venerdì 30 gennaio 2009

WOODY - Il Terreno

Ciao a tutti, essendo ormai al buono con i lavori posso iniziare a caricare qualche contenuto riguardo il progetto che ha visto me e la mia famiglia impegnati per la realizzazione di una casa in bioedilizia.

Anzitutto il travaglio iniziale è stato quello di trovare il posto.
Oggigiorno le imprese fanno incetta di terreni e sopra vi costruiscono senza criterio alcuno palazzine di cemento e mattoni di dubbio gusto e di scarsa lungimiranza.

Ma su questo come per tanti altri argomenti, c'è molto poco da dire, la massa fa fatica a comprendere il mondo nel quale vive ed è raro trovare qualcuno che cerchi soluzioni migliori e più efficienti, ancora più utopico è parlare di rispetto per l'ambiente e per se stessi.

Pur partendo con una buona convinzione di base è stato comunque difficile anche per noi. Per probblemi economici abbiamo dovuto trovare dei compromessi.

Locazione - Terreno

la scelta del luogo doveva rispondere a molti requisiti:

- lontano dalla città ma non troppo lontano
- abbastanza isolato ma non troppo isolato
- non pianura ma preferibilmente in collina
- una buona esposizione a sud
- spalle coperte a nord
- possibilità di trovare una falda acquifera per un pozzo
- un po' di terra da coltivare per il fabbisogno annuale di tutta la famiglia

Grazie all'aiuto del buon Franco abbiamo trovato dopo un paio di anni di ricerca il posto adatto!

video

La casa ha una posizione ideale, le spalle a nord protette da un bosco di castagni, è posta è 3/4 della collina ed è completamente rivolta verso sud.

giovedì 29 gennaio 2009

Discorso sull'origine della disuguaglianza


J.-J. Rousseau, Discorso sull'origine della disuguaglianza, II

Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio, e trovò altri cosí ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avrebbe gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!”. Ma è molto probabile che ormai le cose fossero già giunte al punto da non poter piú durare come erano prima; infatti questa idea di proprietà, dipendendo da molte idee precedenti formatesi evidentemente in momenti successivi, non si è formata di colpo nella mente umana: è stato necessario compiere molti progressi, acquistare molte capacità e molti lumi, trasmetterli e accrescerli di età in età, prima di giungere a questo termine ultimo dello stato di natura. Riprendiamo dunque le cose dall'inizio, cercando di abbracciare con un unico sguardo questa lenta successione di avvenimenti e di conoscenze nel loro ordine piú naturale. [...]



A misura che le idee e i sentimenti si susseguono, che la mente e il cuore si esercitano, il genere umano continua ad addomesticarsi, i rapporti si allargano e i legami si stringono. Cominciò allora l'usanza di radunarsi davanti alle capanne o intorno ad un grande albero; il canto e la danza, veri figli dell'amore e dell'ozio, divennero il divertimento o meglio il passatempo degli uomini e delle donne sfaccendati e assembrati. Ognuno cominciò a guardare gli altri e a voler essere a sua volta guardato; la stima pubblica cominciò cosí ad aver valore. Colui che cantava o ballava meglio di tutti, il piú bello, il piú forte, il piú destro o il piú eloquente divenne il piú considerato e fu questo il primo passo verso la disuguaglianza e nello stesso tempo verso il vizio; da queste prime preferenze nacquero da un lato la vanità e il disprezzo, dall'altro la vergogna e l'invidia; e il fermento prodotto da questi nuovi lieviti dette luogo infine a prodotti funesti, alla felicità e all'innocenza.

Non appena gli uomini ebbero cominciato ad apprezzarsi vicendevolmente e nella loro mente sorse l'idea della considerazione, tutti pretesero di avervi diritto e non fu piú possibile per nessuno di farne a meno impunemente. Nacquero cosí i primi doveri delle buone maniere, anche presso i selvaggi, e ogni torto fatto volontariamente divenne un oltraggio, poiché oltre al male derivante dall'ingiuria, l'offeso vi vedeva anche il disprezzo verso la sua persona, piú insopportabile sovente del male stesso. Fu cosí che, punendo ognuno il disprezzo che gli era stato dimostrato in maniera proporzionale alla importanza da lui attribuita a se stesso, le vendette divennero terribili e gli uomini sanguinari e crudeli. ” questo appunto lo stadio a cui erano giunti la maggior parte dei popoli selvaggi a noi noti; e se molti si sono affrettati a concluder da ciò che l'uomo è naturalmente crudele e che ha bisogno di disciplina per esser addolcito, ciò lo si deve al fatto che non si erano distinte con sufficiente precisione le idee e perché non si era osservato quanto tali popoli fossero già lontani dal primitivo stato di natura. In realtà nulla vi è di piú dolce dell'uomo nel suo stato primitivo, allorché, posto dalla natura a uguale distanza dalla stupidità dei bruti e dai lumi funesti dell'uomo civile, e spinto unicamente, sia dall'istinto che dalla ragione, a difendersi dal male che lo minaccia, egli è trattenuto dal fare del male ad alcuno dalla pietà naturale e non vi è spinto da nulla, neppure dopo averne ricevuto. [...]

Ma va osservato che una volta nata la società, le relazioni già istituite fra gli uomini esigevano da essi qualità diverse da quelle inerenti alla loro primitiva costituzione. Poiché la moralità cominciava a introdursi nelle azioni umane e poiché ognuno, prima che vi fossero leggi, era unico giudice e vendicatore delle offese ricevute, la bontà adatta al puro stato di natura non conveniva piú alla società nascente; occorreva che le punizioni diventassero piú severe a misura che le occasioni di offesa diventavano piú frequenti, e il terrore delle vendette doveva tenere il posto del freno delle leggi. In questo modo, sebbene gli uomini fossero divenuti meno resistenti e sebbene la pietà naturale avesse già subito qualche alterazione, questo periodo di sviluppo delle facoltà umane - che sta proprio a mezza via tra l'indolenza dello stato primitivo e la petulante attività del nostro amor proprio è dovette essere l'epoca piú felice e piú durevole. Quanto piú vi si riflette, tanto piú si capisce come questa condizione fosse la meno soggetta alle rivoluzioni, fosse la piú consona all'uomo, e come egli ne sia uscito solo per un qualche caso funesto che, per l'utilità comune, non avrebbe mai dovuto accadere. L'esempio dei selvaggi, che quasi tutti sono stati trovati fermi a questo stadio, sembra confermare che il genere umano era fatto per restarvi sempre, che questa condizione costituisce la vera giovinezza del mondo e che tutti i successivi progressi, se sono stati in apparenza altrettanti passi verso la perfezione dell'individuo, in realtà hanno portato verso la decrepitezza della specie.

Finché gli uomini si sono accontentati delle loro rustiche capanne, finché si sono limitati a cucire i loro abiti fatti di pelli con spine o lische, ad adornarsi di piume e di conchiglie, a dipingersi il corpo di diversi colori, a perfezionare o abbellire i loro archi e le loro frecce, a costruire con pietre taglienti qualche canotto da pescatore o qualche rozzo strumento musicale; in breve, finché si sono applicati soltanto a opere che un uomo poteva fare da solo, ad arti che non richiedevano il concorso di molte mani, essi sono vissuti liberi, sani, buoni e felici, nella misura in cui potevano esserlo secondo la loro natura, ed hanno continuato a godere tra loro delle dolcezze di un rapporto indipendente. Ma dal momento in cui un uomo ebbe bisogno dell'aiuto di un altro, non appena ci si accorse che poteva esser utile ad un solo uomo di avere provvigioni per due, l'uguaglianza scomparve, si introdusse la proprietà, il lavoro divenne necessario e le vaste foreste si mutarono in campi ridenti che dovettero essere bagnati dal sudore degli uomini e in cui si vide ben presto la schiavitú e la miseria germogliare e crescere insieme alle messi.

La metallurgia e l'agricoltura furono le due arti la cui scoperta produsse questa grande rivoluzione. Se per il poeta furono l'oro e l'argento, per il filosofo furono il ferro e il grano a render civili gli uomini e a portare cosí alla rovina il genere umano. Entrambi infatti erano ignoti ai selvaggi dell'America che, per questo motivo, sono rimasti tali; sembra persino che gli altri popoli siano rimasti barbari finché hanno praticato una sola di queste arti. E forse una delle ragioni principali per cui l'Europa è stata civilizzata, se non prima, almeno piú durevolmente e meglio delle altre parti del mondo, risiede nel fatto che essa è il paese al tempo stesso piú ricco di ferro e piú fertile in grano. [...]

Dalla cultura delle terre è derivata necessariamente la loro spartizione, e dal riconoscimento della proprietà le prime regole di giustizia: infatti per dare a ciascuno il suo è necessario che ognuno possa avere qualcosa; inoltre, poiché gli uomini cominciavano a guardare verso l'avvenire e si accorgevano di aver tutti qualcosa da perdere, nessuno di loro si riteneva al sicuro dalle rappresaglie per i torti che poteva arrecare ad altri. Questa origine è tanto piú naturale in quanto è impossibile concepire l'idea di una proprietà sorta da altra fonte che non sia il lavoro manuale; non si vede infatti che cosa l'uomo possa metter di suo piú del proprio lavoro per appropriarsi di cose da lui non fatte. Soltanto il lavoro, dando al coltivatore un diritto sul prodotto della terra che ha coltivato, gli conferisce anche un diritto sul fondo, almeno fino al momento del raccolto, e cosí di anno in anno il possesso diviene continuo e si trasforma facilmente in proprietà. [...]

Ecco dunque tutte le nostre facoltà sviluppate, la memoria e l'immaginazione in gioco, l'amor proprio destato, la ragione resa attiva e la mente giunta quasi al limite della perfezione di cui è suscettibile. Ecco tutte le qualità naturali messe in azione, il rango e la sorte di ogni uomo stabiliti non soltanto secondo la quantità dei beni e il potere di servire o di nuocere, ma anche secondo l'intelligenza, la bellezza, la forza o l'abilità, secondo i meriti o i talenti; e poiché queste qualità erano le sole che potessero attirare la considerazione, divenne tosto necessario averle o ostentarle. Il proprio tornaconto richiese di mostrarsi diversi da ciò che si era realmente.

Essere e apparire divennero due cose del tutto diverse e da tale distinzione sorsero il fasto imponente, la scaltrezza ingannatrice e tutti i vizi che ne sono il corteggio. Da un altro lato, ecco l'uomo, prima libero e indipendente, ora assoggettato, per cosí dire, dalla moltitudine dei nuovi bisogni, a tutta la Natura, e soprattutto ai suoi simili, di cui in un certo senso diviene lo schiavo, pur quando ne diventi il padrone; ricco, ha bisogno dei loro servigi, povero, ha bisogno del loro soccorso, e neppure la mediocrità lo pone in condizione di fare a meno di loro.

Deve quindi cercare continuamente di interessarli alla sua sorte e fare in modo che essi, in realtà o in apparenza, trovino il loro profitto a lavorare per il suo vantaggio: ciò lo rende astuto e artificioso con gli uni, imperioso e duro con gli altri e lo pone nella necessità di ingannare tutti coloro di cui ha bisogno, quando non può farsi temere da essi e non trova il proprio interesse a servirli utilmente.

