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venerdì 14 gennaio 2011

L’uomo è parte della natura

« L’uomo è natura. Per questa ragione è impossibile pensare a quella deformazione tutta occidentale che vede l’uomo contro natura, in quanto il suo sistema capitalistico è innaturale. E’ questa una malformazione umana da trasformare. I filosofi hanno pensato il mondo, ed esso è già stato filmato, si tratta ora di trasformarlo. »
Guy Debord

« L’uomo non è il centro della vita, la misura delle cose, ma è totalmente e soltanto parte della natura. »
Zhuang Zi

L'uomo è parte della natura

Pensare di trascurare la natura identificandola come se fosse qualcosa di esterno a noi invece di qualcosa che ci pervade totalmente è un errore madornale che la natura, in eventi tragici come il terremoto in Abruzzo o in situazioni comiche come le illusioni del sole nel deserto e la beffa diplomatica insita nella storia della famigerata isola Ferdinandea apparsa e scomparsa al largo della sicilia nel 1831, dimostra la pochezza di un essere ingrato come l’uomo bianco.

In tal senso la comparazione di queste due citazioni, rispettivamente di Guy Debord e di Zhuang Zi, danno molti spunti per riflettere.

Siamo di fronte a due epoche molto distanti e due mondi estremamente diversi, l’uno europeo e l’altro cinese, uno contemporaneo e l’altro antico risalente al 400 a.c. ca., uno di matrice razionalista con i suoi limiti cognitivi di natura metafisica e l’altro di matrice taoista ed estremamente pratico e semplice nella sue affermazioni, uno tendenzialmente teorico-deduttivo e astrattista mentre l’altro estremamente empirico e naturalista, uno appartenente al mondo dell’attaccamento cognitivo della filosofia mentre l’altro è libero perchè isolato dal mondo nonchè completamente immerso in una sapienza dalle radici antiche appartenente alla tradizione antropologica cinese.

Per strade diverse questi due mondi protendono a convergere, laddove l’uno cerca di trovare riparo e correzione al suo mondo distorto, come del resto fa anche un certo filone di pensiero europeo composto da molti altri prima di lui (da Socrate a Jean Jacques Rousseau NdA), mentre il secondo non ne ha affatto bisogno in quanto la sua cultura è intrisa di complementarietà diretta con la natura, è un soggetto che appartiene ad una dimensione che, dall’avvento colonialista dell’imperialismo culturale europeo, si è dovuta confrontare ed adeguare a quel sistema sociale che, con sottile e perversa astuzia, ha vinto le forze etiche e antropologiche di quella grande terra che il buon vecchio Marco Polo chiamava Catai.

Mentre Guy Debord si inserisce contestualmente nella cultura contestatrice dell’Europa francese, con la sua iniziale appartenenza al ‘movimento situazionista’, partendo da un’analisi della realtà intrisa di concezioni di derivazione strutturalista e marxiana in relazione a ciò che oggi Immanuel Wallerstein definisce come sistema-mondo moderno, il nostro caro Zhuang Zi invece arriva a tale considerazione mediante la sua stessa essenza, mediante una sapienza che gli ha permesso di osservare la natura ‘dall’interno’, immergendosi in essa come un tutto unico, se non proprio diventando perno delle funzioni fondamentali della prosecuzione della Vita sulla Terra avvicinandosi ad una dimensione mistica che supera le attuali frequenze materialistiche che hanno invaso il mondo.

BA GUA

Quando il santo taoista Zhuang Zi affermava che l’uomo è parte della natura stava sottilmente non-dicendo che lui stesso vi ci è profondamente entrato e ha personalmente fatto esperienza di tale Verità, in quanto la sua originaria essenza di essere umano si è sinergicamente inserita nella natura in corpo anima e spirito, mediante la sublimazione alchemica del proprio corpo energetico e avvicinandosi a Dio fino a chissà quale distanza.

Per Zhuang Zi, la concezione di contestare il mondo non solo non era di particolare interesse ma addirittura non ne aveva bisogno, in quanto è storicamente determinato che in alcuni casi di caos sociale, energetico e ambientale certi gruppi di santi e monaci taoisti intervenivano direttamente in prima persona per guidare le masse al fine di ripristinare l’ordine e l’armonia del paese con la proclamazione di un nuovo imperatore.

Oggi non saprei cosa potrebbe pensare di fare Zhuang Zi ma di certo non starebbe con le mani in mano e da buon cinese taoista, che diventava confuciano non appena si relazionava con la società discendendo dalle sue montagne sacre, si sarebbe dato da fare per ripristinare l’antico ordine.

Infatti a differenza del pensiero euro-occidentale, che dal tempo di quell’Illuminismo borghese intriso di pensieri filosofici che scaturivano da personali interpretazioni dei diari di viaggio dei monaci Gesuiti che tornavano dalla Cina, il problema non è tanto cosa e come fare ma è il riportare l’antico ordine naturale delle cose.

Quindi siamo parte della natura ma ancora oggi, anche in chi magari cerca di affermare la stessa cosa, si può trovare qualcosa che poi lo porta a contraddirsi nei fatti, come nei pensieri e nelle azioni, in quanto persone prive di attenzione, privi della pratica di quella certa sensibilità che accosta l’umano alla realtà originaria della natura.

Infanzia

Se vediamo gli infanti nati da poco tempo, possiamo osservare come la loro esistenza sia semplice in quanto priva di desideri, ma intrisa soltanto di quei bisogni naturali importanti per vivere, ovvero il respirare, il bere, il mangiare, l’evacuare, il riposare, l’amare e anche il contemplare il divino, che noi non riusciamo a vedere nè a capire, in quanto l’infante vive in un mondo pieno di colori e di suoni che noi nè vediamo e nè sentiamo.

E’ la società che poi ci tradisce, ci altera, ci adultera, di trasforma pian piano in ‘adulti’ mediante l’educazione primaria della famiglia, l’educazione secondaria della società (l’istruzione) e ‘l’educazione terziaria’ delle relazioni sociali che lungo l’arco dell’esistenza incappiamo mediante esperienze sia formative che de-formative, sia positive che negative.

Non a caso un’altro ramo sapienzale cinese ci aiuta a comprendere tale dimensione quando afferma che ‘per natura gli uomini sono vicini, [ma] l’educazione li allontana’, ovvero stiamo facendo parlare il grande Kongzi, quello stesso santo cinese che i monaci gesuiti romanizzarono con il nome di Confucius, oggi denominato Confucio.

In Europa tale visione del mondo può forse complicarsi ma non se ne può inficiare il valore reale e concreto di fondo di tale impostazione.

Siamo quindi di fronte ad una alterazione della natura in termini generali, se non proprio potremmo dire ‘totali’, in quanto oggi la mercificazione dell’esistente teorizzata da Immanuel Wallerstein è un processo sociale che di volta in volta porta a far diventare merce ogni cosa, una trasformazione continua dell’esistente che ricorda la rimurginazione continua delle vacche, oppure la tessitura continua della tela del ragno, oppure ancora il castoro che incessantemente taglia gli alberi per formare dighe un pò ovunque lungo il corso del fiume.

Ma la mercificazione non è l’unico aspetto, in quanto ritengo che esso appartenga non soltanto alla dimensione illuministica della modernità borghese strutturata sulla conformazione del capitalismo storico ma va oltre in quanto è antropologicamente radicata nelle menti di ogni euro-occidentale, anche di me stesso, al punto che spesso devo porgermi attenzione interiore iniziando una sana autocritica delle mie azioni, come anche degli stessi pensieri che mi travolgono la mente in quanto, come diceva il fu Siddharta Gotama detto il Buddha, sono i pensieri creano la nostra realtà e pertanto la struttura cognitiva dei nostri stessi pensieri continuamente crea e ricrea la realtà.

Siamo di fronte ad una matrice antropologica che ci ha portato a creare mostruosità come il capitalismo storico, il colonialismo, la modernità, le ideologie, le armi atomiche e la post-modernità nel suo più alto splendore di frammentazione e relativizzazione soggettiva della realtà, al punto che oggi Zygmut Bauman ha sociologicamente definito come ‘Solitudine del cittadino globale’, come ‘Paura liquida’, come ‘Amore liquido’, ovvero una frammentazione sociale generata da uno smarrimento personale generalizzato determinato a sua volta dall’isolamento cognitivo e assolutista dell’uomo contemporaneo.

E’ un cane che si morde la coda, è un circolo vizioso da cui non si trova uscita se non in modo apparente, come tendenzialmente fanno oggi in molti, cercando maggiore privacy e lontananza dalle metropoli, cercando un maggiore contatto con la natura.

