Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post

venerdì 13 gennaio 2012

Una teoria sociale ed evolutiva delle malattie umane e del dolore cronico

DI DENIS RANCOURT
Dissident Voice

Ci piace coltivare una nostra immagine della specie per cui siamo radicalmente differenti da formiche e api. Questa è l’idea. Formiche e api sono automi completamente governati da segnali chimico-fisici e ogni singolo individuo nella colonia ha il suo preciso posto che determina le sue caratteristiche fisiche, adattate alla funzione della sua classe.

Distinguiamo queste colonie di insetti dai mammiferi, che immaginiamo avere un livello molto più elevato di individualità. Ci piace pensare a mandrie o branchi di mammiferi come individui che “scelgono” di unirsi e cooperare. Generalmente non ammettiamo che le caratteristiche anatomiche siano associate alla classe, in gerarchie di dominanza sociale.

Ma gli esseri umani, i primati, le formiche e le scimmie potrebbero essere molto più vicini di quanto non siamo disposti ad ammettere, dunque facilmente capaci di percepire.

Esiste un settore della ricerca scientifica che indica quanto possiamo essere in errore. È lo studio sugli effetti della gerarchia di dominanza sulla salute dell’individuo. Si è scoperto che nei mammiferi e negli uccelli, per esempio, la salute dell’individuo, salvo incidenti, è principalmente dovuta alla posizione dello stesso nella gerarchia di dominanza sociale (1,2,3). Bisogna porre “primariamente” l’accento su questo come di gran lunga il fattore più importante, che ha un diretto impatto biochimico e fisiologico (1).

La gerarchia di dominanza nei gruppi di scimmie, per esempio, determina la fertilità, la resistenza alle malattie, il vigore e la longevità dell’individuo.

Ora, la scoperta della gerarchia di dominanza come determinante la salute dell’individuo è un paradigma stabilito, se la medicina possa mai essere in grado di riconoscerlo (3), al pari della tettonica a zolle nelle scienze della terra, della meccanica newtoniana in fisica e dell’evoluzione in biologia; ma tutto ciò conduce ad una domanda: perché?

C’è un vantaggio evolutivo, per i mammiferi ad esempio, nel soffrire di gravi effetti sulla salute in una gerarchia di dominanza intraspecifica? In caso contrario, come è sopravvissuta nella scala evolutiva la vulnerabilità della salute dell’individuo alla gerarchia di dominanza sociale? C’è un uso o un bisogno di tale vulnerabilità alla dominanza in termini di sopravvivenza della specie, o è semplicemente una reminescenza arcaica o di evoluzione cellulare?

Una prima occhiata suggerirebbe che la specie umana non può, per esempio, in alcun modo beneficiare dall’avere individui la cui salute è materialmente e negativamente colpita dalla gerarchia di dominanza sociale. Ma questa conclusione è corretta?

Io credo di no.

Qual è la specie animale, dotata di sistema nervoso importante, di maggior successo sulla Terra, sia in termini di numero di individui e biomassa totale che in termini di impatto trasformativo sulla biosfera? Risposta: le formiche (4). E i grandi mammiferi di maggior successo? Gli esseri umani (5). Entrambi vivono in società altamente gerarchizzate.

Qual è la biologia che sostiene una società altamente gerarchica di mammiferi? L’individuo deve accettare il suo posto. La competitività a tutto campo di individui di pari livello (come una rissa da bar) è la ricetta per un disastro e non porta ad alcuna gerarchia altamente suddivisa. Individui vigorosi che sono e si percepiscono ugualmente forti non si organizzano spontaneamente in una gerarchia di dominanza stratificata.

Se sei e ti senti angosciato dall’essere dominato, non reagisci. Accetti il tuo posto. La specie è felice di avere orde di individui poco sani che moriranno giovani dopo aver speso i loro giorni a fare il lavoro sporco. Quale miglior modo per suddividere in classi una specie di successo?

L’impatto sulla salute individuale gioca anche un altro ruolo chiave, oltre a fornire il feedback per la suddetta stratificazione sociale. Fornisce un meccanismo necessario di auto-distruzione per gli individui che non rientrano più o escono fuori dai canoni di docilità e conformità.

In una società altamente suddivisa gli individui che non funzionano devono essere eliminati o diventano una forza distruttiva contro la gerarchia. La polizia e le prigioni non sarebbero sufficienti per raggiungere questo scopo senza la intrinseca vulnerabilità individuale alla gerarchia di dominanza.

Quando l’individuo cerca di uscirne e percepisce che non c’è alcun modo, si autodistrugge, piuttosto che esplodere, nella maggior parte dei casi. Ciò è chiamato cancro e malattie cardiache. Prevengono la furia distruttiva dell’individuo disilluso e portano a una fine naturale al termine del ciclo individuale di utilità per la gerarchia, alla specie.