Infine l'ambizione divorante, la brama di accrescere la propria fortuna personale, meno per una vera necessità che per mettersi al di sopra degli altri, ispira a tutti gli uomini una trista inclinazione a nuocersi reciprocamente, una invidia segreta tanto piú pericolosa in quanto, per riuscire con maggior sicurezza nel suo intento, essa si copre sovente con la maschera della benevolenza; in una parola, si ha da un lato spirito di concorrenza e rivalità e dall'altro contrasto di interessi e sempre il desiderio nascosto di fare il proprio vantaggio a spese altrui. Tutti questi mali sono il primo effetto della proprietà e il corteggio inseparabile della nascente disuguaglianza. [...]

Tale fu o dovette essere l'origine della società e delle leggi, che diedero nuovi impedimenti al debole e nuove forze al ricco, distrussero definitivamente la libertà naturale, stabilirono per sempre la legge della proprietà e della disuguaglianza, trasformarono un'abile usurpazione in un diritto irrevocabile e assoggettarono da allora in poi tutto il genere umano, per il vantaggio di qualche ambizioso, al lavoro, alla servitú e alla miseria. ” facile vedere come la formazione di una sola società abbia reso indispensabile quella di tutte le altre e come, per opporsi a forze riunite, fosse necessario unirsi a propria volta. Le società, moltiplicandosi o estendendosi rapidamente, coprirono ben presto tutta la superficie della Terra, e non fu piú possibile trovare un solo angolo dell' Universo in cui ci si potesse affrancare dal giogo e sottrarre il proprio capo alla spada, spesso mal diretta, che ogni uomo vede perpetuamente sospesa su di sé.


Fonte: http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaR/ROUSSEAU_%20LO%20STATO%20DI%20NATURA%20E%20L.htm

“Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!”.

I principi dello swadeshi




Il Giornale Online«La vera India non è quella che si vede nelle sue poche città, ma quella dei suoi 700 mila villaggi», diceva Gandhi: «Se questi muoiono morirà anche l'India». In queste parole è racchiuso lo swadeshi, il programma economico del Mahatma per la promozione delle piccole comunità locali.

L'India libera auspicata da Gandhi non era uno stato nazionale ma una confederazione di villaggi autonomi e autosufficienti. Il potere politico ed economico doveva essere gestito dalle assemblee locali.

Questa filosofia era profondamente radicata nella popolazione: per millenni la gente aveva vissuto in armonia con la natura, mangiando quello che coltivava e tessendo i propri vestiti. Gli animali, la terra e le foreste erano parte integrante di questo equilibrio sociale e ambientale. Ogni regione aveva una propria identità culturale ben definita ed era orgogliosa di questa diversità.

Secondo lo swadeshi, tutto quello che viene prodotto nel villaggio deve essere utilizzato dai suoi abitanti. Il commercio fra villaggi e quello con le città deve essere ridotto al minimo, mentre ciò che non può essere prodotto nei villaggi può essere acquistato altrove.

Lo swadeshi allontana il rischio della dipendenza economica dai mercati stranieri, e al tempo stesso evita trasporti inutili e dannosi per l'ambiente. Ogni villaggio, per essere autosufficiente, dovrebbe avere i propri insegnanti, contadini, musicisti, artigiani e via dicendo. In altre parole, dovrebbe essere una piccola India. Per Gandhi i villaggi erano così importanti che pensava di dar loro uno status amministrativo particolare.

Il Mahatma voleva sostituire l' economia centralizzata di tipo industriale imposta dal colonialismo britannico con un sistema artigianale e decentrato. In effetti il lavoro manuale ha dei contenuti culturali e religiosi ben precisi, perché stimola la responsabilità e promuove i rapporti interpersonali. In questo modo si cementano i rapporti comunitari fra gli abitanti del villaggio.

L'industrializzazione, al contrario, stimola la gente a lasciare il villaggio per andare a lavorare nelle fabbr iche. In questo modo l'uomo perde la propria dignità e diventa una ruota dell'ingranaggio. Divide il suo tempo fra la catena di montaggio e squallidi agglomerati urbani. Poi, quando le industrie richiedono una maggiore produttività, cominciano a rimpiazzare l'uomo con le macchine e producono masse di disoccupati.

Nello swadeshi, invece, la tecnologia è subordinata all'uomo e non assume mai un ruolo principale. Lo stesso principio vale per il mercato.

Gandhi sapeva che la globalizzazione dell' economia avrebbe indotto ogni paese a privilegiare le esportazioni e ridurre al minimo le importazioni per mantenere in equilibrio la bilancia dei pagamenti. Questo avrebbe prodotto continue crisi economiche, disoccupazione e malcontento.

Lo swadeshi non nega l'importanza dell' economia, ma le attribuisce un ruolo subordinato. Se supera un certo limite, la crescita economica ostacola il benessere.

Oggi molti pensano che l'accumulo di beni materiali sia la chiave della felicità. Diceva Gandhi:

«Il benessere è necessario, ma oltre un certo limite diventa un ostacolo. Dietro la creazione di bisogni illimitati si nasconde una trappola. La soddisfazione dei bisogni materiali deve avere dei limiti, altrimenti degenera in culto della ma teria. È il rischio che stanno correndo gli europei, e che avrà effetti devastanti se non compiranno un cambiamento radicale».

L'espansione economica, come insegna la storia, degenera spesso in guerra. «Al mondo c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti», diceva Gandhi, «ma non l'avidità di tutti».

Gli economisti odierni, al contrario, sono attratti dal mito della crescita illimitata. E proprio perché non conoscono limiti, non sono mai soddisfatti di quello che hanno. Lo swadeshi, invece, promuove la pace: pace con sé stessi, con gli altri, con la natura.
L' economia globale stimola la competitività e l'ambizione. Il risultato è una vita logorante, con poco spazio per la famiglia e per la propria dimensione spirituale.

Fonte :http://www.zhora.it/Gandhi1.htm

Le molte cose fanno povero il Papalagi


E anche in questo riconoscerete il Papalagi, perchè tenta di convincerci che noi siamo poveri e miserevoli e abbiamo bisogno di molto aiuto e compassione perchè non possediamo le cose.

Lasciate che vi dica, miei cari fratelli delle molte isole, che cos'è una cosa. La noce di cocco è una cosa, il panno, la conchiglia, lo scacciamosche, l'anello che porti al dito, la ciotola in cui mangi, gli ornamenti che porti in capo. Tutte queste sono cose. Ma ci sono due generi diversi di cose. Ci sono le cose fatte dal Grande Spirito, senza che noi lo vediamo, e che a noi uomini non costano né denaro, né fatica alcuna, come la noce di cocco, appunto, la conchiglia, la banana; e ci sono cose fatte dagli uomini, che costano lavoro e fatica, come gli anelli, la ciotola o lo scacciamosche.

Il signore intende quindi le cose che egli può fare con le sue stesse mani, le cose dell'uomo, e sono queste che ci mancano; poichè non può certo riferirsi alle cose del Grande Spirito. Gettate intorno lo sguardo, fino all'orizzonte, dove l'estremità della terra sostiene l'immensa volta azzurra. Tutto è pieno di grandi cose: la foresta con le sue colombe selvatiche, i colibrì e i pappagalli; la laguna con i suoi frutti, le conchiglie, le aragoste e gli altri animali d' acqua; la spiaggia con il suo volto chiaro e la morbida pelliccia della sua sabbia; la grande acqua, che può mostrarsi irata come un guerriero o sorridere dolcemente come una vergine del villaggio; la grande volta azzurra, che si trasforma ad ogni ora del giorno e porta grandi fiori che ci danno luce d'oro e d'argento.

Perchè dovremmo essere tanto stolti da aggiungere a queste altre cose, da mettere cose dell'uomo accanto a quelle sublimi del grande spirito ? Non potremmo mai comunque uguagliarlo, poichè il nostro spirito è troppo piccolo e debole di fronte alla potenza del Grande Spirito; e anche la nostra mano è troppo debole in confronto alla sua, grande e possente. Tutto ciò che possiamo fare è soltanto poca cosa e non vale la pena di parlarne. Possiamo rendere più lungo il nostro braccio per mezzo di una clava, possiamo allargare la nostra mano per mezzo di una ciotola di legno, ma non c'è stato un samoano e neppure un Papalagi che abbia fatto una palma o una radice di kava.

Naturalmente il Papalagi crede di poter fare queste cose, crede di essere forte come il Grande Spirito. E mille e mille mani non fanno altro che preparare cose, dal levarsi al cadere del sole. Cose dell'uomo, di cui non conosciamo lo scopo, di cui non vediamo la bellezza.

E il Papalagi pensa sempre nuove cose, continuamente. Le sue mani tremano di febbre, il suo volto diventa grigio come la cenere e la schiena gli s'incurva; ma lui brilla di gioia quando riesce a costruire una cosa nuova. E subito tutti vogliono avere la cosa nuova, e la ammirano, si mettono davanti ad essa e la cantano nella loro lingua.

O miei fratelli, se voi volete credermi: io sono riuscito a entrare nel pensiero del Papalagi e ho visto la sua volontà come se egli fosse illuminato dal sole di mezzogiorno. Poichè là dove egli arriva, distrugge le cose del Grande Spirito, e vuole poi riportare in vita con il proprio potere ciò che uccide, e con ciò far credere a se stesso di essere lui il Grande Spirito perchè sa fare tante cose.

Fratelli, pensate se fra un'ora venisse la grande tempesta e sradicasse la foresta e portasse via le montagne con tutti gli alberi e tutte le foglie e trascinasse via con sè tutte le conchiglie e gli animali della laguna e non ci fosse più neppure un fiore di ibisco con cui le nostre fanciulle potessero adornarsi i capelli. Se tutto, tutto ciò che vediamo scomparisse e non restasse altro che sabbia, e la terra somigliasse a una nuda mano tesa o a una collina su cui è scivolata la lava incandescente, come piangeremmo sulle palme, sulle conchiglie, sulla foresta, su tutto.

Là dove si trovano le molte capanne del Papalagi, nei luoghi ch'egli chiama città, là però la terra è nuda come una mano tesa, e per questo il Papalagi si smarrisce nella follia e gioca a fare il Grande Spirito: per dimenticare ciò che non possiede. Poichè egli è così povero e la sua terra così triste, afferra le cose, le raccoglie come il pazzo raccoglie le foglie secche e con esse riempie la sua capanna. Per questo però ci invidia e vorrebbe che noi diventassimo poveri come lui.


Grande povertà è quando l'uomo ha bisogno di tante cose: perchè così egli dimostra di essere povero di cose del Grande Spirito. Il Papalagi è povero perchè desidera tanto ardentemente le cose. Non può vivere senza di esse. Quando con il dorso di una tartaruga si costruisce un arnese per lisciarsi i capelli, quando vi ha messo dell'olio, fa ancora una pelle per l'utensile, una piccola cassa per la pelle e una cassa più grande per quella più piccola.

Mette tutto in pelli e il casse. Ci sono casse per panni inferiori e superiori, per panni da lavare, panni da bocca e altri panni, casse per le pelli da mani e per le pelli da piedi, per il metallo rotondo e per la carta pesante, per le provviste di cibo e per il libro sacro, per tutto e per ogni cosa. Di tutte le cose ne fa tante, quando una sola basterebbe. Vai in una cucina europea e vedi moltissime ciotole per il cibo e altri strumenti per cucinare che non vengono mai usati. E per ogni cibo c'è una diversa ciotola: una per l' acqua diversa da quella per la kava europea, una per la noce di cocco diversa da quella per la colomba.

