venerdì 4 novembre 2011

SULLE MERAVIGLIE DELL'ONNIVORISMO

CONTAMINAZIONI PARASSITARIE, VIRALI, BATTERIOLOGICO-FECALI

DI CARLO MARTINI
ComeDonChisciotte

Mentre i Center for Disease Control and Prevention annunciano l'identificazione di un nuovo ceppo di virus dell'influenza suina in due bambine statunitensi, continuiamo la serie di articoli sulle forme di contaminazione del corpo causate/favorite dall'onnivorismo e dagli allevamenti intensivi, con gli inevitabilli costi sociali in termini di morbilità della popolazione che ne derivano.
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Ringraziamo in particolare il dottor Michael Greger per lo straordinario lavoro di divulgazione scientifica che sta portando avanti su Nutrition Facts, che è stata la principale fonte di ispirazione per questo articolo.

Cominciamo dunque con le forme di parassitosi:

Anisakis Simplex

L'Anisakis Simplex (foto) è un verme parassitario le cui larve sono presenti soprattutto nel pesce e che in una recente pubblicazione dalla Spagna è stato riscontrato in ben 2/3 dei campioni commerciali analizzati (Lopez, 2010). Soggetti ad elevata sensibilità possono riportare i tipici sintomi allergenici indipendentemente dalla cottura, e anzi ci sono casi registrati di sintomatologie persino dopo l'ingestione di pollame che era stato nutrito a pesce (Armentia, 2006).

A. Armentia, F. J. Martin-Gil, C. Pascual, M. Mart n-Esteban, A. Callejo, and C. Mart nez. Anisakis simplex allergy after eating chicken meat. Journal of Investigational Allergology and Clinical Immunology, 16(4):258, 2006.
I. Lopez and M. A. Pardo. Evaluation of a real-time polymerase chain reaction (pcr) assay for detection of anisakis simplex parasite as a food-borne allergen source in seafood products. J. Agric Food. Chem., 58(3):1469 -1477, 2010.


Free Image Hosting at www.ImageShack.usTaenia Solium

La neurocisticercosi è una condizione causata dai parassiti Taenia Solium (tenie del maiale), che infettano e "scavano" il tessuto cerebro-spinale causando emicranee, deficit neurologici e costituendo la prima causa di epilessia a livello mondiale, con un decorso potenzialmente fatale (Davidson 2010, Moskowitz 2010). Dopo l'infezione, le larve possono svilupparsi in tenie di 2-7 metri di lunghezza, e vivere fino ai 25 anni.

La carne cruda di maiale e l'esposizione a materiale fecale contaminato sono i veicoli primari di trasmissione: il problema riguarda prevalentemente i paesi a basso sviluppo socio-economico, ma i flussi migratori stanno facendo crescere i casi anche nei paesi occidentali (Schantz 1992, Moore 1995, Coyle 2009)

Coyle CM, Tanowitz HB. Diagnosis and treatment of neurocysticercosis. Interdiscip Perspect Infect Dis. 2009;2009:180742. Epub 2009 Aug 27.
Davidson PN. Neurocysticercosis: fireflies in the central nervous system. Am J Electroneurodiagnostic Technol. 2010 Mar;50(1):26-36.
Moore AC, Lutwick LI, Schantz PM, Pilcher JB, Wilson M, Hightower AW, Chapnick EK, Abter EI, Grossman JR, Fried JA, et al. Seroprevalence of cysticercosis in an Orthodox Jewish community. Am J Trop Med Hyg. 1995 Nov;53(5):439-42.
Moskowitz J, Mendelsohn G. Neurocysticercosis. Arch Pathol Lab Med. 2010 Oct;134(10):1560-3.
Schantz PM, Moore AC, Muñoz JL, Hartman BJ, Schaefer JA, Aron AM, Persaud D, Sarti E, Wilson M, Flisser A. Neurocysticercosis in an Orthodox Jewish community in New York City. N Engl J Med. 1992 Sep 3;327(10):692-5.


Toxoplasma Gondii

Il toxoplasma gondii è un parassita cerebrale per cui la carne di agnello costituisce uno dei mezzi di trasmissione (Dubey, 2008). Attualmente si stima che il tasso di contagio potrebbe arrivare fino ad un 10 % della popolazione statunitense, e le possibi implicazioni vanno da schizofrenia, disordini bipolari e malattia di Parkinson fino ai disturbi oculari (Yolken, 2009).

J. P. Dubey, N. Sundar, D. Hill, G. V. Velmurugan, L. A. Bandini, O. C. H. Kwok, D. Majumdar, and C. Su. High prevalence and abundant atypical genotypes of toxoplasma gondii isolated from lambs destined for human consumption in the usa. Int. J. Parasitol., 38(8 - 9):999-1006, 2008.
Yolken RH, Dickerson FB, Fuller Torrey E. Parasite Immunol. 2009 Nov;31(11):706-15. Toxoplasma and schizophrenia.


VIRUS

Human Papilloma Virus

Una pubblicazione dalla Germania (Schneider, 1990) raccontava il caso di un diciannovenne con un condiloma uretrale (tumore sulla punta del pene) che continuava a ripresentarsi nonostante le operazioni chirurgiche: dopo lo sospensione del consumo di carne di maiale, fu finalmente possibile una regressione della malattia, nella cui genesi è implicato lo human papilloma-virus (HPV). I risultati portarono i ricercatori a sospettare che lo HPV fosse alla base delle forti correlazioni statistiche - a livello dei vari paesi - tra consumo di tale carne e l'incidenza di tumore cervicale, che è particolarmente bassa in Israele.

Schneider A, Morabia A, Papendick U, Kirchmayr R. Pork intake and human papillomavirus-related disease. Nutr Cancer. 1990;13(4):209-11. Department of Obstetrics and Gynecology, University of Ulm, West Germany.

Virus della leucemia bovina

Con l'eccezione dei vegetariani, che hanno un'incidenza straordinariamente bassa (Key, 2009), gli ultimi decenni hanno visto un generale aumento dei casi di linfoma non-Hodgkin, a cui potrebbe contribuire il (retro)virus della leucemia bovina: in una pubblicazione dagli Stati Uniti, gli anticorpi reattivi sono stati riscontrati nel 72 % delle persone analizzate, possibilmente come risultato dell'ingestione dei cibi commerciali che presentano cellule infette: carne di mucca e latticini (Buehring, 2003).

Buehring GC, Philpott SM, Choi KY. Humans have antibodies reactive with Bovine leukemia virus. AIDS Res Hum Retroviruses. 2003 Dec;19(12):1105-13.
Key TJ, Appleby PN, Spencer EA, Travis RC, Allen NE, Thorogood M, Mann JI. Cancer incidence in British vegetarians. Br J Cancer. 2009 Jul 7;101(1):192-7. Epub 2009 Jun 16.


Virus dell'epatite E

L'epatite E è una malattia infiammatoria del fegato causata da uno specifico virus a trasmissione zoonotica: i maiali domestici (ma anche cinghiali, cervi e crostacei) ne sono portatori, e le loro carni o interiora possono fungere da mezzo di trasmissione (Teo, 2010). Contaminazioni infettive sono state comunemente riscontrate in prodotti commerciali dal Giappone fino al Nord America: non solo nel fegato di maiale (Yazaki, 2003 & Feagins, 2007), ma anche negli altri organi e tessuti provenienti da questo animale (Leblanc, 2010).

Tale virus potrebbe avere un ruolo - oltre che negli alti livelli di anticorpi HVE riscontrati nei donatori di sangue statunitensi - anche nell'associazione fortemente positiva (maggiore di quella per l'alcool!) tra consumo pro-capite di carne di maiale e mortalità per malattia epatica cronica nelle varie nazioni (Dalton, 2010).

Da notare che la relativa stabilità termale del virus faccia sì che la cottura breve non sia una garanzia di disattivazione (Emerson, 2005).

Dalton HR, Bendall RP, Pritchard C, Henley W, Melzer D. National mortality rates from chronic liver disease and consumption of alcohol and pig meat. Epidemiol Infect. 2010 Feb;138(2):174-82. Emerson SU, Arankalle VA, Purcell RH. Thermal stability of hepatitis E virus. J Infect Dis. 2005 Sep 1;192(5):930-3. Feagins AR, Opriessnig T, Guenette DK, Halbur PG, Meng XJ. Detection and characterization of infectious Hepatitis E virus from commercial pig livers sold in local grocery stores in the USA. J Gen Virol. 2007 Mar;88(Pt 3):912-7. Leblanc D, Poitras E, Gagné MJ, Ward P, Houde A. Hepatitis E virus load in swine organs and tissues at slaughterhouse determined by real-time RT-PCR. Int J Food Microbiol. 2010 May 15;139(3):206-9. Teo CG. Much meat, much malady: changing perceptions of the epidemiology of hepatitis E. Clin Microbiol Infect. 2010 Jan;16(1):24-32 Yazaki Y, Mizuo H, Takahashi M, Nishizawa T, Sasaki N, Gotanda Y, Okamoto H. Sporadic acute or fulminant hepatitis E in Hokkaido, Japan, may be food-borne, as suggested by the presence of hepatitis E virus in pig liver as food. J Gen Virol. 2003 Sep;84(Pt 9):2351-7.

Virus oncogenici del pollame

I virus oncogenici presenti nel pollame (leucosi-sarcoma aviare, reticoloendoteliosi, malattia di Marek) potrebbero essere alla base di una sconcertante pubblicazione epidemiologica proveniente da Baltimore (Johnson, 2010), dove è stato constatato che, rispetto alla popolazione generale, i lavoratori nella macellazione del pollame hanno una maggiore incidenza dei tumori di cavità oro-nasali, faringe, esofago, recto-sigmoide-ano, fegato, myelofibrosi, leucemia linfatica e mieloma multiplo. Gli stessi ricercatori hanno espresso la preoccupazione che tali virus potrebbero contaminare anche il consumatore finale (contatto con le mani o le superfici della casa) prima della cottura.

Johnson ES, Zhou Y, Lillian Yau C, Prabhakar D, Ndetan H, Singh K, Preacely N. Mortality from malignant diseases-update of the Baltimore unions poultry cohort. Cancer Causes Control. 2010 Feb;21(2):215-21.