Nessuna meraviglia che gli anarchici siano così pochi e lontani! Ma come ogni sistema guidato da feedback positivi, è intrinsecamente instabile (6).

Note:

1. “L’influenza della gerarchia sociale nella salute dei primati (recensione)” di Robert M. Sapolsky, Science, 308, p. 648-652, 2005 (e relativi riferimenti)

2. “La cultura anti-fumo è dannosa per la salute: il vero problema della gestione della salute pubblica”, Denis G. Rancourt, 2011

3. “La medicina ufficiale è una truffa dannosa?”, Denis G. Rancourt, 2011

4. “L’utilizzo dei combustibili fossili è una significativa attività planetaria?”, Denis G. Rancourt, 2010

5. “L’intelligenza collettiva non implica intelligenza individuale: la tecnologia non proviene dai geni”, Denis G. Rancourt, 2011

6. “Le istituzioni costruiscono gerarchie tra politico-culturali ri-normalizzazioni”, Denis G. Rancourt, 2011

Denis G. Rancourt è stato professore di ruolo in Fisica presso l’Università di Ottawa, in Canada. Ha esercitato in vari settori della scienza, finanziati da un’agenzia nazionale e ha guidato un laboratorio riconosciuto a livello internazionale. Ha pubblicato oltre 100 articoli nelle principali riviste scientifiche. Ha sviluppato corsi di attivismo popolare ed è stato un critico aperto dell’amministrazione universitaria e un difensore degli studenti e dei diritti del popolo palestinese. È stato licenziato nel 2009 a causa della sua dissidenza da un presidente convinto sostenitore della politica israeliana.

**********************************************

Fonte: A Theory of Chronic Pain

26.12.2011

lunedì 18 luglio 2011

Psicologia della Corruzione e Società Anarchica

Il corrotto è il grande protagonista dei nostri giorni. Tanto da occupare ormai da tempo, nei paesi sviluppati, il centro dell’attenzione collettiva. Non solo nelle cronache politiche e giudiziarie, dove naturalmente troneggia, ma anche in quelle finanziarie, militari, ecclesiastiche, accademiche.
Chi è però il corrotto, qual è la sua psicologia, come si diventa tali? Cosa favorisce la moltiplicazione dei corrotti, perché in certe epoche essi si moltiplicano, e in altre sembrano sparire?

L’osservazione empirica, sia statistica che clinica, toglie di mezzo alcuni diffusi luoghi comuni sull’argomento. Per esempio non è vero che la corruzione sia figlia delle miseria, che chi accetta di farsi corrompere lo fa per mancanza di mezzi. Questo nella realtà è piuttosto raro, mentre è molto più frequente il rapporto tra comportamenti scorretti e illegali e abbondanza di ricchezza, personale e collettiva.
Quasi sempre, è proprio nei periodi storici nei quali si sono create rapidamente notevoli ricchezze, e quindi nuove e recenti classi agiate, che si sviluppano comportamenti illegali per far crescere quei patrimoni ancora di più, sempre più in fretta.
La corruzione è, insomma, quasi sempre un comportamento che tenta di aumentare e moltiplicare una ricchezza conquistata recentemente, e senza troppa fatica. La disponibilità alla corruzione ha in sé, come dimostrano anche le cronache recenti, tratti del clima psicologico dell’euforia (tipica appunto dei “boom” economici), coi suoi caratteristici aspetti più o meno esibizionisti e mitomaniaci: l’interesse per lo star system, il mito di arrivare a camminare su qualche tipo di “red carpet”.
Appare comunque chiara, nella sottocultura della corruzione, la fatica a contenersi, a tenere qualcosa per sé, che caratterizza invece sia le situazioni di scarse disponibilità economiche, sia quelle di ricchezze costruite nel tempo, attraverso la fatica e il lavoro. Dal punto di vista psicologico e delle strutture di personalità, l’esperienza del lavoro, dello studio e della fatica tende a sviluppare quei tratti, anche morali, di introversione, e di disciplina necessari per affermare la propria posizione nel mondo, mentre il trovarsi rapidamente con ottime disponibilità di denaro svaluta sforzi e contenimenti, e predispone all’orizzonte di “facilità” che la corruzione propone.
E’ per questo che la sobrietà è un valore ed un comportamento, quasi unanimemente condiviso nei momenti di sviluppo, mentre la corruzione e l’esibizione del lusso tende poi a dilagare nei periodi immediatamente successivi, quando si tratta di “digerire” quella ricchezza, di incorporarla stabilmente sia nelle strutture produttive e politiche che nei comportamenti e nei valori condivisi. E’ allora, nell’euforia collettiva e già staccata da un solido rapporto con la realtà, che affonda le sue radici la psicologia e lo stile della corruzione.