Una capanna europea ha tante cose, che se anche tutti gli uomini di un villaggio delle Samoa se ne caricassero completamente le mani e le braccia non basterebbero a portarle tutte. In una sola capanna ci sono un tal numero di cose, che tanti capi bianchi hanno bisogno di molti uomini e donne che non facciamo altro che mettere tutte queste cose al loro posto e ripulirle della sabbia. E persino la più nobile vergine consuma molto del suo tempo a contare le molte cose, a sistemarle e a pulirle.

Fratelli voi sapete che io non mento e vi dico tutto come io in verità ho veduto, senza nulla togliere o aggiungere. Così, credetemi, in Europa ci sono persone che si puntano la canna da fuoco alla fronte e si uccidono perchè preferiscono morire piuttosto che vivere senza cose. Poichè il Papalagi inebria in mille maniere il suo spirito e così si convince di non poter vivere senza le cose, come nessun uomo può vivere senza cibo.

Per questo non ho mai trovato in Europa una capanna dove potessi stendermi bene sulla mia stuoia senza che qualche cosa urtasse le mie membra quando mi allungavo. Tutte le cose mandavano lampi o gridavano forte con la bocca del loro colore, così che non potevo chiudere gli occhi. Mai riuscii a trovare un giusto riposo e mai provai maggior nostalgia per la mia capanna delle Samoa, nella quale non ci sono cose, se non la mia stuoia e il rotolo per poggiare la testa, e dove nulla arriva all'infuori del dolce aliseo che viene dal mare.

Chi possiede poche cose si considera povero e ne soffre. Non c'è Papalagi che canti e abbia uno sguardo lieto quando non ha nulla all'infuori della sua stuoia e della sua ciotola, come accade a ciascuno di noi. Gli uomini e le donne del mondo bianco piangerebbero di malinconia nelle nostre capanne, si affretterebbero a correre nella foresta per prendere legno e cercare il guscio della tartaruga, vetro, filo di ferro o pietre colorate o molte altre cose ancora, e continuerebbero da mattina a sera a tenere in moto le loro mani, fino a quando la loro casa delle Samoa si fosse riempita di cose grandi e piccole. Tutte cose che facilmente si rompono, che ogni piccolo fuoco e ogni pioggia tropicale possono distruggere e spazzar via, e che devono perciò continuamente essere rifatte.

Quanto più un uomo è un vero europeo, tanto maggiore è il numero delle cose di cui ha bisogno. Per questo le mani del Papalagi non stanno mai ferme, non riposano mai: per il gran fare le cose. Per questo i volti dei bianchi sono spesso così stanchi e tristi, e per questo pochissimi fra loro arrivano a vedere le cose del Grande Spirito, a giocare sulla piazza del villaggio, a dire e cantare liete canzoni o, nei giorni di sole, a danzare nella luce e a rallegrarsi come a noi tutti è dato di fare. Loro devono fare cose. devono custodire le loro cose. Le cose stanno loro addosso e strisciano loro intorno come le formichine della sabbia. Compiono con gelido cuore qualsiasi delitto, per ottenere le cose. Si fanno la guerra fra di loro, non per l'onore dell'individuo, o per misurare le loro vere forze, ma solo per amore delle cose.

Tuttavia, tutti loro sanno la grande povertà della loro vita, altrimenti non ci sarebbero tanti Papalagi che godono grande onore perchè passano tutta la loro vita a intingere ciuffi di peli in succhi di ogni colore, e con essi gettano belle immagini su bianche stuoie. Scrivono così tutte le belle cose di Dio, tanto variopinte e liete quanto loro riesce di fare. Con la terra molle danno forma a creature senza panni, fanciulle con i bei movimenti liberi di una vergine del villaggio Matautu, oppure a figure maschili che levano la clava, che tendono l'arco e spiano nella foresta la colomba selvatica. Creature di argilla alle quali il Papalagi costruisce intorno capanne a festa, dove la gente arriva da lontano per contemplarle e godere della loro bellezza e santità. Stanno davanti a esse avvolti fittamente nei loro molti panni e rabbrividiscono. Io ho visto il Papalagi piangere di gioia davanti a tanta bellezza, che lui stesso ha perduto.

Ora gli uomini bianchi vorrebbero portare a noi i loro tesori, perchè anche noi diventiamo ricchi delle loro cose. Ma queste cose non sono che frecce avvelenate, di cui si muore quando colpiscono il petto. «Dobbiamo creare loro dei bisogni», ho udito dire da un uomo bianco che conosce bene la nostra terra; e bisogni vuol dire cose. «Allora diventeranno desiderosi di lavorare», diceva ancora quell'uomo sapiente. E intendeva dire che dovremmo impiegare anche noi la forza delle nostre mani per fare le cose. Cose per noi, ma in primo luogo per il Papalagi. Anche noi dobbiamo essere stanchi e grigi e curvi.

Fratelli delle molte isole, dobbiamo vegliare e stare all'erta, perchè le parole del Papalagi sembrano dolci banane, ma sono piene di lance segrete che vogliono uccidere in noi la luce e la gioia. Non dimentichiamo mai che a noi occorre ben poco, all'infuori delle cose del Grande Spirito. Egli ci ha dato gli occhi per vedere le sue cose. E ci vuole più di una vita per vederle tutte. E non c'è mai stata menzogna più grande sulle labbra dell'uomo bianco di questa: che le cose del Grande Spirito non sono di utilità mentre le sue sarebbero molto più utili. Le sue cose sono così grandi in numero, che brillano e scintillano, e cercano in mille modi di conquistarci; non hanno però mai fatto un papalagi più bello nel corpo, nè i suoi occhi più brillanti o i suoi sensi più forti. Quindi anche le sue cose non servono a nulla, e dunque ciò che egli dice e vuol spingerci a fare appartiene al cattivo spirito e il suo pensiero è imbevuto di veleno.

Chi è Maestro


Un tempo trovare un Maestro non era cosa cosa così facile come oggi. Oggi ne troviamo ad ogni angolo, come i semafori. Maestri tecnici, grandi sapienti e poca coerenza. Tutti bravi a parlare e nei fatti, ordinaria quotidianità.

Spesso mi capita di seguire conferenze, eventi, discussioni di grandi "lumi". Spesso tali incontri sono entusiasmanti poi arriva la prova del nove, implacabile e matematica. Arriva la pausa, arriva lo sbrago.
Le persone tutte, autori e conferenzieri si accalcano sui banconi dei bar e via, "il carosello della consapevolezza parte" : tartine di pane bianco, salumi a go-go, coca cola, alcolici, la mania dell'attaggiamento, la mano che cerca frenetica l'accendino e la bocca che smania la sigaretta e poi via ancora più giù, la boccata di fumo.

Eppure c'è la fila, devi prenotare, devi pagare, devi essere riconosciuto, sembra l'ingresso alla discoteca.
Ho capito profondamente che le persone non hanno interesse alcuno a crescere, vogliono sentire la parola dolce all'orecchio e basta così.

Si legge un libro e si è padroni della tecnica. Sono i maestri del nostro tempo, i maestri spiccioli e noi siamo gli allievi del nostro tempo, che ancora prima di ascoltare già sappiamo parlare. Parlare certo, fare non è compreso.

"chi parla semina, chi ascolta raccoglie"

Questa è la società all'americana, fatta di business della crescita umana, dvd di iniziazione, tutto e subito e
niente di fondo, apparenza, rimedi posticci, scatole cinesi e corsi a distanza.

Chi è Maestro allora?

"il Vero Maestro è colui che ti prende per mano, ti mette in contatto con ( Dio, la Natura, il tuo Sè, la Malattia, ...ad ognuno il suo termine) e poi, si annienta.

Principi Integrali (prima parte)

Che confusione su questo mondo, chi dice blu, chi dice rosso, chi verde...
Il problema, a meno di non avere già maturato un certo pelo è non venirne a capo mai.

Spesso ho cercato di spiegare l'importanza di nutrirsi con cibi integri così come la Natura li offre a noi.

Cereali in chicci e al massimo farine integrali, ma mai scegliere di portare a tavola prodotti raffinati, farine bianche, zucchero bianco ecc..

Come il consumo di carne rappresenta l'uccisione, il consumo di latte e formaggi e uova rappresentano le ruberie, così i prodotti raffinati rappresentano la divisione.

Oggi l'uomo è facile preda dei potenti perchè debole, debole perchè diviso.

Ogni giorno sulle tavole di moltissime persone viene ricreato il messagggio dell'uccisione, il messaggio della ruberia e quello della divisione.

Divisione sulla tavola simboleggia divisione sociale.

Sappiamo bene come gli effetti del piccolo si ripercuotano anche sul grande, microcosmo e macrocosmo, in alto come in basso, eppure non vogliamo renderci conto dell'incredibile potere alchemico che pratichiamo ogni giorno nelle nostre cucine.

Scegliendo di nutrirci con prodotti integrali, diamo al mondo un messaggio di unità e di forza.

Principi Integrali (seconda parte)


Ad oggi il numero di patologie che affliggono l'uomo è incredibilmente grande ed in progressiva crescita.

In realtà, le malattie si possono semplicemente contare sulle dita di una sola mano,sono solo due:
Carenze ed Intossicazioni

Osservando il simbolo del Tao scopriremo che solo un corretto rapporto di Yin e di Yang crea l'equilibrio e che quindi un eccesso di una delle due parti provocherà una carenza dell'altra e una consequenziale situazione di squilibrio.

Tale condizione di squilibrio non appartiene alla Natura ma all'uomo che ne viola le sue leggi.

Fortunatamente sempre la conoscenza del Tao e della Natura ci indicherà un corretto approccio al riequilibrio della nostra vita.
Scegliendo di alimentarci con cibi essenzialmente equilibrati o prossimi all'equilibrio e scartando categoricamente tutti gli altri alimenti che manifestano caratteristiche troppo squilibranti in uno dei due principi di yin e di yang, ritorneremo, con la dovuta pazienza, ad una situazione di maggiore equilibrio e di conseguenza di maggiore salute.

Alimentazioni sbilanciate verso lo yin o lo yang non saranno la via verso il Tao così come è assai rischioso alimentarsi di cibi con qualità o yin o yang troppo accentuate.
L'alimentazione moderna fa proprio questo, per esempio accostando il cibo animale molto yang ad un cibo vegetale molto yin come le solonacee.

Stiamo costringendo l'organismo al raggiungere un equilibrio partendo dagli estremi, dagli eccessi...

La via del Tao, più dolce e più saggia ci propone un' alimentazione più consapevole, più centrata e sicura.

Imparare a riconoscere nei cibi le proprie intrinseche qualità ed il loro effetto sul nostro corpo è un importantissimo passo verso il raggiungimento di una più profonda consapevolezza di noi stessi e della Natura che ci circonda.

In Natura non esiste nessun filo d'erba uguale ad un altro, tuttavia, ognuno di noi sebbene con qualità differenti soggiace alle stesse Leggi Naturali.

