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venerdì 1 febbraio 2013

NON HO TEMPO PER LAVORARE


DI ALESSIO BUZZELLI
odioilgolf.blogspot.it

Fare come Essere – Per essere qualcosa o qualcuno è necessario essere individuabile da qualcosa o qualcuno. Poter essere riconosciuto come individuo, quindi. Individuo inteso come realtà che non si può dividere, che non può essere divisa senza perdere la sua essenza, la sua effige, il suo carattere. Una particella indivisibile. Come tale, questo individuo deve mostrare un minimo grado di autonomia, deve poter definire in qualche modo se stesso e le proprie circostanze. In breve, essere un individuo è una sporca questione di senso.

Nella foto: Sisifo”, Tiziano, 1549, olio su tela, esposto al Museo del Prado, Madrid

Di far senso, anche. Persino di dover far senso. Faccenda assai complicata oggi, dico io. In questa sciocca post-post-modernità che è talmente post da divenire pre. La questione di cosa essere e di come essere è la vera questione per l’Uomo. Qui ed ora. Non fosse altro che negli ormai scomodi vagoni della Grande Locomotiva Occidentale l’identità individuale è cosa che sempre meno riguarda l’individuo. E’ come se piovesse dal cielo. Qualcuno la lascia cadere e tu prendi quella che ti tocca. Piovono pietre, ma pazienza. Sempre meglio che essere niente.

Bene, una di queste pietre identitarie –diciamo così - è oggi il lavoro. Nuovo (ma nemmeno tanto) Idolo, Totem dell’uomo moderno. Pervasivo, invasivo, persuasivo. Dovunque, comunque lavoro. Glorificato, denigrato, agognato. Lavoro. Unità di misura delle umane cose. Per campare devi lavorare, altro non si dà. Da secoli questo assunto viene ripetuto, fino a trasformarsi quasi in legge della natura. In legge della coscienza, in condizione a priori. Che si provi ad immaginare la propria vita senza lavoro. Impossibile. Sarebbe come immaginare uno spazio infinito, un tempo eterno, un lavoro fisso. Tanto è vero che si parla persino di un diritto al lavoro, quasi coincidesse con un più generale diritto alla vita. O, meglio, alla sopravvivenza. Paradosso? Mica tanto, se per la così detta società c’è una totale identità tra la funzione produttiva alla quale il singolo assolve e la propria identità, il proprio essere così e non altrimenti. Il principio di individuazione sembra ormai essere: tu sei quello che fai. La condizione e insieme la causa di questo processo è da ricercarsi nella struttura economica, politica e sociale del nostro tempo e del nostro spazio. Non è sempre stato così e non lo sarà sempre – ammesso che un sempre ci sarà ancora.

L’esistenza umana trasformata in produttività umana è parto malriuscito di quell’inspiegabile idea secondo la quale si ha diritto alla vita solo se si contribuisce con la propria fatica a far girare gli ingranaggi di una macchina abnorme, eterodiretta e votata all’accumulo di qualunque cosa esista. Ovverosia esisti se contribuisci al funzionamento di qualcosa che è talmente grande, talmente complesso e talmente forte da nascondersi alla comprensione dei più. Grandi segreti di un sistema, quello capitalista del nuovo millennio, che non sa morire perché non vuole. Ma l’agonia genera mostri, l’abbiamo imparato.

Il suicidato dal lavoro è l’ultimo orribile capolavoro di questa agonia che chiamano crisi sistemica per non spaventarci troppo. Questo accade quando perdere il lavoro significa perdere la propria identità. Tempo per essere, Tempo per fare – l’esistenza non si misura con il Tempo. L’esistenza è Tempo. Costituita da porzioni di Tempo e sottomessa alle regole del Tempo: per vivere ci vuole Tempo. Per essere, soprattutto, ci vuole Tempo. Dicevamo che l’individuo deve formarsi da sé, deve poter definire se stesso e, per ciò, possedere un certo grado di autonomia. Diversamente, si ha bisogno di qualcosa che ti dia forma, che ti informi. Ma in tal caso salta il concetto di individuo e subentra quello di protesi, copia, surrogato di un individualità altra.

Per essere individuo, dicevamo, c’è bisogno di tempo. Tempo per ragionare, desiderare, riflettere, sbagliare, scegliere, rinunciare, amare, odiare. Per autodeterminarsi, per essere se stessi. Sappiamo però che il Tempo individuale è un tempo finito, limitato, che si esaurisce. E sappiamo anche che l’unica cosa che l’uomo può fare con il Tempo è quello di sceglierne l’utilizzo. Entro i limiti del possibile, naturalmente. Ognuno può fare da sé un breve calcolo e scoprire quanto tempo l’uomo di oggi dedichi al lavoro. E, per sostenere la tesi che qui si prova ad accennare, basta davvero questo semplice calcolo. Se la quasi totalità degli attimi a disposizione di un uomo vengono occupati (spesso abusivamente) da un’occupazione lavorativa, ecco che di tempo per il resto non c’è n’è. Il resto è naturalmente tutto il resto: la costruzione della propria individualità. Se lavori pensi al lavoro, there is no alternative. Chiedetevi ora perché il Tempo non occupato dal lavoro si chiami tempo libero e non, che so, tempo divertente. La risposta è contenuta nella domanda. La definizione di libero prevede un termine di paragone implicito per essere sensata. E il secondo termine è qui quello di costretto. Se ne inferisce che l’altra specie di Tempo, quello lavorativo, sia un Tempo costretto, non libero. E dunque impersonale, divisibile, non-individuale. C’è della coerenza in tutto questo: noi non scegliamo di lavorare, noi dobbiamo lavorare.

L’idea che lavorare sia un libero atto della volontà è un’illusione. Il lavoro-dovere si è trasformato nella coscienza in lavoro-volere sino ad apparire come una legge immutabile del mondo, un’idea inconscia radicatasi in noi dopo secoli e secoli di abitudine. Di nuovo: se non hai tempo per diventare te stesso, sarai individuato per ciò che farai. Cioè per ciò che non sarai. Perché il lavoro, comprando Tempo, compra l’esistenza. Lo scopo: il grande assente – Niente ha uno scopo in se stesso. Nemmeno il lavoro. E’ l’essere umano in quanto essere teleologico che per vivere ha bisogno di cercare e trovare uno scopo, una finalità in tutto ciò lo riguarda. E, a dire il vero, l’uomo è sempre riuscito a trovare uno scopo. Spesso distorto, ingannevole, vano. Ma l’uomo, per sua fortuna, non è Dio. Può sbagliare. Epperò sembra che oggi questo animale giustificatore faccia una fatica del diavolo a trovare uno scopo al lavoro così come oggi è concepito e organizzato. Sono andati i bei tempi in cui lavorare voleva dire poter toccare con mano la propria sopravvivenza. Ancora più lontano è il tempo in cui lavorare significava poter esprimere la propria personalità, il proprio talento, la propria vocazione. Il “lavoro come opera” è morto.

Certo, oggi il lavoro è ancora legato alla sopravvivenza, d’accordo. Ma alla sopravvivenza di chi? Alla sopravvivenza di cosa? E’ del tutto evidente che oggi l’uomo non lavora più per la propria esistenza, intesa come esistenza individuale. Oggi il lavoratore sgobba per la propria esistenza commerciale, consumistica, edonistica. Si lavora per poter consumare, per poter soddisfare dei bisogni che sono per la maggior parte indotti. Si lavora per restare un ingranaggio efficiente tra altri infiniti ingranaggi senza i quali, dicono, l’essere umano perirebbe. Si lavora per nutrire quel Grande Individuo impersonale che chiamiamo società. Si lavora per tutti e per nessuno. In summa: si lavora per consumare, per poi lavorare di nuovo. Lavorare per lavorare. Il lavoro smette così di essere un mezzo – uno strumento - volto al raggiungimento di un qualche scopo per divenire scopo esso stesso. Scopo a se stesso. Stando così le cose, risulta impossibile rispondere alla fatale domanda “a che scopo?”. L’uomo moderno ha creato le condizioni tali per cui è avvenuto nel concetto di lavoro un avvitamento di scopi, tanto che oggi non se ne trova nessuno.

Che senso ha, ad esempio, chiedere le “ferie”, ovvero elemosinare uno sputo del mio tempo a qualcuno che misteriosamente è riuscito a comprarlo? Dov’è lo scopo in tutto ciò?

Infine, ma non alla fine - Tutto questo per dire che l’uomo deve riformare il concetto di lavoro per giungere ad una esistenza riformata. Prima però deve tornare ad essere un individuum intero e liberarsi dalla sua attuale condizione di organismo scisso - di dividuum – tra quello che deve essere e quello che vuole essere. Trovare un nuovo “a che scopo?”.

Ecco di cosa ha bisogno oggi l’umanità. Non “liberare l’uomo dal lavoro” ma liberare il lavoro dall’uomo. Da questo uomo.

Alessio Buzzelli
Fonte: http://odioilgolf.blogspot.it
Link: http://odioilgolf.blogspot.it/2012/07/non-ho-tempo-di-lavorare.html
5.01.2013

martedì 31 luglio 2012

ART 41 Costituzione Italiana

 Questa mattina ascoltando Prima Pagina (rai radio 3) un ascoltatore poneva l'attenzione sull'art. 41 della costituzione italiana che riporto qui di seguito :

Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Lo stesso ascoltatore proponeva in base all'articolo di qui sopra, la possibilità per il sindaco di Torino di rimuovere Marchionne dalla guida dalla Fiat.