Fra l’altro mi ritrovo pienamente d’accordo con Zygmut Bauman quando sostiene che una rigenerazione etica, un rinnovamento dell’etica nella pratica della vita quotidiana, è realmente un potenziale detonatore sociale che blocca questo ciclo continuo di creazione e ricreazione della ‘normalità sociale’, in quanto la pratica costante dell’etica in un senso reale, se non proprio antico, è una dimensione che muta la realtà di fatto, a poco a poco, ma che poi ci pone anche di fronte alle avversità con cui ogni giorno dobbiamo avere a che fare, poichè l’etica è una dimensione morale che riguarda in particolare i singoli, quegli stessi che poi di volta in volta si ritrovano a relazionarsi in contesti situazionali e vibrazionali diversi per ogni dimensione sociale attraversata.

In tal senso ci viene d’aiuto, ad esempio, ancora l’etica del Buddha quando afferma che la fine dei cicli di rinascita del ‘samsara’ possono soltanto essere il frutto della pratica costante di una ‘buona attenzione’ verso il prossimo e verso ogni esistenza che ci circonda in natura, mediante l’ausilio dello studio degli insegnamenti sacri e della pratica della meditazione che ci permette un miglioramento cognitivo costante nelle nostre correlazioni sociali.

Dal punto di vista sociale ci viene in aiuto anche la sapienza del buon Confucio, come anche di un buon Gesù scevro dalle sovrastrutture metafisiche dell’Occidente che hanno ricamato la figura di un soggetto dalle molteplici e contraddittorie valenze.

Personalmente consiglio lo studio e la pratica del buddhismo Chan, che si è diffuso e anche ‘occidentalmente contorto’ nel mondo sotto la definizione giapponese di buddhismo Zen.

Detto questo, quindi, significa che non possiamo non esimarci dall’affrontare le avversità della realtà come anche di trovare correlazioni sociali con soggetti simili a tale impostazione, ma di certo riservare il giusto peso alle situazioni come anche di tornare a pensare la politica in un senso ‘pienamente morale’ o, per dirla in terminologie care al grande Confucio, in un senso dove l’integrità morale, l’onestà, il rispetto dei ‘riti’ e della legge diventano cardini a tutti i livelli sociali, e di certo così avremo una società migliore.

In merito afferma Confucio in uno dei suoi Dialoghi: «Il saggio si dedica seriamente a nove cose: quando guarda si impegna a guardare correttamente; quando ascolta si impegna a comprendere distintamente, nella sua espressione si impegna ad essere gentile, nel suo atteggiamento si impegna ad essere rispettoso, quando parla si impegna ad essere onesto, nel suo lavoro si impegna ad essere discreto, nei suoi dubbi si impegna a chiedere, preso dall’ira si impegna a considerare le pene che da essa derivano, nel considerare il proprio interesse si impegna a farlo secondo giustizia».

In questo frangente si inserisce il simile discorso di Enrico Berlinguer quando si accaniva a sostenere la famosa ‘questione morale’, anche se il senso a cui faceva riferimento il caro Enrico aveva connotazioni tipicamente occidentali facendo riferimento particolarmente alla dimensione partitocratica della sua Italia coinvolta dalle mutazioni sul sistema internazionale di Bretton Woods e dal successivo vento neoliberista di Ronald Reagan e della signora Thatcher, anni in cui prende avvio la globalizzazione economica della post-modernità di Jean-François Lyotard.

Sono certo che se la pazienza sosterrà le spinte etiche di tutte le persone di buona volontà nel loro perpetuare giustizia tutti i giorni, alla fine troveremo la strada dove ogni sforzo avrà un senso.

Buon viaggio.

Vincenzo Di Maio

Fonte : http://vincenzodimaio.wordpress.com/2011/01/09/luomo-e-parte-della-natura/#comment-16


giovedì 14 ottobre 2010

IL CRESCIONE SPEGNE IL SEGNALE BIOLOGICO CHE ORIGINA I TUMORI

Di Roberto Marrocchesi

Forse non l’avete mai visto. Cominciate da questa foto, e recatevi presso un ruscello pulito (con acqua, beninteso – e se trovate queste foglioline tenere e fitte come una mini-jungla, che appena tirate delicatamente escono dal rivo portandosi dietro le radichette a peletti bianchi immersi nella mota del fondo, dal sapore deliziosamente pungente, avete trovato il Crescione d’acqua, il Re assoluto della vitamina C al mondo (fatevi più in là, prezzemolo, agrumi e compagnia bella)!



C’è di più, pare, in questa meraviglia misconosciuta eppur gratuita, spontanea, biologica a condizione ripetiamo, che il ruscello sia pulito.

Si sa che i tumori crescono a velocità preoccupante tra le cellule normali, ma questa crescita è limitata dalla fornitura di sangue, ossigeno e nutrienti vari, che arrivano dai vasi sanguigni. Ma poiché le cellule nuove non erano per così dire designate per esserci, consegue che il tumore onde potersi sviluppare necessita di nuovi vasi afferenti che l’aiutino nella crescita. Essendo cellule molto vitali ed attive, le tumorali producono HIF, Fattore Indotto d’Ipossia, che segnala il loro bisogno di nuova linfa vitale con tanto ossigeno. In pratica, HIF permette al tumore una rapida crescita mediante abbondante nutrimento ed ossigenazione.

Questa crescita ha però dei naturali fattori predisponenti nella dieta – l’abbondanza di proteine e zuccheri semplici – altrettanto che dei fattori inibitori la neo-crescita vasale.

Molti alimenti vegetali hanno invece un’azione inibente nei confronti di questa neo-angiogenesi, notabilmente i derivati fermentati della soia come Miso, Natto e Tempeh, il vino rosso genuino, il pomodoro, e poi limone, agrumi, broccoli, carote, timo e curcuma, e particolarmente ricchi sono certi funghi come Cordyceps, Agaricus, Coriolus e Shiitake usati da tempo in Oriente come antitumorali e non solo.

Oggi sappiamo che un nuovo fattore anticancro, forse decisivo, certamente innocuo e ben disponibile, si trova anche nel crescione (Nasturzio Off., Fam. Crucifere) . Un istituto universitario Inglese ha isolato nel Watercress presente sia nei prati che nelle acque non stagnanti pulite un composto, il Fenil-Etil-IsoTiocianato (PEITC), dalle spiccate, notevoli proprietà anti-angiogenetiche.

I nuovi vasi sanguigni aberranti che irrorano le cellule metastatiche sono malfatti, irregolari e fragili, un poco come i cavi “volanti “ di una riparazione provvisoria, e rispondono bene, nel senso di non formarsi affatto, in presenza di sostanze come questo PEITC.

Insomma, mangiar sovente crescione, oltre agli altri alimenti elencati prima, potrebbe interferire in maniera importante col percorso neoformativo tumorale, di fatto riducendo decisamente il fattore di rischio per la malattia degenerativa.

Nell’Ospedale di Andover (GB) è stato eseguito un esperimento dietetico con una serie di malate di tumore alla mammella. Alle signore fu chiesto di nutrirsi ogni giorno con una tazza almeno di crescione fresco (80g circa) cui si fecero seguire quotidiane analisi del sangue.

I test rivelarono una importante presenza del PEITC nel sangue delle signore, ma ancora meglio, si notò che le molecole di HIF erano ridotte e non funzionali, nelle sole donne che avevano mangiato crescione!

Lo studio è riportato nel British Journal of Nutrition and Biochemical Pharmacology , in cui si dichiara che, semplicemente, potrebbe essere rilevante come misura anticancro, alimentarsi spesso con crescione selvatico.

Ottimo in insalata, ma pure in cottura leggera con zuppa di fungo Shiitake, pezzettini di tofu e verdure miste, leggermente salata con salsa di soia o Miso, il Crescione d’acqua può integrare la nostra dieta da aprile ad ottobre (oggi, 12/10/2010, ne ho colto sul fiume Magra e cucinato) e, secondo noi, anche solo perché deliziosa, ma poi pure per i benefici salutari…da tener presente.

Forse un giorno sapremo che certe minestre tengono alla larga la necessità di chemioterapie endovenose….che ne dite?





martedì 16 marzo 2010

Vegan Gladiator

Quando si pensa ai gladiatori romani, si immagina che la loro dieta fosse ricca di carne, affinché fossero più forti. Si pensa a pranzi luculliani, magari a base di cacciagione. Ebbene pare che ciò non risponda a verità.

Ci sono varie fonti che raccontano dell’alimentazione dei gladiatori romani. Si racconta che essi si nutrivano prevalentemente con focacce d’orzo e olio. Nel “De bello gallico”, Giulio Cesare afferma che i soldati romani erano mangiatori di farro. Pare inoltre che i soldati romani mangiassero grosse quantità di aglio (ma secondo altre fonti anche cipolla) prima dei combattimenti credendolo capace di trasmettere vigore. Agli schiavi incatenati e ai soldati romani venivano distribuiti o 1 kg e 300 g di pane al giorno o fichi e 262 litri di vino all'anno; a tale nutrimento si aggiungevano bulbi di piante, cipolle, rape ed altre radici, leguminose e verdure fresche a seconda della stagione. Gli atleti greci vincitori nelle Olimpiadi dell’antichità, si alimentavano invece con nocciole, fichi, e granturco.