Principi Integrali (terza parte, critica al Prof. Arnold Ehret)


Nell'ultimo anno mi è capitato di confrontarmi con persone entusiaste del metodo promosso dal Prof. Arnold Ehret. I suoi principi sono in linea di massima contenuti nel suo "Sistema di Guarigione con la Dieta Senza Muco".

Il professore ci spiega con efficacia tutta una serie di importanti argomenti da tenere in attenta considerazione se vogliamo condurre una vita sana e salutare. Molto interessante è il concetto di "malattia latente", ovvero quel silente stato di carenza o di intossicazione che colpisce l'organismo ma che ancora non è riconosciuto a livello sensoriale dalle persone.

Una malattia non si manifesta dall'oggi al domani, c'è sempre un iter temporale accompagnato da sintomi e da innumerevoli messaggi lanciati dal nostro corpo che ne preannunciano il manifestarsi.

Se le persone fossero presenti a loro stesse, avvertirebbero i sintomi, si chiederebbero da cosa sono originati, controllerebbero la loro dieta ed il loro stile di vita e, autoconoscendosi, imparerebbero a guarirsi. Questo non accade, non solo abbiamo delegato la nostra salute a terzi, ma cosa più drammatica, abbiamo smesso di ascoltarci. Innumerevoli messaggi vengono così perduti e poco alla volta all'interno della nostra totale inconsapevolezza il seme della malattia cresce.

Il "Sistema di Guarigione con la Dieta Senza Muco" fa perno sul concetto di costipazione.

Una costipazione dell'intero sistema di "tubature" del corpo umano.
Ne consegue che qualsiasi sintomo particolare è meramente un'ostruzione non ordinaria causata dal muco in quella particolare area.
I punti di particolare accumulazione del muco sono la lingua, lo stomaco e soprattutto il tratto del sistema digestivo.
Quest'ultimo è la vera e primaria causa dell'ostruzione intestinale.
La persona media ha continuamente più di 4 o 5 chili di feci non eliminate nell'intestino che avvelenano il flusso sanguigno e l'intero sistema. Prova a pensare alle conseguenze!

Inutile commentare quanto scritto, è così ed è la sacrosanta verità.

Come risolvere il problema dunque? Ehret risponde alla criticità con digiuni e una dieta che prenda in considerazione i soli cibi che non creino muco o che lo dissolvano. Il digiuno è da sempre un metodo di guarigione fondamentale e l'alimentazione è la nostra vera medicina.

Quello che adesso vorrei sottolineare è l'importanza, a mio avviso, di trattare questo Sistema di guarigione come una terapia ma non come uno stile di vita.

Basare la nostra alimentazione prettamente sul consumo di frutta, ha sicuramente dei risultati positivi nel medio tempo ma è rischioso e deleterio perseguirla a vita.

Per qualche periodo sicuramente il sistema del professore sarà un possibile metodo per recuperare una condizione degenerata.

Anzitutto focalizzare ogni cosa sul concetto di muco mi sembra altamente riduttivo.
Insomma...cercare un cibo che non crei muco è un po' come cercare una bevanda che, una volta ingerita, non mi faccia urinare!

Addirittura, la macrobiotica è considerata non salutare dal professore, per via del consumo di cereali. Abbiamo spiegato che esiste una grossa differenza fra cereali in chicchi e cereali raffinati.
Il cereale integrale non può essere dannoso alla salute e anche producendo del muco, dobbiamo riconoscerne la specifica qualità.

Un' alimentazione prettamente fruttariana, tende a non fare lavorare lo stomaco, infatti la frutta è digerita direttamente negli intestini. Sappiamo che se ci rompiamo una gamba e siamo costretti a letto a lungo, prima di riprenderne l'uso abituale dovremo fare della riabilitazione. Cosa succede, la gamba non utilizzata si addormenta e va risvegliata... Capiamo dunque che insistere a lungo con questa dieta andrà a creare i presupposti per l'insorgere di problemi di stomaco.

Persino l' acqua fa lavorare lo stomaco, la frutta no.

Se prendiamo di nuovo il simbolo del Tao come nostro punto di riferimento esso ci suggerirà che una dieta a base di frutta è una dieta prettamente Yin e sapendo che l'equilibrio è dato all'armonia fra yin e yang, se uno è assente o carente, andremo in corso a problemi, in questo caso per esempio caduta dei capelli e perdita dei peli corporei a causa dell'eccesso di acqua che la dieta comporta.

Per concludere, accogliamo a braccia aperte le indicazioni del professore Ehret, prendendo il suo sistema come uno strumento terapeutico di supporto al Digiuno, con la consapevolezza che questa tecnica abbia un inizio ed una fine.

Chiaramente ripulirsi per riprendere le abitudini scorrette di prima non è guarigione, quando avremo ritrovato la salute, dovremmo poter percorre una strada di maggiore equilibrio e consapevolezza.

Non si può inventare una dieta per l'uomo dall'oggi al domani, la filosofia orientale non è nata ieri e la sua esperienza millenaria ci ha già indicato un sistema filosofico completo, la Macrobiotica.

Non tutto ciò che è Veg è commestibile


Non tutti i prodotti che ci offre la natura sono diretti al nostro consumo alimentare. Questa affermazione può sembrare un 'ovvietà ma non è poi così semplice capire quando un cibo sebbene naturale sia adatto a noi.

Di solito quando una persona si definisce vegana, si pensa che che essa non cibandosi di prodotti animali e derivati da essa quantomeno si nutra di tutto ciò che la natura offra. Ebbene se è così allora è giusto specificare che questa etichetta come tutte le etichette risulterà limitativa nei confronti di chi ha preso a cuore la propria vita e quella della Natura stessa.

Diciamo che in un'alimentazione Naturale sana e vegetariana non per forza vi deve essere spazio libero al consumo di ogni vegetale.
Così come secondo i principi di Ippocrate una medicina da subito deve "non nuocere" così anche il cibo, la nostra prima medicina oltre che a nutrire non deve arrecarci nessun danno.

Spostandoci da un'alimentazione "scorretta" che non nutre ma che toglie la fame, ad una più equilibrata che ci nutre senza danneggiarci, dovremo pian pianino con l'aiuto fondamentale della nostro corpo , " un medico di tre milioni di anni " (1), sensibilizzare ed affinare le nostre capacità di saper riconoscere il cibo vegetale adatto.

Spesso per promuovere il consuma di frutta e ortaggi si lancia lo spot del "mangiare colorato", indubbiamente una iniziativa positiva per spingere al consumo di prodotti vegetali che però deve essere trattata con la giusta profondità per non cadere in altri errori.

Dicevamo che il cibo non dovrebbe nuocere come prima cosa, così sicuramente, o quasi...(in questo mondo ormai tutto è "normale"), a nessuno verrebbe in mente di prepararsi una bella insalata di foglie di tabacco e condirla con succo di belladonna.
Infatti probabilmente rischierebbe di passare al "creatore".

Spesso ci vengono pubblicizzati cibi vegetali ricchi di vitamine particolari utili a seconda del caso a mantenerci belli e sani...bene vi dico che anche in una foglia di tabacco vi sono vitamine utili al nostro organismo, eppure sarebbe un azzardo cibarsene.

SOLANACEE

Famiglia di piante prevalentemente erbacee, comprendente circa 90 generi e 2000 specie, molte delle quali orticole e da giardino, come il pomodoro, la petunia, il tabacco, l’alchechengi, il peperoncino ornamentale, e molte piante velenose. La famiglia è rappresentata in tutte le regioni tropicali e temperate del mondo.

La maggior parte delle solanacee hanno portamento erbaceo; meno frequenti sono le specie legnose, soprattutto quelle arboree. Molte sono caratterizzate da abbondanti peli; le foglie possono essere semplici o composte; i fiori, spesso molto appariscenti o riuniti in infiorescenze, hanno cinque sepali, cinque petali, cinque stami e un unico pistillo. I tipi di frutti più frequenti sono la bacca e la capsula.

Le solanacee velenose contengono tre tipi principali di alcaloidi: il tropano, presente nella belladonna, nella datura e nel giusquiamo nero; la piridina, nel tabacco; e gli steroidi, che si trovano in alcune specie del genere Solanum.

Al genere Solanum appartengono alcune tra le specie di maggiore importanza economica: il pomodoro (Solanum lycopersicum), la patata (Solanum tuberosum) e la melanzana (Solanum melongena). Un altro ortaggio della famiglia, comune in tutte le regioni temperate del mondo, è il peperone (Capsicum annuum). Pure di grande importanza economica è il tabacco (Nicotiana tabacum), le cui foglie seccate e opportunamente lavorate vengono fumate. Alcune delle solanacee apprezzate per il loro valore ornamentale sono la petunia (genere Petunia) e l’alchechengi (Physalis franchetii).(2)

Classificazione scientifica: Le solanacee costituiscono una famiglia dell’ordine delle solanali, classe dicotiledoni, divisione angiosperme.

Gli Alcaloidi

Composti chimici debolmente alcalini e contenenti azoto, caratterizzati da moderata complessità molecolare; hanno prevalentemente origine vegetale e sono presenti soprattutto nelle piante dicotiledoni.

Si conoscono circa 3000 alcaloidi, il più semplice dei quali è la coniina (2-propilpiperidina), ottenuta per via sintetica nel 1886 e nota come cicutina. È un composto chimico di formula bruta C5H10NC3H7, estremamente tossico: meno di 0,2 g risultano letali per l'uomo. Ottenuta dai semi della cicuta, fu forse il potente veleno usato da Socrate.

Tutti gli alcaloidi producono effetti fisiologici sul corpo e alcuni di essi sono perciò utilizzati in medicina: ad esempio l'atropina, estratta dalla belladonna, provoca la dilatazione delle pupille; la morfina è un antidolorifico; il chinino è il rimedio specifico per la malaria; la nicotina è un potente insetticida; la reserpina è un valido tranquillante. (3)

Un po' di storia sul Pomodoro

L'origine della pianta del pomodoro sembra essere l'America del Sud, in particolare Cile ed Ecuador, dove vive come pianta selvatica per effetto del clima tropicale e riesce a dare frutti durante tutto l'anno, mentre nelle regioni Europee, se coltivata all'aperto, ha un ciclo stagionale limitato al periodo estivo. Da qui in seguito si diffuse anche in America Centrale e a farla conoscere in Europa furono gli Spagnoli nel XVI secolo. La coltivazione della pianta del pomodoro era già diffusa in età precolombiana e venivano utilizzate solo come piante ornamentali. Come noi oggi usiamo i fiori, quelle piante che oggi troviamo negli orti una volta si trovavano nei giardini. La scelta non fu condizionata dalla sua particolare bellezza: il pomodoro veniva considerato una pianta velenosa a causa del suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata a quell'epoca dannosa per l'uomo, pertanto inutilizzata in cucina. Già nel 1544 l'erborista Italiano Pietro Mattioli classificò la pianta del pomodoro fra le specie velenose.

Non è chiaro in quale luogo ed in quale periodo il pomodoro da pianta ornamentale e velenosa, circondata da leggende popolari, improvvisamente sia diventata per gli Europei pianta commestibile. Da notare che nemmeno gli abitanti dell'America del Sud mangiavano i frutti della pianta. Anche gli Europei l'hanno conosciuta come pianta ornamentale e così l'hanno utilizzata nei primi anni. In Francia era consuetudine, da parte degli uomini, di fare omaggio di una piantina di pomodoro alle dame, come gesto d'amore. Dall'Europa, o forse più precisamente dalla Spagna, la pianta del pomodoro approdò in Marocco, trovando un clima ideale, e da li si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. (4)

Per concludere.