Dubitando altamente delle scarsissime qualità dell'attuale Fassino, resta un punto di riflessione interessante.


martedì 27 marzo 2012

LAVORARE NON CONVIENE PIÙ. PER MOLTI.

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

La domanda alla quale vogliamo tentare di rispondere in questa circostanza è la seguente: ha ancora senso lavorare? Ancora meglio: è ancora utile farlo? Beninteso, stiamo parlando, ovviamente, del lavoro salariato, e possiamo anche restringere ancora di più il quesito, cercando di trovare una linea di confine al di sotto della quale la risposta potrebbe non essere così scontata come invece a prima vista la maggioranza dell'opinione pubblica crede. In questo caso il punto diventa: quale è il limite al di sotto del quale lavorare non solo è avvilente, ma nei fatti diventa anche controproducente.

Il motivo di tale domanda è molto semplice: molti pensano che quando scriviamo di pensare realmente a cambiare il proprio modus vivendi, di spostarsi, cambiare attività e in senso generale cercare di crearsi un nuovo paradigma - anche pratico - per sopravvivere, parliamo di utopie che sono al di fuori della realtà. Come vedremo, in molti casi, è molto più al di fuori della realtà rimanere in alcune condizioni piuttosto che prendere seriamente in esame un cambiamento radicale di vita.

Un lavoro, in teoria, dovrebbe consentire di soddisfare, per il lavoratore, almeno tre ambiti: economico, pratico, psicologico. Ovvero esistenziale.

Dal punto di vista economico dovrebbe garantire quanto meno di poter arrivare, proprio dal punto di vista numerico, alla piena sussistenza ogni mese. Il che significa che deve essere necessario, se non a consentire di risparmiare economicamente qualcosa per le incertezze che in ogni caso il futuro porta con sé, quanto meno a pagare i conti necessari ad avere l'indispensabile. Alloggio e vitto, e spese accessorie collegate. Come vediamo, stiamo parlando proprio del minimo indispensabile.

Dal punto di vista pratico dovrebbe consentire di soddisfare alcune necessità, ma sopra a tutte una: poiché il tempo che il lavoro sottrae alla vita di tutti i giorni non può, siccome non abbiamo il dono dell'ubiquità, essere utilizzato per svolgere altre attività, il guadagno economico che si trae da una giornata lavorativa deve quanto meno servire a poter acquistare una serie di cose e servizi che non possiamo svolgere da soli, per ovvi motivi di tempo. E questo, sia chiaro, ancora prima di entrare nel merito del fatto che sia giusto o meno, positivo o negativo, scegliere di lavorare per acquisire denaro per comperare cose che invece si potrebbe fare da soli.

Dal punto di vista psicologico dovrebbe infine almeno poter garantire di vivere una esistenza che dal punto di vista emotivo possa scorrere senza ansie o paure, per esempio quella, sempre più diffusa nella nostra società, di riuscire a soddisfare le proprie necessità. Ma ancora: visto che il lavoro occupa non solo la maggior parte delle giornate, ma in senso lato la maggior parte della propria vita, dovrebbe essere essenziale pensare come imprescindibile il fatto che il lavoro che si svolge debba essere scelto e preferibile rispetto a un altro. Fare un lavoro che non solo costa fatica (il che è anche normale) ma che non piace e che magari reca profondi scontenti, equivale a passare la maggior parte della propria vita a fare una cosa controvoglia. In altre parole, a soffrire, soprattutto emotivamente, per tutto il corso della propria vita lavorativa (il che equivale, oggi come oggi, sino quasi alla morte).

È logico a questo punto fare un bilancio del proprio lavoro e verificare se questi tre ambiti sono soddisfatti, e come, oppure se siano in varia misura e combinazione più o meno disattesi. Ci sarà chi svolge un lavoro che non gli piace affatto, magari in un ambito che per propria inclinazione è diametralmente opposto al proprio sentire, ma che attraverso di esso soddisfa bene, diciamo ben oltre i limiti minimi che abbiamo indicato, gli altri due punti. Oppure chi in qualcuno di questi ambiti rilevi di essere ben al di sotto di un certo limite, ma che magari la cosa sia compensata in modo rilevante da almeno uno degli altri.

Ma esiste un caso in cui tutti i tre gli ambiti siano del tutto disattesi. In cui il lavoro che si svolge non consente di percepire uno stipendio in grado di far fronte alle mere indispensabili necessità economiche, in cui non lasci il tempo di fare altro e che apporti un profondo malessere al lavoratore.

Questo è, nel nostro modello e in modo particolare negli ultimi anni, il caso più diffuso. E presumibilmente, almeno leggendo i dati economici e sentendo le dichiarazioni stesse dei nostri governanti, sarà così a lungo. Molto a lungo: secondo Monti, ed è solo una previsione, in Italia abbiamo almeno "venti anni di regime controllato". È una situazione, dunque, che non è destinata a cambiare sensibilmente in positivo per un periodo molto lungo. Quanti anni avremo tra (almeno) venti anni?

Indichiamo un caso scuola, puramente esplicativo, che può però essere calibrato da ognuno variando i parametri relativi alla propria situazione, al luogo di residenza e alle proprie necessità. È un caso che conosciamo di persona, e non è uno dei casi limite. Le condizioni di vita e lavorative che andremo a descrivere sono di una persona che oggi può addirittura considerarsi fortunata, rispetto alla maggioranza dei lavoratori della sua stessa età, o giù di lì.

Trentotto anni, contratto a tempo indeterminato, 1000 euro al mese di stipendio netto, per 8 ore di lavoro dal Lunedì al Venerdì. Comune di lavoro Roma, e così la residenza.

Il nostro lavoratore è single, vive in un appartamento di 35 metri quadrati in affitto, per il quale paga 550 euro al mese più 100 di condominio. E più, ovviamente, le utenze.

Come si vede, abbiamo scelto una situazione che, per chi conosce il mondo del lavoro in una grande città o comunque può immaginare quanto accade oggi in una situazione analoga, è già ben al di sopra di tante situazione che invece sono, e di molto, peggiori.

Per raggiungere il posto di lavoro, il nostro soggetto utilizza un motorino, e impiega circa 35 minuti per andare e lo stesso tempo per tornare.

Ebbene questa persona, pur avendo un contratto a tempo indeterminato nel settore privato, per riuscire ad arrivare alla fine del mese deve svolgere necessariamente un secondo lavoro (nel caso, un paio di serate in un locale).

Il motivo è semplice, tra affitto e utenze, assicurazione per il mezzo e la benzina, ciò che le resta non è sufficiente a poter comperare la quantità di cibo - meramente: il cibo - che le necessita per arrivare a fine mese. E non parliamo di altre cose: vestiario, oggetti di altro tipo, spese impreviste, svago.

Ma il punto non è solo meramente numerico. Il fatto è che le sue giornate iniziano alle 8 e terminano alle 19, spostamenti inclusi, tranne i giorni in cui lavora anche la sera, soprattutto nel fine settimana.

E ancora, in modo determinante, questa persona, in ogni caso, non è in grado di poter accedere a nulla di ciò che Roma "offre", come la varietà di cinema e teatri, concerti ed esposizioni culturali, ristoranti, locali e più in generale tutto ciò che non sia lavoro e che (per chi apprezza) è possibile avere in una grande città: non ha denaro a disposizione per potersi permettere qualcosa. In pratica non può accedere a nulla per cui valga la pena vivere. Può solo lavorare per (tentare di) arrivare alla sopravvivenza sino alla fine del mese.

Ultimi tre punti. Il primo: svolge un lavoro impiegatizio che non le offre alcuna soddisfazione personale, che mediamente la annoia per otto ore ogni giorno e la impegna per nove ore o più. Il secondo: ha da poco scoperto che, nella migliore delle ipotesi - ovvero che l'azienda per la quale lavori non ceda alla recessione e sia costretta a licenziare, e che nel frattempo non occorrano altre manovre per la previdenza - potrà andare in pensione tra non meno di venticinque/trenta anni. Il terzo: non c'è alcuna possibilità all'orizzonte, mediamente logica o sulla quale puntare (che non sia una mera speranza) che le cose possano cambiare in meglio.

In sintesi: conduce una vita da schiavo - pur se in condizioni certamente migliori di tantissime altre - per riuscire a malapena ad arrivare alla fine del mese (quando non ci arriva si appoggia, anche solo per il vitto, a una rete di familiari) il più delle volte facendo i conti al millimetro, lavorando circa cinquanta ore a settimana in totale (tra primo e secondo lavoro) per fare cose dalle quali non trae neanche alcuna soddisfazione psicologica, senza poter godere nulla di ciò che una città come Roma offre ma soffrendone tutte le difficoltà (traffico, inquinamento, prezzi alti per ogni cosa) e con una prospettiva di condurre una vita del genere per arrivare, forse, a percepire una pensione quando avrà le forze, e il denaro sufficiente, appena per fare una passeggiata ai giardini comunali.

Nulla, a nostro avviso, vale un sacrificio simile. E stiamo parlando, ribadiamo, di una situazione infinitamente migliore di quella della maggior parte dei lavoratori della sua età, o poco più giovani. Ovvero della situazione lavorativa della generazione attuale e di quelle prossime.

Esiste dunque un limite minimo - anche se differente dal punto di vista del "quanto" in base al luogo in cui si vive, ad esempio se in una grande città oppure in provincia - al di sotto del quale lavorare diventa controproducente. Ed è, come abbiamo visto, un ragionamento prettamente logico, numerico, pratico.