CONTAMINAZIONI BATTERIOLOGICO-FECALI

Secondo uno dei più recenti rapporti pubblicati dal National Antimicrobial Resistance Monitoring System (facente parte dei Centers for Disease Control and Prevention), le carni statunitensi (pollame, bovini, suini) sono frequentemente contaminate da Salmonella, Campylobacter - ossia una delle più comuni cause di paralisi neuro-muscolare - ed Escherichia Coli, che è generalmente un indicatore dei residui fecali (CDC NARMS, 2009). Non a caso, come osservato da una ricerca dell'Università dell'Arizona, nelle case dei cittadini le superfici della cucina tendono ad essere più fecalmente contaminate di quanto non lo siano quelle del bagno (Rusin, 1998)

La situazione non è più incoraggiante rispetto ai livelli di contaminazione fecale del pesce, causati dalle pratiche di eviscerazione e la conseguenze esposizione agli scarti viscerali (Pao, 2008). Sebbene molte delle spaventolse patologie acute (tra cui il colera) associate alle contaminazioni batteriche siano attribuibili al consumo di cibi marini crudi (Morris 2003, Nawa 2005, Tobin-D'Angelo 2008, Tsai 2009), le ciguatossine di alcuni pesci esotici possono sopravvivere alla cottura, e costituiscono infatti la base per i 50.000 casi all'anno d avvelenamento da Ciguatera a livello mondiale, che si manifestano con sintomatologie tanto gastro-intestinali quanto neurologiche (CDC,2009).

Come nota ironica conclusiva, ricordiamo che in realtà - come constatato in una pubblicazione dell'University of Veterinary Medicine di Hannover (Atannasova, 2008) - esiste la possibilità di mangiare persino dell'ottimo sushi completamente esente da contaminazioni fecali di qualsiasi tipo: quello vegan, basato sui cetrioli o sull'avocado.

Atanassova V, Reich F, Klein G. Microbiological quality of sushi from sushi bars and retailers. J Food Prot. 2008 Apr;71(4):860-4.
Centers for Disease Control and Prevention. National Antimicrobial Resistance Monitoring System (NARMS): Enteric Bacteria Annual Report. 2009.
Centers for Disease Control and Prevention. Cluster of ciguatera fish poisoning--North Carolina, 2007. MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2009 Mar 27;58(11):283-5.
J. G. Morris Jr. Cholera and other types of vibriosis: A story of human pandemics and oysters on the half shell. Clinical Infectious Diseases, 37(2):272-280, 2003.
M. Tobin-D'Angelo, A. R. Smith, S. N. Bulens, S. Thomas, M. Hodel, H. Izumiya, E. Arakawa, M. Morita, H. Watanabe, C. Marin, M. B. Parsons, K. Greene, K. Cooper, D. Haydel, C. Bopp, P. Yu, and E. Mintz. Severe diarrhea caused by cholera toxin-producing vibrio cholerae serogroup o75 infections acquired in the southeastern united states. Clin. Infect. Dis., 47(8):1035-1040, 2008.
Rusin P, Orosz-Coughlin P, Gerba C. Reduction of faecal coliform, coliform and heterotrophic plate count bacteria in the household kitchen and bathroom by disinfection with hypochlorite cleaners. J Appl Microbiol. 1998 Nov;85(5):819-28.
S. Pao, M. R. Ettinger, M. F. Khalid, A. O. Reid, and B. L. Nerrie. Microbial quality of raw aquacultured sh llets procured from internet and local retail markets. J. Food Prot., 71(8):1544-1549, 2008.
Y. H. Tsai, T. J. Huang, R. W. W. Hsu, Y. J. Weng, W. H. Hsu, K. C. Huang, and K. T. Peng. Necrotizing soft-tissue infections and primary sepsis caused by vibrio vulnicus and vibrio cholerae non-o1. J Trauma, 66(3):899-905, 2009.


Carlo Martini
www.comedonchisciotte.org
04.11.2011

sabato 22 ottobre 2011

LIBERTA’ DI SCELTA TERAPEUTICA

Siamo 17.200 persone e contiamo sul tuo aiuto !

Non chiediamo soldi ma solo 5 minuti del tuo tempo.

11-11-11 : GIORNATA ITALIANA DELLA LIBERTA’ DI SCELTA
TERAPEUTICA SECONDO UNA VISIONE OLISTICA

Il nostro intento è il riconoscimento delle Medicine non Convenzionali in Italia
praticabili da operatori opportunamente preparati, a prescindere dalla loro
appartenenza alla categoria medica, in ambiti di competenza chiari e ben definiti
(in linea con le direttive comunitarie).

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tal proposito scrive :

"Gli operatori della salute non medici devono essere considerati una risorsa
sostenibile e di valore per tutti i paesi del mondo e l’utilizzo di questi operatori nel sistema primario della cura, in stretta collaborazione con gli operatori della
medicina convenzionale, contribuisce ad ottenere sistemi di salute più pratici,
efficaci, e culturalmente accettabili. Beneficiare del meglio della medicina non
convenzionale e di quella convenzionale e di una collaborazione efficiente e
fattiva tra i due campi, è un diritto irrinunciabile del cittadino e della
comunità”.

Così come sostenuto al Convegno Nazionale sulla "Libertà di Scelta Terapeutica"
non si vuole quindi puntare il dito sulla necessità di scegliere una strada piuttosto che un altra, questo sarebbe non solo inutile ma anche limitante !!!

Una persona può quindi essere seguita dal suo medico ed iniziare anche una cura non convenzionale, cura che in molte occasioni porta ad un miglioramento
tangibile. In tal caso, saranno i medici stessi a modificare la terapia e non gli
operatori bio-naturali non medici, che non possono sostituirsi a questi ultimi ; con la necessità che nelle "scuole di medicina" si insegni al futuro medico anche la via spirituale, per una completezza di formazione, essendo l'uomo, un essere olistico formato da corpo, mente e spirito.

Se vuoi approfondire l’argomento e leggere i nostri 17.200 nomi, collegati subito
a questo sito :

http://www.unaleggeperlemedicinenonconvenzionali.it/

Luce alla tua vita e grazie di cuore anche solo per averci letto !

venerdì 7 ottobre 2011

La parola Data

Mantenere la parola data è un principio universale che troviamo in tutte le società e in tutte le culture. Noi lo riceviamo dalla tradizione romana. Il mito racconta che il console Attilio Regolo, fatto prigioniero dai cartaginesi, era stato mandato a Roma dopo aver promesso che sarebbe tornato. Ed ha rispettato il patto anche se sapeva che lo attendeva una morte atroce. Il principio è stato confermato dall'etica cristiana ed è stato fondamentale per lo sviluppo del sistema creditizio ed economico europeo. Per secoli sono bastate semplici lettere private in cui uno si impegnava a dare e l'altro a restituire enormi somme di denaro senza che ci fosse una legge o uno Stato a farle rispettare, ma solo la fiducia reciproca. Nel nostro mondo contadino le transazioni si facevano sulla parola, con una stretta di mano.

Era un principio che si imparava fin da bambini: le promesse vanno mantenute. Chi è cresciuto in questa atmosfera morale, quando incontra gente che si comporta diversamente ha un trauma psicologico. Una ragazza che conosco bene era appena arrivata a Milano dove, con grande fatica, aveva trovato un appartamentino in affitto, lo aveva arredato, vi aveva messo i suoi vestiti ed i suoi libri. Un giorno è venuta a trovarla suo fratello con un amico che, piangendo, diceva di non avere un posto dove dormire. Gli bastava un branda in uno sgabuzzino per qualche giorno, poi se ne sarebbe andato. Una sera la ragazza non è potuta entrare perché l'altro aveva fatto cambiare la serratura. Tornata con un avvocato, ha constatato che l'intruso aveva spostato lì la sua residenza e aveva fatto sparire tutte le sue cose. Ne è rimasta turbata per anni. Poi la vita ci insegna ad essere prudenti, ma c'è sempre una zona protetta, dove noi assumiamo che venga sempre mantenuta la parola data: l'amicizia.

L'amico è quello in cui hai fiducia. Anzi l'essenza dell'amicizia è proprio la fiducia. E' già così nei bambini. L'amore è sempre rischio, la ragazzina che ti piace può sempre voltarti le spalle e dare la mano ad un altro. Ma l'amico del cuore no. A lui puoi confidare un segreto sicuro che non va a dirlo a nessuno, non fa nemmeno la spia a tua mamma o alla insegnante. L'amicizia è sempre stata così anche nel passato, ce lo ricordano Cicerone, Montaigne e Voltaire. E' questo il motivo per cui quando l'amico ti tradisce provi un trauma spaventoso, che non potrai più dimenticare. Cosa avviene quando questo principio viene abbandonato? Sfacelo politico e sociale, guerra e miseria. L'abbiamo visto durante l'anarchia dei signorotti feudali in lotta tutti contro tutti.

L'abbiamo visto nella catastrofe dell'Italia del Cinquecento, il Paese più ricco e progredito d'Europa, ma fatto di staterelli in guerra fra di loro con un gioco continuo di alleanze e tradimenti. Prima con i francesi, poi con gli spagnoli, poi con i lanzichenecchi luterani quando il duca di Ferrara e di Mantova tradirono Giovanni delle Bande nere aprendo loro la strada al saccheggio di Roma. Nessuna società riuscirà mai a vivere e prosperare se il principio di mantenere la parola data non viene ribadito dalla legge e dalla morale, insegnato fin dall'infanzia e scolpito nel cuore degli uomini in modo che venga applicato in tutti i campi dell'esistenza.

martedì 23 agosto 2011

pandora


Alcune foto dell'orto nel quale sono attualmente presenti una cinquantina di piante differenti e un nuovo amico che si aggira fiero fra i bancali.






lunedì 18 luglio 2011

Psicologia della Corruzione e Società Anarchica

Il corrotto è il grande protagonista dei nostri giorni. Tanto da occupare ormai da tempo, nei paesi sviluppati, il centro dell’attenzione collettiva. Non solo nelle cronache politiche e giudiziarie, dove naturalmente troneggia, ma anche in quelle finanziarie, militari, ecclesiastiche, accademiche.
Chi è però il corrotto, qual è la sua psicologia, come si diventa tali? Cosa favorisce la moltiplicazione dei corrotti, perché in certe epoche essi si moltiplicano, e in altre sembrano sparire?