Abbiamo messo su un po' di elementi che adesso proveremo a mettere insieme ed ad approfondire. A quanto pare la citazione di sopra sulla storia del pomodoro ci parla di pianta ornamentale ritenuta velenosa e neppure consumata dalle popolazioni locali, perchè? Gli antichi popoli dell' America centrale e del sud, abbiamo imparato quanto fossero popoli saggi è depositari di grandi conoscenze umane ma anche scientifiche, inutile ricordare i calendari Maya del quale oggi facciamo tutti un gran parlare. Inoltre con un po' di intuizione e di logica non sarebbe un azzardo capire che probabilmente queste popolazioni si cibassero per lo più di cibi vegetali e non di carne. Infatti il mistero di come la pianta del pomodoro sia passata da comune pianta ornamentale velenosa a pianta alimentare sovra-diffusa oggi sulla nostra tavola sarebbe a mio avviso da spiegare nel fatto che i colonizzatori soprattutto spagnoli essendo carnivori non subivano gli effetti collaterali di tale cibo così come le popolazioni locali prettamente vegetariane.
Non possiamo escludere che probabilmente i locali amerindi diedero volontariamente questo cibo ai conquistatori con il preciso scopo di avvelenarli...
Oggi così le solonacee e il pomodoro in genere non solo sono entrate sulle nostre tavole ma la fanno da padrone e guai a metterne in dubbio le meravigliose virtù.

Per coloro che affrontano la vita sobbarcandosi l'immenso ostacolo di un'alimentazione carnivora,industriale e chimica probabilmente non sarà certo un semplice sugo a rappresentare un problema, ma per chi ha voluto raffinare e scegliere il proprio cibo, comprendere le caratteristiche di tale piante è fondamentale.

Ricordiamo anche che oggi il pomodoro è una delle piante più modificate che ci sia in commercio.

Anche da un punto di vista agricolo, coltivare solonacee a lungo priva il terreno di importanti risorse minerali e in poche parole lo impoverisce.

Tutte queste piccole informazioni dovrebbero far riflettere un pochino sull'effettiva bontà di tale pianta.

Volendo dare delle deroghe, possiamo, comprendendo le specifiche caratteristiche di queste piante, lavorarle in modo che ci arrechino minor danno possibile, qual' ora fossimo ancora legati ad impulsi di gola non interiorizzati e trascesi.

Pe esempio inserire qualche fetta di pomodoro in una insalata verde ricca di molte varietà diverse, in Sicilia a Luglio sotto un sole cocente e dopo averle ben salate con abbondante sale marino integrale andrebbe in qualche modo ad equilibrare la notevole acidità del prodotto. Una deroga sarebbe comunque da intendersi come eccezione e mai in altri modi a meno che, un individuo dotato di piena salute e molto cosciente del proprio corpo, non voglia prestarsi a indagine consapevole sull'effettiva conseguenza del nutrirsi di solanacee su se stesso.

FRUTTA ESOTICA

Altra grande tendenza dell'odierna globalizzazione è l'ingorda e voluttuosa richiesta di cibi esotici di ogni cibo.
Il cibo diventa cibo da commercio e non da nutrimento.
Il fatto che la Natura nella sua miliardaria esperienza non faccia crescere banane in Piemonte dovrebbe farci capire che forse le banane non sono adatte alla terra e al clima del Piemonte e di conseguenza alle persone che vi abitano. Invece hanno una ragione di crescere in altri territori dove le caratteristiche climatiche richiedono particolari frutti per bilanciare sempre ed equilibrare l'uomo che vivendo in quei luoghi le sceglierà come nutrimento.

Per gli amanti delle banane sempre come eccezione alla sana regola è consigliabile pestarle con una forchetta e aggiungere il succo di almeno un limone.


(1): (citazione di Angelo Cardamone)
(2): http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981533594/Solanacee.html
(3): http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761561181/Alcaloidi.html
(4): http://www.diwinetaste.com/dwt/it2004027.php

martedì 27 gennaio 2009

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Mangiar poco


Chi mangia poco frena l’ormone della crescita e resta sensibile all’insulina La ricerca dell’Università dell’Illinois: così si può vivere fino al 30% in più

Tutti, o quasi, vorremmo vivere di più. Come fare? C’è un sistema abbastanza semplice e funziona, già oggi (senza aspettare che gli scienziati trovino i geni dell’invecchiamento e il modo di farli esprimere al nostro organismo).

Basta mangiare poco.

Ma perché chi mangia poco vive di più? Questo fino a poco tempo fa non si sapeva. Adesso c’è qualche idea in più. Sembra che c’entrino l’ormone della crescita e l’insulina. Vediamo perché. Ricercatori dell’Università del Sud dell’Illinois — il lavoro è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences — hanno studiato topi normali e topi cui era stato «spento» con l’ingegneria genetica il recettore per l’ormone della crescita (è la proteina cui si lega l’ormone della crescita, ormone che esercita le sue funzioni sulle cellule proprio grazie a questo recettore).

Metà degli animali veniva tenuta a dieta, l’altra metà aveva cibo a volontà. Gli animali normali a dieta sono vissuti di più di quelli che mangiavano liberamente. Fin qui niente di nuovo. Gli animali senza recettori per l’ormone della crescita vivevano a lungo, con o senza dieta, ma mai di più degli animali normali a dieta.

Vuole dire che:

1) ridurre le calorie della dieta è come tirare via il gene per il recettore dell’ormone della crescita;

2) le due cose insieme—poche calorie e non avere il recettore per l’ormone della crescita — non allungano la vita ancora di più. Questi esperimenti dimostrano che la vita degli animali (e non c’è ragione che non sia così per l’uomo) si può allungare un po’—del 30% circa —ma probabilmente non di più. Chi mangia tanto — uomini e topi — diventa resistente all’azione dell’insulina (è l’ormone che serve a utilizzare gli zuccheri che prendiamo con gli alimenti). Così l’organismo non utilizza bene gli zuccheri e c’è obesità, pressione alta, diabete e poi ci si ammala di cuore. I ricercatori dell’Illinois hanno documentato molto bene che i topi normali che mangiavano a volontà erano resistenti all’azione dell’insulina e questo si corregge bene con la dieta.

Anche l’ormone della crescita induce resistenza all’insulina. Spegnere il recettore corregge il difetto, tanto è vero che i topi senza recettori per l’ormone della crescita avevano comunque una buona sensibilità all’azione dell’insulina, con la dieta certamente, ma anche se li si lasciava liberi di mangiare quanto volevano. Studiare l’ormone della crescita e la resistenza all’insulina è quasi certamente un modo per capire di più dei meccanismi dell’invecchiamento, e persino per provare a fare un farmaco che possa allungare la vita (pillola della longevità o del buon invecchiamento). Ma ci sarà, un giorno o l’altro, un farmaco così?

È molto probabile. Costerà anni di lavoro e centinaia di milioni di dollari (o di euro), e quando arriverà sarà pubblicizzato come il farmaco dell’immortalità. E davvero allungherà la nostra vita? Forse, un po’. Proprio come succede adesso se uno mangia di meno. Qualche anno fa il professor Sirchia, allora ministro, aveva suggerito che i ristoranti riducessero le porzioni. Fu polemica, e si capisce. Ma è proprio così che si deve fare se si vuole vivere un po’ di più, al ristorante e — per chi ci va poco o mai — a casa.

Giuseppe Remuzzi

Fonte : http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/05_Maggio/29/remuzzi.shtml

ANTROPOSOFIA e MACROBIOTICA



La Scuola dello Zen Macrobiotico e la Scuola steineriana si sono impegnate nel far conoscere, ciascuna con un proprio percorso, l'importanza della spiritualità nell'alimentazione e quindi dell'elemento energetico. Hanno messo in guardia l'Essere Umano dalle conclusioni meccanicistiche, riduzionistiche e materialistiche tipiche della Scienza in generale e della Scienza della Nutrizione in particolare; il nutrizionismo occidentale, infatti, classifica biochimicamente il cibo soltanto secondo criteri rigidamente quantitativi e di sostanze nutrienti componenti (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali) e calcola e pesa, con misure non qualitative ed energetiche, i valori nei quali le "forze universali" ( terra, aria, acqua, fuoco) agiscono sui fenomeni della vita.

Rudolf Steiner si è occupato, fondando l'Antroposofia, dell'Uomo e della "Scienza dello Spirito" ed ha costruito un sistema universale nel quale trovano posto, tra l'altro, sia il famoso metodo pedagogico che porta il suo nome sia il metodo agricolo biodinamico. Steiner, scienziato e filosofo capace di teorizzare con oltre ottanta anni d'anticipo il fenomeno della "mucca pazza" mettendocene in guardia, aveva intuito i potenziali pericoli di un'agricoltura che cominciava già cento anni fa a fare largo uso di fertilizzanti chimici. Ideò perciò, per primo e come ecologo ante litteram, un sistema biologico di produzione degli alimenti (Agricoltura Biodinamica) secondo il quale l'azienda agricola è un vero e proprio organismo vivente complesso a ciclo chiuso, inserito nel più grande organismo vivente cosmico.

"Quel che conta non è che mi riempia solo con gli alimenti, ma che gli alimenti sviluppino forze nel corpo… L'essere umano diventa forte se può elaborare bene i cibi che assume… Gran parte delle malattie sono certamente malattie dovute all'alimentazione…

La domanda è: quali siano le attività interiori che vengono stimolate dalle differenti sostanze che ingeriamo. E' importante essere informati circa il comportamento dei prodotti vegetali ed animali dentro il nostro organismo… Alimentazione e avvelenamento sono, infatti, molto vicini l'uno all'altro ed è noto che i cibi possono diventare veleni. La scienza materialistica non sa nulla dell'alimentazione, non sa cosa è sano per l'uomo. E' invece importante sapere qualcosa, se ci si vuol porre giustamente nella vita, in merito all'alimentazione. Proprio la scienza dello spirito ha la possibilità di conoscere questi fatti materiali. Le verità scientifiche, in fondo, sono così: si viene istruiti su ciò che è da considerarsi vero o falso a seconda dell'edizione scientifica che ci capita in mano, in tal modo non si può far luce sulle cose, tra cui gli alimenti, che entrano nel campo dello spirito." Il dottor Ehrenfried Pfeiffer, una volta a Dornach, chiese a Rudolf Steiner: "Perché nell'epoca attuale le persone sono incapaci di evolversi e di agire in accordo con tutto quanto hanno imparato e con ciò che sembrano conoscere". Steiner rispose: "Questo è un problema di alimentazione".

George Ohsawa, dopo essersi curato con il cibo da una gravissima malattia che aveva decimato la sua famiglia, ha raccolto le antiche tradizioni filosofiche e alimentari cinesi, risalenti al mitico imperatore Fu Xi, e, da buon giapponese, le ha riadattate in chiave moderna, per poi esportarle anche in occidente.

Egli ha compiuto un percorso di studio spirituale e di pratica personale in cucina, consegnandoci uno strumento di salute davvero versatile, da usare anche come cura: si tratta della macrobiotica (lunga vita) con la sua classificazione energetica del cibo, una vera e propria bussola alimentare utilissima e molto particolareggiata.