Gli antichi gladiatori romani erano, dunque, vegetariani. Ora però a conferma di questa tesi c’è anche la scienza. La scoperta è merito di studiosi austriaci che si sono recati sulla costa occidentale della Turchia, dove un tempo sorgeva la citta' di Efeso. Il cimitero dei gladiatori presente in quella zona è l’unico al mondo, e gli scavi portano alla luce i resti di circa 60 uomini. Karl Grossschmit, dell'Istituto di istologia ed embriologia della facolta' di Medicina dell'universita' di Vienna, spiega come dalle prime analisi sulle ossa rinvenute, ''risultano conferme all'ipotesi che i gladiatori fossero vegetariani''. I gladiatori, dunque, si nutrivano di fagioli, verdure e alcuni tipi di frutta.

mercoledì 3 febbraio 2010

Why Do people Lie?

Above all, why do people lie? Why do they steal?
Because they have brains and are thus capable of thinking.

Perchè le persone mentono? Perchè rubano?
Perchè esse hanno un cervello e hanno acquistato la capacità di pensare.

Every animal that possesses such a brain lies. The thinking brain introduce inttelligence. Those animal that do not possess such brain do not lie. To be sure, dogs and cats often take their food by sthealth, but this is not truly theft.




Ogni animale che possiede un cervello come questo, mente. Il cervello pensante porta all'intelligenza. Ogni animale che non possiede un cervello così non mente. Per essere sicuri, cani e gatti spesso prendono il loro cibo tramite una ruberia, ma questo non è in realtà un vero furto.

Is it their owners ( who would otherwise strike them ) that cause them to do this. Therefore, if they do not take food from man, it is not because they possess a moral judgement that prohibits such conduct.

La causa di questo comportamento è portata dai loro padroni ( coloro che altrimenti li bastonerebbero).Pertanto il prendere il gibo dall'uomo accade perchè essi non posseggono una morale di giustizia che gli proibirrebbe tale comportamento.

Consequently, if it is throught fear of punishment by the cours, the police, or the schoolmaster that you dont lie and steal, you are inferior to a dog or cat. You are inferior because you do have a conscius mind. Think about that for a while.

Conseguentemente, se è per la paura di una punizione della giuria, della polizia o del maestro di scuola che tu non dici bugie e non rubi , allora tu sei inferiore ad un cane o ad un gatto. Tu sei inferiore perche tu Dovresti avare una mente cosciente. Rifletti su questo per un momento.


Many people do not lie and steal simply because they are afraid to. The resulting high opinion that they hold of themselves is ludicruos because, in reality, they are inferior to animal. In other words even thought they do not lie, they are liars. Although they are humans ( or at least they have the face and form of humans), they do not have as much freedom as a dog or a cat.


Molte persone non mentono o rubano semplicemente perchè hanno paura di farlo.  Ne consegue un'alta opinone che essi hanno di se stessi che è ridicola, perchè in realtà, essi sono inferiori agli animali. In altre parole anche se loro pensano di non mentire, loro sono come dei bugiardi. Anche se loro sono umani ( o per lo meno hanno un viso e delle forme umane), loro non hanno neppure la libertà che ha una cane o un gatto.

From : Gandhi the Eternal Youth 

martedì 29 dicembre 2009

Servi la Natura


L'esagerazione dei desideri è la casua fondamentale che ha portato il mondo all'attuale situazione.

Presto, invece che piano; più, invece che meno: questo "sviluppo" tutto apparente è legato in modo molto diretto all'incombente collasso della società. In pratica è servito solltanto a separare l'uomo dalla natura. L'umanità deve smettere di lasciarsi andare al desiderio di possessi e quadagni materiali e muoversi invece verso una consapevolezza spirituale.

[...]

Lao Tze, il saggio Taoista, dice che una vita completa e buona può essere vissuta solo in un piccolo villaggio. Bodhidarma, il fondatore dello Zen, passò nove anni vivendo in una grotta senza darsi da fare in giro.

Preoccuparsi di fare soldi , espandersi, sviluppare, coltivare prodotti per il mercato e spedirli lontano non è un modo di comportarsi degno di un contadino.

Essere qua, e occuparsi con apssione di un piccolo campo, in pieno possesso delle libertà e pienezza di ogni giorno, quotidianamente : questa deve essere stata la via originaria dell'agricoltura.

Il mondo che c'è è tale che se la gente mettesse da parte la propria volontà umana e invece si lasciasse guidare dalla Natura, non ci sarebbe nessuna ragione per avere paura di morire di fame.

venerdì 11 dicembre 2009

La scuola non ha senso

Quanto più la società umana si separa da una vita vicina alla natura, la scolarizzazione diventa necessaria.

In Natura, la pubblica istruzione non ha senso.

I dottori e la medicina diventano necessari quando la gente si costruisce un ambiente malato.

La scolarità istituzionale e la scuola pubblica dell'obbligo non hanno nessun valore in se stesse , ma diventano necessarie quando l'umanità crea delle condizioni in cui bisogna diventare "istruiti" per tirare avanti.

martedì 1 dicembre 2009

I sette principi che regolano L'Ordine dell'Universo

1° Tutto quello che ha un inizio, ha una fine.

2°. Tutto quello che ha una faccia, ha un dorso.

3°. Non c’è nulla di identico.

4°. Più grande la faccia più grande il dorso.

5°. Tutti gli antagonismi sono complementari.

6°. In e Yo sono le classificazioni di tutte le polarizzazioni, sono antagonisti e complementari.

7°. In e Yo sono i due bracci dell’Uno (Infinito).



Questi principi sono innanzitutto dinamici; è per questo che sono contrari alla logica formale che è statica. Possono essere applicati a qualsiasi campo, a qualsiasi livello di vita, e a tutte le cose esistenti nell’universo della relatività. In più, essi possono unificare tutti gli antagonismi.

La logica formale è rigida, è una semplice istantanea della vita e dell’universo infinito, dunque infinitesimalmente analitica senza volere né sapere. Mentre la logica universale è un’immagine vivente di ogni vita e di ogni cosa. La logica formale distrugge la continuità: il principio di identità, il principio di contraddizione ed il principio del terzo escluso ci mostrano solamente un’immagine statica, finita, un’immagine imprigionata nel mondo statico, determinata dall’apparenza, costruita sui nostri sensi o sui nostri strumenti. In realtà, ogni cosa in questo mondo cambia senza fine, da un’estremità all’altra.

Niente è stabile o costante in questo mondo relativo. Coloro che non vedono questo fatto cercano delle costanti. E tutto ciò che loro pensano essere costante non è che uno “schiocco di dita” istantaneo, illusorio, non vivente, infinitesimale, dell’universo infinito ed eterno. Gli occhi analitici sono ciechi nell’universo infinito. Le unità costanti in questo mondo relativo e mutevole sono un po’ come banconote il cui corso varia sempre e che divengono talvolta dei semplici fogli senza valore o la causa delle sfortune, quali la guerra, i crimini, la malattia, i conflitti, i massacri, ecc…

“A = A”, è detto il principio di identità, ma ogni cosae ciascuna cosa sono composte da una infinità di componenti, niente è costante in questo mondo relativo. Le cascate del Niagara per esempio: le cascate d’acqua sembrano oggi le stesse di ieri, ma i loro componenti cambiano ad ogni secondo. La stessa cosa è vera per il Sole o per un elettrone. La logica formale arriva necessariamente ad un’impasse, una catastrofe universale. “Panta Rei”, diceva Eraclito.

Tratto da : L'Era Atomica e La Filosofia d'Estremo Oriente - George Ohsawa - Nyoiti Yukikazu Sakurazawa

Vedi anche : Il nulla e l'infinito

La guarigione secondo la medicina dell'estremo oriente

TAKAMATSU Toshitsugu

L'Essenza della Felicità

Il modo di vivere la felicità finale è quello di lasciar andare tutte le preoccupazioni e i rimpianti e comprendere che essere felici è il soddisfacente dei sentimenti della vita. Impara a riflettere su tutti i progressi della tua vita e a sviluppare il pensiero positivo, creativo e gioioso per eclissare e travolgere ogni dolore o sofferenza che si può essere annidata nei recessi della mente. Sapendo che la malattia e le catastrofi naturali sono parte della vita questa è la chiave per superare le avversità con animo tranquillo e felice. La felicità è in attesa di fronte a voi. Solo tu puoi decidere se o se nonscegliere di farne esperienza . Prendi a cuore questo aspetto.

martedì 24 novembre 2009

LA CIVILIZZAZIONE E’ UN INCUBO?