L’osservazione empirica, sia statistica che clinica, toglie di mezzo alcuni diffusi luoghi comuni sull’argomento. Per esempio non è vero che la corruzione sia figlia delle miseria, che chi accetta di farsi corrompere lo fa per mancanza di mezzi. Questo nella realtà è piuttosto raro, mentre è molto più frequente il rapporto tra comportamenti scorretti e illegali e abbondanza di ricchezza, personale e collettiva.
Quasi sempre, è proprio nei periodi storici nei quali si sono create rapidamente notevoli ricchezze, e quindi nuove e recenti classi agiate, che si sviluppano comportamenti illegali per far crescere quei patrimoni ancora di più, sempre più in fretta.
La corruzione è, insomma, quasi sempre un comportamento che tenta di aumentare e moltiplicare una ricchezza conquistata recentemente, e senza troppa fatica. La disponibilità alla corruzione ha in sé, come dimostrano anche le cronache recenti, tratti del clima psicologico dell’euforia (tipica appunto dei “boom” economici), coi suoi caratteristici aspetti più o meno esibizionisti e mitomaniaci: l’interesse per lo star system, il mito di arrivare a camminare su qualche tipo di “red carpet”.
Appare comunque chiara, nella sottocultura della corruzione, la fatica a contenersi, a tenere qualcosa per sé, che caratterizza invece sia le situazioni di scarse disponibilità economiche, sia quelle di ricchezze costruite nel tempo, attraverso la fatica e il lavoro. Dal punto di vista psicologico e delle strutture di personalità, l’esperienza del lavoro, dello studio e della fatica tende a sviluppare quei tratti, anche morali, di introversione, e di disciplina necessari per affermare la propria posizione nel mondo, mentre il trovarsi rapidamente con ottime disponibilità di denaro svaluta sforzi e contenimenti, e predispone all’orizzonte di “facilità” che la corruzione propone.
E’ per questo che la sobrietà è un valore ed un comportamento, quasi unanimemente condiviso nei momenti di sviluppo, mentre la corruzione e l’esibizione del lusso tende poi a dilagare nei periodi immediatamente successivi, quando si tratta di “digerire” quella ricchezza, di incorporarla stabilmente sia nelle strutture produttive e politiche che nei comportamenti e nei valori condivisi. E’ allora, nell’euforia collettiva e già staccata da un solido rapporto con la realtà, che affonda le sue radici la psicologia e lo stile della corruzione.

In tutti i casi il corrotto è caratterizzato da un tratto di debolezza e dipendenza da comportamenti collettivi (consumi “di prestigio”, stili di vita reclamizzati dalle comunicazioni di massa), che rivela un vacillante senso di sé, una sostanziale incapacità a “fare da soli”, senza appunto gli aiuti forniti dalla corruzione.

Ma siamo sicuri che aumentando le pene, la corruzione diminuisca? Che ruolo hanno tutte le Autorità di Vigilanza oggi presenti nel nostro ordinamento costituzionale?
Ritengo che il solo aumento delle pene non produca alcun effetto, se non quello di alimentare il mercato della corruzione, innalzando vertiginosamente le percentuali delle mazzette, essendoci ovviamente più rischi da parte del corrotto.

Il problema può essere combattuto e stanato cambiando le regole che oggi sono utilizzate per l’affidamento di appalti di Lavori, Servizi e Forniture. In qualche misura la lotta alla corruzione deve diventare una sorta di infrastruttura civile, solida e condivisa.

Da quando esiste una struttura di potere pubblico organizzato e fino a quando esisterà, ci sarà sempre qualcuno che si lascerà tentare dalla possibilità di utilizzarlo per scopi personali più o meno commendevoli. Cancellare malaffare e corruzione pubblica è probabilmente un'utopia, ridurli a fisiologia però no.

La massa di politici e burocrati preposta alla gestione dei moderni sistemi di governo diventa un ceto autonomo che cerca di rafforzarsi anche attraverso le sue prerogative e privilegi che diventano misura di quel rafforzamento e qui si insinua potente il meccanismo della corruzione nelle sue varie forme.

Chiunque detenga spicchi anche limitati di potere sa quanto forti siano le spinte al sentirsi al di sopra di tutto, legibus solutus o, quantomeno, naturale destinatario di privilegi dati dal ruolo che si occupa. Queste spinte sono tanto più forti quanto più si sale nelle gerarchie verso livelli più distanti dal contatto diretto con la pubblica opinione e con i destinatari delle decisioni. E sono tanto più forti quanto più sono consistenti i fattori caratterizzanti l'appartenenza alle gerarchie stesse.

È un discorso che accomuna politica e burocrazia, ed è una parte della spiegazione dell'allargamento nel corso degli anni della corruzione, dal politico in senso stretto al burocrate pubblico, al militare, al magistrato e così di seguito.

Qui risiedono alcune delle ragioni per cui occorre rivedere il sistema delle prerogative di chi ha pubbliche funzioni di rappresentanza o di gestione. «Decastizzare», per usare un brutto neologismo, è indispensabile per ridurre i margini di autoreferenzialità e di opacità in cui si annidano le tentazioni corruttive.
C'è forse stato un tempo in cui il meccanismo funzionava all'opposto: ovvero le prerogative compensavano il ruolo di prestigio e allontanavano le tentazioni. Ma questo non è più vero da quando la democrazia, e quindi la politica, sono diventate di massa. Un'élite illuminata che già godeva di privilegi nella propria vita privata e professionale poteva permettersi di limitarsi a trasferirli nella vita pubblica, in alcuni casi addirittura rinunciando a qualcosa.
Berlinguer parlava di questione morale nei partiti. Qui la questione morale è organica al sistema, pervade tutte le sfere pubbliche, ed è probabilmente già diventata uno dei fattori di debolezza della capacità competitiva. Per questo forse la riforma della politica dovrebbe essere la madre di tutte le riforme. Ma è l'unica che non si può imporre per legge.

Nella maggior parte dei casi è la presenza di una gerarchia a provocare la corruzione. Una società anarchica fondata su un'organizzazione sociale orizzontale, che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, sulle unioni, sul rispetto per la singola individualità, si presenta, a livello teorico, come idea di Società ideale, in quanto considera l'essere evoluto, intelligente e responsabile a tal punto da non aver bisogno di leggi, quindi non avrebbe nessun interesse a corrompere o non subirebbe il rischio di essere corrotto.


In una società anarchica, si distingue nettamente l'organizzazione da potere, autorità e gerarchia. Partendo dal fatto che potere, autorità e gerarchia danno una libertà e una giustizia illusorie, perché sono fondati proprio sul contrario della libertà e proprio sul contrario della giustizia, in una società anarchica si segue il filo d'Arianna dell'antiautoritarismo verso ipotesi organizzative di vita in comune, che permettano una sempre maggiore realizzazione delle potenzialità individuali e collettive.

Gli anarchici prendono le decisioni comuni in maniera assembleare in cui si mira a raggiungere l'unanimità su ogni decisione. Unanimità non significa essere tutti completamente d'accordo su qualcosa, ma trovare una sintesi tra le varie posizioni che non prevarichi nessuno.

La maggioranza non ha dunque alcun potere sulle minoranze. È quindi fondamentale l'orizzontalità del gruppo, cioè l'assenza di gerarchie.

I problemi sociali come il crimine e l'ignoranza e l'apatia delle masse sono un prodotto della stessa società autoritaria: mantenere gli individui perennemente sotto un'autorità superiore fa sì che questi non siano più capaci di comportarsi autonomamente, senza un capo che gli comandi cosa fare; inoltre qualsiasi capo cercherà sempre di mantenere il proprio potere, e quindi cercherà il più possibile di rendere i sottoposti non autonomi, e di creare bisogni negli stessi sottoposti (come la necessità di protezione dal crimine); di conseguenza lo Stato non ha alcun reale interesse a risolvere i problemi sociali, perché altrimenti verrebbe meno il bisogno del potere. Chi più dello Stato è corrotto?!? Lo Stato è già di per sè corrotto e finchè continuerà a perdurare un sistema autoritario, la corruzione non si estinguerà mai.

Fonte : http://claudiorise.blogsome.com/
http://www.lettera43.it/

Presunta democrazia

La democrazia è l'organizzazione politica che meglio collima con la struttura iniziatica e gli schemi sociali tracciati nella Bibbia, perchè assegna solo virtualmente al popolo le chiavi del potere e lo fa come il serpente, illudendo e ingannando. Gli uomini di governo che dicono di governare in nome del popolo o per conto di Dio, servono solo e sempre sè stessi. La (presunta, n.d.r.) giustizia è lo strumento di chi detiene il potere e lo usa per i propri fini. Ciò che è giusto per il più forte è ingiusto per il più debole e non coincide con l'interesse di tutti. La giustizia, così intesa, si rovescia piuttosto nel suo contrario: l'ingiustizia. Come dice Sant'Agostino: "Una repubblica non può durare nè crescere se non per mezzo dell'ingiustizia." Non va contestato quindi il principio della legge, ma l'autorità incaricata di emanarla ed eseguirla.

Se tutte le organizzazioni politiche fossero autonome, di piccole dimensioni ed ispirate ai principi di democrazia sostanziale, non esisterebbe alcun conflitto ma una civiltà diffusa, libertà ed emancipazione; ma nel momento in cui una di esse cresce in dimensioni e potenza rispette alle altre, questa stessa tenderà a fagocitare le più piccole. Se esistessero soltanto piccole nazioni, l'umanità sarebbe indubbiamente più libera e felice. La formazione di grandi imperi introduce un nuovo elemento: la forza. Le piccole nazioni sono misere non in quanto piccole, ma perchè sono deboli, e i grandi imperi prosperi non in quanto grandi, ma perchè sono forti.

Nel susseguente approfondimento storico, l'autore riporta l'importanza delle guerre tra greci e persiani per lo sviluppo culturale dell'Occidente; in questo scontro tra due civiltà (da un lato lo svolgimento di una cultura i cui principi risiedevano nel mistero e negli oracoli, dall'altro il mondo Ellenico quale portatore ideale di democarzia) a fare da spartiacque sarà un combattimento di dimensioni ridotte come la battaglia di Maratona del 490 aC, dove la vittoria greca fu semplicemete la battuta di arresto di un sistema (quello teocratico-iniziatico) che da quel momento in poi apprese la lezione: rinunciò per sempre all'idea di misurarsi direttamente con alti ideali e il sentire profondo, preferendo astuzie e strategie occulte, manipolazioni delle menti umane, per addivenire alla conquista del potere.