Volutamente non abbiamo affrontato in questa sede, ma lo faremo a breve, l'aspetto più prettamente emotivo e se vogliamo filosofico del concetto di lavoro. Ovvero, detto sinteticamente, il concetto di "senso" - direzione e significato - che il lavoro dovrebbe avere (rispetto a quello che la maggioranza delle persone fa e che invece, di senso, ne ha poco, in generale e per sé). Come detto torneremo sul punto prossimamente, per ora valga almeno una riflessione: svolgere un lavoro che impegna la maggior parte delle proprie giornate e percepire che tale lavoro non ha senso se non (e non sempre) nella misura unica del ritorno pratico, economico principalmente, equivale a dire che si sarà spesa la propria vita intera senza senso. Se questa considerazione valga poco o molto, ognuno può dire. In ogni caso, affronteremo il tema presto.

Tornando a noi, moltissimi tra i lavoratori attuali vivono proprio una situazione al limite, e molti sono direttamente al di sotto di tale limite: lavorano anche moltissimo senza riuscire a percepire uno stipendio in grado di garantirgli anche il minimo che un lavoro dovrebbe garantire.

Semplice deduzione impone dunque una seconda domanda: perché si continua a perpetrare una situazione che, in modo evidente, non è in grado di risolvere la propria esistenza? La risposta è purtroppo brutalmente frustrante: la maggior parte di chi vive una storia del genere, pur rendendosi evidentemente conto della situazione nella quale versa, preferisce continuare a viverla piuttosto che anche solo ipotizzare la possibilità di imprimere un cambiamento radicale. Di più: molti vivono costantemente nella speranza illusoria che qualche cosa possa cambiare. Per quale motivo, vista la situazione, non è dato sapere.

È come essere una squadra di calcio che gioca una partita evidentemente truccata, in cui ogni minuto l'altra squadra segna dieci reti, e al momento il risultato è di 70 a 1, e però pensa ancora che siccome la palla è rotonda possa accadere qualcosa di non meglio precisato in grado di far invertire la tendenza e sperare almeno in un pareggio quando invece, chiaramente, l'unica cosa da fare sarebbe lasciare il campo in segno di protesta e andarsi a trovare una nuova partita, un nuovo campionato non truccato.

E invece no, malgrado tutto, si continua a stare alla macina. Malgrado l'evidenza si continua a disperdere tutti i giorni della propria vita per stare al gioco di chi non ha altro obiettivo di continuare a farci stare al (loro) tavolo da gioco.

Capire la situazione, rinunciare a credere all'impossibile, e decidere di imprimere un cambiamento alla sfera della propria vita, con tutto quello che questo comporta, naturalmente, è dunque un atto di ribellione. Che ovviamente non è per tutti, anche se, se fosse applicato da un numero elevato di persone e di popoli, sarebbe in grado di innescare ciò di cui ci sarebbe reale bisogno, ovvero una rivoluzione.

In ogni caso, posto che i dati sono questi, e la dimostrazione non è negoziabile, non è che si hanno poi molte altre scelte: o si continua a ignorare la realtà, oppure la si affronta, e se si ha coraggio, si scelgono altre strade. Per quanto inesplorate possano essere. Da una parte c'è una strada certa, e sappiamo senza possibilità di essere smentiti di che tipo è, cosa comporta, e molto probabilmente che non si modificherà, almeno nel corso della nostra vita. Dall'altro lato la possibilità, almeno la possibilità, di trovare altro. A ognuno la scelta, e ora. Non quando la vita sarà passata.

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
20.03.2012

venerdì 13 gennaio 2012

Una teoria sociale ed evolutiva delle malattie umane e del dolore cronico

DI DENIS RANCOURT
Dissident Voice

Ci piace coltivare una nostra immagine della specie per cui siamo radicalmente differenti da formiche e api. Questa è l’idea. Formiche e api sono automi completamente governati da segnali chimico-fisici e ogni singolo individuo nella colonia ha il suo preciso posto che determina le sue caratteristiche fisiche, adattate alla funzione della sua classe.

Distinguiamo queste colonie di insetti dai mammiferi, che immaginiamo avere un livello molto più elevato di individualità. Ci piace pensare a mandrie o branchi di mammiferi come individui che “scelgono” di unirsi e cooperare. Generalmente non ammettiamo che le caratteristiche anatomiche siano associate alla classe, in gerarchie di dominanza sociale.

Ma gli esseri umani, i primati, le formiche e le scimmie potrebbero essere molto più vicini di quanto non siamo disposti ad ammettere, dunque facilmente capaci di percepire.

Esiste un settore della ricerca scientifica che indica quanto possiamo essere in errore. È lo studio sugli effetti della gerarchia di dominanza sulla salute dell’individuo. Si è scoperto che nei mammiferi e negli uccelli, per esempio, la salute dell’individuo, salvo incidenti, è principalmente dovuta alla posizione dello stesso nella gerarchia di dominanza sociale (1,2,3). Bisogna porre “primariamente” l’accento su questo come di gran lunga il fattore più importante, che ha un diretto impatto biochimico e fisiologico (1).

La gerarchia di dominanza nei gruppi di scimmie, per esempio, determina la fertilità, la resistenza alle malattie, il vigore e la longevità dell’individuo.

Ora, la scoperta della gerarchia di dominanza come determinante la salute dell’individuo è un paradigma stabilito, se la medicina possa mai essere in grado di riconoscerlo (3), al pari della tettonica a zolle nelle scienze della terra, della meccanica newtoniana in fisica e dell’evoluzione in biologia; ma tutto ciò conduce ad una domanda: perché?

C’è un vantaggio evolutivo, per i mammiferi ad esempio, nel soffrire di gravi effetti sulla salute in una gerarchia di dominanza intraspecifica? In caso contrario, come è sopravvissuta nella scala evolutiva la vulnerabilità della salute dell’individuo alla gerarchia di dominanza sociale? C’è un uso o un bisogno di tale vulnerabilità alla dominanza in termini di sopravvivenza della specie, o è semplicemente una reminescenza arcaica o di evoluzione cellulare?

Una prima occhiata suggerirebbe che la specie umana non può, per esempio, in alcun modo beneficiare dall’avere individui la cui salute è materialmente e negativamente colpita dalla gerarchia di dominanza sociale. Ma questa conclusione è corretta?

Io credo di no.

Qual è la specie animale, dotata di sistema nervoso importante, di maggior successo sulla Terra, sia in termini di numero di individui e biomassa totale che in termini di impatto trasformativo sulla biosfera? Risposta: le formiche (4). E i grandi mammiferi di maggior successo? Gli esseri umani (5). Entrambi vivono in società altamente gerarchizzate.

Qual è la biologia che sostiene una società altamente gerarchica di mammiferi? L’individuo deve accettare il suo posto. La competitività a tutto campo di individui di pari livello (come una rissa da bar) è la ricetta per un disastro e non porta ad alcuna gerarchia altamente suddivisa. Individui vigorosi che sono e si percepiscono ugualmente forti non si organizzano spontaneamente in una gerarchia di dominanza stratificata.

Se sei e ti senti angosciato dall’essere dominato, non reagisci. Accetti il tuo posto. La specie è felice di avere orde di individui poco sani che moriranno giovani dopo aver speso i loro giorni a fare il lavoro sporco. Quale miglior modo per suddividere in classi una specie di successo?

L’impatto sulla salute individuale gioca anche un altro ruolo chiave, oltre a fornire il feedback per la suddetta stratificazione sociale. Fornisce un meccanismo necessario di auto-distruzione per gli individui che non rientrano più o escono fuori dai canoni di docilità e conformità.

In una società altamente suddivisa gli individui che non funzionano devono essere eliminati o diventano una forza distruttiva contro la gerarchia. La polizia e le prigioni non sarebbero sufficienti per raggiungere questo scopo senza la intrinseca vulnerabilità individuale alla gerarchia di dominanza.

Quando l’individuo cerca di uscirne e percepisce che non c’è alcun modo, si autodistrugge, piuttosto che esplodere, nella maggior parte dei casi. Ciò è chiamato cancro e malattie cardiache. Prevengono la furia distruttiva dell’individuo disilluso e portano a una fine naturale al termine del ciclo individuale di utilità per la gerarchia, alla specie.

Nessuna meraviglia che gli anarchici siano così pochi e lontani! Ma come ogni sistema guidato da feedback positivi, è intrinsecamente instabile (6).

Note:

1. “L’influenza della gerarchia sociale nella salute dei primati (recensione)” di Robert M. Sapolsky, Science, 308, p. 648-652, 2005 (e relativi riferimenti)

2. “La cultura anti-fumo è dannosa per la salute: il vero problema della gestione della salute pubblica”, Denis G. Rancourt, 2011

3. “La medicina ufficiale è una truffa dannosa?”, Denis G. Rancourt, 2011

4. “L’utilizzo dei combustibili fossili è una significativa attività planetaria?”, Denis G. Rancourt, 2010

5. “L’intelligenza collettiva non implica intelligenza individuale: la tecnologia non proviene dai geni”, Denis G. Rancourt, 2011

6. “Le istituzioni costruiscono gerarchie tra politico-culturali ri-normalizzazioni”, Denis G. Rancourt, 2011

Denis G. Rancourt è stato professore di ruolo in Fisica presso l’Università di Ottawa, in Canada. Ha esercitato in vari settori della scienza, finanziati da un’agenzia nazionale e ha guidato un laboratorio riconosciuto a livello internazionale. Ha pubblicato oltre 100 articoli nelle principali riviste scientifiche. Ha sviluppato corsi di attivismo popolare ed è stato un critico aperto dell’amministrazione universitaria e un difensore degli studenti e dei diritti del popolo palestinese. È stato licenziato nel 2009 a causa della sua dissidenza da un presidente convinto sostenitore della politica israeliana.