Sono venuto, ho visto e ho capito: la civilizzazione moderna è splendida sotto tutti i punti di vista. Essa ci mostra la visione panoramica della grandezza dei nostri desideri e della loro fine: produzione abbondante e spreco, lusso e vanità, confort e pigrizia, ricchezza e povertà, legge e truffa, polizia e crimine, potenza e rivolta, amore e odio, speranza e disperazione, costruzione e distruzione, medicina e incurabilità. Essi sono dei sinonimi! I primi si trasformano sempre per diventare gli ultimi. O piuttosto sono gli ultimi che necessitano e creano i primi. E i primi creano gli ultimi. Sono le oscillazioni permanenti nelle quali l’uomo è sballottato violentemente, accecato completamente dalla paura.

La realtà è parecchio più strana della finzione!

La terra è coperta dalle spesse nubi della paura.

Che sia la fine di una grande civilizzazione e l’inizio di un’altra? La civilizzazione è un incubo?...Anche se l’uomo abitasse la Luna o Marte il suo misero destino sarebbe sempre lo stesso fino a che il suo giudizio non sarà svelato e non giungerà a comprendere che queste parole antagoniste sono sinonimi. Dopotutto, tutti gli sforzi dell’uomo sono inutili. Essi portano sempre ad una fine diametralmente opposta a quella che è stata perseguita.

Tutto ciò a causa del nostro basso giudizio.

Tratto da : L'Era Atomica e La Filosofia d'Estremo Oriente - George Ohsawa - Nyoiti Yukikazu Sakurazawa

Vedi anche : Il nulla e l'infinito

La guarigione secondo la medicina dell'estremo oriente

LA GUARIGIONE SECONDO LA MEDICINA D’ESTREMO ORIENTE


La medicina moderna è la più potente macchina distruttrice di tutti i sintomi con la violenza, quale un’operazione, o con una magia detta narcotico o antibiotico. Tale guarigione sintomatica non è in realtà che una distruzione che si ramifica senza fine sempre di più. Tutti i mezzi ricercati dei nostri giorni per risolvere questioni difficili sono anch’essi sintomatici: le bombe atomiche o all’idrogeno contro la guerra, l’assicurazione sociale contro i mali sociali, la violenza chiamata: polizia contro i crimini.Ecc..

Gandhi ha dato un esempio della superiorità della non-violenza, ma ha organizzato una resistenza.

Gesù ci insegna: “non resistere, anche al malvagio”.

La filosofia d’Estremo Oriente ci insegna la macrobiotica, un metodo semplice e pratico, biologico e fisiologico, che guarisce ogni malattia, compresa l’Arroganza.

Ci sono tre categorie di guarigione, secondo la nostra filosofia e medicina d’Estremo Oriente:

I. guarigione o sparizione dei sintomi, guarigione clinica ( grazie alle medicine, alle operazioni, al riposo completo, ai tranquillanti, ecc…). Guarigione dei sintomi!

II. Sparizione della causa della malattia (fare del malato il proprio medico, insegnandogli la concezione del mondo). Guarigione della malattia!

III. Guarigione anticipata di tutti i mali e di tutte le infelicità svelando il giudizio supremo dei malati. È la guarigione o liberazione dell’uomo.
(Satori!).


Lo scopo della medicina moderna è la guarigione I, quello della filosofia-medicina d’Estremo Oriente è la guarigione III. La guarigione II è quella delle diverse dietetiche o del digiuno. Il metodo I si complica e si ramifica infinitamente ed inutilmente. Non è dunque una vera guarigione. E’ per questo che il numero dei malati incurabili aumenta di giorno in giorno.

La guarigione II rischia spesso di essere annessa con la guarigione I. La guarigione III si confonde spesso con la superstizione o con la guarigione detta
“spirituale”.

La maggioranza conta sempre sulla quantità o sulla potenza (economica, sociale, politica, intellettuale o ideologica). Ma quelli che hanno il giudizio svelato sono sempre in minoranza! Solo l’educazione biologica e fisiologica della costituzione dell’Universo Infinito può salvare l’uomo dalla sua malattia più grave: il basso giudizio, che produce tutti i mali, compresa la GUERRA TERMONUCLEARE!

Tratto da : L'Era Atomica e La Filosofia d'Estremo Oriente - George Ohsawa - Nyoiti Yukikazu Sakurazawa

Vedi anche : Il nulla e l'infinito
La morte di Ryoji

lunedì 23 novembre 2009

Il nulla e l'infinito


Si amano le vibrazioni musicali dell’aria; non si amano affatto i rumori discordanti egualmente presenti ma, nella musica, si dimentica l’importanza primordiale del
silenzio. Una melodia non potrebbe essere apprezzata senza una pausa tra le note. Una vibrazione dell’aria non può essere apprezzata senza silenzio. Se tutte le note della nona sinfonia di Beethoven fossero suonate nello stesso momento, vale a dire senza intervalli, sarebbe un vero baccano. E pertanto, oltre al silenzio, l’aria portante è necessaria, poiché, se lo stesso Beethoven suonasse un capolavoro nel vuoto, nessuno potrebbe pprezzarlo.

Così si rivela l’utilità della non-utilità, l’utilità dell’inutilità.



Lo spazio, -lo spazio infinito in espansione sembra essere senza alcuna utilità e senza alcun valore. Ma l’inutilità è la matrice dell’utilità. Solo l’assurdo può dare al buon senso un pieno significato. Solo il povero può apprezzare la ricchezza; solo un pubblico ignorante ammira gli eruditi. Una grande reputazione –la celebrità- non s’acquista che attraverso un pubblico ignorante. Più grande la reputazione in questo mondo limitato e relativo, più grande l’onta e l’infelicità. L’inverso: la fine di Napoleone, l’’infelicità di Lady Hamilton. Le fini di Gesù Cristo, Danton, Marat, Robespierre, ecc. sono tipiche.

Gli occidentali preferiscono tutto quello che è visibile, determinato, solido, rigido, certo, finito, bello, utile, grande, agiato, confortevole; essendo tutte queste preferenze basate sul giudizio sensoriale. Ma queste cose e qualità materiali svaniscono, si trasformano nei loro contrari. Così il mondo occidentale è alla disperazione di fronte alla scomparsa o al cambiamento di tutti questi valori.

Al contrario, gli Orientali sono educati ad apprezzare ed amare tutto ciò che è invisibile, infinito, indeterminato, piccolo, senza utilità, semplice, vago, imperfetto, incompiuto, asimmetrico, anti-geometrico, dolce, spirituale, inafferrabile, intangibile. Ecco perché sono poveri in termini di prosperità materiale del mondo apparente, ma estremamente ricchi in risorse spirituali del mondo dell’infinito.

Gli Occidentali amano le grandezze (potere, ricchezza, bellezza, confort, conoscenza, ecc…) e questo sarebbe bene, se essi conoscessero il quarto Principio dell’Ordine dell’Universo (“più grande la faccia più grande il dorso”); più grande la felicità, più grande l’infelicità, poiché tutto quello che è vicino nel tempo è sempre un semplice passaggio verso ciò che è più lontano.

Gli Orientali amano le stesse cose degli Occidentali, ma a rovescio. Per esempio, la pittura giapponese in monocromo, dove la grandezza dello spazio infinito non deve essere sciupata dalle delle sezioni. Una piccola macchia rappresentante una barca sul mare –la piccolezza indica l’infinita grandezza, la piccolezza della vita nella Vita infinita. Il contrario prevale nell’arte, nella pittura e nella musica occidentale. Quest’arte è determinata, esatta, pure geometrica nella sua precisione e nella sua prospettiva. ciò è realizzato al massimo dalla fotografia.

Una Parigina mi domandò un giorno: “ho studiato il Buddismo e il Giainismo e l’Induismo per parecchi anni. Ho letto i libri di Gandhi, Krishnamurti e Suzuki. Ho compreso che la cosa più importante nella nostra vita, secondo l’insegnamento orientale, è il distacco. Ma non ho niente da cui mi possa distaccare…”.

DISTACCATEVI DA TUTTI I CIBI E LE BEVANDE CHE NON SONO ASSOLUTAMENTE NECESSARI PER VIVERE UNA VITA SANA E FELICE. DISTACCATEVI DALLA PAROLA “DISTACCO”. ATTACCATEVI, PER QUANTO VOI POSSIATE, A CIO’ CHE E’ PIU’ IMPORTANTE IN QUESTO UNIVERSO E PER LA VOSTRA VITA: LA COSTITUZIONE - ORDINE DELL’UNIVERSO. IN SEGUITO VOI POTRETE OTTENERE QUALSIASI COSA. POTRETE MANGIARE E BERE TUTTO CIO’ CHE VORRETE. POTRETE ATTACCARVI A TUTTO CIO’ CHE AMERETE..

Tratto da : L'Era Atomica e La Filosofia d'Estremo Oriente - George Ohsawa - Nyoiti Yukikazu Sakurazawa

Vedi anche : La guarigione secondo la medicina del'estremo oriente
La morte di Ryoji

venerdì 20 novembre 2009

La Morte di Ryoji (George Ohsawa)

"La morte di un amico è sempre una lezione, soprattuto se egli ha praticato la Macrobiotica"

Ryoji è Morto.