E' questo dunque l'inizio della fine della polis greca quale depositaria della vera e mai più espressa democrazia...

Filippo il Macedone, uomo protervo e rozzo, che aveva appreso dai Persiani l'arte della guerra, sconfisse gli eserciti di Tebe ed Atene, divenendo il padrone assoluto della Grecia. Alla sua morte gli succedette il figlio Alessandro Magno, le cui imprese aprirono le porte a nuovi concetti: l'ebbrezza del potere, della gloria e della ricchezza; la sua missione, attentamente diretta e progettata da Olimpiade ed Aristotele, ispirata dall'idea di creare un nuovo ordine del mondo, parte da lontano, passa attraverso riti e liturgie iniziatiche e suggella, con il seppellimento della sapienza greca, la vittoria dei sensi, della cupidigia e della sopraffazione.

da
"Il Tempo della Fine" (2006 - Ed. Il Punto d'Incontro)

mercoledì 13 luglio 2011

Pastafariani

MILANO - La sua richiesta era sensata: che al pastafarianesimo fosse data la stessa importanza delle altre religioni. Lo «Spaghetto Volante», Dio dei pastafariani, la religione parodistica nata in Kansas sette anni fa come protesta all’insegnamento obbligatorio nelle scuole della teoria creazionista assieme a quella evoluzionistica, è diventato un simbolo di culto per gli ironici e miscredenti navigatori del web. In questi giorni l’ufficio dei trasporti di Vienna ha dato luce verde allo scolapasta come copricapo religioso su una foto della patente di guida. Un caso che fa sorridere, ma anche discutere.

LO SCOLAPASTA - Il protagonista della vicenda è un imprenditore e ateista convinto, Niko Alm. Tre anni fa il giovane austriaco aveva presentato la relativa istanza, che ora ha avuto l’ok (inaspettato) dai funzionari dell’ufficio trasporti della Bundespolizeidirektion di Vienna. Se viene accettato il copricapo tenuto per motivi religiosi sulle fototessere di documenti d’identità, di guida e passaporti - la motivazione di Alm - allora perchè non può valere lo stesso principio per i pastafariani, gli «adepti» del pastafarianesimo. La foto con lo scolapasta in testa (GUARDA) è stata scattata dallo stesso Alm che a suo tempo l’aveva consegnata personalmente ad un funzionario dell’ufficio competente. «Anche in quel momento avevo lo scolapasta in testa, il funzionario non ha reagito, non ha detto nulla», ha spiegato il pastafariano austriaco al giornale Der Standard.

PASTAFARIANI - La via crucis per vedersi riconosciuta quella foto sul permesso di guida è iniziata nel 2008 con una richiesta all’ufficio di motorizzazione, racconta Alm sul suo blog. In un primo momento i funzionari gli avevano spiegato per telefono che quella immagine sulla patente di guida non era possibile. Alm ha dunque richiesto un parere scritto, che non è mai arrivato. E' stato invece invitato a recarsi dall’ufficiale sanitario. Questo ha dovuto appurare che l’uomo era «psicologicamente idoneo» a guidare una macchina. Dopo tre anni finalmente è arrivata la tanto attesa notifica: la patente poteva essere ritirata negli uffici. Ora Alm non vuole più fermarsi. Ha già annunciato di voler richiedere il riconoscimento del pastafarianesimo in Austria. Il pastafarianesimo, o «Flying Spaghetti Monster», è stato fondato nel 2005 dall’allora venticinquenne americano e laureato in fisica Bobby Henderson. Digitando «Flying Spaghetti Monster» sui motori di ricerca, appaiono circa 6 milioni risultati.


http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_13/scolapasta-in-testa-burchia_bdcd2f64-ad24-11e0-83b2-951b61194bdf.shtml

martedì 12 luglio 2011

NNUOVO PSICOFARMACO PER BAMBINI IN ITALIA

Fazio risponde a Binetti nel “Question-Time”: “La sperimentazione sui bambini per lo psicofarmaco che migliora l’attenzione dei più piccoli è effettivamente in corso a Pisa”. Binetti: “Bene per la promessa di incremento di fondi per la vigilanza, peccato che in Finanziaria non ve ne sia traccia”. Interrogazione sul
dossier al Parlamento Europeo, On. Muscardini “Operazione di marketing assai disinvolta, perché prima devono venire i bambini e solo dopo il business”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “La nostra denuncia era fondata, la strategia è chiara: medicalizzare bambini distratti e vivaci in sempre maggior numero”

Risposta a tempo record quella del Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio, che nel question-time alla Camera dei Deputati ha confermato l’esistenza presso lo “Stella Maris” di Pisa di una sperimentazione in corso su bambini, con somministrazione di una molecola psicoattiva per migliorarne le performance attentive (1). “Si tratta di un vecchia molecola anti-ipertensiva (2) che si sta cercando di riciclare come psicofarmaco pediatrico, cosa assai discutibile, dal momento che neppure se ne conoscono i meccanismi d’azione sul cervello dei bimbi”, ha commentato Emilia Costa, Psichiatra e già 1^ Cattedra di Psichiatria alla Sapienza di Roma e Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I°.

“La nostra denuncia – dichiara Luca Poma, giornalista e Portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - era circostanziata e corretta: c’è una strategia in corso per medicalizzare i comportamenti di sempre più ampie fasce di bambini italiani. La Guanfacina di Shire è una molecola apolide, che non rendeva più: cosa c’è di
meglio che inventare da zero una nuova applicazione terapeutica per guadagnare altri soldi a spese della salute dei più piccoli? Neanche si conoscono le modalità di azione di questo psicofarmaco e già lo si vuole autorizzare per l’uso sui nostri bambini”.

L’On. Paola Binetti ha preso atto della risposta del Ministro Fazio, commentando: “I fondi che il Ministro ha promesso nella Sua riposta per incrementare la vigilanza anti-abuso e iscrivere sul registro di controllo anche le somministrazioni di anti-depressivi ai bimbi, che vengono somministrati in misura 15 volte maggiore degli psicofarmaci per l’iperattività, sono un’ottima cosa, peccato che in questa Finanziaria non ve ne sia traccia, speriamo non sia l’ennesima azione di propaganda. E per la ‘pubblicità’ fatta dalla casa farmaceutica, della quale il Ministro chiede notizie, vorrei segnalare che nel XXI° secolo le campagne di marketing non si muovono solo sulle gambe dell’advertising diretto ai pazienti, bensì sulla base di articolate
campagne di relazioni pubbliche, proprio come quella a cui stiamo assistendo: si crea artificialmente il bisogno di un farmaco mediante congressi scientifici (3) che chiedono più diagnosi di iperattività, e articoli sui giornali firmati da specialisti che indicano la strada (4), poi compare la soluzione, guarda caso uno psicofarmaco (5). Ma la scienza – lo dico da Neuropsichiatria Infantile, prima che da Parlamentare – ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco a un bambino di 6 anni”.

Nel frattempo, il dossier è arrivato nell’Aula del Parlamento Europeo, dove l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione alla Commissione (6). La Parlamentare dichiara che “la Guanfacina è un vecchio brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. In genere succede il contrario, di fronte ad una malattia si fa della ricerca per trovare antidoti e terapie. Che un'agenzia di relazioni pubbliche si presti a simili tentativi è un problema di etica professionale che non vogliamo affrontare, ma che una casa farmaceutica operi cercando ipotetici clienti per una molecola esistente e non più usata per il primitivo scopo, ci sembra un'operazione assai disinvolta, che rovescia la scala di valori alla quale ci si dovrebbe attenere quando si tratta di salute: prima i bambini e poi il business”.

In conclusione, Poma ha ringraziato i Parlamentari per l’attenzione dimostrata in quest’importante azione di denuncia e vigilanza, ed è tornato anche sulla polemica salita agli onori delle cronache la scorsa settimana (7) sulle campagne di pubbliche relazioni in corso per agevolare Shire nell’introduzione di questo psicofarmaco nel nostro paese (8): “Come ha ben ricordato Toni Muzi Falconi (9), la vicenda ha destato
non poche perplessità per com’è stata gestita. Non abbiamo emesso una condanna senza appello per Ketchum, l’agenzia di relazioni pubbliche di Shire, ma di una cosa siamo certi: mentre a Milano negavano di avere rapporti con divisioni farmaceutiche produttici di psicofarmaci, a Roma organizzavano conferenze stampa in cui si auspicava l’aumento del numero di bambini iperattivi in terapia farmacologica.

Possiamo pensare ad una sfortunata serie di ‘combinazioni’, ma allora facciamo appello ad Andrea Cornelli, il loro amministratore delegato, un professionista di indubbia caratura: che si dissoci dalle aziende farmaceutiche quando fanno business miliardari a spese della salute dei bambini”.

Link di approfondimento:
(1) il testo della risposta del Ministro Fazio è integralmente pubblicato all’indirizzo internet http://www.giulemanidaibambini.org/lettere/lettera132.pdf

(2) è la Guanfacina (nome commerciale in USA “Intuniv”®), un anti-ipertensivo di vecchia generazione, introdotto sul mercato nel lontano 1980. Determina una riduzione degli impulsi nervosi del cervello al cuore, alle arterie ed ai reni. Tra
gli effetti collaterali troviamo vertigini, impotenza, dolore toracico, mancanza di respiro, eruzioni cutanee, visione offuscata e ingiallimento della pelle o degli occhi (http://www.rss-to-javascript.com/it/author-article/guanfacine-cloridratoinformazione-sui-farmaci/22f5a79d88) nonchè confusione e depressione delle funzioni mentali (http://medicinasalute.com/curare/farmaci/farmaco/guanfacina-tx/). A fronte di questi potenziali rischi, uno studio ha
confermato che "la Guanfacina, un farmaco comunemente prescritto per alleviare i sintomi del disturbo da stress posttraumatico, non è più efficace di un placebo" (studio scientifico condotto da ricercatori del Medical Center di San Francisco (http://www.newsmedical.net/news/2006/12/02/37/Italian.aspx). Tuttavia, il marketing fa la sua strada, e sebbene il meccanismo del farmaco non sia completamente noto, si ritiene che esso abbia a che fare con i recettori della corteccia prefrontale, un'area cerebrale studiata nei pazienti con iperattività, e quindi l’idea ora è di utilizzarla sui bambini per rafforzare la memoria, migliorare l'attenzione e la capacità di concentrarsi e migliorare il controllo degli impulsi (http://www.pharmastar.it/index.html?cat=4&id=2447). La Guanfacina è quindi alla Sua terza destinazione d'uso: prima anti-ipertensivo, poi disturbo da stress post-traumatico, ora Sindrome da Deficit di Attenzione nei bambini.