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Fonte: A Theory of Chronic Pain

26.12.2011

venerdì 11 marzo 2011

LETHAL WARRIORS

DI DANILO ARONA
carmillaonlòine

“Laggiù ho visto cose che nessuno dovrebbe mai vedere”
Devil (storia di M. Night Shyamalan)

Ogni singola notte della sua vita, da quando era tornato dall'Iraq, Sheldon T. Plummer (Olympia, Washington) si svegliava di colpo alle tre in punto. Pensava che fosse colpa del demonio e lo aveva pure lasciato scritto in un forum dedicato all'argomento. Ne esistono parecchi di questi forum: si parla si narcolessia, di Old Hag (la Vecchia Sotto il Lenzuolo), di risvegli improvvisi e condivisi alle 3,33 (la metà del numero diabolico) o di rapitori alieni dall'altra parte della finestra. “Mi sveglio tutte le notti alle 3,33 . Ho i brividi su tutto il corpo e la stanza è gelata, e per questa cosa non ci sono spiegazioni perché il riscaldamento funziona perfettamente. Ma non ci nemmeno sono spiegazioni per questa precisione oraria: se metto l'orologio indietro di mezz'ora, spalanco gli occhi alle 3,03.”

Nella foto: Il murales dell’artista cileno Sebastian Errazuriz

“Gesù è morto alle 3,00 e le streghe fanno il loro sporco lavoro proprio a quell'ora.”
“Non mi sveglio proprio tutte le notti alle 3 del mattino. Ma mi sveglio spesso. E una notte ho visto sopra di me una figura nera dalla consistenza nebbiosa alta sino al soffitto. Ho fatto per alzarmi per correre ad accendere la luce, ma quella mi è volata addosso, più veloce di una pallottola. E mi sussurrava delle parole nelle orecchie che non voglio proprio ricordare.”

In quel forum non mancavano le esperienze demoniache. Ma Plummer il suo demone lo aveva incontrato in Iraq e se l'era trascinato dietro a Washington, lungo un tragitto aereo presagito sin dall'inizio degli anni Settanta dallo scrittore William Peter Blatty. Il risultato fu che, tra un risveglio e un incubo, Plummer ammazzò la moglie e la fece a pezzi, traendo ispirazione per le istruzioni “tecniche” dal serial TV Dexter.

Non è da oggi che una certa percentuale di marine americani di ritorno dall'Iraq e dall'Afghanistan torna a casa e scarica la propria aggressività su mogli, fidanzate o sconosciuti scelti a casaccio. Se non ammazzano qualcuno, uccidono sé stessi a ritmi impressionanti – le ultime cifre parlano di 18 reduci al giorno che scelgono la via del suicidio (fonte: army.times.com). Il fenomeno è noto sin dal 2004, ma la scelta, sin quando possibile, è stata quella di non parlarne o di parlarne pochissimo. Nel 2005, a mia memoria, ci fu soltanto un fugace servizio del TG3 in edizione pomeridiana.


L'arresto di Matthew Perkins


Il settembre scorso Matthew Perkins, 30 anni e due campagne in Afghanistan e in Iraq, uccise a Manchester, Tennessee, la fidanzata e i due figlioletti di quest'ultima, inserì i corpi in sacchi di plastica della spazzatura e li rinchiuse in un armadio per vari giorni. Non esisteva alcun dissapore tra Perkins e la donna. L'uomo spesso urlava nel sonno e si svegliava di colpo, fradicio di sudore, chiedendo con disperazione al nulla: “Chi c'è? CHI C'E'?”
Eric Acevedo pugnalò la fidanzata a morte poche ore dal suo rientro dall'Iraq. Chissà come sarebbero state le sue notti?

Joseph Dwyer era perseguitato dai demoni già da tempo quando un giorno vide al bordo della strada una normale scatola di cartone vuota, la scambiò per una bomba in procinto di esplodere e provocò un brutto incidente stradale. Qualche mese più tardi Joseph si rinchiuse nel suo appartamento e iniziò a sparare dalla finestra. A casaccio, dove qualcosa sembrava muoversi. Per un caso straordinario non si fece male nessuno, ma la polizia impiegò una giornata intera a convincerlo che in giro non c'erano teste di stracci che lo volevano uccidere. Adesso Joseph non si trova più su questa terra e si è tolto di mezzo con un'overdose di tranquillanti e inalanti.


Jeff Lucey


Jeff Lucey, 23 anni, tornato dalla prima fase bellica chiamata Decapitation Strike, s'impiccò nel seminterrato della casa dei genitori. La madre raccontò pubblicamente che nel mese in cui aveva partecipato all'invasione Jeff scriveva lettere terribili alla fidanzata in cui descriveva le mostruosità che aveva visto e che era stato costretto a fare. Una volta a casa, Jeff iniziò a parlare in modo sconnesso di Nassirya, la città in cui aveva avuto luogo la prima grande battaglia tra marine e irackeni. Di notte, intorno alle tre, a volte prima a volte dopo, si buttava sempre giù dal letto urlando. Dopo una notte in cui non aveva chiuso occhio affatto, ricevette sua sorella Amy con le lacrime agli occhi, dicendo di essere un assassino. E dichiarandosi “colpevole”. Prima di impiccarsi Jeff lasciò sul suo letto le targhette identificative dei soldati irackeni che aveva ucciso anche se disarmati. Lui le guardava spesso e mormorava parole incomprensibili.

Peter Mahoney, prima di andare in garage e attaccarsi al tubo di scarico, s'infilò l'uniforme con cui aveva prestato servizio.

Keith Nowichi, al rientro del suo secondo turno in Iraq, fu mandato per un anno di trattamento al Warrior Transition Unit di Fort Carson, Colorado Springs, dove collezionò solitudine, alcol e farmaci, e cesellò il tutto con il divorzio. Si uccise nel marzo del 2009 mentre si trovava al telefono con la ex moglie. Lì aveva conosciuto i Lethal Warriors, quelli della quarta Divisione Fanteria, i reduci di Falluja, quelli dei record: nove omicidi commessi da membri della stessa brigata, più 145 episodi di violenza domestica e 38 stupri.

Tutti questi ovviamente non sono demoni. Se così fosse, le contromisure sarebbero tutte sommato semplici. Sono invece i sintomi dell'ormai non più censurato PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) che esiste sin dai tempi del Vietnam, ma solo dagli anni Ottanta è riconosciuto come gravissima patologia invalidante (le assicurazioni americane l'hanno però inserita nei loro protocolli solo nel 2004...). Una sindrome che ne uccide più a casa che sul campo di battaglia, anche se le autorità militari mai lo confermerebbero, visto che i reduci sono tecnicamente dei civili. E poi, comunque, dopo i sintomi, arrivano i demoni

Secondo uno studio dell’Università della California sono trecentomila i militari tornati da Afghanistan e Iraq con segni chiarissimo di squilibrio mentale: emergenza che l’esercito affronta con appena 400 psichiatri. Con le prigioni che si riempiono di veterani: il 23% dei detenuti, un numero così alto che si sta pensando a tribunali speciali e condanne alternative. Un’inchiesta di “Time” spiega che il numero dei suicidi tra soldati ha toccato cifre record: 106 nel 2006, 115 nel 2007, 128 nel 2008. E ben 334 nel 2009: lo stesso anno i morti in battaglia sono stati 316 in Afghanistan e 149 in Iraq. Ma contando che va a buon fine un tentativo di suicidio su dieci, il numero di quelli che cercano di farla finita sale a tremila militari all’anno. Ammesso che siano dati reali: perché, insinua l’Huffington Post, i numeri, difficili da reperire, potrebbero essere superiori. E parliamo solo di militari in divisa: per quel che riguarda i veterani, le cifre sono solo ipotizzabili dato che, appunto, si tratta di civili.

Il suicidio, è noto e non da oggi, spesso diviene poi un fatto epidemico. Il mese di giugno del 2010 si sono uccisi 32 soldati, il numero più alto mai registrato Gli psichiatri e gli psicologi militari non hanno sufficienti conoscenze per affrontare questo disagio. Mark Russel, comandante della Marina specializzato in malattie mentali, ha scoperto che il 90% del personale che svolge queste funzioni non ha la formazione necessaria per curare il PTSD. Si limita a prescrivere farmaci come il Paxil, il Prozac o il Neurontin, che accentuano e addirittura provocano i sintomi. Se non ci si uccide, si uccide. In ogni caso il disturbo mentale associato al PTSD può divenire incontrollabile. E trasformare il soggetto che ne è affetto in un lethal warrior sul patrio suolo. Difficile pensare infatti che chi viene addestrato a uccidere per non essere ucciso, una volta tornato a casa, possa inserirsi come se nulla fosse in una vita normale fatta di regole, di galateo e di rispetto per il prossimo. Difficile pensare che questa persona non abbia gli incubi e si svegli urlando più o meno alle tre di notte.