E' stato come il tuono di una tempesta in un cielo azzuro! Solitamente le notizie inattese non mi sorprendono, ma questa volta è stato come un fulmine a ciel sereno!

Sino ad oggi, all'età di 74 anni, mi sono occupato di migliaia di giovani, ma fra tutti, un giovane come Ryoji, così splendido, leale, sincero e pieno di volontà è davvero una rarità.
Aveva 17 o 18 anni la prima volta che si persentò a casa nostra. A quel tempo soffriva di dolorosi mal di testa. Nessun ospedale fu in grado di curarlo. La macrobiotica lo guarì e da allora egli continuò a praticarla con entusiasmo. Egli ascoltava le mi e letture, leggeva i miei libri. Da quel momento egli capì che la sua vità non gli offriva grosse difficoltà e volle mettersi in gioco e così incominciò a vendere giornali. Ho avuto la fortuna di vedere che ogni cosa che egli apprendeva, la mettava in pratica. La sua forza di volontà era estremamente grande.

Sua madre pure divenne una praticante della Macrobiotica. La sua saluta e la sua comprensione erano molto deboli. Ella si lamentava con me spesso, ma, i miei insegnamenti non furono sufficenti. Non rallentò il suo lento declino verso la Morte. Ryoji e altri 3 giovani ragazzini si trovarono a fronteggiare la più grande delle tristezza, il loro primo maestro, La Morte. La forte volontà del padre non permise che i bambini cedessero alla tristezza. Loro avevano superato se stessi, con coraggio, portando a termine molte prove.

Quando seppi che Ryoji, all'età di 21 anni, doveva partire per l'Arabia, una regione così calda e tropicale, ebbi come una strana impressione. Non avevo mai sentito qualcosa di così profondo, nemmeno prima che i giovani partissero per la guerra, nemmeno davanti a coloro che restano sul campo di battaglia prima della fine della guerra. La sua forte volontà, la sua assoluta lealtà al padre, la sua imporvvisa decisione di andare in Arabia, abbandonando la scelta di vedere la brillantezza delle città europee ed americane, mi riempì di rispetto e allo stesso tempo mi diede un'impressione di tragicità.

Dall'Arabia egli mandava di rado dettagliate lettere ai fratelli e alle sorelle. Comunque, nessuno poteva immaginare le sofferenze che potevano venire dal continuare a perseverare sulla pratica della macrobiotica nel deserto, almeno di non averne fatto esperienza. Ryoji andò lì. Andò anche per padroneggiare sempre più profondamente l'Arabo e le difficoltà di quella lingua. E' praticamente impossibile vivere in un deserto che brucia con pochi liquidi, eppure andò lì e siccome egli conosceva la macrobiotica non era possibile che la sua vita finisse tragicamente come Laurence di Arabia! E io dissi Bravo! a questo giovane Giapponese di Arabia.

Passò del tempo senza sue notizie. Egli scriveva di rado a me o agli altri studenti dell'istituto di Macrobiotica. Pensai che fosse impegnato in qualcosa di esclusivo e non presi come un'offesa la mncanza di notizie. Egli scriveva più spesso al padre e alla famiglia, in segno di rispetto per il padre e di amore per i fratelli che avevano perso la madre.

Fu agli inizi di Dicembre che seppi che MR.Saito stesse partendo per l'Arabia. Disse che aveva riceuto una lettera urgente da Ryoji che diceva: "Sono in pericolo!, Vieni a salvarmi immediatamente". Pensai fosse una cosa bizzarra...cominciai a pensare a varie cose, trasdimento, assassinio, colpo di stato, che capitano spesso in quelgi stati,ma non trovai niente. Mr Saito partì immediatamente con l'aereo verso La mecca e da li a Medina dove incontrò il figlio all'hotel eli non gli parve che stesse in pericolo.

"Padre, vieni, stai con me questa notte".

Mr Saito accettò e così il 31 dicembre, lui , Ryoji e Alì un amico indonesiano vicino a Ryoji dormirono insieme. Un ora dopo, il settimo piano dell'edificio crollo con un tremendo fracasso. Mr Saito non era nella possibilità di muoversi, le sue gambe erano bloccate dai blocchi caduti. Alì non poteva fare nulla per aiutarlo, nel buio non vi era risposta da parte di Ryoji. Sette ore dopo lui ed Alì furono salvati e portati in ospedali dove li dovetterò curare per oltre un mese per via delle profonde ferite. Ryoji morì senza alcun segno di ferita sul corpo.

L'ultima lettera di Ryoji al padre fu misteriosamente intitolata da lui "L'ultima lettera". Sono andato ad esaminare l'intera collezioni di lettere. La sua scrittura l'ho riconosciuta come Yang, sottile, decisa ed enegetica. Secondo le ultime lettere egli fu profondamento attratto dalla frutta. Egli ne mangiò spesso, soprattutto frutti secchi estremamente zuccherini (datteri?). " La frutta secca è YANG!" egli scrisse.

Numerosi frutti tropicali come le ananas, le banane, il cocco ecc hanno un contenuto di cristalli di zucchero estremamente yin per via del clima estremamente yang. Il fatto è che si arriva come per magia , quasi in stato di ipnosi a mangiare un grande numero di questi frutti perchè si è fatti un estremo uso di yang che per natura per equilibrarsi richiama lo yin. E' legge di Natura, lo yang chiama lo yin e lo yin chiama lo yang e questo avviene sempre, costantemente e senza difficoltà : questo in Natura si chiama PACE.

Tuttavia, quando si tratta di una questioni umane, Yin e Yang se vengono prodotti in un modo che si discosta dalla Natura, in maniera imperfetta, violenta, improvvisa ed eccessiva, allora, l'ostilità, la malattia, l'assassinio, il crimine e la morte sembrano accadere improvvisamente. Ciò che accelera eccessivamente questa rapidità di mutamento , già grande, è il modo conle quali le cose si sono rese più facili con l'invenzione del denaro. Quando il denaro consisteva di enormi massi di pietra, come un tempo in Giappone, il che era molto buono, perché era difficile da trasportare . Invece i soldi dei nostri giorni, che sono di carta e tutti possono usarli liberamente, in tal modo l'interazione di Yin e Yang, il tempo e lo spazio si trovano ad essere eliminati.

Se l'uomo non avesse il denaro... l'uomo che desidera la frutta secca avrebbe avuto molto da lavorare prima di poterla ottenere. Per ragginugere quel sapore avrebbe dovuto attendere vari giornie settimane. Il suo lavoro lo avrebbe ulteriormente yanghizzato e non sarebbe stato pericoloso per lui cibarsene alla fine. Invece con il denaro tutto ciò non conta più, quanto ne vuoi, più ne vuoi ... ancora di più...

Il piacere Yin ( ogni piacere è Yin) è il più grande desiderio dei grandi animali yang. D'altro canto non vi è pericolo a conumare molto Yang sia esso salato o amaro di gusto. Non esistono molti casi di morte per aver consumato troppo yang, se una persona mangia molto salato automaticamente perde l'appetito per esso e cessa di cibarsene, cercando invece di compensare per via di un violento desiderio di Yin. Si brama eccessiavamente lo Yin e non si può resistere dal bere dell'acqua, così, l'eccesso di yang si compensa.

Questa comportamento si discosta invece in parte se si consuma eccessivo yin, che può essere preso di continuo senza averne subito la giusta sensibilità, anche se si aumenta di molto lo Yin durante l'anno esso non cessa velocemente. LoYin è lungo , lo Yang è corto.

Tirando le somme ci sono scarsi pericoli di morte per yanghizzazione per via della velocità dei processi che vengono presto fermati in caso di pericolo, mentre, per la sua caratteristica intrinseca di lunghezza e lentezza i processi di Yinnizzazione portano con se dei grandi pericoli .

Il corpo che si yanghizza è come fosse un piccolo mondo, limitato, confinato, centrato, mentre alla yinizzazione non si possono porre limiti essa è infinita. Il barometro della yinnizzazione dell'anima è il dubbio e la grandezza del dubbio, nella sua estensione non ha limiti. Si diventa sospettosi di ogni cosa. Si odia, si insulta Dio , si detestano i microbi e si attaccano con ogni forza. Alla fine si sospetta di se stessi! La yinnizzazione è infinita mentre la yanghizzazione si smorza subito in un impasse.

La misura della grandezza della propria yinnizzazione, nell'uomo, si rivela dalla propria profonda natura sospettosa.

La morte di Ryoji ci offre una tragica lezione. Ognuno può comprendere di realizzare il sogno di Ryoji attraverso la propria morte. Egli ha praticato strettamente e fanaticamente la Macrobiotica che ha imparato in Giappone con l'obbiettivo di essere riuscito a superare le più grandi sofferenze meravigliosamente. Questo lo ha reso troppo Yang. Per questa natura è stato attratto dalla yin.