(3) Vedi: http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__163.pdf, e
http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__160.pdf

(4) http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__161.pdf

(5) la fine della sperimentazione della Guanfacina è prevista a dicembre 2011

(6) http://www.giulemanidaibambini.org/lettere/lettera133.pdf

(7) http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/gravidanza-parto-pediatria/articolo/lstp/410252/

(8) http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_pressrelease__168.pdf

(9) uno dei più noti consulenti di settore a livello internazionale, Past President e Fondatore della Global Alliance for Public Relations and Communication Management, Past President della Ferpi, Docente di Public Affairs e di Global Relations and Intercultural Communication alla New York University, Docente di Relazioni Pubbliche alla LUMSA di Roma ed alla Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza”, Docenti di Public Affairs alla “School of Government” della LUISS di Roma

Per media-relation: 337/415305 begin_of_the_skype_highlighting 337/415305 end_of_the_skype_highlighting oppure 338/7478239 begin_of_the_skype_highlighting 338/7478239 end_of_the_skype_highlighting – portavoce@giulemanidaibambini.org

sabato 2 luglio 2011

NOTAV Video Memorabile



Video memorabile. Da sempre mi chiedo come si possa fare il Carabiniere per difendere la Criminalità.

Da sempre mi chiedo come si possa mettersi un berretto in testa e spegnere il cervello.

Auspico che il cervello, quel che ancora rimanga ritorni a funzionare.

Dedicato all'Arma che torni ad essere simbolo di Giustizia




PS . fate vi prego girare il video soprattutto a chi è nelle forze dell'ordine e ve lo chiede uno che ha fatto il Carabiniere e anche mio Padre lo è stato.

venerdì 1 luglio 2011

Islanda




Se qualcuno crede che non ci sia censura nelle notizie di attualità, che mi dica perché i giornali non hanno detto nulla su quello che succede in Islanda così come si è saputo quello che succede in Egitto:
in Islanda, il popolo ha fatto dimettere un governo al completo, si sono nazionalizzate le principali banche, si è deciso di non pagare i debiti vertso Gran Bretagna e Olanda a causa della loro cattiva politica finanziaria e si è appena creata un'assemblea popolare per riscrivere la costituzione.


E tutto ciò in forma pacifica. Tutta una rivoluzione contro il potere che ci ha condotto all'attuale crisi.

E qui c'è da chiedersi, visto che non si sono fatti conoscere i fatti di di questi due anni:

Cosa succederebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dall'Islanda ?

Questa è, brevemente, la storia dei fatti:

2008. Si nazionalizza la banca principale del paese. La moneta si svaluta, la borsa sospende la sua attività. Il paese è in bancarotta.

2009. Le proteste cittadine di fronte al parlamento ottengono che si convochino elezioni anticipate e provocano le dimissioni del Primo Ministro e di tutto il suo governo in blocco.
Continua la pessima situazione economica del paese.
Mediante una legge si propone l'estinzione del debito a GB e Olanda attraverso il pagamento di 3500 milioni di euro, somma che dovrà essere pagata mensilmente da tutte le famiglie islandesi durante i prossimi 15 anni al 5,5 % di interesse.

2010. La gente torna nelle piazze e pretende di sottomettere la legge a referendum.
Nel gennaio del 2010 il Presidente rifiuta di ratificarla e annuncia che si terrà la consultazione popolare.
In marzo si celebra il referendum e il NO alla restituzione del debito sfiora il 93% dei voti.

In tutto questo il governo avvia un'inchiesta per dirimere giuridicamente le responsabilità della crisi. Iniziano le detenzioni di vari banchieri e alti dirigenti. La Interpol dirama un ordine [di arresto] e tutti i banchieri implicati abbandonano il paese.
In questo contesto di crisi, si scelgono i membri di un'assemblea per redigere la nuova costituzione che faccia tesoro delle lezioni apprese dalla crisi e che sostituisca quella attuale, che è una copia della costituzione danese.

Per far ciò si ricorre direttamente al popolo sovrano. Si scelgono 25 cittadini senza filiazione politicadei 522 che hanno presentato la loro candidatura, per la quale era necessario soltanto essere maggiorenni ed avere l'appoggio di trenta persone.
L'assemblea costituente comincerà il suo lavoro nel febbraio del 2011 e presenterà un progetto di carta costituzionale a partire dalle raccomandazioni concordate in distinte assemblee che si celebreranno per tutto il paese.

Dovrà essere approvata dall'attuale Parlamento e da quello che si costituirà dopo le prossime elezioni legislative.
Questa è la breve storia della Rivoluzione Islandese: dimissioni di tutto un governo in blocco, nazionalizzazione della banca, referendum perché il popolo decida sulle decisioni economiche trascendentali, incarcerazione dei responsabili della crisi e riscrittura dell costituzione da parte dei cittadini.

Si è parlato di questo nei mezzi di comunicazione europei ?

Si è commentato nelle conversazioni politiche radiofoniche ?

Si sono viste immagini dei fatti in TV ?

Ovviamente no.

Il popolo islandese ha saputo dare una lezione a tutta l'Europa, affrontando il sistema a viso aperto e dando una lezione di democrazia al resto del mondo.

ASSASSINIO IN VAL SUSA

Nel più sordo e totale silenzio dei media :

DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebleker

In questo blog, non siamo antimilitaristi, nel senso di coloro che se la prendono con la truppa e assolvono i generali. Gli assassini non sono giovani carabinieri confusi, alla guida di mezzi di guerra ingestibili.

Gli assassini sono tutti, tutti coloro che hanno voluto l’attacco armato alla Val Susa. Sapendo che negli attacchi armati, è normale che si uccidano non solo i paesaggi e i luoghi, ma anche le persone.

La donna assassinata si chiamava Anna Recchia, aveva 65 anni. E nessuna pagina su Facebook, credo.

Dal sito NOTav:

PRIMO MORTO DELL’OPERAZIONE “TALPA” BLINDATO DEI CC INVESTE PENSIONATA

Submitted by admin on 30 giugno 2011 – 09:05 No Comment

Ieri pomeriggio 29 giugno un mezzo blindato antisommossa dei Carabinieri diretto a Chiomonte ha investito e ucciso una pensionata a Venaria. Ci sentiamo di sottolineare da queste pagine quanto accaduto. E’ un’operazione militare a tutti gli effetti per la quantità di numeri e mazzi impiegata e nelle operazioni militari si sa ci stanno anche i morti. Dalle prime notizie l’autista dichiara di essersi fermato a fare rifornimento e poi essere ripartito per fermarsi dopo decine di metri al semaforo. Solo lì dice di essersi accorto di un corpo accasciato a terra dagli specchi retrovisori. Questi mezzi corazzati usati a Chiomonte sono mezzi da guerra dati in mano a dei criminali. Come a Genova ancora una volta l’arroganza e la guerra uccidono sotto gli pneumatici dei mezzi dei carabinieri. Fino a quando ancora? Questa morte è responsabilità della lobby si tav.

Il media mainstream dirà che questa è una forzatura strumentale dei notav. Non è così! In questi giorni decine e decine di mezzi incolonnati fanno su e giù per la valle. La realizzazione dell’opera prevede centinaia di tir – oltre ai mezzi delle forze dell’ordine – che fanno su e giù per decenni… Perché i giornali non scrivono che il mezzo che ha investito l’anziana signora era diretto al cantiere della Maddalena? Quando diciamo che il Tav è un’opera dannosa, nociva, necrogena intendiamo proprio questo: un costo sociale, umano e ambientale senza misura con i presunti “vantaggi”. Alla famiglia il nostro pensiero…

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Fonte: http://kelebeklerblog.com/2011/06/30/assassinio-in-val-susa/

lunedì 27 giugno 2011

NoTav

Ciao a tutt*, ho appena sentito Ivo, che era su a Chiomonte e di cui non avevamo più notizie dalle 6 di questa mattina.
Ha detto che l'attacco è stato violentissimo, con la ruspa, hanno lanciato i lacrimogeni ad altezza uomo e attaccato alla cieca, OVUNQUE, ANCHE DENTRO LA TENDA DELLA CROCE ROSSA, anche dentro i bagni e ora non c'è più nessuno al presidio e le persone che sono state malmenate sono in procinto di essere trasportate negli ospedali.
E' andata così: hanno usato delle ruspe con le pinze, hanno tolto il guard rail e le protezioni antirumore (quelle di vetro) e un gruppo di una decina di persone si sono messi in piedi sulla barricata per opporre resistenza nonviolenta. Quando le forze dell'ordine hanno finito di liberare il varco, hanno lanciato i lacrimogeni per creare un muro di copertura, per cui - senza poter vedere nulla - hanno sradicato la barricata alla cieca, senza poter sapere se c'era qualcuno sulla barricata o meno mentre la sradicavano. I lacrimogeni, lanciati ad altezza uomo, hanno colpito Ivo a un braccio; una volta sradicata la barricata, Ivo a capofila, in maglietta e senza coperture né protezioni, a viso scoperto e mani alzate, ha comunicato urlando "indieteggiamo lentamente... indietreggiamo lentamente" e loro hanno caricato e li hanno manganellati. Ivo è stato colpito in piena faccia. Sono scappati verso l'accampamento e in infermeria hanno avuto giusto il tempo di essere medicati, dopo di che sono arrivate le cariche all'accampamento e nell'infermeria, hanno lanciato i lacrimogeni nelle tende e nei bagni. Il gruppo di noTAV che è stato caricato si è disperso verso la montagne. Ivo si è fatto una scarpinata e poi è stato recuperato da un altro gruppo di umanisti; in questo momento lo stanno accompagnando a Bussoleno per le medicazioni e le lastre, poi verrà trasportato alle Molinette. La situazione di salute non sembra grave (ho parlato con lui al telefono). Sporgerà denuncia.

