ASL, con una ricerca attenta degli eventi sentinella e della incidenza nelle varie specialità e aree omogenee.
Questo è il primum movens di una ricerca dei fattori favorenti il rischio.
James Reason è il teorico di un modello secondo il quale l’accadere di un evento avverso è possibile per un active failure (azione od omissione) che supera le barriere difensive della prevenzione e dell’attenzione, ma che è provocato soprattutto dalle condizioni (latent failure) in cui si svolgono le azioni stesse.
Le latent failure sono identificabili in errori di programmazione, di organizzazione, di gestione, che tendono a rendere debole il sistema e ad esporlo a possibili errori; soprattutto sono molto più difficilmente rilevabili degli errori attivi, che invece sono sotto gli occhi di tutti.
Per una buona gestione del rischio a livello Ospedaliero e anche della Medicina sul territorio, è necessario quindi riflettere sulle condizioni generali del lavoro, dal punto vista organizzativo, strutturale, fino a giungere all’aspetto di gratificazione e soddisfazione dell’operatore.
E’ sicuramente utile, oltre ai fattori di rischio generali, ricercare, con la collaborazione degli specialisti, i fattori di rischio che caratterizzano le varie aree funzionali. Infatti è ovvio che il rischio di subire eventi avversi non è uguale per ogni paziente.
Sono anche estremamente diversi i fattori di rischio, che sono legati ovviamente alla situazione (emergenza), al percorso diagnostico terapeutico, all’uso di particolari tecnologie e, in ambito ospedaliero, come si diceva, all’area specialistica.
Tratto da: http://web.infinito.it/utenti/f/fappto/errore_medico_2005/rapellino_ab.html

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Fotografare l'errore in Medicina
Non c'è due senza tre. Così dopo "Fotografare il rischio" e "Fotografare la ricerca", il Bollettino d'Informazione sui Farmaci (BIF) non poteva non rispondere all'entusiasmo con cui è stato accolto il secondo concorso fotografico con un terzo concorso: "Fotografare l'errore".
Il tema dell'errore in medicina è sempre di estrema attualità ed interesse.

"Errare humanum est, sed perseverare diabolicum. "La saggezza dei vecchi proverbi sintetizza bene gli aspetti essenziali della realtà; anche in questo caso il detto sottolinea l'inevitabilità dell'errore quale conseguenza della condizione umana, ma anche ammonisce sullo sforzo che ciascuno di noi deve compiere per non ripeterlo una seconda volta", scrive Luciano Vettore presentando sull'ultimo numero del BIF il nuovo concorso ("Il valore dell'errore in medicina", BIF 2007; 3: 132-4).

"Questo ammonimento ha una valenza etica e in qualche misura sembra distinguere l'errore - come evento inevitabile - dallo sbaglio, il quale richiama la responsabilità soggettiva del non aver fatto tesoro degli errori precedenti, cioè del non aver posto una sufficiente attenzione nelle proprie azioni. Va detto tuttavia che di questa differenza non si tiene generalmente conto, sia in ambito educativo che professionale: ogni errore, qualunque sia la sua natura, tende a venire colpevolizzato, quasi che ci fosse una stretta parentela tra errore e peccato, richiedendo così per ogni errore una punizione. Senza voler essere giustificazionisti, non si può tuttavia disconoscere come questo atteggiamento, più moralistico che etico, abbia sottratto all'errore la sua forte valenza educativa perché - sempre per restare ai proverbi - in fondo 'errando s'impara' purché… non si perseveri nell'errore".
Tratto da: http://www.pensiero.it

Importante: ….pur segnalando le gravi anomalie (anche criminali) della Sanita’ Mondiale gestita dalle Lobbies farmaceutiche e dei loro “agenti-rappresentanti” inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere per Giustizia delle parole per gratificare e ringraziare quei centinaia di migliaia di medici (quelli in buona fede) che, malgrado le interferenze degli interessi di quelle Lobbies, incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono e che con i progressi delle apparecchiature tecnologiche per la diagnostica e delle tecniche interventive, stanno facendo notevoli progressi e raggiungono per essi risultati ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa erano impensabili.

Vediamo ogni giorno progressi in tal senso, ma la terapeutica indicata dalla direzione della Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS (che e' legata alle linee guida di dette Lobbies), non segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di benessere per i malati.

Se questi bravi medici che operano giornalmente sul campo, conoscessero anche la Medicina Naturale, potrebbero migliorare e di molto le loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per tutti i malati.

Fonte : www.mednat.org