La sua forte volontà, ereditata dal padre lo ha portato alla ricerca dello yin in modo molto compiuto e il suo corpo si è yinnizzato molto rapidamente. Per via della sua forte volontà yang ha inisistito verso la sua yiniizazzione. alla fine la collisione di due flussi opposti di Yin e Yang hanno prodotto un turbine violente che ha portato la condizione del corpo verso lo yin.

Egli perse fiducia in se stesso, il pensiero si era perso, agli occhi degli altri questo è uno stato del tutto privo di senso e paranoico. Ho incontrato solo tre volte un caso analogo in più di 50 anni.

In questi casi si deve assumere Ranshio, ( uova gallate + tamari) una sola volta di modo da stoppare la yinnizzazione del corpo e un bagno freddo per yanghizzarlo. Questa è la ragione perchè i bagni freddi sono spesso praticati in alcune regioni. Si passa poi ad una crema di riso salate e tè con tamari ogni giorno. Se si segue questa terapia per 10 giorni l'illusione di perdità del sè sparisce e si ritorna ad uno stato psicologico stabile e sereno come il cielo limpido.

Le malattia che si verificano improvvisamente sono anche guaribili velocemente, mentre per quelle croniche occorre lungo tempo. Le principali malattie mentali e spirtiuali come l'arroganza sono difficili da guarire.

La maggiore lezione che Ryoji ci insegna è che la teoria senza la pratica sono inutili e va da se che egli fosse troppo giovane per comprendere a fondo la teoria.

Questi sono i doni che Ryoji ci ha portato:
1 Cosa molto importante è l'assoluta concezione della famiglia: di sentire e di guidare gli altri a sentire fin dall'infanzia, che siamo tutti legati come fratelli e sorelle. Non dobbiamo mai dividere, escludere,separarci. 2 E ' necessario scoprire da se stessi il metodo per garantire una salute fisica e mentale al proprio corpo, da soli, senza l'aito di alcun maestro. 3 L'educazione deve sviluppare sin dall'inizio la forza di volontà al massimo. 4 La sua realizzazione e la sua padronanza non è assolutamente possibile se la formazione è data da altri. Non è niente, solo una formazione concettuale, come la lingua di una scuola, la medicina di una scuola, la legge di una scuola, la fisica di una scuola. È inutile se non per guadagnarsi da vivere, al massimo.
5Questa educazione non può essere costretta, né imposta.

Vedi anche :

http://anoldseed.blogspot.com/2009/11/la-guarigione-secondo-la-medicina.html

http://anoldseed.blogspot.com/2009/11/il-nulla-e-linfinito.html

giovedì 19 febbraio 2009

Società e cucina salutare



Un classico dei luoghi comuni che si sente ripetere di continuo è quello che per farsi da mangiare in maniera sana ci vuole tempo e il tempo manca sempre. Chi parla così di sicuro non ha mai letto nulla sulla cucina salutare e neppure si è mai informato a riguardo in alcun dove.

Infatti se è vero che per cucinare del riso integrale ci possono volere anche 45 minuti è anche vero che siccome il riso integrale non scuoce mai e non va girato in quei 45 minuti il provetto cuoco può fare qualsiasi altra cosa.

I cereali in chicchi poi non hanno tutti tempi esorbitanti di cottura o comunque alcuni si possono mettere a bagno con preavviso. Al miglio e all'avena bastano 20 minuti e anche per loro vale la regola che si cuociono da soli.

I risotti non vanno fatti aggiungendo brodo un po' alla volta, basta mettere la giusta quantità di acqua e accendere il fuoco, una volta che l'acqua bolle occorre semplicemente abbassare la fiamma.

Inoltre è prassi quella di mangiare fuori anche per il popolo dei lavoratori, difficile trovare qualcuno che si cucina a casa e si porta dietro il proprio cibo. Un tempo era il contrario.

Per esempio se prepariamo per cena del riso integrale come meglio ci piace, a che lo prepariamo , aumentiamo le dosi di modo che rimanga anche per il giorno dopo. I cereali inacidiscono è vero ma non inacidiscono da un giorno all'altro e anche dovesse succedere per qualche motivo, quella leggera acidità non arrecherà nessun danno al nostro organismo.

Come spesso accade, le giustificazioni sono sempre indice di non conoscenza, di scarso amore per se stessi e di totale mancanza di volontà nel volersi fare del bene, del resto il cibo pronto del bar ha un costo sicuramente maggiore del cibo biologico del negozio salutista e oltre tutto un retroscena che tardi o presto si presenterà in tutto il suo inganno.

I 7 cereali



Per ogni giorno un cereale, per ogni cereale tante virtù. Imparare a conoscerle per imparare a trarne beneficio.

Per qual ragione sono 7 i cereali? Si tratta di un caso?
No di certo, come non è casuale che 7 colori compongano l'arcobaleno, 7 toni si elevino di ottava in ottava, in cicli settennali percorra l'uomo il cammino della sua vita, 7 giorni ritmino settimanalmente il tempo e 7 pianeti gravitino nel cielo.
E' possibile scoprire un nesso? Mettere in relazione l'eptade dei cereali con quelle sopra menzionate?
Abbiamo compiuto delle ricerche in questa direzione per alcuni anni giungendo alla conclusione che una simile relazione è realmente sperimentabile.
Forse lo scienziato potrà mostrare scarso interesse per un tal risultato, ma chi quotidianamente si destreggia in cucina con i vari tipi di cereali e si siede a tavola con una disposizione amorevole verso di essi, approfondirà volentieri questo rapporto grazie a considerazioni di tal genere. Occorre soltanto un vivo senso artistico trattandosi in proposito di uno sperimentare dell'anima.

Pianeti e giorni della settimana

Le relazioni dei cereali con i giorni della settimana e con i pianeti vanno viste come qualcosa di unitario essendo i primi accordati ai secondi.
Nei tempi antichi, allorché l'ordine dei giorni della settimana derivava da una visione piena di saggezza entro l'ordine dell'universo, i pianeti apparivano soltanto come immagini esteriori di esseri divini.
Giove, ad esempio, era il nome tanto di una sublime deità, quanto di uno dei sette pianeti.
Tra questi venivano compresi anche il Sole e la Luna, sorgendo allora l'immagine del mondo da quanto risultava alla più immediata visione. Nettuno ed Urano vennero aggiunti solo in seguito alla serie dei 7 pianeti precedentemente noti.

La conoscenza degli antichi miti divini è in genere oggi assente, sicché per molti è diventato incomprensibile il significato dei nomi assegnati ai giorni della settimana specialmente nelle lingue nordiche.
Domenica, da dominus, giorno del Signore, si riferisce al Sole, cosa più evidente in tedesco ove Sonntag deriva da Sonne ed in inglese ove Sunday deriva da Sun. La relazione che intercorre tra Luna e lunedì in italiano e nelle lingue romaniche, è facilmente avvertibile.
Lo stesso vale per martedì da Marte, dio della guerra e pianeta al tempo stesso.
Mercoledì richiama il dio greco Mercurio; giovedì = Giove; venerdì = Venere.
Per il giorno di sabato l'inglese ha scelto il nome più adatto: saturday, giorno di Saturno.

E' possibile, nel nostro tempo, legare l'essere delle singole deità ed i relativi pianeti ad un'immagine o ad uno stato interiore caratteristico? Si tratta soltanto di un ozioso trastullo oppure un tale esercizio ci conduce alla realtà di un ordinamento eterno, ancor oggi valido?
L'uomo della nostra epoca con lo sviluppo della sua coscienza dovette maturare alla libertà nel configurare la sua esistenza e sciogliersi dai rigidi legami con gli ordinamenti cosmici. Per questo gli è concesso di svolgere la sua azione individuale secondo la sua volontà in ogni giorno della settimana.
Eppure il ritmo dei giorni della settimana è una realtà attraverso la quale la nostra vita acquista forma e colore.

Proviamo quindi a delineare un'immagine per ciascuno dei giorni della settimana.
Dapprima sorge allora un interrogativo: è possibile associare ogni giorno ad un cereale corrispondente?
Se ci si riuscisse avremmo ricavato al tempo stesso un rapporto con i pianeti. Ciò ha un significato per l'esperienza animica più che da un punto di vista di fisiologia nutrizionistica. Anche per l'agricoltore e importante la posizione degli astri, e non il giorno della settimana, nelle sue operazioni di semina, lavorazione del terreno e raccolto.