In tutti i casi il corrotto è caratterizzato da un tratto di debolezza e dipendenza da comportamenti collettivi (consumi “di prestigio”, stili di vita reclamizzati dalle comunicazioni di massa), che rivela un vacillante senso di sé, una sostanziale incapacità a “fare da soli”, senza appunto gli aiuti forniti dalla corruzione.

Ma siamo sicuri che aumentando le pene, la corruzione diminuisca? Che ruolo hanno tutte le Autorità di Vigilanza oggi presenti nel nostro ordinamento costituzionale?
Ritengo che il solo aumento delle pene non produca alcun effetto, se non quello di alimentare il mercato della corruzione, innalzando vertiginosamente le percentuali delle mazzette, essendoci ovviamente più rischi da parte del corrotto.

Il problema può essere combattuto e stanato cambiando le regole che oggi sono utilizzate per l’affidamento di appalti di Lavori, Servizi e Forniture. In qualche misura la lotta alla corruzione deve diventare una sorta di infrastruttura civile, solida e condivisa.

Da quando esiste una struttura di potere pubblico organizzato e fino a quando esisterà, ci sarà sempre qualcuno che si lascerà tentare dalla possibilità di utilizzarlo per scopi personali più o meno commendevoli. Cancellare malaffare e corruzione pubblica è probabilmente un'utopia, ridurli a fisiologia però no.

La massa di politici e burocrati preposta alla gestione dei moderni sistemi di governo diventa un ceto autonomo che cerca di rafforzarsi anche attraverso le sue prerogative e privilegi che diventano misura di quel rafforzamento e qui si insinua potente il meccanismo della corruzione nelle sue varie forme.

Chiunque detenga spicchi anche limitati di potere sa quanto forti siano le spinte al sentirsi al di sopra di tutto, legibus solutus o, quantomeno, naturale destinatario di privilegi dati dal ruolo che si occupa. Queste spinte sono tanto più forti quanto più si sale nelle gerarchie verso livelli più distanti dal contatto diretto con la pubblica opinione e con i destinatari delle decisioni. E sono tanto più forti quanto più sono consistenti i fattori caratterizzanti l'appartenenza alle gerarchie stesse.

È un discorso che accomuna politica e burocrazia, ed è una parte della spiegazione dell'allargamento nel corso degli anni della corruzione, dal politico in senso stretto al burocrate pubblico, al militare, al magistrato e così di seguito.

Qui risiedono alcune delle ragioni per cui occorre rivedere il sistema delle prerogative di chi ha pubbliche funzioni di rappresentanza o di gestione. «Decastizzare», per usare un brutto neologismo, è indispensabile per ridurre i margini di autoreferenzialità e di opacità in cui si annidano le tentazioni corruttive.
C'è forse stato un tempo in cui il meccanismo funzionava all'opposto: ovvero le prerogative compensavano il ruolo di prestigio e allontanavano le tentazioni. Ma questo non è più vero da quando la democrazia, e quindi la politica, sono diventate di massa. Un'élite illuminata che già godeva di privilegi nella propria vita privata e professionale poteva permettersi di limitarsi a trasferirli nella vita pubblica, in alcuni casi addirittura rinunciando a qualcosa.
Berlinguer parlava di questione morale nei partiti. Qui la questione morale è organica al sistema, pervade tutte le sfere pubbliche, ed è probabilmente già diventata uno dei fattori di debolezza della capacità competitiva. Per questo forse la riforma della politica dovrebbe essere la madre di tutte le riforme. Ma è l'unica che non si può imporre per legge.

Nella maggior parte dei casi è la presenza di una gerarchia a provocare la corruzione. Una società anarchica fondata su un'organizzazione sociale orizzontale, che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, sulle unioni, sul rispetto per la singola individualità, si presenta, a livello teorico, come idea di Società ideale, in quanto considera l'essere evoluto, intelligente e responsabile a tal punto da non aver bisogno di leggi, quindi non avrebbe nessun interesse a corrompere o non subirebbe il rischio di essere corrotto.


In una società anarchica, si distingue nettamente l'organizzazione da potere, autorità e gerarchia. Partendo dal fatto che potere, autorità e gerarchia danno una libertà e una giustizia illusorie, perché sono fondati proprio sul contrario della libertà e proprio sul contrario della giustizia, in una società anarchica si segue il filo d'Arianna dell'antiautoritarismo verso ipotesi organizzative di vita in comune, che permettano una sempre maggiore realizzazione delle potenzialità individuali e collettive.

Gli anarchici prendono le decisioni comuni in maniera assembleare in cui si mira a raggiungere l'unanimità su ogni decisione. Unanimità non significa essere tutti completamente d'accordo su qualcosa, ma trovare una sintesi tra le varie posizioni che non prevarichi nessuno.

La maggioranza non ha dunque alcun potere sulle minoranze. È quindi fondamentale l'orizzontalità del gruppo, cioè l'assenza di gerarchie.