"L'arte culinaria è l'arte della vita. La vita di un uomo è decisa dalla sua alimentazione. La fortuna o la sfortuna, la felicità o l'infelicità, la longevità o la morte precoce, la stoltezza o la saggezza, la bellezza o la bruttezza, il bene o il male, sono decisi dall'alimentazione. I nostri sensi sono strumenti destinati al mondo della relatività e della materialità e non al mondo spirituale. Ma la spiritualità non è affatto la nemica del materialismo, ne è al contrario il suo complemento indispensabile. Il solo difetto che posso rimproverare alla medicina occidentale è la mancanza assoluta di moralità e spiritualità."

Una volta Van Gogh scrisse al fratello Theo: "Se studiamo i pittori giapponesi, vediamo uomini incontestabilmente semplici, filosofi ed intelligenti, che passano il tempo a fare cosa? A studiare le distanze tra la terra e la luna? No! A studiare la politica di Bismark? No! Studiano un solo filo d'erba. Ma, a poco a poco, questo filo d'erba li porta a disegnare tutte le piante, poi le stagioni, i grandi aspetti dei paesaggi, infine gli animali e le figure umane… Quello che ci insegnano questi giapponesi così semplici, i quali vivono nella natura come se fossero fiori, è quasi una religione".

La tesi delle due Scuole, incisiva e anche scientificamente supportata, è che, quando gli alimenti vengono completamente disintegrati smaterializzandosi nell'apparato digerente, le "forze universali" che essi hanno precedentemente accumulato nella loro compagine materiale vengono liberate agendo nel corpo umano.
Alimentarsi è, dunque, sia comprendere quali forze vivono nel cibo che ingeriamo e quale utilizzo vogliamo fare di tali forze, sia prevedere quali sono gli effetti che desideriamo conseguire mangiando questo o quello alimento.

Le due Scuole sostengono che per poter riconoscere la reale portata delle forze cosmiche e della base spirituale nell'alimentazione:

a) è necessario come prima cosa considerare che il Processo Universale di creazione ha inizio con la forza, con l' energia, con lo spirito (fase anabolica) e termina con la materia, la sostanza;

b) è fondamentale studiare la Legge Universale della Polarità. Tutto oscilla tra essenza e forma, costrizione ed espansione, costruzione e demolizione, anabolismo e catabolismo, periferia e centro, alto e basso, caldo freddo, et cetera; inoltre, tra gli estremi opposti, ma sempre complementari, vi sono innumerevoli graduazioni di principi energetici e campi di forze che si implementano e mutano continuamente e che fanno capo ad una "centralità", un fulcro, un "intermedio", che cerca continuamente di mantenere lo stato ottimale (omeostasi), attraverso un sistema di difesa teso a garantire un ritmo, una regolare oscillazione (come un pendolo) tra gli opposti.

Le indicazioni della Scuola steineriana (Goethe, Steiner, Hauschka)
e dello Zen Macrobiotico di Ohsawa

I rapporti cosmici fra la pianta e l'Essere Umano sono alla base sia dell'insegnamento di Ohsawa che delle teorie della Scuola steineriana: la pianta, che ci fornisce il cibo, è la "nutrice e la guaritrice cosmica" dell'Uomo. Le forze universali cosmiche che agiscono sulla pianta sono complessivamente e facilmente riconoscibili in base al grado più o meno intenso della loro attività energetica sulla diversa consistenza (espansione o contrazione) che la materia, la sostanza, vengono ad assumere a secondo dei loro legami con il suolo, in base al colore, al sapore, all'aroma, proprio come sostengono i Macrobiotici.

La pianta, nel suo "edificio corporeo" presenta una varietà strutturale tripartita: un sistema ritmico centrale foliare che costituisce il punto mediano e mediatore posto fra il polo della forma (materia e dimensionalità), in basso, dove sono preponderanti le forze configurative e centripete dei corpi (sistema radicale) e il polo dei processi dissociativi, in alto, rappresentato dal sistema floreale, dove sono preponderanti le forze espansive demolitrici della materia (che a quel livello diviene aeriforme, profumi, essenze).

In altri termini, nella pianta la sostanza, la materia, si addensano più fortemente (forza centripeta) nelle radici e in prossimità del suolo; poi, man mano che essa si sviluppa verso la sua sommità, il gambo (o tronco) si assottiglia e si slancia e i rami si protendono verso la periferia sempre più fini; le foglie, nella parte centrale, si riempiono sempre più di succo e linfa ed i fiori, nella parte più alta rilasciano (forza centrifuga) essenze ed aromi che consentono alla sostanza ed alla materia, dal basso, di riaffluire modificate verso l'alto nello Spazio Cosmico.

Nel frutto, infine, incaricato di contenere e preservare il SEME, avvengono ambedue i processi: il processo disintegrativo e centrifugo presente nella polpa si arresta ad un certo punto solo perché è necessario che le forze opposte, configurative e costruttive, formino l'involucro del seme, per custodirlo e proteggerlo nella sua "mandorla".

Queste forze consentono così al seme di tornare ancora alla terra in quanto gli sono affidate le "memorie" della specie necessarie a far rinascere una nuova pianta nell'interminabile ciclo vitale. E' pertanto proprio nel seme (i cereali sono semi) dove si esprime il risultato massimo della collaborazione di tutte le forze universali, e dove vengono a bilanciarsi le forze costruttive ed espansive dell'Aria (principalmente azoto), dell' Acqua (principalmente ossigeno), del Fuoco (principalmente idrogeno) e della Terra (principalmente carbonio); nel seme, in altri termini, le forze configurative della forma (materia, sostanza) agiscono dalla periferia verso il centro, mentre le forze dissociative e centrifughe si accumulano nel suo nucleo morbido e hanno una direzione verso la periferia.

Il sistema tripartito della pianta si presenta capovolto nell'Essere Umano


La configurazione dell' "edificio corporeo" umano si presenta capovolta rispetto a quello della pianta incaricata di nutrirlo: l'uomo con la respirazione assume ossigeno ed emette anidride carbonica mentre per la pianta, con la sua fotosintesi clorofilliana, avviene il contrario. Nell'Essere Umano la testa, centro del sistema neurosensoriale, è la parte più materializzata, proprio come avviene per il sistema radicale nelle piante. La scatola cranica, molto rigida, è infatti la prima a formarsi nel ventre materno, proprio come una radice dalla quale successivamente si sviluppano le altri parti, (nel corpo pensiamo ai polmoni come a delle foglie) in un processo di smaterializzazione, che va in direzione della Terra e che raggiunge il suo massimo in sede addominale e nelle membra, dove avvengono i processi dissociativi e metabolici, di scomposizione della materia, della sostanza.

Al centro, nella gabbia toracica, proprio come il sistema foliare della pianta, ha sede il sistema ritmico equilibratore (cuore - polmoni), chiamato da questa scuola "guaritore naturale", che ha il compito di mediare tra i due poli opposti e conservarne l'equilibrio in un continuo processo di omeostasi. Nel disegno, liberamente tratto dal libro "La Natura della Sostanza" di Rudolf Hauschka - Editrice Antroposofica, vengono chiaramente evidenziate le forze plasmatrici della pianta paragonate a quelle dell'uomo. L'autore riassume molto bene i principi steineriani dei rapporti organizzativi che le forze universali stabiliscono tra noi e gli alimenti e secondo i quali le radici avranno un'azione sulla testa e la sua organizzazione, i fiori e i frutti sul ricambio (metabolismo), e le foglie su respirazione e circolazione sanguigna.

Tali principi sono quelli su cui si basano sia lo Zen Macrobiotico che la Scuola Steineriana stessa, principi per i quali non solo le foglie verdi, ma anche le radici e i frutti/fiori non possono costituire "da soli" un alimento di base, perché in ognuna delle tre parti ha il sopravvento una sola forza a scapito delle altre e ciò determinerebbe squilibrio se quella sola parte fosse cibo prevalente rispetto alle altre.

Ne consegue, unanimemente, che ogni nostro pasto per essere equilibrato deve sempre da un lato comprendere tutte e tre le parti della pianta, dall'altro, soprattutto, contenere il seme (i cereali) in modo integrale e biologico, come alimento completo e centrato nel quale concorrono in misura equilibrata tutte le forze universali, sia costruttive che espansive, della Terra e del Cielo.

Se questo equilibrio è turbato oltre un certo limite nell'uomo insorge la malattia.

Quando la crisi della malattia arriva dobbiamo ricordarci che essa porta sempre con sé una chance. Holderlin dice "Dov'è il pericolo c'è anche la salvezza." La parola crisi (krisis) nell'antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell'antica Cina la stessa espressione (wei ji) era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato: pericolo e grande opportunità. Una crisi, dunque, ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni non siamo mai attori del nostro destino. E dobbiamo quindi ricordare, in conseguenza, che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato, da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: "Cosa mi sta chiedendo? - A cosa m'invita? - Verso dove mi vuol condurre?"

Secondo la Scuola dello Zen Macrobiotico e la Scuola steineriana la malattia è uno scompenso di energie e forze che può essere prevenuto muovendo innanzitutto dall'alimentazione, il primo fattore della salutogenesi. Gli squilibri, se insorgono, devono vedere ripristinate le polarità nei loro valori normali precedenti. Se per esempio il polo contrattivo (della "forma", materiale, sostanziale) ha preso il sopravvento possono generarsi malattie "da indurimento"; in questo caso dobbiamo rinforzare il polo espansivo opposto, quello "dissociativo" del metabolismo, inserendo nell'alimentazione quelle forze espansive, dilatatici e demolitrici, come la parte superiore della pianta, capaci di contrastare il processo contrattivo.

Nello stesso modo, se è il polo espansivo (dissociativo) del metabolismo a prendere il sopravvento generando processi infiammatori e dilatatori, dovremo cercare, nelle parti inferiori e più dure della pianta, come le radici, le forze opposte in grado di bilanciare gli eccessi di un tale processo espansivo. Si tratta di un'applicazione del principio allopatico: contraria contrariis curantur per il quale, quando vi è squilibrio energetico, è necessario rivolgersi alla forza contraria a quella che al momento si presenta come eccedente: se nell'individuo eccedono le forze espansive di un polo bisogna neutralizzarle con le forze contrattive del polo opposto, e viceversa.

Se la malattia e lo squilibrio, da una parte, devono essere affrontati con i principi dei contrari appena esposti, dall'altra parte il sistema di salutogenesi, quello del mantenimento dell'equilibrio nell'individuo, richiede, invece, per essere conservato, il ricorso ai principi omeopatici: similia similibus curantur e cioè che un alimento per farci stare bene in salute deve essere completo di tutte le forze espansive e costruttive (non estreme) di cui abbiamo bisogno, presenti in modo proporzionato tra loro. Questo principio dei similia nella salute prevede che ci si nutra in armonia con le stagioni e con le energie di cui abbiamo bisogno senza far preponderare o rendere deficitaria nessuna delle due polarità.

Quando i poli opposti vengono adeguatamente nutriti con le forze di cui abbisognano essi sono in equilibrio e l'Uomo è sano.

