lunedì 18 luglio 2011

Presunta democrazia

La democrazia è l'organizzazione politica che meglio collima con la struttura iniziatica e gli schemi sociali tracciati nella Bibbia, perchè assegna solo virtualmente al popolo le chiavi del potere e lo fa come il serpente, illudendo e ingannando. Gli uomini di governo che dicono di governare in nome del popolo o per conto di Dio, servono solo e sempre sè stessi. La (presunta, n.d.r.) giustizia è lo strumento di chi detiene il potere e lo usa per i propri fini. Ciò che è giusto per il più forte è ingiusto per il più debole e non coincide con l'interesse di tutti. La giustizia, così intesa, si rovescia piuttosto nel suo contrario: l'ingiustizia. Come dice Sant'Agostino: "Una repubblica non può durare nè crescere se non per mezzo dell'ingiustizia." Non va contestato quindi il principio della legge, ma l'autorità incaricata di emanarla ed eseguirla.

Se tutte le organizzazioni politiche fossero autonome, di piccole dimensioni ed ispirate ai principi di democrazia sostanziale, non esisterebbe alcun conflitto ma una civiltà diffusa, libertà ed emancipazione; ma nel momento in cui una di esse cresce in dimensioni e potenza rispette alle altre, questa stessa tenderà a fagocitare le più piccole. Se esistessero soltanto piccole nazioni, l'umanità sarebbe indubbiamente più libera e felice. La formazione di grandi imperi introduce un nuovo elemento: la forza. Le piccole nazioni sono misere non in quanto piccole, ma perchè sono deboli, e i grandi imperi prosperi non in quanto grandi, ma perchè sono forti.

Nel susseguente approfondimento storico, l'autore riporta l'importanza delle guerre tra greci e persiani per lo sviluppo culturale dell'Occidente; in questo scontro tra due civiltà (da un lato lo svolgimento di una cultura i cui principi risiedevano nel mistero e negli oracoli, dall'altro il mondo Ellenico quale portatore ideale di democarzia) a fare da spartiacque sarà un combattimento di dimensioni ridotte come la battaglia di Maratona del 490 aC, dove la vittoria greca fu semplicemete la battuta di arresto di un sistema (quello teocratico-iniziatico) che da quel momento in poi apprese la lezione: rinunciò per sempre all'idea di misurarsi direttamente con alti ideali e il sentire profondo, preferendo astuzie e strategie occulte, manipolazioni delle menti umane, per addivenire alla conquista del potere.

E' questo dunque l'inizio della fine della polis greca quale depositaria della vera e mai più espressa democrazia...

Filippo il Macedone, uomo protervo e rozzo, che aveva appreso dai Persiani l'arte della guerra, sconfisse gli eserciti di Tebe ed Atene, divenendo il padrone assoluto della Grecia. Alla sua morte gli succedette il figlio Alessandro Magno, le cui imprese aprirono le porte a nuovi concetti: l'ebbrezza del potere, della gloria e della ricchezza; la sua missione, attentamente diretta e progettata da Olimpiade ed Aristotele, ispirata dall'idea di creare un nuovo ordine del mondo, parte da lontano, passa attraverso riti e liturgie iniziatiche e suggella, con il seppellimento della sapienza greca, la vittoria dei sensi, della cupidigia e della sopraffazione.

da
"Il Tempo della Fine" (2006 - Ed. Il Punto d'Incontro)

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