I problemi sociali come il crimine e l'ignoranza e l'apatia delle masse sono un prodotto della stessa società autoritaria: mantenere gli individui perennemente sotto un'autorità superiore fa sì che questi non siano più capaci di comportarsi autonomamente, senza un capo che gli comandi cosa fare; inoltre qualsiasi capo cercherà sempre di mantenere il proprio potere, e quindi cercherà il più possibile di rendere i sottoposti non autonomi, e di creare bisogni negli stessi sottoposti (come la necessità di protezione dal crimine); di conseguenza lo Stato non ha alcun reale interesse a risolvere i problemi sociali, perché altrimenti verrebbe meno il bisogno del potere. Chi più dello Stato è corrotto?!? Lo Stato è già di per sè corrotto e finchè continuerà a perdurare un sistema autoritario, la corruzione non si estinguerà mai.

Fonte : http://claudiorise.blogsome.com/
http://www.lettera43.it/

lunedì 8 novembre 2010

SCHIAVITU' ED AUTODETERMINAZIONE

Le guerre scoppiano per la difesa d'interessi economici, per le terre, per i mercati e per vendere armi, da parte di alcune camarille che controllano gli stati; gli stati sono gelosi di territori e di sudditi contribuenti ed è per questo che il Vaticano è contro il controllo delle nascite, perché, senza il lavoro, terra e capitale sono improduttivi. Gli stati fanno trattati di pace, di alleanza o per regolare varie materie, però, poiché mirano ad acquistare influenza, devono farsi le scarpe e acquistare altri territori e altri mercati; perciò ne nascono le violazioni generalizzate dei trattati, delle leggi internazionali, le guerre e gli imperi; tutto ciò è reso possibile dal fatto che il popolo non è stato veramente sovrano da nessuna parte, anche se a volte ha usufruito in parte del saccheggio di altri popoli.


Il principio d'intangibilità delle frontiere, conclamato da trattati e da dichiarazioni di assisi internazionali e dai massimi dirigenti politici, non solo è spesso disatteso, perché le frontiere sono regolarmente contestate da stati in guerra, ma questo principio è in contrasto con il principio dell'autodeterminazione dei popoli, sancito da convenzioni e risoluzioni; però, questo principio è in contrasto e vale meno del precedente, poiché il popolo non è sovrano, è una chimera ed un abuso della credulità popolare.


L'Ossezia del sud e l'Abkazia vogliono la separazione dalla Georgia, il Kossovo la vuole dalla Serbia, altre minoranze etniche o regioni storiche in Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Italia vogliono la secessione; a volte pare che lo stato nazionale sia in crisi; lo stato nazionale non è veramente nazionale perché non è fatto di una sola etnia, però ha mirato ad esserlo, imponendo leggi, lingua, costume e religione, cioè omologando i cittadini. Oggi in Europa occidentale solo l'omologazione religiosa è archiviata, però l'Italia, asservita al Vaticano, si muove in controtendenza, come l'Islam.

Siccome i grandi stati europei si stanno disgregando, pare che l'Unione Europea, nella confusione del linguaggio, invece di difendere lo stato-nazione, voglia difendere lo stato plurietnico, mentre vuole omologare gli europei con le sue leggi; forse si va verso stati nazionali più piccoli, con il rafforzamento del governo centrale dell'Unione Europea, conformemente al Nuovo Ordine Mondiale.



L'élite mondialista vorrebbe usare il proprio potere economico e politico per tenere sotto controllo la popolazione mondiale, ritiene che, poiché ci sono individui che pensano liberamente, la più grande minaccia è costituita da una popolazione consapevole che pensa liberamente ed in modo critico, anche se, i massimi traguardi nell'evoluzione umana si sono raggiunti quando gli uomini si sono liberati dalle catene che oscuravano la loro mente.

Il XXI secolo pare destinato a diventare l'era dei controllori del mondo e degli ingegneri sociali che, per governare, si avvarranno della psicologia di massa, di istruzione, propaganda, religione, stampa, televisione, cinema e radio; il governo mondiale creerà un governo ed una società scientifica a vantaggio di pochi (Bertrand Russell), anche Marx, per governare gli uomini, proponeva un sistema di socialismo scientifico.

Effettivamente la psicologia consente il controllo delle popolazioni meglio delle dittature, secondo Ficht, l'istruzione serve a distruggere il libero arbitrio, impedendoci di pensare diversamente dagli insegnanti, già indottrinati e conculcati dallo stato; perciò sarà l'autorità che imporrà le convinzioni comuni; grazie alla scuola, l'autorità è in grado di precludere alle menti dei ragazzi tutte le idee eterodosse. Nel 1961 il presidente Eisenhower affermò che esisteva una rete interconnessa tra settore industriale, militare e politico, che ricercava continuamente, per interesse, lo stato di guerra, ecco perché una vera pace pare irraggiungibile.