Giorni della settimana e cereali

Domenica - Frumento
La domenica è in relazione con il Sole.
Essa tiene la posizione centrale della serie dei 7 giorni.
E' la festa cristiana. Vuol richiamare l'uomo a guardare meditativamente al suo essere interiore.
Ognuno lo farà a suo modo: attraverso incontri essenziali con il prossimo o con la natura, nella devozione religiosa, nell'arte o nella scienza dello spirito.
Tutti i cereali sono figli del Sole; il frumento in modo particolare. Esso è diffuso su tutta la terra e realizza un equilibrio armonico. Gli è proprio, come a nessun altro cereale, l'oro solare. Anche nell'uomo la sua azione si distribuisce uniformemente ed armonicamente in tutti gli organi, senza concentrarsi prevalentemente in alcuno. Associamo quindi la domenica e il Sole al frumento.

Lunedì - Riso
Il lunedì con il suo astro caratteristico comunica un'atmosfera interiore del tutto differente.
Alla Luna manca la forza irradiante del Sole; essa riflette la luce soltanto in un soffuso chiarore argenteo.
Il Sole dona la vita, la Luna agisce sulla forza vitale alternando ritimicamente le fasi della sua azione.
E' per questo che per i tempi della semina ed il raccolto ci si regola secondo i suoi ritmi. La Luna agisce prevalentemente attraverso l'elemento dell'acqua il cui movimento è influenzato dalle sue fasi. Il Sole domina come astro diurno, la Luna come reggente della notte. Essa richiama il nostro sguardo su quanto è occulto, misterioso, invisibile; le sono proprie la passività e l'abbandono.
Come è difficile riconoscere tutto questo nell'atmosfera del nostro attuale lunedì, giorno di inizio della settimana lavorativa. Si tratta di un'usanza che ha preso piede da noi in Occidente, ma essa non corrisponde al retto ordinamento del tempo.
L'impulso all'azione apparterrebbe propriamente al martedì, giorno di Marte. Prima di questo, è la riflessione a dover svolgere il suo compito, l'elaborazione di quanto interiormente è stato donato dal giorno festivo, la coscienziosa programmazione della settimana.
Il lunedì sembra dire: esamina i tuoi intenti prima di muovere all'azione, prendi tempo!
Un tale clima interiore vive ancora in grande misura in Oriente.
L'uomo asiatico si concede molto più agio dell'Occidentale, continuamente in affanno tra un impegno e l'altro.
Il cereale cui egli dà la preferenza é il riso.
Esso possiede, come già detto in precedenza, una parentela con l'elemento acqueo, con le forze costruttrici del vivente. L'uomo asiatico è allietato da una numerosa prole, egli vive ancora fortemente nella coscienza di gruppo della famiglia. Sono tutte qualità legate all'azione della Luna. Non erriamo dunque ad assegnare al lunedì il riso.

Martedì - L'orzo
Al riflessivo lunedì segue l'attivo martedì, giorno di Marte. Con esso si indicava un tempo il dio della guerra. In suo nome i greci si mossero ad espugnare la città di Troia.
Tuttavia Marte assume un aspetto diverso lungo il corso delle epoche. La guerra non rientra più nel divino ordinamento del mondo.
Si può dire che l'ultimo soldato ad agire dietro un mandato divino fu Giovanna d'Arco. Se noi alziamo il nostro sguardo verso Marte o cerchiamo di immergerci nell'atmosfera del martedì, ci sentiamo chiamati a divenire attivi, a dedicarci coraggiosamente a quanto riconosciamo come vero e buono, senza dimenticare tuttavia nella nostra risolutezza le forze d'amore del cuore.
Se ci chiediamo ora quale sia il cereale che corrobora in pari tempo il capo e le membra, dobbiamo guardare agli antichi Greci. Il loro cereale era l'orzo.
Essi sentivano come l'orzo fosse il midollo degli uomini, quindi una sostanza capace di stimolare le forze dell'agire, ma anche cibo dei filosofi, attivante le forze del capo. Esso conferisce la facoltà di essere forti nelle membra e desti nel capo.

Mercoledì - Miglio
Ciò che al martedì non ha potuto venir trasmutato delle antiche forze di Marte, trapassa al mercoledì.
A questo spetta il compito di effettuare quella trasmutazione. Il dio Mercurio è infatti il grande trasmutatore e al contempo il risanatore, portatore del caducéo, il dio alato che, quale messaggero degli dei, congiunge il cielo alla terra. Non v'è difficoltà a riconoscere nel miglio il cereale adatto al mercoledì. Il chicco di miglio è il più piccolo e mobile tra le varie specie di cereali. Un tempo si metteva del miglio nelle scarpe della sposa che si avviava alle nozze, per attestare che fosse attiva, vivace e lesta. Il miglio agisce sugli organi adibiti al contatto con il mondo esterno, ossia sulla pelle con le sue svariate formazioni e sugli organi di senso.

Giovedì - Segale
Il giovedì, consacrato un tempo a Giove, padre degli dei, respira in un clima maestoso e regale.
Nelle famiglie lo si chiama talvolta per questo motivo "piccola domenica". Gli insegnanti della Scuola Waldorf approfittano della sua atmosfera, nella quale prosperano la magnanimità e la saggezza, riunendosi di regola di giovedì per i Consigli di istituto. Quale cereale scegliamo per questo giorno? Scegliamo la segale. Essa impressiona per la sua elevata e possente figura, per la fermezza del suo ergersi. Trasmette quindi all'uomo una forte energia formativa e ciò che si suol chiamare "spina dorsale".
Contribuisce a dare pienezza e sonorità alla sua voce, stimolando inoltre le attività del fegato, l'organo da sempre riconosciuto come soggetto all'influenza del pianeta Giove.

Venerdì - Avena
Il venerdì è dedicato a Venere.
E' bene che alla saggezza ed elevatezza di Giove segua ora la bellezza. La vita degli uomini è spesso troppo mediocre. Si è afferrati dallo spirito d'iniziativa, dal moto del progresso, riservando così scarsa attenzione al regno del bello, all'arte e al gioco. Un ampio regno della vita viene custodito da Venere: essa è la madre di ciò che germoglia, che cresce nella vegetazione.
A ciò si addice l'avena. E' questo il cereale che possiede il più stretto legame con le forze vitali edificatrici e che resta piú a lungo verde. Tuttavia ad un primo sguardo parrebbe che l'irruente uomo germanico come mangiatore d'avena non sia il compagno ideale della delicata Venere. Ma gli opposti si attraggono. Del resto al rude giovanotto s'addice la compagnia di Venere; e stupende opere d'arte sono sorte nella terra dell'avena in relazione con il venerdì.

Sabato - Mais
La chiusura della settimana è pervasa da un'atmosfera di serietà per via del pianeta Saturno, il quale imprime il suo carattere al giorno del sabato. Ciò corrisponde poco all'immagine abituale del lieto fine settimana, in cui l'uomo vorrebbe volentieri distrarsi.
Naturalmente è bene liberarsi dalle preoccupazioni quotidiane. Tuttavia non dovremmo con questo intraprendere una fuga da noi stessi, bensì guardare retrospettivamente alla settimana che si sta chiudendo e raccogliere le cose degne dell'eterno che essa ha arrecato.
Non si tratta di soffermarsi sui particolari, bensì cercare di scoprire, in tutta quiete,un senso nell'insieme dei rapporti interiori. E' bene anche godersi un pò di ozio e magari leggere un buon libro.
Tutto ciò necessita di una certa serietà. Il mais il cereale di Saturno, ce la può donare.
Il rapporto del mais con questo pianeta è confermato dal fatto che la razza indiana occidentale possiede, come si suol dire, un carattere saturnio. Lo sguardo serio, solcato dell'Indiano d'America ne costituisce una testimonianza.


Ci si può ora chiedere: è consigliabile nel singolo giorno della settimana cucinare il corrispondente cereale?

Ad esempio: lunedì il riso, martedì l'orzo, mercoledì il miglio, venerdì l'avena e così via? Lo si può senz'altro fare, così come il Consiglio delle scuole Waldorf si riunisce il giovedì. Tuttavia questo non deve certo degenerare in una forma di costrizione, così come può talvolta essere utile riunire il Consiglio di mercoledì ed in questo caso l'incontro sarà forse più vivace che nel solenne giovedì. D'altra parte ha una certa importanza sapere che il rapporto tra cereali, giorni della settimana e pianeti non dipende dalla posizione astronomica dei pianeti stessi, bensì ha un significato puramente animico.
Chi si immerga vivacemente nell'atmosfera dei singoli giorni della settimana e sperimenta la loro relazione con i cereali come qualcosa di reale, proverà gioia a regolarsi di conseguenza nella lista settimanale delle sue vivande. Anche i bambini parteciperanno volentieri a questi ritmi.

Fonte : http://www.rudolfsteiner.it/alimentazione/cereali.html

giovedì 29 gennaio 2009

Principi Integrali (prima parte)

Che confusione su questo mondo, chi dice blu, chi dice rosso, chi verde...
Il problema, a meno di non avere già maturato un certo pelo è non venirne a capo mai.