In un programma intitolato The War Within, trasmesso da Al Jazeera e dedicato al PTDS, la psichiatra americana Barbara Van Dahlen ha fatto dichiarazioni a dir poco inquietanti. Eccone un sunto:
“Il PTDS è contagioso. I reduci tornati a casa, quando si trovano in posti affollati, al supermercato, in un grande centro commerciale, o in un ristorante molto rumoroso, diventano ansiosi perché non riescono a esaminare efficacemente l'ambiente circostante e non si sentono al sicuro. Per i soldati coinvolti in esplosioni sui blindati lungo le strade, in Afghanistan e Iraq, le mogli riferiscono spesso che guidano al centro della strada, il che è chiaramente molto pericoloso qui negli USA. Ma lo fanno perché le bombe erano spesso collocate ai lati della strada e non riconoscono né realizzano che si stanno spostando verso il centro della strada, ma il cervello sta esaminando una potenziale minaccia nell'ambiente circostante. Lo stato di allerta continuo è dovuto alla paura che esista sempre un pericolo, perché chi ha subito un trauma è stato colpito da un evento che non ha potuto controllare, fortemente terrificante, distruttivo, pericoloso, o tutte queste cose insieme. Così il cervello è in allerta continua per la paura di un altro attacco o di un altro evento incontrollabile. E' come se non esistesse una demarcazione tra la linea del fronte e casa propria, dove per definizione dovrebbe esserci solo la pace. In realtà oggi la guerra è ovunque. Perché è dentro. Non c'è solo la paura del terrorismo post 11/9, ma la paura che i reduci si portano dietro, contagiando amici e famigliari. E' questo il vero problema che si pone nella cura dello stress post-traumatico. Non riguarda solo i soldati che tornano a casa, ma anche le loro famiglie. Abbiamo anche coniato una termine: 'trauma secondario', riferito al fenomeno dei familiari di soggetti affetti da stress post- traumatico che sviluppano gli stessi sintomi se le persone che hanno in casa non vengono curate. Così colpisce mogli e bambini, e chiunque passi molto tempo a stretto contatto con i reduci. Ha un potente effetto a catena che successivamente travalica il nucleo famigliare e si estende ai colleghi di lavoro, al sistema educativo quando si torna nei campus universitari. E' a causa di questo consistente effetto a catena che noi operatori lo percepiamo come una vera emergenza sanitaria pubblica. E dobbiamo farvi fronte.”

Tutto questo – ma soprattutto il tema del contagio – ci riporta alla simbologia del profondo che scaturisce dai risvegli in preda al panico – alle 3,00 o alle 3,33 – da parte di chi soffre di PTDS. Sono esperienze visualmente demoniache che tendono a materializzare il Male (per poterlo guardare e controllare) e che alludono alla definitiva perdita dell'innocenza. Un capolavoro del 1988, Koko di Peter Straub, il tema dei reduci del Vietnam unito a quello degli orrori compiuti o testimoniati sul fronte bellico sottintendeva il trauma primario di un'infanzia distrutta a causa di adulti sadici. Un giovane soldato americano impazziva dopo essere stato costretto a uccidere un gruppo di bambini vietnamiti rifugiatisi in una grotta. Molti anni dopo, a guerra finita, l'uomo si trasformava in un serial killer che lasciava su ogni vittima orribilmente sfigurata una carta da gioco sulla quale appariva scarabocchiato il nome “Koko”. Si scopriva dopo alterne ed emozionanti vicende che chi si nascondeva sotto l'identità di Koko aveva visto da bambino la madre uccisa dal padre e lui stesso aveva dovuto subire ripetute violenze da parte del demone celato sotto le spoglie paterne. Attraverso un ricordo nascosto e il meccanismo delle analogie inconscie, Koko vendicava tanto sé stesso quanto i bambini vietnamiti con i quali s'identificava.
E' una metafora che, nonostante gli anni trascorsi, si può ancora applicare ai lethal warriors che hanno riportato la guerra là dov'era stata dichiarata in nome di democrazie esportabili: a casa propria, tra le pareti domestiche, nella vita di tutti i giorni. Alle tre del mattino, l'ora del diavolo, per loro che ci credono.

Dopo i tumori da uranio impoverito e le sindromi della guerra del Golfo, è in arrivo qualcosa di peggio per il bellicoso Occidente: l'oscurità.
Something Wicked This Way Comes, ancora Ray...

Danilo Arona
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003822.html

lunedì 17 gennaio 2011

Semplificazioni



Come sempre bisogna saper leggere fra le righe.
Quando un governo si vanta di nominare un Ministro per le semplificazioni, si è indotti a pensare che si snelliranno le procedure burocratiche, che ci sarà meno carta da riempire, tempi più veloci per i documenti ecc...

In realtà semplificare implica un soggetto beneficiario di questa semplificazione che non è certo il cittadino.

Quello che si semplifica è ancora una volta la vita ai malfattori dei più viscidi e subdoli, è così che si vorrebbe tagliare la egge 283/62 ("Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande")

È vietato impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari:

a) private anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale, salvo quanto disposto da leggi e regolamenti speciali;

b) in cattivo stato di conservazione;

c) con cariche microbiche superiori ai limiti che saranno stabiliti dal regolamento di esecuzione o da ordinanze ministeriali;

d) insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive, ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione;

g) con aggiunta di additivi chimici di qualsiasi natura non autorizzati con decreto del Ministro per la Sanità o, nel caso che siano stati autorizzati, senza la osservanza delle norme prescritte per il loro impiego. I decreti di autorizzazione sono soggetti a revisioni annuali;

h) che contengano residui di prodotti, usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate, tossici per l'uomo....

Adulterare significa in breve aggiungere sostanze di bassa qualità o nocive a un prodotto alimentare.

Aggiungere sostanze nocive è un po' come avvelenare.


Avvelenare è minare alla salute pubblica ed è proprio il governo che ha questi alti scopi, così che oggi semplificare diventa sinonimo mascherato di attentare alla salute pubblica.

Nessun commento ulteriore sulla foto del deficiente in questione.

venerdì 14 gennaio 2011

L’ignoranza più estrema

Il razzismo è l’ignoranza più estrema, in quanto mette in relazione il “sé” con il corpo anziché con la coscienza-consapevolezza che animano il corpo e che si vivono attraverso il corpo. È come giudicare un uomo dalla sua tuta spaziale piuttosto che dalla persona che c’è dentro.

giovedì 13 gennaio 2011

MoneyMen

Questa mattina, ascoltando alla radio "Prima pagina" ovviamente come è giusto che sia, le argomentazioni erano completamente incentrate sulla questione fiat.

Poi appena entrato in ufficio sento un collega alla macchinetta del "caffè" dire "I migliori soldi sono quelli spesi" e in un attimo vengono istantaneamente pervaso da un senso di cupa malinconia.

Davvero questo "uomo" è solo più un tornaconto economico. Tutto è basato sul denaro. Esseri così complessi e meravigliosi soggiogati da qualcosa che ha potere su tutto solo perchè tutti le danno potere, ma che a guardar bene non ha un valore intrinsico di alcun genere.

Mezzo di divisione sociale, di ingabbiamento, generatore di egoismo, avidità, il denaro è il vero collante dei rapporti sociali umani.

Ritengo più libera ed emancipata una società barbara che usa ancora la forza bruta per dominare sugli altri, quanto meno, la forza è qualcosa che ti appartiene, col denaro, viceversa è esso che ti controlla.

giovedì 9 dicembre 2010

La cloaca italiana

E vero, lo so bene, la tv è meglio buttarla nel wc, ma questa sera ho visto il tg su rai3 e mi sono letteralmente intossicato.

Si iniza con la vergogna della politica e la storia della compravendita dei parlamentari. Che vergogna, che putritudine , altro che l'immondizia di napoli, in quei palazzi l'immondizia è di casa da sempre e il tanfo che ne viene fuori fa svenire.

Dalla cloaca non esce nessuno pulito, il bel Di Pietro si trova tra le file i soliti trasformisti da due soldi, gente che ride davanti alle telecamere , gente che si fa bella, intoccabili, si intoccabili da chiunque abbia un minimo di buon senso, occorrerebbe emarginarli da quanto senso di schifo fanno montare su.

Poi la toccante schierata dei polizziotti servi, davanti alla casa del padrone. I carabinieri a far cordone e io a sperare per una volta in una carica, di modo che per una volta questa "gente" si senta dall'altra parte a subire , pur manifestando per propri diritti, il braccio, stolto e ignorante di una "legge" che lo è solo in quanto parola scritta su di un muro muto.

Ma non finisce qui il tg mi porta a Torino tra i cassaintegrati della Fiat che devono sottostare alle lune dei dirigenti, di un'altro capo troppo alto e potente.

Basta con il potere a pochi su molti. Basta è ora di fare qualcosa , qualsiasi cosa, qui in Italia stiamo morendo tutti asfisiati da questo vergognoso puzzo di cadavere putrefatto che ancora detta legge.

lunedì 8 novembre 2010

SCHIAVITU' ED AUTODETERMINAZIONE

Le guerre scoppiano per la difesa d'interessi economici, per le terre, per i mercati e per vendere armi, da parte di alcune camarille che controllano gli stati; gli stati sono gelosi di territori e di sudditi contribuenti ed è per questo che il Vaticano è contro il controllo delle nascite, perché, senza il lavoro, terra e capitale sono improduttivi. Gli stati fanno trattati di pace, di alleanza o per regolare varie materie, però, poiché mirano ad acquistare influenza, devono farsi le scarpe e acquistare altri territori e altri mercati; perciò ne nascono le violazioni generalizzate dei trattati, delle leggi internazionali, le guerre e gli imperi; tutto ciò è reso possibile dal fatto che il popolo non è stato veramente sovrano da nessuna parte, anche se a volte ha usufruito in parte del saccheggio di altri popoli.