Date massima diffusione a questo messaggio: che nessuno possa sbagliarsi nel capire chi si è mosso nella legalità e chi nell'assoluta illegalità.
Tiziana

mercoledì 22 giugno 2011

L' ULTIMA RESISTENZA DI MAX VON PETTENKOFER

DI GIANLUCA FREDA
http://blogghete.altervista.org

L’origine delle malattie è nell’uomo e non fuori di esso; ma le influenze esterne agiscono sull’intimo e fanno sviluppare le malattie [...]. Un medico [...] dovrebbe conoscere l’uomo nella sua interezza e non solo nella sua forma esterna”.
(Paracelso)

Ero bambino quando, nel 1973, a Napoli scoppiò una delle periodiche epidemie di colera. Gli effetti del contagio sulla popolazione furono relativamente contenuti (una trentina di morti in tutto), ma l’economia, in particolare quella ittica, ne risultò devastata. I TG e i reportage televisivi dell’epoca trasmettevano a ripetizione le immagini di un pescatore napoletano che, nel disperato tentativo di dimostrare l’inesistenza del contagio vibrionico, diluviava cozze e patelle crude dinanzi alle telecamere, in una performance poi divenuta, nei decenni successivi, paradigmatica dell’incultura popolare sulle questioni epidemiologiche.

Eppure la grottesca esibizione sperimentale di quell’anonimo operatore ittico partenopeo aveva, come scoprii molti anni dopo, un assai più illustre e spettacolare precedente.

Nel 1892, il celebre medico e chimico bavarese Max von Pettenkofer chiese a Robert Koch, che nove anni prima aveva isolato il bacillo del colera, di inviargli un campione delle sue colture vibrionali. Koch glielo inviò. Qualche giorno dopo, “Il Dottor Pettenkofer offre al Dottor Professor Koch i propri rallegramenti e lo ringrazia per la fiala contenente i cosiddetti vibrioni del colera, che egli è stato così gentile da inviargli. Il Dottor Pettenkofer ne ha bevuto l’intero contenuto ed è lieto di informare il Dottor Professor Koch che egli permane nella consueta ottima salute”.

Pettenkofer, intestarditosi su una prospettiva epidemiologica del tutto differente, se non addirittura opposta, rispetto a quella di Koch, aveva in effetti trangugiato non un qualsiasi prodotto potenzialmente infetto, ma un’intera coltura di bacilli del colera, senza riportare conseguenze. Non riuscendo a spiegare il fenomeno in modo convincente, i “contagionisti” dell’epoca sostennero che i bacilli del colera erano stati probabilmente neutralizzati dalla forte acidità di stomaco di Pettenkofer; il quale all’epoca aveva 74 anni ed effettivamente entrava in preda a forti disturbi dispeptici ogni volta che sentiva parlare delle teorie, che reputava campate in aria, dei suoi avversari accademici. A parte questo, godeva di ottima salute. E se si esclude un’infezione alla gola che aveva accentuato la sua cronica malinconia, era ancora in discreta forma quando, nove anni più tardi, si suicidò con una revolverata alla tempia.

Il suicidio di von Pettenkofer segnò la fine dell’ultima resistenza contro le teorie dei “contagionisti”, poi elaborate nella cosiddetta “Teoria dei Germi”. Tale teoria, che nel XX secolo regnerà incontrastata, individua come causa diretta delle malattie l’azione dei microrganismi (virus, bacilli, ecc.), restringendo dunque l’indagine eziologica sulle patologie ad un “attacco all’organismo” da parte di agenti esterni e rifiutando ogni valutazione differente, tanto rispetto al possibile influsso di altri fattori, quanto rispetto all’effettivo ruolo svolto dai cosiddetti “agenti patogeni” nello scenario epidemico.

Anche laddove non sia possibile ricondurre una data patologia all’azione di un agente esterno specifico, non essendo tale agente individuabile (come nel cancro, nel parkinson, nell’alzheimer, ecc.), si dà comunque per scontato che esista, da un lato, un “ente sano” (l’organismo umano) e dall’altro un qualche nemico che lo aggredisce per comprometterne la salute. Un nemico, in questi casi, ancor più insidioso perché sconosciuto e invisibile. Un nemico contro il quale occorre “lottare” (si parla comunemente di “lotta contro il cancro”, “contro l’alzheimer”, ecc., come se tali patologie fossero invasori barbarici che assaltano una cittadella incustodita) e che occorre “sconfiggere”.

Questa concezione della malattia, tipica della medicina occidentale, ricalca alla perfezione l’atteggiamento politico e culturale che è stato proprio dell’Occidente nell’ultimo secolo. Anche in politica esiste un “ente sano” (la democrazia) continuamente assediato dal caos, da perfidi nemici esterni (la dittatura, il comunismo, il terrorismo, Berlusconi, ecc.) che mirano a distruggerla e contro i quali occorre difendersi. E per difendersi occorre che i singoli rinuncino ad ogni iniziativa personale e si mettano nelle mani di un’autorità superiore, che provvederà ad adottare le necessarie misure cautelative. Così, per difendersi dal “terrorismo”, i cittadini permetteranno ai governi di vietare i raduni, di limitare la libertà d’espressione, di sorvegliare i loro movimenti con telecamere disposte ovunque, di incarcerare e torturare senza prove e senza processo, e così via. Allo stesso modo, delegando alle autorità sanitarie le adeguate misure di profilassi, le masse accetteranno passivamente trattamenti sanitari obbligatori, vaccinazioni imposte, protocolli terapeutici standardizzati tanto più diffusi quanto più palese è la loro assurdità e inefficacia; e non oseranno fiatare di fronte alla criminalizzazione di ogni devianza che provi a sfidare l’ortodossia medica dell’elite e a proporre terapie alternative.

Per tenere in piedi questo teatro dell’”accerchiamento ostile” perenne, che porta infiniti vantaggi politici ed economici alle elite dirigenti, la medicina ufficiale ha bisogno di funzionari che siano poco più che burocrati. Occorrono tecnici, esperti settoriali, specialisti che siano competenti in un circoscritto campo dello scibile e non possiedano quella visione d’insieme che consentirebbe loro di mettere in discussione alla radice l’impostazione dogmatica costituita; secondo la quale l’essere umano è un ente a sé, separato dalla natura. E la natura gli sta intorno al solo scopo di insidiarlo, di aggredirlo proditoriamente, con armi ignote che solo la saggezza e la preparazione “scientifica” dei dominanti sono in grado di neutralizzare. Le posizioni di potere e il profitto economico dell’elite sono garantiti da questo autodichiarato monopolio sugli strumenti salvifici in grado di debellare e sottomettere le forze avverse del creato.

Max von Pettenkofer non era uno di questi burocrati specializzati. Egli fu uno degli ultimi studiosi di medicina a poter contare su una formazione umanistica completa. Prima di dedicarsi agli studi di medicina e di chimica presso l’Università di Monaco, aveva studiato grammatica e latino al Ginnasio, era appassionato di letteratura, si interessava di filologia, aveva scritto poesie, era stato attore di teatro. Chi lo conobbe, lo descrive come un uomo di forti sentimenti, gioviale, dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, cui faceva da sottofondo un costante velo di malinconia.

Pettenkofer non credeva nella scissione tra uomo e natura. Si rifiutava di considerare l’organismo umano come un’entità separata dall’ambiente, simile a un borgo cinto da mura, sotto la perenne minaccia di un invasore in agguato. Koch aveva identificato uno di tali invasori nel vibrione del colera, il quale – era sua convinzione – rappresentava la causa diretta del morbo. Era il vibrione che, trasmettendosi da un soggetto all’altro attraverso il contatto fisico oppure tramite cibi e materiali infetti, aggrediva l’ospite e provocava l’insorgere della malattia.

La visione di Pettenkofer era più complessa. Egli era convinto che il bacillo non bastasse da solo a spiegare la malattia e che per generare l’infezione fosse necessaria un’interazione tra il germe del colera e l’ambiente. Quando il germe veniva a contatto con suoli asciutti e porosi, durante periodi di scarsa disponibilità idrica, esso dava origine ai cosiddetti “miasmi”, che erano, secondo Pettenkofer, la vera causa scatenante dell’epidemia. Questa visione delle cose escludeva, ad esempio, che il contagio potesse trasmettersi per semplice contatto tra individui o per ingestione di sostanze infette (ad es. l’acqua). Affinché il germe potesse “acquisire virulenza”, occorreva che il suolo presentasse certe caratteristiche di porosità e che contenesse materia fecale in decomposizione. Senza tali condizioni, il germe non era in grado di maturare ed evolversi in “miasma”. Ciò implicava che misure come la quarantena o come la bollitura e il filtraggio dell’acqua fossero considerate da Pettenkofer perfettamente inutili ad arrestare l’epidemia. Non è il contatto diretto col germe che uccide, bensì il contatto con un ambiente degradato che ha consentito al germe di propagarsi nell’atmosfera come esalazione infettiva.

Dunque, se per Koch il bacillo era causa diretta del morbo, nonché condizione necessaria e sufficiente per il suo insorgere, Pettenkofer riteneva che il vibrione rappresentasse solo una causa indiretta e che le condizioni per il diffondersi dell’epidemia fossero almeno quattro:

- La presenza del germe;

- L’esistenza di specifiche condizioni locali (in particolare le condizioni del suolo);

- L’esistenza di specifiche condizioni stagionali (ad es. un periodo di siccità);

- L’esistenza di particolari condizioni individuali.

Pongo l’accento sull’ultima di queste quattro condizioni. Pettenkofer ritiene che il morbo possa attecchire soltanto in organismi già predisposti (causa debilitazione prodotta da altre cause) alla sua ricezione. Un organismo che non sia già debilitato per conto proprio, resterà comunque immune alle esalazioni miasmatiche.