Russell sostiene che, in questo processo, l'eugenetica riveste un ruolo importante, però con essa si possono creare differenze di specie tra dominanti e dominati i quali, come delle pecore, non avranno più la forza di ribellarsi. Mentre le precedenti rivoluzioni scientifiche e tecnologiche dell'uomo hanno mirato a modificare l'ambiente, la nuova rivoluzione mirerà a controllare l'uomo; in precedenza occorreva cercarne il consenso con la propaganda, ora le nuove tecniche indurranno la popolazione ad amare la propria condizione d'asservimento; d'altra parte, fino ad oggi, sono esistiti anche uomini felici della loro condizione servile.

Oggi non esiste più la libera ricerca universitaria sorretta dalla curiosità personale, ma esiste il controllo degli studiosi, delle università e delle relative ricerche, lo stato, grandi imprese e società farmaceutiche selezionano le ricerche sensibili da sponsorizzare. Negli anni venti, prima di Hitler, le fondazioni Rockefeller e Ford avevano sostenuto il movimento eugenetico e dopo la seconda guerra si dedicarono alla genetica ed all'ambientalismo.



A capo di questi movimenti erano sir Julian Huxley ed il principe Bernardo d'Olanda, uno dei fondatori del gruppo Bilderberg nato nel 1954; nel 1946 Huxley, nell'interesse del progresso, propose di favorire lo sviluppo di una sola cultura mondiale e l'avvento con la genetica di una razza più forte. La genetica è collegata all'eugenetica, però il vero scopo di questa rivoluzione dovrebbe essere il controllo dell'umanità.

Huxley si chiedeva come conciliare il principio giuridico dell'eguaglianza, con la disuguaglianza biologica, riteneva l'uomo irrazionale e guidato dall'emotività e non credeva sufficiente o giusto proporre le pari opportunità. L'élite aspira a rivolgersi all'umanità con una sola voce e sa che dittatura e propaganda non sono sufficienti per raggiungere questo scopo, perché nell'uomo permane la lotta per il potere, l'ambizione e la ricerca della ricchezza.

L'eugenetica guarda all'organizzazione sociale ed al controllo dell'uomo e perciò sfocia nell'ingegneria sociale della disuguaglianza. La genetica implica la manipolazione biologica, può servire a migliorare l'umanità, ma può dar luogo anche ad abusi, favorendo la creazione di un sistema di caste biologiche, fino alla separazione biologica in due specie, una intelligente e dominante ed una inferiore ottusa, dominata e schiava.

La ricerca genetica è finanziata dalle stesse persone che finanziarono l'eugenetica, per il controllo mentale e sociale, queste stesse persone hanno finanziato anche il programma di controllo demografico; affermano che, poiché l'aumento demografico danneggia l'ambiente, anche il controllo della crescita demografica va inserito nell'ottica ambientalista. Per salvare la terra e l'ambiente si vuole ridurre il numero delle persone, perciò le fondazioni Ford e Rockefeller finanziano anche il movimento ecologista, imponendo il loro punto di vista.



Purtroppo però Rockefeller è anche interessato al settore petrolchimico e farmaceutico, che non sempre fanno bene all'ambiente ed alla salute, ma la coerenza mon esiste in politica. Nel 1961 Huxley, che era stato il primo direttore dell'Unesco, fondò anche il WWF, comunque sosteneva sempre l'eugenetica e riteneva che l'evoluzione umana potesse essere accelerata anche da eventi catastrofici, come le guerre o le catastrofi naturali.

Oggi ingegneria genetica, nanotecnologia e robotica consentono di rifare il mondo, i nanorobot sarebbero anche in grado di autoreplicarsi, secondo alcuni studiosi, nel 2030 dovrebbe nascere un robot intelligente in grado di produrre copie di se stesso, perciò alcuni, in un segno d'onnipotenza, potranno acquistare l'immortalità scaricando nel suo computer intermo le loro conoscenze. Per volontà dell'élite, le ricerche più sensibili nei settori GNR, cioè d'ingegneria genetica, nanotecnologia e robotica, avvengono generalmente in laboratori privati.

I membri dell'élite vogliono controllare la società e rimodellarla, vogliono plasmare le idee e creare una pubblica opinione, ritengono che la maggior parte degli uomini sia fatta di esseri emotivi ed irrazionali e, per evitare il caos, devono essere controllati, al fine di avere stabilità e ordine, a scapito della stessa umanità comunemente intesa. Queste persone ritengono che gli uomini comuni si trovino in perenne stato adolescenziale, impreparata a prendere decisioni, ritengono che, se gli uomini fossero destinati biologicamente ad essere liberi, sarebbero liberi; ma la realtà smentisce questo assioma, l'uomo, per la sua sicurezza, rinuncia spesso alla libertà di pensiero ed accetta le catene della schiavitù e lo sfruttamento.