Fonte : http://www.agricolturabiodinamica.it/alimentazione%206.html

lunedì 26 gennaio 2009

Latte e latticini nella dieta: i danni


Gli esseri umani sono gli unici animali che consumano il latte di altre specie, e lo fanno anche dopo lo svezzamento. Tre quarti degli adulti, nel mondo, sono intolleranti al lattosio, cioè sono privi dell'enzima (lattasi) necessario ad agire sullo zucchero che si trova nel latte (lattosio); questo impedisce loro di digerire adeguatamente il latte e conduce a malattie del sistema digerente più o meno serie.

Il profilo nutrizionale del latte è simile a quello della carne. Entrambi i cibi contengono un quantitativo simile di proteine e grassi saturi. Come la carne, il latte è completamente privo di fibra e delle centinaia di sostanze fitochimiche contenute nei cibi vegetali, che si sono rivelate fattori di protezione contro le malattie degenerative come la malattia coronarica e il cancro. [Goodland2001]

La produzione di carne e quella di latte sono strettamente collegate; l'una può essere considerata il sottoprodotto dell'altra. Gli effetti sulla salute di un aumentato consumo di latte e latticini sono simili a quelli provocati da un aumento del consumo di altri prodotti animali, come la carne e lo strutto. Anche se i latticini a basso contenuto di grassi possono sembrare più salutari, il grasso rimosso nella loro produzione non viene mai sprecato, ma viene consumato in forma di burro, panna, gelati o nei cibi confezionati, quindi il netto degli effetti positivi sulla salute pubblica è pari a zero. Oggi sono ormai disponibili evidenze scientifiche del fatto che i latticini non portano alcun beneficio che non sia ottenibile in modo migliore da altre fonti, e che il loro consumo pone seri rischi che contribuiscono alla morbidità e alla mortalità . [Goodland2001]

Si crede comunemente che il contenuto di calcio del latte di mucca lo renda un cibo essenziale per prevenire il problema della ossa fragili, specie nei bambini. Il problema è che, anche se il latte può essere un modo efficiente per incamerare calcio dal cibo, ha anche molti svantaggi, in particolare un contenuto di grassi saturi molto alto. Come dichiara il prof. Walter Willett, "bere tre bicchieri di latte al giorno equivale a mangiare dodici fette di pancetta oppure un big mac e una porzione di patatine fritte". [Willet2001]

Latte e pus

Le mucche, negli allevamenti, sono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l'ammontare di quello che sarebbe necessario, in natura, per nutrire il proprio vitello. Le mammelle enormi, quando in piena attività, possono produrre più di 40 litri di latte al giorno. Sono tese, pesanti, dolenti. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici).

Ma non solo di questo soffrono le mucche: tutti gli animali d'allevamento sono animali poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e matenuti "in salute" (si fa per dire) solo grazie alla gran quantita' di farmaci e antibiotici mescolata ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, e' un liquido ben poco sano, che contiene:

* farmaci di vario genere, che sono addizionati al mangime, e che si accumulano nelle loro carni, e nel loro latte;
* erbicidi, pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali; anche questi si accumulano nel corpo degli animali;
* sangue, pus, feci, batteri, virus.

Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze ed e' stata stabilita una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza, secondo loro, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un millilitro possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" - il nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato "pus" - e un tenore di germi fino a 100.000. In un litro quindi ci possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi.

Questi limiti sono indicati nella Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54

Buon appetito...

Gomasio


Iniziamo con un Must della cucina Macrobiotica.

Il gomasio non è altro che semi di sesamo e sale marino integrale.
All'incirca per ogni 50 gr di semi si aggiunge un cucchiaino da caffè di sale marino integrale

Ingredienti :
Semi di sesamo
Sale marino integrale

Preparazione :

Si scalda una padella e quando è ben calda si mettono i semi da far dorare.
Quando i semi iniziano a scoppiettare e si vede dal colore che si sono ben yanghizzati si spegne la fiamma.
La ricetta tradizionale prevede un suribachi

Praticamente come con un nostro mortaio pestiamo girando con il pestello (surikogi) i semi e il sale insieme fino a farne una polvere.
Il suribachi presenta una serie di scalanature che servono a spezzare il chicco di sesamo, il quale, rilascia un po' del suo olio che a sua volta avvolge i granuli di sale marino. In questo modo pur consumando anche abbondante gomasio non si avvertitrà il desiderio di bere.

Usi:
Si consuma da solo o meglio come condimento sopra risotti e primi piatti

Proprietà:
Il Gomasio è un alimento Yang.
Se masticato da solo è un rinforzante del cuore.

Note
Se fosse difficile reperire un suribachi è pur sempre possibile utilizzare qualche moderno elettrodomestico per la preparazione del prodotto.

Patè di tofu


Il tofu, "formaggio" di soia gialla, di per se stesso è un prodotto che da solo non ha molto gusto, quindi è bene saperlo adoperare di modo da utilizzarlo in cucina con gusto.

Per esempio un utilizzo veloce e gustoso è quello di farne una crema da spalmare sopra il pane nero o sopra delle gallette di riso o di mais.

Come base ocorre metterle in un frullatore il tofu, del sale marino integrale, dell'olio extra vergine di oliva spremuto a freddo e poi delle erbe a nostro piacimento per esempio del basilico oppure possiamo fare una cremina con le noci o con le olive ...

Ingredienti base
:
Tofu
Olio di oliva extravergine spremuto a freddo
Sale marino integrale

Ingredienti per varianti
:
Tamari
basilico
zenzero
olive
noci
...

Il tofu è un alimento molto proteico.

Frittata senza uova


Ingredienti :
zucchine
cipolle
farina di miglio
acqua
sale marino integrale
menta
olio extravergine di oliva spremuto a freddo

Preparazione:

Tagliare le zucchine a rondelle sottile e la cipolla e fare soffriggere.
Sciogliere la farina in acqua e renderla liquida. Aggiungere un po' di sale.



Mescolare cipolle , zucchine, menta e aggiungere la farina resa liquida.
Riscaldare la padella con l'olio e prendere a cucchiaiate l'impasto e friggerlo.

Lo stomaco vuoto

"Il Maestro Peter Deunov disse un giorno: «Vi lamentate di avere
lo stomaco vuoto perché avete dovuto accontentarvi di un quarto
di pane. In realtà, non è il vostro stomaco che è vuoto, bensì
la vostra mente e il vostro cuore. Quel quarto di pane contiene
abbastanza sale da nutrirvi a lungo se, ad ogni boccone,
aggiungete un pensiero di saggezza e un sentimento d’amore».

Il Maestro, ci dice veramente che dobbiamo accontentarci di un
quarto di pane al giorno? No: vuole solo farci comprendere che,
per nutrirsi bene, la cosa più importante non è la quantità, ma
la qualità.

Ebbene, la qualità, quella vera, è difficile da trovare, perché nessun negozio ce la può fornire. La qualità è un elemento spirituale che deve venire da noi. Bisogna mangiare a sufficienza e mangiare cibo sano, ma è compito di ciascuno aggiungere un elemento di sé al cibo più semplice, per potergli dare un certo gusto, quel gusto che sarà fonte di energie e di pienezza."

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Umeboshi Le prugne dei miracoli


Le umeboshi non sono delle prugne, ma una varietà di albicocche che crescono in Cina e Giappone anche allo stato selvaggio. Mentre in Cina le umeboshi erano conosciute principalmente per le loro proprietà antipiretiche, astringenti e benefiche per lo stomaco ed erano limitate a scopi medici, in Giappone, oltre a questo, diventarono ingredienti della cucina tradizionale.

I frutti vengono raccolti a metà giugno, quando sono ancora verdi, poi essiccati al sole e messi sotto sale in grandi barili su cui vengono poggiati dei pesi. Il periodo di fermentazione varia da sei mesi a qualche anno. Vengono aggiunte anche foglie di shiso (Laminaria Purpurea), che danno alle umeboshi quel caratteristico colore rossiccio. In cucina le umeboshi sono moto versatili: si possono fare salse e condimenti per insalate e verdure cotte, o come ingrediente in guarnizioni e salse per aggiungere un delizioso sapore a svariati piatti, rendendoli rinfrescanti e facilissimi da digerire.

Come rimedio viene tradizionalmente usato per problemi digestivi, per raffreddori, febbre o intestino in disordine e per tonificare il fegato. Secondo l’antica medicina cinese, il maggior effetto delle umeboshi è quello di far scaricare o equilibrare gli eccessi di sostanze che danneggiano il fegato, i reni ed i polmoni (ad esempio muco e acidi, che creano le condizioni ideali per un’infezione batterica) oltre a innumerevoli altri problemi. La combinazione fra l’acidità dell’acido citrico e l’alcalinità del sale è la responsabile di questi benefici effetti.

Le umeboshi sono inoltre molto ricche di calcio, ferro e fosforo. Se consumate ogni giorno in quelle aree dove si è obbligati ad usare acqua contaminata organicamente, prevengono ogni possibile infezione o malattia del tratto intestinale ed aiutano la pulizia del fegato e dei reni. Le umeboshi sono il meraviglioso prodotto della saggezza pratica dell’uomo e della conoscenza del principio yin e yang. Se le consideriamo alla luce di questo principio, diventa più facile comprenderne il valore.

L’ ume fresca è un frutto molto acido (yin) e verde (yin). Il processo di preparazione dell’ umeboshi comporta l’esposizione al sole (yang), l’aggiunta di sale marino (yang), l’impiego della pressione (yang) e di tempi lunghi (yang). In questo processo viene così a crearsi una forte combinazione di fattori molto yin e molto yang, che determina un prodotto dalle numerose applicazioni pratiche:

• Consente di consumare dei fattori molto yang come il sale senza dover bere molta acqua in seguito. Infatti tali qualità yang così assorbite riescono a neutralizzare eventuali fattori molto yin presenti nel sangue, quali zucchero, alcoolici, tossine, ecc.

• In virtù delle sue qualità molto yin, l’ umeboshi può curare anche sintomi yang. Un proverbio giapponese dice: “Se avete voglia di bere acqua, prendete un’umeboshi, e la vostra sete passerà”. Grazie alle sue qualità molto yin l’umeboshi fa andar via la sete.

Ume-sho-kuzu
In caso di:
• Raffreddore
• Indigestione
• Diarrea
• Debolezza e mancanza di vitalità

Sciogliere un cucchiaino abbondante di kuzu in qualche cucchiaio di acqua fredda. Aggiungere una umeboshi e schiacciarne la polpa. Aggiungere 1 tazza e ½ di acqua e portare a bollore mescolando continuamente con un cucchiaio di legno.
Aggiungere 1-2 cucchiaini di shoyu (salsa di soia) e far bollire ancora finché diventa completamente trasparente (circa un minuto). Bere caldo. Ume-sho-ban In caso di: • Mal di testa per assunzione eccessiva di cibi yin ( zucchero, frutta, gelati, ecc.)

• Problemi allo stomaco (nausea, inappetenza)
• Stanchezza
• Anemia, problemi di circolazione
• Intossicazione da anidride carbonica

Schiacciate la polpa di una umeboshi nella tazza. Aggiungere ½ cucchiaino di shoyu o tamari e riempire con tè bancha bollente. Si possono aggiungere anche alcune gocce di zenzero fresco grattuggiato e strizzato fra due cucchiai.

L’ umeboshi può essere mangiata così com’è per:
• Iperacidità di stomaco
• Problemi intestinali
• Stanchezza
• Dopo aver consumato cibi nocivi come lo zucchero.