Riassumendo: per Koch il germe è il mortale nemico esterno da combattere con tutte le (potenzialmente costose) risorse che la scienza medica mette a disposizione. Per Pettenkofer il germe non è il nemico (da solo non può nulla) e non è esterno (è già presente, nel suo stato non virulento, nell’organismo umano). Ciò che bisogna modificare per aver ragione della malattia sono le modalità d’interazione tra uomo e ambiente, nonché il rapporto del singolo con il proprio organismo. Per debellare il morbo non servono vaccini, terapie ospedaliere, farmaci ed interventi chirurgici. Servono servizi idrici, che assicurino abbondante fornitura di acqua pulita; servono fognature, che permettano di smaltire la materia fecale, sita nel sottosuolo, nella quale il germe completa la propria mutazione in miasma epidemico; servono buona alimentazione e vita equilibrata, che implementino la resistenza dell’organismo. Nella visione di Pettenkofer, l’uomo, il suo corpo e il suo ambiente sono una cosa sola ed è dagli scompensi insorti all’interno di questa unità ecoantropica che scaturiscono le epidemie.

Pettenkofer aveva cercato di mettere a punto un approccio integrato, fondato su osservazioni attinenti a diversi settori dello scibile: chimica, biologia, statistica, filosofia, politiche sociali. Questo perché l’obiettivo che egli perseguiva era l’eliminazione o la limitazione del contagio, che poteva essera ottenuta solo affrontando il problema nella sua complessità, attraverso studi ad ampio raggio ed interventi mirati che ne eliminassero le cause ambientali. Koch e i seguaci del paradigma batterico si accontentavano invece di additare all’umanità un nemico che giustificasse il potere della tecnocrazia, i suoi interventi invasivi, il suo controllo sulle procedure terapeutiche. Il loro approccio era semplificatorio, perché la finalità principale non era il miglioramento della salute pubblica attraverso la rimozione delle cause epidemiche, ma la perpetuazione di queste ultime. Essi non miravano a impedire la diffusione del contagio, ma a combatterlo quando si era già affermato, vendendo a caro prezzo l’apparato chirurgico-farmacologico necessario a tale scopo.

Quando all’inizio del ‘900 divenne chiaro che l’applicazione della teoria dei germi alla salute pubblica richiedeva molto di più che la mera individuazione dei microrganismi collegati all’epidemia, molte delle teorie igieniste ed ambientali di Pettenkofer vennero recuperate, con grave smacco dei “contagionisti” ormai già in piena parata trionfale. Gli studi relativi all’influsso dell’ambiente sugli agenti patogeni, sui vettori e sui portatori sani del contagio vennero integrati nella teoria dei germi, come pure l’attenzione per il ruolo svolto dalle specifiche situazioni di vita degli individui nel diffondersi delle malattie. Ci si rese conto che l’identificazione dell’agente patogeno (vero o presunto) non eliminava la necessità di studiare le condizioni sociali e ambientali che ne agevolavano la diffusione, ma la rendeva ancor più impellente.

Questo ostacolo imprevisto sulla strada del controllo delle masse attraverso la medicina fu comunque di breve durata. Ben presto le elite tecnocratiche misero a punto - e diffusero poi attraverso gli appositi strumenti di propaganda - una visione del “nemico” più funzionale ai propri obiettivi. L’individuazione dei bacilli del colera, del tifo e della difterite presentava come sgradevole (per le elite) controindicazione quella di spingere le autorità sanitarie a “bonificare” gli ambienti in cui tali bacilli prosperavano, eliminando così le cause ambientali del contagio. Il “nemico”, così accuratamente creato, veniva in tal modo neutralizzato prima ancora di poter essere utilizzato come remunerativo spauracchio. Occorreva dunque un nemico indistinto, che permettesse di escludere la ricognizione eziologica volta a determinare la causa delle patologie, che scongiurasse ogni intervento ecoantropico a monte dei fenomeni e consentisse alla casta medica di prosperare sulla guerra ai grandi flagelli. Sorse così l’alba delle neoplasie, dei tumori, delle “sindromi” e delle patologie dall’origine sconosciuta. Il grande vantaggio di tali malattie è, appunto, che esse saltano a piè pari l’indagine sulle cause e si concentrano sulla terapia degli effetti; il che consente di mantenere la società nello stato di guerra permanente su cui le case farmaceutiche hanno costruito la propria fortuna. Se fosse consentito indagare sulle cause, si scoprirebbe che sono proprio le terapie, i vaccini (strapieni di metalli pesanti come mercurio e alluminio) e i farmaci proposti per la cura una delle principali cause della diffusione e della recrudescenza di questi mali; tra gli infiniti esempi, è possibile portare quello della “sindrome di Guillain-Barrè”, il cui insorgere – pare ormai acclarato – è legato a doppio filo alla somministrazione vaccinica; quello della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), che uccide i neonati intorno al terzo mese, proprio il periodo in cui inizia per i bambini il ciclo di vaccinazioni obbligatorie; e naturalmente quello dei (presunti) rimedi chemioterapici, radioterapici e chirurgici contro i tumori, vera orgia di avvelenamenti e mutilazioni con cui si distrugge l’organismo del paziente nel tentativo di rimuovere un disturbo di cui non si conosce e non si vuole conoscere l’origine. La lotta permanente agli effetti consente la perpetua medicalizzazione dei pazienti e la sicurezza di poter contare su una domanda chirurgico/terapeutica illimitata.

Le elite farmaceutiche non si limitano dunque a costruire il proprio avversario: esse coltivano e rafforzano il clima della guerra. E lo fanno sia diffondendo, attraverso i farmaci, le stesse patologie che dovranno poi essere curate, sia attraverso l’incessante invenzione di patologie nuove (tutte rigorosamente refrattarie all’indagine eziologica), sia tramite il terrorismo propagandistico della stampa, la quale si occupa di creare e mantenere il clima di psicosi necessario a tenere alta la domanda terapeutica.

Max von Pettenkofer è stato uno degli ultimi studiosi in occidente a dedicarsi alla crescita e al benessere della città, anziché alla difesa delle sue mura contro i nemici. Aveva sviluppato una “scienza dell’igiene” che poneva in primo piano la prevenzione, la cura dell’ambiente, la fortificazione dell’organismo, anziché la lotta senza quartiere ai fantasmi patogeni. Era convinto che, quando una persona si ammala, ciò non avviene perché essa sia stata aggredita da un germe o da un bacillo venefico; avviene perché essa ha permesso al proprio organismo di debilitarsi, conducendo una vita insalubre, vivendo in ambienti malsani, consumando cibi nocivi o poco nutrienti. I bacilli non creano la debilitazione dell’organismo, si limitano a prosperare nei tessuti debilitati, che rappresentano il loro habitat naturale. Per questo motivo, nei suoi scritti, forniva indicazioni minuziose sul modo di vestirsi, sull’igiene dei luoghi di riposo, sulla pulizia dell’ambiente domestico; si interessava delle condizioni igieniche del suolo, dell’aria, dell’acqua, del cibo, degli edifici; offriva informazioni sull’illuminazione, sul riscaldamento, sulla ventilazione degli ambienti, postulando che l’interazione tra la collettività e l’ecosistema consentisse di spiegare i fenomeni epidemici in modo assai più preciso di quanto non potessero fare le semplificazioni dei batteriologi.

Fu uno degli ultimi studiosi a concepire la medicina e la biologia come scienze che si occupano della vita (cioè dell’uomo inteso nella sua interezza e nel suo legame indissolubile con la natura), prima che la medicina del ‘900 riducesse l’essere umano ad una catasta di organi e la natura ad una presenza malevola che trama per distruggerlo. Prima cioè che qualcuno si accorgesse che la vita, commercialmente parlando, è un affare assai più redditizio se viene smembrata, suddivisa in settori di competenza, enumerata in componenti infinitesimali che rendano lo spezzatino risultante più lucrativo dell’insieme e perfino della somma delle sue parti.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=831:gianluca-freda&catid=27:medicina&Itemid=44#comments
21.06.2011

venerdì 11 marzo 2011

LETHAL WARRIORS

DI DANILO ARONA
carmillaonlòine

“Laggiù ho visto cose che nessuno dovrebbe mai vedere”
Devil (storia di M. Night Shyamalan)

Ogni singola notte della sua vita, da quando era tornato dall'Iraq, Sheldon T. Plummer (Olympia, Washington) si svegliava di colpo alle tre in punto. Pensava che fosse colpa del demonio e lo aveva pure lasciato scritto in un forum dedicato all'argomento. Ne esistono parecchi di questi forum: si parla si narcolessia, di Old Hag (la Vecchia Sotto il Lenzuolo), di risvegli improvvisi e condivisi alle 3,33 (la metà del numero diabolico) o di rapitori alieni dall'altra parte della finestra. “Mi sveglio tutte le notti alle 3,33 . Ho i brividi su tutto il corpo e la stanza è gelata, e per questa cosa non ci sono spiegazioni perché il riscaldamento funziona perfettamente. Ma non ci nemmeno sono spiegazioni per questa precisione oraria: se metto l'orologio indietro di mezz'ora, spalanco gli occhi alle 3,03.”

Nella foto: Il murales dell’artista cileno Sebastian Errazuriz

“Gesù è morto alle 3,00 e le streghe fanno il loro sporco lavoro proprio a quell'ora.”
“Non mi sveglio proprio tutte le notti alle 3 del mattino. Ma mi sveglio spesso. E una notte ho visto sopra di me una figura nera dalla consistenza nebbiosa alta sino al soffitto. Ho fatto per alzarmi per correre ad accendere la luce, ma quella mi è volata addosso, più veloce di una pallottola. E mi sussurrava delle parole nelle orecchie che non voglio proprio ricordare.”

In quel forum non mancavano le esperienze demoniache. Ma Plummer il suo demone lo aveva incontrato in Iraq e se l'era trascinato dietro a Washington, lungo un tragitto aereo presagito sin dall'inizio degli anni Settanta dallo scrittore William Peter Blatty. Il risultato fu che, tra un risveglio e un incubo, Plummer ammazzò la moglie e la fece a pezzi, traendo ispirazione per le istruzioni “tecniche” dal serial TV Dexter.

Non è da oggi che una certa percentuale di marine americani di ritorno dall'Iraq e dall'Afghanistan torna a casa e scarica la propria aggressività su mogli, fidanzate o sconosciuti scelti a casaccio. Se non ammazzano qualcuno, uccidono sé stessi a ritmi impressionanti – le ultime cifre parlano di 18 reduci al giorno che scelgono la via del suicidio (fonte: army.times.com). Il fenomeno è noto sin dal 2004, ma la scelta, sin quando possibile, è stata quella di non parlarne o di parlarne pochissimo. Nel 2005, a mia memoria, ci fu soltanto un fugace servizio del TG3 in edizione pomeridiana.