Il pensiero anarchico o libertario, non significa necessariamente disordine e terrorismo, è una forma di autogoverno che non vuole pregiudicare gli altri, significa rifiuto dello sfruttamento statale e privato, significa libertà nella responsabilità; è l'affermazione dell'individualità senza sentire il bisogno di governanti, è rifiuto del potere dell'uomo sull'uomo e il rifiuto della servitù. Tuttavia, se si riconosce che anche l'amministratore del condominio è utile, non si sa come potrebbe funzionare.


Fonte: Andrew Gavin Marshall "L'ascesa della dittatura scientifica globale" Nexus n. 88.

vedi anche
Essere governati
Rapporto Flexner

giovedì 4 novembre 2010

Essere governati



Essere governati significa essere controllati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, parcheggiati, indottrinati, pregati, controllati, soppesati, apprezzati, censurati, comandati da esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù […].


Essere governati significa essere, a ogni operazione, a ogni transazione, a ogni movimento, annotati, registrati, recensiti, tariffati, timbrati, tosati, quotati, patentati, diplomati, autorizzati, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, corretti. Significa, col pretesto dell’utilità pubblica e in nome dell’interesse generale, essere messi a contribuzione, addestrati, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati; poi, alla minima resistenza, alla prima parola di protesta, repressi, multati, vilipesi, braccati, strapazzati, picchiati, disarmati, legati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi e, come se non bastasse, presi in giro, beffati, oltraggiati, disonorati.

Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale!

— Pierre-Joseph Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX siècle [1851], traduzione italiana L’idea generale di rivoluzione nel XIX secolo, Firenze 2000, pagine 240-241.




venerdì 3 aprile 2009

La natura della Libertà


Non è possibile alcuna riforma alla attuale società tecnologica-industriale senza incappare in una progressiva riduzione della sfera della libertà umana.

Ma cosa è Libertà?

Libertà è poter gestire la propria vita realmente ed intensamente senza scendere al compromesso di un surrogato di vita limitato e controllato da un sentire comune che non è il nostro , soprattutto quando viene direttamente o indirettamente manipolato dalle grandi corporazioni e multinazionali.

Libertà è potere di scelta e controllo della propria vita, compresa la Morte, senza essere controllati ne manipolati in termini di cosa è giusto o sbagliato o etico per un ente o una organizzazione o una religione o qualunque ente a noi estraneo.

Sento dire che è etico donare i propri organi. Questo per me è invece barbaro non etico, mutilare il proprio corpo ( che è in prestito e va trattato bene in modo da restituirlo alla Terra così come lo abbiamo ricevuto) è assolutamente improponibile.

Libertà è scegliere di morire come uomo, non legato ad una macchina, non legato ad un farmaco, nulla estraneo alla propria persona o alla Natura.
Non esistono farmaci salva-vita, perchè in essi è intrinseco il significato di dipendenza che non è mai libertà ne tanto meno guarigione. Libertà è poter scegliere il miglior modo di essere curato e non il miglior modo per fare fare soldi ai camici bianchi sulla sofferenza altrui.

Libertà è poter mangiare sano senza che le grandi multinazionali comprino le leggi per inserire veleni ovunque senza dichiararlo, esse minano alla nostra vita, i loro obbiettivi a questo punto sembrano essere chiaramente diabolici e vergognosi.

Si dice che viviamo in una società libera perchè abbiamo un certo numero di diritti costituzionalmente garantiti ma in realtà la nostra è maggiormente determinata da logiche di economia.

Da quando si viene al mondo si entra in un complesso meccanismo di credito e debito non di scelte. Puoi scegliere che lavoro fare (oggi un lusso anche questa scelta) ma non è possibile scegliere di non lavorare, perchè tutto, ogni cosa è governata da leggi di mercato al di fuori delle quali non è possibile vivere.

Un uccello, vola nell'aria, in quell'aria non esistono confini, dogane, dazi, esiste spazio infinito condiviso. L'uccello è libero, l'uomo no. L'uomo è schiavo, schiavo del $i$tema e delle proprie debolezze e bassi impulsi che lo rendono governabile e manipolabile.

I diritti costituzionali servono a garantire un concetto borghese di libertà, nulla di più. Una libertà borghese, ovvero quella di un individuo inserito nel meccanismo e che con il suo lavoro fa muoverne i meccanismi.

Il pensiero comune è totalemente ingabbiato e limitato dal controllo psicologico sociale e la stragrande maggioranza ne ha una completa incoscienza, credono di avere pensieri propri e in realtà pescano al supermercato del luogo comune.

mercoledì 25 marzo 2009

Il pensiero di Bakunin



In apparenza asistematico, il pensiero di Bakunin ruota attorno all'idea, fondamentale per lui, di libertà. La libertà è il bene supremo che il rivoluzionario deve cercare a qualunque costo. Bakunin non ammette che la libertà individuale venga limitata da quella degli altri:

“Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri umani che mi circondano, uomini e donne, non sono ugualmente liberi” .