Il principio d'intangibilità delle frontiere, conclamato da trattati e da dichiarazioni di assisi internazionali e dai massimi dirigenti politici, non solo è spesso disatteso, perché le frontiere sono regolarmente contestate da stati in guerra, ma questo principio è in contrasto con il principio dell'autodeterminazione dei popoli, sancito da convenzioni e risoluzioni; però, questo principio è in contrasto e vale meno del precedente, poiché il popolo non è sovrano, è una chimera ed un abuso della credulità popolare.


L'Ossezia del sud e l'Abkazia vogliono la separazione dalla Georgia, il Kossovo la vuole dalla Serbia, altre minoranze etniche o regioni storiche in Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Italia vogliono la secessione; a volte pare che lo stato nazionale sia in crisi; lo stato nazionale non è veramente nazionale perché non è fatto di una sola etnia, però ha mirato ad esserlo, imponendo leggi, lingua, costume e religione, cioè omologando i cittadini. Oggi in Europa occidentale solo l'omologazione religiosa è archiviata, però l'Italia, asservita al Vaticano, si muove in controtendenza, come l'Islam.

Siccome i grandi stati europei si stanno disgregando, pare che l'Unione Europea, nella confusione del linguaggio, invece di difendere lo stato-nazione, voglia difendere lo stato plurietnico, mentre vuole omologare gli europei con le sue leggi; forse si va verso stati nazionali più piccoli, con il rafforzamento del governo centrale dell'Unione Europea, conformemente al Nuovo Ordine Mondiale.



L'élite mondialista vorrebbe usare il proprio potere economico e politico per tenere sotto controllo la popolazione mondiale, ritiene che, poiché ci sono individui che pensano liberamente, la più grande minaccia è costituita da una popolazione consapevole che pensa liberamente ed in modo critico, anche se, i massimi traguardi nell'evoluzione umana si sono raggiunti quando gli uomini si sono liberati dalle catene che oscuravano la loro mente.

Il XXI secolo pare destinato a diventare l'era dei controllori del mondo e degli ingegneri sociali che, per governare, si avvarranno della psicologia di massa, di istruzione, propaganda, religione, stampa, televisione, cinema e radio; il governo mondiale creerà un governo ed una società scientifica a vantaggio di pochi (Bertrand Russell), anche Marx, per governare gli uomini, proponeva un sistema di socialismo scientifico.

Effettivamente la psicologia consente il controllo delle popolazioni meglio delle dittature, secondo Ficht, l'istruzione serve a distruggere il libero arbitrio, impedendoci di pensare diversamente dagli insegnanti, già indottrinati e conculcati dallo stato; perciò sarà l'autorità che imporrà le convinzioni comuni; grazie alla scuola, l'autorità è in grado di precludere alle menti dei ragazzi tutte le idee eterodosse. Nel 1961 il presidente Eisenhower affermò che esisteva una rete interconnessa tra settore industriale, militare e politico, che ricercava continuamente, per interesse, lo stato di guerra, ecco perché una vera pace pare irraggiungibile.

Russell sostiene che, in questo processo, l'eugenetica riveste un ruolo importante, però con essa si possono creare differenze di specie tra dominanti e dominati i quali, come delle pecore, non avranno più la forza di ribellarsi. Mentre le precedenti rivoluzioni scientifiche e tecnologiche dell'uomo hanno mirato a modificare l'ambiente, la nuova rivoluzione mirerà a controllare l'uomo; in precedenza occorreva cercarne il consenso con la propaganda, ora le nuove tecniche indurranno la popolazione ad amare la propria condizione d'asservimento; d'altra parte, fino ad oggi, sono esistiti anche uomini felici della loro condizione servile.

Oggi non esiste più la libera ricerca universitaria sorretta dalla curiosità personale, ma esiste il controllo degli studiosi, delle università e delle relative ricerche, lo stato, grandi imprese e società farmaceutiche selezionano le ricerche sensibili da sponsorizzare. Negli anni venti, prima di Hitler, le fondazioni Rockefeller e Ford avevano sostenuto il movimento eugenetico e dopo la seconda guerra si dedicarono alla genetica ed all'ambientalismo.



A capo di questi movimenti erano sir Julian Huxley ed il principe Bernardo d'Olanda, uno dei fondatori del gruppo Bilderberg nato nel 1954; nel 1946 Huxley, nell'interesse del progresso, propose di favorire lo sviluppo di una sola cultura mondiale e l'avvento con la genetica di una razza più forte. La genetica è collegata all'eugenetica, però il vero scopo di questa rivoluzione dovrebbe essere il controllo dell'umanità.

Huxley si chiedeva come conciliare il principio giuridico dell'eguaglianza, con la disuguaglianza biologica, riteneva l'uomo irrazionale e guidato dall'emotività e non credeva sufficiente o giusto proporre le pari opportunità. L'élite aspira a rivolgersi all'umanità con una sola voce e sa che dittatura e propaganda non sono sufficienti per raggiungere questo scopo, perché nell'uomo permane la lotta per il potere, l'ambizione e la ricerca della ricchezza.

L'eugenetica guarda all'organizzazione sociale ed al controllo dell'uomo e perciò sfocia nell'ingegneria sociale della disuguaglianza. La genetica implica la manipolazione biologica, può servire a migliorare l'umanità, ma può dar luogo anche ad abusi, favorendo la creazione di un sistema di caste biologiche, fino alla separazione biologica in due specie, una intelligente e dominante ed una inferiore ottusa, dominata e schiava.

La ricerca genetica è finanziata dalle stesse persone che finanziarono l'eugenetica, per il controllo mentale e sociale, queste stesse persone hanno finanziato anche il programma di controllo demografico; affermano che, poiché l'aumento demografico danneggia l'ambiente, anche il controllo della crescita demografica va inserito nell'ottica ambientalista. Per salvare la terra e l'ambiente si vuole ridurre il numero delle persone, perciò le fondazioni Ford e Rockefeller finanziano anche il movimento ecologista, imponendo il loro punto di vista.



Purtroppo però Rockefeller è anche interessato al settore petrolchimico e farmaceutico, che non sempre fanno bene all'ambiente ed alla salute, ma la coerenza mon esiste in politica. Nel 1961 Huxley, che era stato il primo direttore dell'Unesco, fondò anche il WWF, comunque sosteneva sempre l'eugenetica e riteneva che l'evoluzione umana potesse essere accelerata anche da eventi catastrofici, come le guerre o le catastrofi naturali.

Oggi ingegneria genetica, nanotecnologia e robotica consentono di rifare il mondo, i nanorobot sarebbero anche in grado di autoreplicarsi, secondo alcuni studiosi, nel 2030 dovrebbe nascere un robot intelligente in grado di produrre copie di se stesso, perciò alcuni, in un segno d'onnipotenza, potranno acquistare l'immortalità scaricando nel suo computer intermo le loro conoscenze. Per volontà dell'élite, le ricerche più sensibili nei settori GNR, cioè d'ingegneria genetica, nanotecnologia e robotica, avvengono generalmente in laboratori privati.

I membri dell'élite vogliono controllare la società e rimodellarla, vogliono plasmare le idee e creare una pubblica opinione, ritengono che la maggior parte degli uomini sia fatta di esseri emotivi ed irrazionali e, per evitare il caos, devono essere controllati, al fine di avere stabilità e ordine, a scapito della stessa umanità comunemente intesa. Queste persone ritengono che gli uomini comuni si trovino in perenne stato adolescenziale, impreparata a prendere decisioni, ritengono che, se gli uomini fossero destinati biologicamente ad essere liberi, sarebbero liberi; ma la realtà smentisce questo assioma, l'uomo, per la sua sicurezza, rinuncia spesso alla libertà di pensiero ed accetta le catene della schiavitù e lo sfruttamento.

Il pensiero anarchico o libertario, non significa necessariamente disordine e terrorismo, è una forma di autogoverno che non vuole pregiudicare gli altri, significa rifiuto dello sfruttamento statale e privato, significa libertà nella responsabilità; è l'affermazione dell'individualità senza sentire il bisogno di governanti, è rifiuto del potere dell'uomo sull'uomo e il rifiuto della servitù. Tuttavia, se si riconosce che anche l'amministratore del condominio è utile, non si sa come potrebbe funzionare.


Fonte: Andrew Gavin Marshall "L'ascesa della dittatura scientifica globale" Nexus n. 88.

vedi anche
Essere governati
Rapporto Flexner

giovedì 4 novembre 2010

Essere governati



Essere governati significa essere controllati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù […].


Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere messi a contribuzione, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati.

Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!

— Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851], traduzione italiana L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Firenze 2000, pagine 240-241.




lunedì 25 ottobre 2010

Is a junk world


Ogni volta che un qualche VIP è visto mangiare un po’ di tofu, subito scrosciano gli applausi. Senz’altro si può affermare che le vecchie rockstar in cerca di mantener la linea o gli ex presidenti USA che hanno capito che c’è un nesso tra dieta e prevenzione dell’infarto costituisca un buon esempio da imitare, almeno che c’è chi ci tiene e ci pensa se non altro per sé(“We care”). Al di là di queste belle notizie però, la situazione alimentare moderna mondiale è alquanto seria.
Le vendite oggi dei cibi BIO in Europa ammontano solo al 2% dei consumi UE (26 paesi).