L'arresto di Matthew Perkins


Il settembre scorso Matthew Perkins, 30 anni e due campagne in Afghanistan e in Iraq, uccise a Manchester, Tennessee, la fidanzata e i due figlioletti di quest'ultima, inserì i corpi in sacchi di plastica della spazzatura e li rinchiuse in un armadio per vari giorni. Non esisteva alcun dissapore tra Perkins e la donna. L'uomo spesso urlava nel sonno e si svegliava di colpo, fradicio di sudore, chiedendo con disperazione al nulla: “Chi c'è? CHI C'E'?”
Eric Acevedo pugnalò la fidanzata a morte poche ore dal suo rientro dall'Iraq. Chissà come sarebbero state le sue notti?

Joseph Dwyer era perseguitato dai demoni già da tempo quando un giorno vide al bordo della strada una normale scatola di cartone vuota, la scambiò per una bomba in procinto di esplodere e provocò un brutto incidente stradale. Qualche mese più tardi Joseph si rinchiuse nel suo appartamento e iniziò a sparare dalla finestra. A casaccio, dove qualcosa sembrava muoversi. Per un caso straordinario non si fece male nessuno, ma la polizia impiegò una giornata intera a convincerlo che in giro non c'erano teste di stracci che lo volevano uccidere. Adesso Joseph non si trova più su questa terra e si è tolto di mezzo con un'overdose di tranquillanti e inalanti.


Jeff Lucey


Jeff Lucey, 23 anni, tornato dalla prima fase bellica chiamata Decapitation Strike, s'impiccò nel seminterrato della casa dei genitori. La madre raccontò pubblicamente che nel mese in cui aveva partecipato all'invasione Jeff scriveva lettere terribili alla fidanzata in cui descriveva le mostruosità che aveva visto e che era stato costretto a fare. Una volta a casa, Jeff iniziò a parlare in modo sconnesso di Nassirya, la città in cui aveva avuto luogo la prima grande battaglia tra marine e irackeni. Di notte, intorno alle tre, a volte prima a volte dopo, si buttava sempre giù dal letto urlando. Dopo una notte in cui non aveva chiuso occhio affatto, ricevette sua sorella Amy con le lacrime agli occhi, dicendo di essere un assassino. E dichiarandosi “colpevole”. Prima di impiccarsi Jeff lasciò sul suo letto le targhette identificative dei soldati irackeni che aveva ucciso anche se disarmati. Lui le guardava spesso e mormorava parole incomprensibili.

Peter Mahoney, prima di andare in garage e attaccarsi al tubo di scarico, s'infilò l'uniforme con cui aveva prestato servizio.

Keith Nowichi, al rientro del suo secondo turno in Iraq, fu mandato per un anno di trattamento al Warrior Transition Unit di Fort Carson, Colorado Springs, dove collezionò solitudine, alcol e farmaci, e cesellò il tutto con il divorzio. Si uccise nel marzo del 2009 mentre si trovava al telefono con la ex moglie. Lì aveva conosciuto i Lethal Warriors, quelli della quarta Divisione Fanteria, i reduci di Falluja, quelli dei record: nove omicidi commessi da membri della stessa brigata, più 145 episodi di violenza domestica e 38 stupri.

Tutti questi ovviamente non sono demoni. Se così fosse, le contromisure sarebbero tutte sommato semplici. Sono invece i sintomi dell'ormai non più censurato PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) che esiste sin dai tempi del Vietnam, ma solo dagli anni Ottanta è riconosciuto come gravissima patologia invalidante (le assicurazioni americane l'hanno però inserita nei loro protocolli solo nel 2004...). Una sindrome che ne uccide più a casa che sul campo di battaglia, anche se le autorità militari mai lo confermerebbero, visto che i reduci sono tecnicamente dei civili. E poi, comunque, dopo i sintomi, arrivano i demoni

Secondo uno studio dell’Università della California sono trecentomila i militari tornati da Afghanistan e Iraq con segni chiarissimo di squilibrio mentale: emergenza che l’esercito affronta con appena 400 psichiatri. Con le prigioni che si riempiono di veterani: il 23% dei detenuti, un numero così alto che si sta pensando a tribunali speciali e condanne alternative. Un’inchiesta di “Time” spiega che il numero dei suicidi tra soldati ha toccato cifre record: 106 nel 2006, 115 nel 2007, 128 nel 2008. E ben 334 nel 2009: lo stesso anno i morti in battaglia sono stati 316 in Afghanistan e 149 in Iraq. Ma contando che va a buon fine un tentativo di suicidio su dieci, il numero di quelli che cercano di farla finita sale a tremila militari all’anno. Ammesso che siano dati reali: perché, insinua l’Huffington Post, i numeri, difficili da reperire, potrebbero essere superiori. E parliamo solo di militari in divisa: per quel che riguarda i veterani, le cifre sono solo ipotizzabili dato che, appunto, si tratta di civili.

Il suicidio, è noto e non da oggi, spesso diviene poi un fatto epidemico. Il mese di giugno del 2010 si sono uccisi 32 soldati, il numero più alto mai registrato Gli psichiatri e gli psicologi militari non hanno sufficienti conoscenze per affrontare questo disagio. Mark Russel, comandante della Marina specializzato in malattie mentali, ha scoperto che il 90% del personale che svolge queste funzioni non ha la formazione necessaria per curare il PTSD. Si limita a prescrivere farmaci come il Paxil, il Prozac o il Neurontin, che accentuano e addirittura provocano i sintomi. Se non ci si uccide, si uccide. In ogni caso il disturbo mentale associato al PTSD può divenire incontrollabile. E trasformare il soggetto che ne è affetto in un lethal warrior sul patrio suolo. Difficile pensare infatti che chi viene addestrato a uccidere per non essere ucciso, una volta tornato a casa, possa inserirsi come se nulla fosse in una vita normale fatta di regole, di galateo e di rispetto per il prossimo. Difficile pensare che questa persona non abbia gli incubi e si svegli urlando più o meno alle tre di notte.

In un programma intitolato The War Within, trasmesso da Al Jazeera e dedicato al PTDS, la psichiatra americana Barbara Van Dahlen ha fatto dichiarazioni a dir poco inquietanti. Eccone un sunto:
“Il PTDS è contagioso. I reduci tornati a casa, quando si trovano in posti affollati, al supermercato, in un grande centro commerciale, o in un ristorante molto rumoroso, diventano ansiosi perché non riescono a esaminare efficacemente l'ambiente circostante e non si sentono al sicuro. Per i soldati coinvolti in esplosioni sui blindati lungo le strade, in Afghanistan e Iraq, le mogli riferiscono spesso che guidano al centro della strada, il che è chiaramente molto pericoloso qui negli USA. Ma lo fanno perché le bombe erano spesso collocate ai lati della strada e non riconoscono né realizzano che si stanno spostando verso il centro della strada, ma il cervello sta esaminando una potenziale minaccia nell'ambiente circostante. Lo stato di allerta continuo è dovuto alla paura che esista sempre un pericolo, perché chi ha subito un trauma è stato colpito da un evento che non ha potuto controllare, fortemente terrificante, distruttivo, pericoloso, o tutte queste cose insieme. Così il cervello è in allerta continua per la paura di un altro attacco o di un altro evento incontrollabile. E' come se non esistesse una demarcazione tra la linea del fronte e casa propria, dove per definizione dovrebbe esserci solo la pace. In realtà oggi la guerra è ovunque. Perché è dentro. Non c'è solo la paura del terrorismo post 11/9, ma la paura che i reduci si portano dietro, contagiando amici e famigliari. E' questo il vero problema che si pone nella cura dello stress post-traumatico. Non riguarda solo i soldati che tornano a casa, ma anche le loro famiglie. Abbiamo anche coniato una termine: 'trauma secondario', riferito al fenomeno dei familiari di soggetti affetti da stress post- traumatico che sviluppano gli stessi sintomi se le persone che hanno in casa non vengono curate. Così colpisce mogli e bambini, e chiunque passi molto tempo a stretto contatto con i reduci. Ha un potente effetto a catena che successivamente travalica il nucleo famigliare e si estende ai colleghi di lavoro, al sistema educativo quando si torna nei campus universitari. E' a causa di questo consistente effetto a catena che noi operatori lo percepiamo come una vera emergenza sanitaria pubblica. E dobbiamo farvi fronte.”

Tutto questo – ma soprattutto il tema del contagio – ci riporta alla simbologia del profondo che scaturisce dai risvegli in preda al panico – alle 3,00 o alle 3,33 – da parte di chi soffre di PTDS. Sono esperienze visualmente demoniache che tendono a materializzare il Male (per poterlo guardare e controllare) e che alludono alla definitiva perdita dell'innocenza. Un capolavoro del 1988, Koko di Peter Straub, il tema dei reduci del Vietnam unito a quello degli orrori compiuti o testimoniati sul fronte bellico sottintendeva il trauma primario di un'infanzia distrutta a causa di adulti sadici. Un giovane soldato americano impazziva dopo essere stato costretto a uccidere un gruppo di bambini vietnamiti rifugiatisi in una grotta. Molti anni dopo, a guerra finita, l'uomo si trasformava in un serial killer che lasciava su ogni vittima orribilmente sfigurata una carta da gioco sulla quale appariva scarabocchiato il nome “Koko”. Si scopriva dopo alterne ed emozionanti vicende che chi si nascondeva sotto l'identità di Koko aveva visto da bambino la madre uccisa dal padre e lui stesso aveva dovuto subire ripetute violenze da parte del demone celato sotto le spoglie paterne. Attraverso un ricordo nascosto e il meccanismo delle analogie inconscie, Koko vendicava tanto sé stesso quanto i bambini vietnamiti con i quali s'identificava.
E' una metafora che, nonostante gli anni trascorsi, si può ancora applicare ai lethal warriors che hanno riportato la guerra là dov'era stata dichiarata in nome di democrazie esportabili: a casa propria, tra le pareti domestiche, nella vita di tutti i giorni. Alle tre del mattino, l'ora del diavolo, per loro che ci credono.

Dopo i tumori da uranio impoverito e le sindromi della guerra del Golfo, è in arrivo qualcosa di peggio per il bellicoso Occidente: l'oscurità.
Something Wicked This Way Comes, ancora Ray...

Danilo Arona
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003822.html