La libertà può essere realizzata solo se ogni individuo insorge contro la società che “domina con gli uomini, con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini…la sua azione è molto più potente di quella dell’autorità dello Stato”. Ribellarsi contro questi “valori” imposti dalla società, significa ribellarsi contro se stesso, in quanto ogni individuo non è altro che il prodotto della società.

La libertà è però irrealizzabile senza l'uguaglianza di fatto (uguaglianza sociale, politica, ma soprattutto economica). I fenomeni che spingono gli uomini all'ineguaglianza e alla schiavitù sono due: Dio e la religione, lo Stato e il Capitale. Abbattuti questi, grazie a una rivoluzione strettamente popolare, si sarebbe giunti all'Anarchia.

La religione, ed in particolare il cristianesimo, hanno prodotto “l’annientamento dell’umanità a profitto della divinità”, quindi “se Dio esiste, l’uomo è uno schiavo. Ora l’uomo può, deve essere libero: dunque Dio non esiste” . (Bakunin in "Dio e lo Stato")

Bakunin ritiene che ammettere l’esistenza di Dio significa abdicare alla ragione e alla giustizia. Dio priva la libertà all’uomo non solo nel pensiero, ma anche nella vita concreta e reale: obbedire a Dio significa obbedire ai suoi rappresentanti in terra (Stato, Chiesa, preti, vescovi, re, capi di stato ecc.). Infatti ogni tiranno, ogni peggior nemico della libertà, ha legittimato la propria autorità coll’approvazione divina. L’ateo è comunque solo parzialmente libero; lo è solo spiritualmente. Per completare il proprio percorso deve trovare nella società la completa libertà sociale e individuale.

La dottrina dello Stato di Bakunin è ciò che differenzia, fin dalla loro formazione, le due correnti del socialismo ottocentesco e novecentesco. Lo Stato, per definizione di ambedue le fazioni, rappresenta quell'insieme di organi polizieschi, militari, finanziari ed ecclesiastici che permettono alla classe dominante (la borghesia) di rimanere in possesso dei suoi privilegi. La differenza si presenta però nell'utilizzo dello Stato durante il periodo rivoluzionario. Per i marxisti, infatti, si sarebbe dovuta presentare una situazione in cui lo Stato sarebbe stato arma in mano al proletariato per eliminare la controrivoluzione. Solo allora, con la dissoluzione dell'apparato statale si sarebbe passati all'assenza di classi. La posizione di Bakunin (e, con lui, di tutti gli anarchici) è che lo Stato, strumento prettamente in mano alla borghesia, non può essere usato che contro il proletariato: dato che l'intera classe sfruttata non può amministrare l'infrastruttura statale, ci vorrà una classe burocratica che lo amministri. Bakunin temeva l'inevitabile formazione di una "burocrazia rossa", padrona dello Stato e nuova dominatrice.

L'ugualianza e quindi la libertà, secondo il pensatore Russo, non possono esistere nella società marxista. Lo Stato va quindi abbattuto in fase rivoluzionaria. Se lo Stato è l'aspetto politico dello sfruttamento della borghesia, il Capitale ne è quello economico. Qui le differenze del marxismo sono inesistenti (basti pensare che il primo libro de Il Capitale fu tradotto in Russo proprio da Bakunin). La differenza tra la concezione marxiana e quella bakuniana del Capitale, è che per Bakunin questo non è elemento fondante dello sfruttamento. Anche se non esplicitato, nella sua opera non viene fatto riferimento alcuno alla concezione materialistica della storia (che prevede l'aspetto economico della società come basilare per l'analisi della stessa).

Un aspetto importante del pensiero di Bakunin è l'azione rivoluzionaria. Bakunin ha perseguito per tutta la vita questo scopo e, in alcune parti della sua opera, sono rintracciabili le linee guida della concezione rivoluzionaria del pensatore russo. In primo luogo la rivoluzione deve essere essenzialmente popolare: il senso di questa affermazione va ricercato ancora nel contrasto con Marx. I comunisti credevano in un'avanguardia che dovesse guidare le masse popolari attraverso il cammino rivoluzionario. Bakunin invece prevedeva una società segreta che avrebbe dovuto solamente sobillare la rivolta, la quale poi si sarebbe auto-organizzata dal basso. Altra differenza con il marxismo è l'identificazione del soggetto rivoluzionario. Se Marx vedeva nel proletariato industriale spina dorsale della rivoluzione (mettendolo in contrapposizione con una classe agricola reazionaria), Bakunin credeva nell'unione tra il ceto contadino e il proletariato l'unica possibilità rivoluzionaria. Marx, in alcuni suoi scritti, non nega la possibilità che il trionfo del proletariato possa giungere senza spargimenti di sangue. Bakunin è invece categorico su questo punto: la rivoluzione, essendo spontanea e popolare, non può essere altro che violenta.