In pratica, 21 M di € contro ad esempio 24 M di € in merendine confezionate.
La realtà è ben altra cosa, ed è che la grande industria alimentare è la causa numero 1 dello squilibrio alimentare, in pratica della fame, nel mondo odierno.
Vediamo ora come il capitalismo finanziario dei disastri tragga vantaggio solo per il denaro in se’ dalla produzione di alimenti scadenti purché altamente industrializzati tragga

Chi non l’avesse ancora fatto si legga il libro del 2007 di Naomi Klein “CHOCK ECONOMY, L’ASCESA DEL CAPITALISMO DEI DISASTRI” Rizzoli 2007

In esso l’Autrice sostiene che fenomeni sociali straordinari come la guerra in Iraq e disastri naturali come i grandi terremoti, alluvioni ecc. siano sempre un’opportunità usata dalla grande industria attraverso i politici al potere da lei sostenuti per far passare nuove leggi straordinarie che mai sarebbero state accettate in situazioni normali. Questa forma di opportunismo sociale di solito è altamente apprezzata negli ambienti finanziari in quanto produttiva di lauti guadagni. Per l’industria alimentare il disastro da tramutare in grandi profitti è la penuria alimentare che affligge il Pianeta. La scarsità di cibo è stata sventolata sotto i nostro occhi da almeno 40 anni (senza tener conto delle antiche predizioni, del tutto errate, da parte di Malthus e altri corvi di sciagura) ma è ora assai più vicina a realizzarsi ovunque, facendosi sentire tanto nei paesi “in via di sviluppo” quanto in quelli "sviluppati", cioè da noi.

Una delle strategie del capitalismo dei disastri è quella di attendere che i problemi si manifestino in tutta la loro gravità prima di passare all’azione. Infatti, non ci sarebbe sufficiente reazione emotiva per far passare misure in loro favore senza l’urgenza del disastro, e quindi mancherebbero i guadagni colossali. Pertanto si va dal “preoccupante” al “problematico” prima di arrivare a “disastro” nel loro linguaggio echeggiato da stampa e televisioni. L’Escalation di termini conduce a una serie di misure d’emergenza spacciate per soluzioni – non c’è tempo, bisogna agire in fretta! .

Proprio quando c’è bisogno di studiare in dettaglio e di tanta moderazione, si agisce in fretta e furia.

Non pensare in termini di problema, ma di opportunità

1 - Primo esempio, L’IMPOVERIMENTO DEI CONTADINI . I piccoli agricoltori a regime famigliare o simile in tutto il Pianeta non possono tenere prezzi che reggano la concorrenza con quelli dell’agricoltura aziendale industrializzata, di grande scala e altamente meccanizzata. Per salvarsi hanno due possibilità: una è quella di produrre alimenti da export, esotici in nazioni più ricche, allo scopo di accrescere i guadagni. In Italia ciò vale soprattutto per il vino. La seconda possibilità è quella di coltivar cereali per bio-fuel ovvero, trasformarli in carburante per motori a scoppio. Le sole vendite di terreni agricoli in Africa dell’ultimo anno ammontano per un terzo a terreni destinati a questo tipo di raccolti.

La Jatropha è una nuova pianta che viene promossa in Africa e Sud America come un aiuto per i piccoli coltivatori, produce olio facilmente convertibile in bio-fuel. La grande resa si trasforma però subito in consumi massicci di acqua e di pesticidi mentre i consorzi agrari vendono a vagonate semi di questa nuova “rivoluzione Verde” in paesi dove la fame è endemica, per cui diventa necessario importare cereali e alimentari dall’estero, sovente sotto forma di aiuti altre volte acquistati con maggiore debito. Indovina chi paga, e indovina chi ci guadagna.

2 – L’AUMENTO DELLA POPOLAZIONE - Avrete sentito dire che si proietta la crescita della popolazione mondiale oltre i 9 miliardi, secondo alcune stime, peraltro controverse e non certe, per la metà del presente secolo. Nove miliardi che ogni giorno si dovranno sedere da qualche parte a mangiare qualcosa. Anche questo problema è sempre stato rinviato al futuro fino a che non si presenta l’ennesima “crisi da aumento di popolazione”.

La soluzione rapida e definitiva è alla portata: basta mettersi a produrre massicciamente cibi geneticamente modificati che resistono ai parassiti, usano solo certi pesticidi e dovrebbero aumentare la resa: chi si oppone agli OGM farà così la figura dell’ecologista sentimentale, egoista e senza cuore che per le sue fisime - “non scientificamente provate” direbbe Veronesi – causa la fame dei poveretti…Intanto Monsanto ci fa un figurone. Peccato che la realtà sia completamente un’altra.

3 – I CRESCENTI PREZZI AGRICOLI ALIMENTARI – La risposta qui è, scambiare quantità con qualità. Si forniscono alimenti scadenti ma di massa ai più poveri, sempre provenienti da cibi molto trattati e industrializzati. Troverete sempre abbondanza di fast-food nei quartieri bassi, macchinette distributrici nelle fabbriche, merendine/immondizia nelle scuole.

Il fatto è che i pochi che lavorano duro devono mangiare con poco e velocemente, mentre chi non lavora ha bisogno di ridurre al massimo la spesa alimentare. Aggiungi la mancanza di cultura, gli slogan fasulli piantati ad arte dalla pubblicità ingannevole e dagli “esperti” televisivi prezzolati, ed ecco che la povertà nutritiva ha tutti i sostegni che necessita; i signori del fast-food sono maestri di cibi saporiti ed economici.

I governi dal canto loro continueranno sempre a finanziare con aiuti di Stato carni, latte e pollame per rassicurare il grande pubblico con la presenza di alimenti familiari sulla tavola, anche se l’evidenza scientifica e dei fatti ha provato da tempo che questi consumi in eccesso siano malsani e apportatori di patologie degenerative. Lo continuano a fare perché l’industria alimentare li appoggia e finanzia completamente attraverso i finanziamenti alle campagne elettorali dei politici, e questo vale per tutti gli schieramenti e partiti indistintamente. Si sta già configurando infine una pseudo-Linea Verde nei fast-food per giovani ed ecologisti dilettanti, a base di banco delle insalate, burger alla soia OGM e ben presto avremo pannelli solari ed eliche eoliche vicino alla grande M a forma di tette appetitose simbolo di McDonald’s.


4 – LE RISERVE DI PESCE IN ESAURIMENTO – enormi navi-officina solcano i mari espellendone i piccoli pescherecci, esaurendo le scorte e massacrando le riserve di piccoli pesci in crescita col metodo della pesca di massa industrializzata. Su di esse il pescato è lavorato in catene di produzione fino al prodotto pronto surgelato magari anche precotto. Questa politica estrattiva produce immani squilibri ambientali e sprechi, con conseguente impoverimento del patrimonio ittico. Una seria politica di autocontrollo della pesca con metodi e calendari precisi permetterebbe di conservare il patrimonio di pesci in riproduzione, ma onde tenere altissimi i ricavi bisogna invece allarmare il pubblico con le false notizie per cui l’industria ha già pronta la nostra salvezza: il pesce OGM! Pronto su ogni tavola, le ultime pastoie e scrupoli dei tradizionalisti (oh come son lenti, questi antimodernisti e antiprogressisti, non vedete che il mondo ha fame e noi grandi forze del Progresso lo sfameremo?) cadono in fretta, tra poco FDA (Ministero dell’Agricoltura USA) approverà senza riserve.

Avrete salmoni a crescita rapida, dimezzata come tempi e di maggiori dimensioni; magari poi lo scienziato del progresso inarrestabile penserà ad un nuovo modello di salmone con le zampe in modo da uscirsene dall’acqua da solo, così avremo pescatori in esubero a cui penserà la cassa integrazione mentre i salmoncini tutti in fila se ne entreranno nelle fabbriche automatizzate, sulle loro zampine. E’ un sogno, per ora, ma presto….. Un maiale più umanizzato anche per farne organi simil-umani da trapiantare (mi raccomando anche la faccia, signori politici!) ed una capra da latte chimicamente simile a quello umano son già in fase sperimentale avanzata. Aspettiamoci di vedere dei bimbi brucare l’erba nelle aiuole del giardino di casa, e bimbi molto, molto ubbidienti che si muovono tutti insieme, come un gregge…..

E’ importante che tutti coloro i quali nutrano una qualche preoccupazione per il futuro del pianeta, per la qualità di vita e di alimentazione umana non permettano a questi argomenti di scivolare nel dimenticatoio o nelle chiacchiere da bar o peggio nelle polemiche televisive. Si dovranno scoprire nuove maniere di comunicazione in modo anche di trasmettere al pubblico una nuova educazione alimentare non pi fondata sul “mangiare di tutto un po’” perché in realtà l’industria decide quel “tutto” e lo incanala verso le sue precise scelte di profitto, facendoti poi credere che “si è sempre mangiato così”. Questa è la grande opportunità che ci sta dando la Grande Crisi in atto ora e per molto tempo ancora. Se no, a che servono le crisi, se non a riflettere?

ROBERTO MARROCCHESI

venerdì 22 ottobre 2010

Rimedi Barbari

Ieri ero in pausa a lavoro e mi trovo a sentire i discorsi di un gruppo di 6 ragazze su presunti rimedi fai da te...

Vi confesso che non era la prima volta che sentivo scambiarsi tisane e altri rimedi ma me ne sono sempre disinteressato.