Un nocciolo di umeboshi succhiato per 3-4 ore farà scomparire il mal di gola (faringite).

Non gettate via i noccioli di umeboshi. Dentro vi troverete i semi che sono commestibili, proprio come le noci.
Questi semi possono anche essere arrostiti in forno a temperatura piuttosto elevata (finche diventano neri) e ridotti in polvere. Conservate questa polvere in un vasetto di vetro ben chiuso. Se soffrite di disturbi gastrici, di crampi intestinali, di diarrea, ecc. un cucchino di questa polvere in una tazza di tè bancha si rivelerà molto efficace.

Fonte : http://www.itado.org/seleziona2articoli.asp?id2=venticinque

Eccitotossine (aspartame e glutammato): il gusto che uccide


Introducendo glutammato attraverso l'alimentazione (lo zucchero sintetico aspartame, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate, ecc.), i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! In pratica vengono stimolati tutti i ricettori: ecco perché alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Altri possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi.

La cosa comune a tutti questi casi è un livello basso di magnesio. Quando il magnesio è basso, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone – specie gli atleti – possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.

Additivi che contengono sempre Glutammato: Glutammato monosodico; Proteine vegetali idrolizzate; Proteine idrolizzate; Piante proteiche idrolizzate; Estratti di piante proteiche; Sodio caseinato; Calcio caseinato; Estratto di Lievito; Proteine strutturate; Avena idrolizzata. Alimenti che contengono spesso Glutammato: Estratto di Malto; Condimento al malto; Brodo; Condimenti; Condimenti naturali; Spezie. Alimenti che non contengono Glutammato: Enzimi; Proteina concentrata di soja;

- Aspartato o acido aspartico è un amminoacido usato dal cervello come neurotrasmettitore: è una eccitotossina. Ad alte dosi può provocare la morte dei neuroni.

- Glutammato è un amminoacido eccitante usato nel cervello come neurotrasmettitore. Ad alte dosi è considerato una eccitotossina.

Quando gli è concesso di accumularsi a concentrazioni elevate, può diventare un veleno potente per i neuroni del Sistema nervoso.

- Glutammato monosodico (MSG) è il sale sodico del glutammato. Ha le stesse proprietà eccitanti del glutammato.

- L'Aspartame, lo zucchero sintetico, è composto da: Acido aspartico (40%), Fenilalanina (50%), metanolo (10%).

Nell'introduzione (del libro, nota del traduttore) ho dichiarato che lo scopo di questo libro era di indicare al lettore alcuni dei pericoli delle eccitotossine, particolarmente quelle aggiunte ai nostri cibi e bevande come esaltatori di gusto e dolcificanti. Abbiamo visto che le eccitotossine possono avere un effetto devastante sul sistema nervoso durante ognuna delle fasi del suo sviluppo, dall'embrione all'adulto. Ma la preoccupazione primaria è l'effetto che questi potenti stimolanti delle cellule cerebrali hanno sullo sviluppo del cervello nel neonato e nel bambino e sullo sviluppo successivo, nell'adulto, delle malattie neurodegenerative quali la malattia di Parkinson, la demenza di Alzheimer, il morbo di Huntington e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il cervello, non solo utilizza gli aminoacidi eccitatori come normali neurotrasmettitori, ma esiste un fragile equilibrio dei prodotti chimici eccitatori ed inibitori nel cervello e quando questo equilibrio è turbato, ne possono conseguire seri disordini del sistema nervoso.

Quando il MSG (Glutammato monosodico) era stato inizialmente aggiunto agli alimenti come sostanza per esaltarne il gusto, i recettori del glutammato non erano ancora stati scoperti e nessuno sapeva che il glutammato poteva causare la morte delle cellule cerebrali.

L'industria alimentare ha investito milioni di dollari nello sviluppo dell'uso del MSG e delle proteine idrolizzate. E' stato solo dopo che tonnellate di questi "esaltatori di sapidità" sono state aggiunte ai nostri cibi e bevande che gli scienziati hanno avuto le prime indicazioni che le eccitotossine comportavano seri effetti collaterali. Purtroppo, questa scoperta è rimasta sepolta nella letteratura della ricerca medica per più di un decennio prima che qualcuno riconoscesse questo pericolo. E, come abbiamo visto, nel frattempo questo composto tossico era aggiunto in grandi dosi ai cibi per neonati e bambini piccoli, malgrado il fatto che fosse stato dimostrato che il cervello in sviluppo era il più vulnerabile agli effetti tossici degli aminoacidi eccitatori. Erano talmente tossici, infatti, che i ricercatori li hanno rinominati eccitotossine.

Un'abbondante ricerca aveva dimostrato che queste eccitotossine non solo danneggiavano le cellule della retina dell'occhio, ma anche che erano estremamente tossiche per le cellule nervose dell'ipotalamo ed in altre zone vitali del cervello. È importante rilevare che molti degli effetti tossici delle eccitotossine avvengono in un momento in cui nessun sintomo esterno si sviluppa. Il bambino non si ammala, non vomita o evidenzia altri comportamenti che possano allarmare i genitori che c'è qualcosa che va male. Quando dosi tossiche di MSG sono somministrate ai cuccioli di animali, essi continuano a comportarsi in maniera del tutto normale. Ma se i loro cervelli sono esaminati al microscopio, si trovano gruppi vitali di neuroni permanentemente distrutti nell'ipotalamo. A questa situazione ci si riferisce come "lesione cerebrale asintomatica".

Lesioni di questo tipo si vedono di frequente nella pratica di neurochirurgia e di neurologia. È inoltre importante ricordarsi che dopo l'ingestione di MSG, negli esseri umani le concentrazioni sanguigne di glutammato sono venti volte più elevate delle scimmie e cinque volte dei topi. Gli esseri umani possono essere cinque volte più vulnerabili alla tossicità del MSG del topo, l'animale noto più sensibile a questo tipo di ingiuria cerebrale. Non solo gli esseri umani concentrano il glutammato in misura molto più elevata, ma esso persiste nel sangue ad un livello elevato per periodi di tempo molto più lunghi, esponendo le parti non protette del cervello a livelli molto tossici.

Nel caso delle piccole creature, la cosa è ancor più grave perchè i danni subiti nel momento dell'esposizione iniziale non producono effetti esterni evidenti. Quando poi l'animale (o l'essere umano) raggiunge una successiva fase di sviluppo (adolescenza o età adulta) i danni possono presentarsi come un disordine endocrino o persino, possibilmente, un disordine dell'apprendimento (autismo, sindrome da deficit di attenzione, dislessia) o un disordine del controllo emotivo (episodi di violenza, schizofrenia, paranoia). Centinaia di milioni di neonati e di bambini piccoli sono esposti ad un grave rischio ed i loro genitori non ne sono neppure informati. E' stato soltanto grazie agli sforzi diligenti del Dott. John Olney se l'industria alimentare è stata costretta ad arrendersi all'evidenza; l'uso di additivi eccitotossici per alimenti anche nelle pappe per bambini. Ma, come abbiamo visto, nessuno ha nemmeno avvisato le madri incinte che i cibi intrisi di MSG che mangiavano potevano mettere in pericolo i bambini in sviluppo nel loro grembo.

E sempre più eccitotossine "esaltatori di sapidità" erano continuamente aggiunti negli alimenti per adulti e perfino negli alimenti per bambini piccoli. Di nuovo, ciò succedeva malgrado il rapido accumulo di dati di ricerca che confermano i pericoli precedentemente conosciuti e perfino nuovi pericoli connessi all'uso delle eccitotossine per alimenti. Ma, nel frattempo, non solo il MSG è aggiunto a virtualmente ogni alimento processato, esso viene propagandato anche nei libri di ricette. Negli anni sessanta era venduto nei supermercati, in forma granulare, proprio a tale scopo. Un'intera generazione è stata esposta a dosi elevate di eccitotossine. E continua ad esserlo.

Nel 1969 James Schlatter, un biochimico che lavorava con un composto, detto aspartame, alla ricerca di una possibile cura per le ulcere dello stomaco, sembra si sia leccato il pollice per girare la pagina di un suo taccuino. Fu colpito dall'intensa dolcezza del prodotto chimico che aveva inavvertitamente ricoperto il suo pollice. Da questa scoperta fortuita scaturì un affare che avrebbe portato 736 milioni di dollari di vendite per la NutraSweet Company nel solo 1988. Entro il 1989, la G.D. Searle & Company, possessore del marchio NutraSweet, aveva raggiunto un profitto che la classificava al nono posto nella lista Fortune 500.

Malgrado le preoccupazioni sulla sicurezza di questo nuovo dolcificante, compresa l'induzione di tumori cerebrali in animali da laboratorio, attacchi epilettici, aumento delle emicranie e un effetto avverso allo sviluppo cerebrale, la FDA ne approvò l'uso come dolcificante artificiale. Le vendite cominciarono a salire immediatamente. L'azienda NutraSweet spese oltre 60 milioni di dollari in pubblicità solo durante i suoi primi tre anni.

NutraSweet entrò nel mercato proprio al momento giusto. Gli Americani erano divenuti coscienti del problema peso corporeo e stavano cercando un sostituto dello zucchero, e l'aspartame sostituiva il ciclamato, recentemente proscritto. Rapidamente, sorpassò la saccarina nelle vendite. Difatti, NutraSweet ha sostenuto un ruolo primario nel rendere il commercio di bibite analcoliche uno degli affari a crescita maggiore in quello che era diventato un settore stagnante. Gli Americani stavano tracannando diet cola nell'erronea credenza che il consumo di zucchero fosse la causa primaria dell'obesità. Ma erano ignari dei seri effetti sulla salute di un eccessivo consumo di aspartato.

Il MSG è stato periodicamente esposto a critica da vari membri della professione medica, dalla comunità dei ricercatori e dai rappresentanti dei consumatori. Ma nel frattempo l'affare delle eccitotossine, "esaltatori di sapidità" aveva raggiunto un giro da miliardi di dollari. L'azienda Ajinomoto, il maggior fornitore di MSG e di proteine vegetali idrolizzate, assieme a una dozzina di produttori alimentari americani, decisero di proteggere i loro interessi creando una potente azienda di pubbliche relazioni nota come la "Glutamate Association". Il finanziatore numero uno di questa "gruppo d'attacco" era la Ajinomoto Company del Giappone.

Lo scopo di questo gruppo non era solo quello di difendere e promuovere l'uso del MSG e di altri "esaltatori del gusto", ma di attaccare chiunque osasse puntualizzare gli effetti avversi alla salute del MSG. Lo hanno fatto introducendo i loro propri scienziati in qualsiasi settore in cui fosse stato sollevato un problema serio sulla sicurezza. Nella maggior parte dei casi i rappresentanti dei consumatori sono persone informate ma che difettano della preparazione scientifica necessaria per sostenere l'assalto di uno scienziato aduso al gergo del chimico puro ed applicato. Questi attacchi possono essere crudeli e soverchianti e soltanto quelli con la pelle dura e con la massima determinazione possono sostenere l'assalto. Ma si sono spinti anche al di là, assumendo i loro propri scienziati per svolgere degli studi che sembrassero confermare la sicurezza dei prodotti in questione.

Fonte : http://www.disinformazione.it/