Bakunin ha preferito non affrontare approfonditamente il problema del dopo rivoluzione, limitandosi a dare qualche idea di fondo. Se avesse dato indicazioni precise sul funzionamento delle società anarchiche, infatti, avrebbe negato la necessità di autodeterminazione delle stesse. Innanzitutto, la dottrina anarchica di Bakunin è basata sull'assenza dello sfruttamento e del governo dell'uomo sull'uomo. La produzione industriale e agricola è fondata non più sull'azienda, ma sulle libere associazioni, composte, amministrate ed autogestite dai lavoratori stessi attraverso le assemblee plenarie. L'aspetto della partecipazione diretta del popolo alla politica, ripresa dal pensiero di Proudhon, è fondata sul cosiddetto federalismo libertario, teoria che prevede una scala di assemblee organizzate dal basso verso l'alto, dalla periferia al centro. La differenza fondamentale tra l'organizzazione anarchica voluta da Bakunin e una concezione autoritaria della società consiste nella direzione delle decisioni. Se dieci libere associazioni (fabbriche, unità territoriali, ecc.) sono federate in un'associazione più grande, quest'ultima non può imporre nulla alle associazioni-membro, in nessun caso. Sono i membri delle associazioni più piccole che, riunendosi assieme, possono decidere forme di collaborazione e di reciproco aiuto, quindi il processo decisionale va dal basso all'alto. Naturalmente Bakunin non è contrario in senso assoluto alla delega, perciò le assemblee delle federazioni non devono necessariamente essere plenarie; ma il mandato è sempre revocabile e il mandatario deve obbedire all'assemblea che lo ha nominato.

Fonte : http://ita.anarchopedia.org/Michail_Bakunin

mercoledì 18 marzo 2009

Spazio vitale

Oggi mi pongo una domanda, la comprensione del tutto, la ricerca della verità, gli arcani del nostro tempo, per tutti noi che siamo saltati da un pensiero ad un altro in ricerca di quelle Leggi Sottili che davvero regolano il nostro mondo fenomenico quante e quante volte abbiamo sbattuto la faccia sulla parola Amore.

Sponsorizzato da ogni credo come la risolutiva chiave di svolta, la risposta ad ogni male, sia tu Cristiano, Musulmano, o nuovo "channeller" che ricevi da chissà dove messaggi cosmici ... di "amore".

Mi chiedo solo questo, pur comprendendo per mia stessa natura, di essere un individuo estremamente pacifico e cordiale, questo sentimento di Amore a volte mi sembra avere un intento di imbonirmi l'animo. TUTTO E' MANIPOLABILE ED UTILIZZABILE DAL $I$TEMA.



Ma io e solo io posso sentire dentro di me agitarsi a ritmo quasi tribale i sentimenti di Libertà che si sentono soffocati, i sentimenti di Giustizia che si sentono perduti ...

In nome di un Amore più grande di me devo forse divenire una mansueta pecorella?

In nome di una Giustizia più grande di me devo attendere la risoluzione esterna di una precarietà di valori sociali?

Come superate voi questo scollamento?

Penso che ad essere buoni ultimamente ci si rimetta non poco, il rischio di un NO non detto oggi potrà domani essere motivo di grande sofferenza, sofferenza d'animo, quella Voce che dice No dentro di te di continuo ma che non trova poi una voce materiale pronta a renderla "reale".

Non fraintendetemi ma ultimamente non mi sento molto spinto da spirito da Amore, quello che mi porta a scrivere e divulgare quel che ho compreso è più spirito di Sopravvivenza, quello di un animale che sente di non avere più un proprio spazio.



Se abitassi in un isola sperduta, quali sarebbero le leggi che la governerebbero a parte quelle Naturali?

Avrei bisogno di perdermi in una miriade di cartacce burocratiche? documenti, atti, parole che dicono cosa devo o non devo fare, come lo devo fare, quando lo devo fare e in che misura?


Nel peggiore dei miei incubi sono a casa che cucino qualche meraviglioso piatto e dalla finestra sbuca un colletto bianco con la cartellina lucida di pelle di animale che atterrito mi dice : " Lei ha la specializzazione del cuoco per poter cucinare?? No perchè se non ha preso la specializzazione del cuoco lei non può cucinare."

Ridete? Nel sogno da "buon" vegano quel colletto bianco me lo sono mangiato vivo come i cannibali per poi vomitarlo via.

Ma io mi sento, almeno in parte, guarito da tutti questi limiti e condizionamenti, rivendico il mio spazio, spazio vitale, mentale, animico, ideale, quale proprio ed incondizionato.