Ieri però contare fino a 10 non è bastato. Una di loro aveva nausea e voglia di vomitare così che esce il nuovo rimedio barbaro... "beviti la cocacola fredda! noi la diamo sempre ai nostri bambini quando hanno la nausea e devono vomitare! Funziona! "

Non ho retto, considerare la cola , per di più fredda come un rimedio già mi fa ribrezzo, ma per di più sentire che è un rimedio per i bambini mi fa realmente incazzare.

Suppongo che questa proprietà anti-nausea sia da ritrovare in un dei tanti ingredienti segreti della cola, l'acido fosforico famoso per la sua azione demineralizzante delle osse.

Insomma sbotto, mi intrometto nei loro "discorsi" e pur passando per non so cosa gli faccio una super ramanzina.

Chiarmente le signorine neo mamme si irrigidiscono e aumentano la dose di assurdità, ma del resto cosa poteo aspettarmi da persone le quali forme e fattezze non sono più umane e dalle quali bocche oltre che fantacazzate esce solo il fumo della sigaretta... poveri bimbi, poveri noi, povera società.

Per ripassare cosa accade al nostro corpo quando beviamo cocacola.... http://anoldseed.blogspot.com/2009/01/cosa-succede-al-tuo-corpo-quando-ti.html


lunedì 11 ottobre 2010

La fine della scuola Italiana

Venerdì scorso mi trovavo a Palermo e ho avuto modi di assistere alla manifestazione studentesca di protesta contro gli scenari che vedono tragicamente profilarsi all'orizzonte della scuola italiana.

Devo dire che mancando dai banchi di scuola da 14 anni ho dovuto farmi fare un riassunto di quel che sta succedendo, riassunto che vi mostro qui in breve ...

Con il susseguirsi delle politiche del governo che sta smantellando l'istruzione pubblica che ci impongono il modello sociale della classe al potere, le nostre scuole si trasformano sempre più velocemente in vere e proprie caserme al fine di controllarci e irreggimentarci din dal liceo.

Voto in condotta
Come ben noto il voto di condotta influisce radicalmente sul giudizio finale dello studente, l'introduzione di questo infatti non è altro che una minaccia per tutti quei studenti che vogliono ribellarsi a questo stato di cose e sono considerati dunque "cattivi esempi"

Badge
E' già attivo in alcune scuole ! Cos'è?
E' una tessera che monitora le assenze dello studente al fine di avvisare immediatamente attraverso sm o mail le famiglie dei ragazzi

Sicurezza
A causa dei continui tagli che influiscono tutto il mondo dell'istruzione compresi docenti e personale ATA, le classi saranno formate da 31 alunni influendo negativamente sulle norme in tema di sicurezza ( pensate ad una imminente evacuazione...)

Un nuovo libro da studiare...la Bibbia

superando il concetto di stato laico espresso nella costituzione italiana, la Gelmini seguendo l'esempio dell'onorevole Zaia propone lo studio della Bibbia nelle scuole superiori con la scusa di non perderel e tradizioni cattoliche del nostro paese. In realtà è una manovra per accrescere l'hummus razzista diffuso dai mass media verso chi, essendo di altri paesi, crede in un altra religione o semplicemnte non crede!

Allenati per la vita
"Allenati per la vita" è il nuovo corso rivolto agli studenti dei licei promosso dalla Gelmini e dal ministro della difesa Iganzio La Russa....

E' un corso paramilitare ... non è uno scherzo!

Gli studenti impareranno a sparare con la pistola ad aria compressa, a tirare con l'arco, ad arrampicarsi, a eseguire percorsi ginnico militari che ci fanno pensare solo ed esclusivamente agli anni del fascismo italiano.

Il fine è esplicito nelle parole del ministro La Russa:

"Avvicianare il più possibile i giovani ai sani valori espressi dalle forze dell'ordine e educarli all'amor per la patria"

Chissà quali sono i sani valori espressi dalle forze dell'ordine....
Gli assassini di stato forse (Carlo giuliani, Stefano Cucchi , Federico Aldrovandi ecc )?
L'esempio dato al G8 di genova?
le vergogne che compiono i soldati nelle guerre imperialiste?
Le cariche ai lavoratori e agli studenti?



domenica 22 agosto 2010

Aggressività in Natura




Di recente mi trovavo al mare con dei conoscenti "idoiti", tra i quali una sedicente docente universitaria di chimica la quale si atteggiava di continuo a "Miss so tutto io".

Il caso vuole che continuandosi a lamentare del servizio sanitario italiano ( ...e chi se ne frega) cercava di mettere "paura" a mia moglie riguardo eventuali bruciature da contatto con le meduse.

Il "caso" ha voluto che invece proprio lei a distanza di qualche ore si ritrovasse con le coscione tutte rosse e brucianti per via delle meduse.


Ora la super-scienziata va via di testa dicendo che doveva prendere l'antistaminico altrimenti sarebbe andata in shock anafillattico, perchè, spiega lei, è allergica alle punture di ape.

Ora io non so dove possa essere la somiglianza tra una medusa ed un'ape, e neppure dove possa essere il raziocinio a prendere cocktail di farmaci, siccome aveva d'apprima ingerito due differenti tipi di antibiotici per farsi passare il mal di denti ( !!! ) ...

Certo ho pensato subito a me e mi sono chiesto ma io sono allergico alle puntere di api? Direi di no mi hanno punto almeno 4 volte e le vespe almeno 4 volte solo dall'inizio di quest'anno... adesso che scrivo ho la caviglia gonfia per via di due morsi allucinanti di non so quale ragno incontrato nell'orto.


Allora qui scatta la riflessione, La Natura che tanto vogliono cancellare per sostituirla con un mondo asettico e controllato ha nei secoli creato, artigli, zanne, veleni, aculei ed ogni tipo di strumento di offesa/difesa...



Se prendiamo a paragone un innocuo gattino d'appartamento e iniziamo a rompergli le scatole, scopriremo da li ad un po' di tempo che l'innocuo gattino non ci metterà poi molto a tirar fuori le ungia per graffiarci.




Comportamento che ritengo normale, anzi Naturale, mi dai fastidio, non lo capisci ( e qui il linguaggio è superfluo) e di conseguenza ti graffio.

In Natura gli animali misurano di continuo la loro forza e il loro diritto ad esistere con comportamenti aggressivi.

Ma vediamo come si comporta l'uomo a questo rigurdo.

Ritengo che sia utile divedere L'uomo in due ceppi, il civile e il rappresentante di un "potere".

I "civili" aborrano la violenza in ogni sua forma, vengo addottrinati dalla società, dalla scuola, dalla famiglia e dalle religioni a non fare uso di violenza mai, in quanto espressione di una bruttezza e bassezza unica.

L'altro gruppo vestito da divise magari, invece ha il privilegio di poter usare questo "potere" e lo usa senza alcun problema etico, morale o spirituale passando dalle manganellate alle bombe atomiche.

Esssendo che l'aggressività è comunque assai presente anche fra i "civili" e non si può far finta che non ci sia, l'uomo civile la esprime in maniera differente, sostituendo la fisicità con delle subdole tecniche che anche qui vanno dalle parole dette con cattiverie e cariche di veleno alle più sofisticate locubrazioni mentali che vanno poi a creare leggi di ogni tipo che minano alla salute e alla libertà degli individui.

Nella società civile insomma il forte non è più quello costituzionalmente forte ma quello che ha maggiori mezzi economici.

Ma cosa accadrebbe se per un solo giorno alcuni di noi si svegliassero da questo assurdo mondo finto che ci è stato messo davanti per vedersi parte integrante e oggettiva della Natura?

Per esempio, se a ragione facessimo un incidente autostradale di poco conto, ma dall'altra vettura ( un bel suv ) fuoriscisse una madama tutta agghindata che iniziasse a sbraitare e un signore tutto attempato con il suo doppio petto che subito iniziasse a vantare titoli e conoscenze e sfoggiasse il suo nuovo cellulare chiamando 112,113,118 e avvocato.

Poi magari sopraggiungono due funzionari di pubblico ufficio, due vigli urbani per intenderci, un uomo e una donna, due panzoni tutte e due.

Immaginiamo i due alti borghesi subito fermarli elencando titoli e conoscenze, immaginiamo i vigili incominciare le prime reverenze, e noi in tutto ciò quasi non esistessimo, quasi fossimo una parte ininfluente, quella sbattuta con l'auto perche passava con il verde.

Immaginiamo che i due funzionari incomincino a chiederci patente, libretto, se abbiamo bevuto o fumato o altre divolerie, come se i cattivi fossimo noi...

Immaginiamo per farla breve di pensare a quel gattino d'appartamento che si rompe i coglioni una volta per tutte, che non riconsce alcun potere istituzionalizzato in quanto non derivante dalla Natura, in quanto non vero, ma semplicemente montato sul nulla ( il denaro ) e supinamente accettato da tutti ( quei coglioni che siamo noi ) .

Cosa farebbe?

Ve lo dico io.

Non curante delle due berette 92 ben riposte alla fondina dei due agenti, gli mollerebbe due cazzottoni uno per uno, stendendoli in 2 secondi, uno per uno, poi prenderebbe il cellulare del titolato e glielo infilerebbe.... scegliete voi dopo, alla madama basta un'occhiataccia per farla pisciare addosso.

5 , 6 secondi si sarebbe tutto risolto.

Anarchia? no Natura.
Civiltà? no Schiavitù.