Spesso ho cercato di spiegare l'importanza di nutrirsi con cibi integri così come la Natura li offre a noi.

Cereali in chicci e al massimo farine integrali, ma mai scegliere di portare a tavola prodotti raffinati, farine bianche, zucchero bianco ecc..

Come il consumo di carne rappresenta l'uccisione, il consumo di latte e formaggi e uova rappresentano le ruberie, così i prodotti raffinati rappresentano la divisione.

Oggi l'uomo è facile preda dei potenti perchè debole, debole perchè diviso.

Ogni giorno sulle tavole di moltissime persone viene ricreato il messagggio dell'uccisione, il messaggio della ruberia e quello della divisione.

Divisione sulla tavola simboleggia divisione sociale.

Sappiamo bene come gli effetti del piccolo si ripercuotano anche sul grande, microcosmo e macrocosmo, in alto come in basso, eppure non vogliamo renderci conto dell'incredibile potere alchemico che pratichiamo ogni giorno nelle nostre cucine.

Scegliendo di nutrirci con prodotti integrali, diamo al mondo un messaggio di unità e di forza.

Principi Integrali (seconda parte)


Ad oggi il numero di patologie che affliggono l'uomo è incredibilmente grande ed in progressiva crescita.

In realtà, le malattie si possono semplicemente contare sulle dita di una sola mano,sono solo due:
Carenze ed Intossicazioni

Osservando il simbolo del Tao scopriremo che solo un corretto rapporto di Yin e di Yang crea l'equilibrio e che quindi un eccesso di una delle due parti provocherà una carenza dell'altra e una consequenziale situazione di squilibrio.

Tale condizione di squilibrio non appartiene alla Natura ma all'uomo che ne viola le sue leggi.

Fortunatamente sempre la conoscenza del Tao e della Natura ci indicherà un corretto approccio al riequilibrio della nostra vita.
Scegliendo di alimentarci con cibi essenzialmente equilibrati o prossimi all'equilibrio e scartando categoricamente tutti gli altri alimenti che manifestano caratteristiche troppo squilibranti in uno dei due principi di yin e di yang, ritorneremo, con la dovuta pazienza, ad una situazione di maggiore equilibrio e di conseguenza di maggiore salute.

Alimentazioni sbilanciate verso lo yin o lo yang non saranno la via verso il Tao così come è assai rischioso alimentarsi di cibi con qualità o yin o yang troppo accentuate.
L'alimentazione moderna fa proprio questo, per esempio accostando il cibo animale molto yang ad un cibo vegetale molto yin come le solonacee.

Stiamo costringendo l'organismo al raggiungere un equilibrio partendo dagli estremi, dagli eccessi...

La via del Tao, più dolce e più saggia ci propone un' alimentazione più consapevole, più centrata e sicura.

Imparare a riconoscere nei cibi le proprie intrinseche qualità ed il loro effetto sul nostro corpo è un importantissimo passo verso il raggiungimento di una più profonda consapevolezza di noi stessi e della Natura che ci circonda.

In Natura non esiste nessun filo d'erba uguale ad un altro, tuttavia, ognuno di noi sebbene con qualità differenti soggiace alle stesse Leggi Naturali.

Non tutto ciò che è Veg è commestibile


Non tutti i prodotti che ci offre la natura sono diretti al nostro consumo alimentare. Questa affermazione può sembrare un 'ovvietà ma non è poi così semplice capire quando un cibo sebbene naturale sia adatto a noi.

Di solito quando una persona si definisce vegana, si pensa che che essa non cibandosi di prodotti animali e derivati da essa quantomeno si nutra di tutto ciò che la natura offra. Ebbene se è così allora è giusto specificare che questa etichetta come tutte le etichette risulterà limitativa nei confronti di chi ha preso a cuore la propria vita e quella della Natura stessa.

Diciamo che in un'alimentazione Naturale sana e vegetariana non per forza vi deve essere spazio libero al consumo di ogni vegetale.
Così come secondo i principi di Ippocrate una medicina da subito deve "non nuocere" così anche il cibo, la nostra prima medicina oltre che a nutrire non deve arrecarci nessun danno.

Spostandoci da un'alimentazione "scorretta" che non nutre ma che toglie la fame, ad una più equilibrata che ci nutre senza danneggiarci, dovremo pian pianino con l'aiuto fondamentale della nostro corpo , " un medico di tre milioni di anni " (1), sensibilizzare ed affinare le nostre capacità di saper riconoscere il cibo vegetale adatto.

Spesso per promuovere il consuma di frutta e ortaggi si lancia lo spot del "mangiare colorato", indubbiamente una iniziativa positiva per spingere al consumo di prodotti vegetali che però deve essere trattata con la giusta profondità per non cadere in altri errori.

Dicevamo che il cibo non dovrebbe nuocere come prima cosa, così sicuramente, o quasi...(in questo mondo ormai tutto è "normale"), a nessuno verrebbe in mente di prepararsi una bella insalata di foglie di tabacco e condirla con succo di belladonna.
Infatti probabilmente rischierebbe di passare al "creatore".

Spesso ci vengono pubblicizzati cibi vegetali ricchi di vitamine particolari utili a seconda del caso a mantenerci belli e sani...bene vi dico che anche in una foglia di tabacco vi sono vitamine utili al nostro organismo, eppure sarebbe un azzardo cibarsene.

SOLANACEE

Famiglia di piante prevalentemente erbacee, comprendente circa 90 generi e 2000 specie, molte delle quali orticole e da giardino, come il pomodoro, la petunia, il tabacco, l’alchechengi, il peperoncino ornamentale, e molte piante velenose. La famiglia è rappresentata in tutte le regioni tropicali e temperate del mondo.

La maggior parte delle solanacee hanno portamento erbaceo; meno frequenti sono le specie legnose, soprattutto quelle arboree. Molte sono caratterizzate da abbondanti peli; le foglie possono essere semplici o composte; i fiori, spesso molto appariscenti o riuniti in infiorescenze, hanno cinque sepali, cinque petali, cinque stami e un unico pistillo. I tipi di frutti più frequenti sono la bacca e la capsula.

Le solanacee velenose contengono tre tipi principali di alcaloidi: il tropano, presente nella belladonna, nella datura e nel giusquiamo nero; la piridina, nel tabacco; e gli steroidi, che si trovano in alcune specie del genere Solanum.

Al genere Solanum appartengono alcune tra le specie di maggiore importanza economica: il pomodoro (Solanum lycopersicum), la patata (Solanum tuberosum) e la melanzana (Solanum melongena). Un altro ortaggio della famiglia, comune in tutte le regioni temperate del mondo, è il peperone (Capsicum annuum). Pure di grande importanza economica è il tabacco (Nicotiana tabacum), le cui foglie seccate e opportunamente lavorate vengono fumate. Alcune delle solanacee apprezzate per il loro valore ornamentale sono la petunia (genere Petunia) e l’alchechengi (Physalis franchetii).(2)

Classificazione scientifica: Le solanacee costituiscono una famiglia dell’ordine delle solanali, classe dicotiledoni, divisione angiosperme.

Gli Alcaloidi

Composti chimici debolmente alcalini e contenenti azoto, caratterizzati da moderata complessità molecolare; hanno prevalentemente origine vegetale e sono presenti soprattutto nelle piante dicotiledoni.

Si conoscono circa 3000 alcaloidi, il più semplice dei quali è la coniina (2-propilpiperidina), ottenuta per via sintetica nel 1886 e nota come cicutina. È un composto chimico di formula bruta C5H10NC3H7, estremamente tossico: meno di 0,2 g risultano letali per l'uomo. Ottenuta dai semi della cicuta, fu forse il potente veleno usato da Socrate.

Tutti gli alcaloidi producono effetti fisiologici sul corpo e alcuni di essi sono perciò utilizzati in medicina: ad esempio l'atropina, estratta dalla belladonna, provoca la dilatazione delle pupille; la morfina è un antidolorifico; il chinino è il rimedio specifico per la malaria; la nicotina è un potente insetticida; la reserpina è un valido tranquillante. (3)

Un po' di storia sul Pomodoro

L'origine della pianta del pomodoro sembra essere l'America del Sud, in particolare Cile ed Ecuador, dove vive come pianta selvatica per effetto del clima tropicale e riesce a dare frutti durante tutto l'anno, mentre nelle regioni Europee, se coltivata all'aperto, ha un ciclo stagionale limitato al periodo estivo. Da qui in seguito si diffuse anche in America Centrale e a farla conoscere in Europa furono gli Spagnoli nel XVI secolo. La coltivazione della pianta del pomodoro era già diffusa in età precolombiana e venivano utilizzate solo come piante ornamentali. Come noi oggi usiamo i fiori, quelle piante che oggi troviamo negli orti una volta si trovavano nei giardini. La scelta non fu condizionata dalla sua particolare bellezza: il pomodoro veniva considerato una pianta velenosa a causa del suo alto contenuto di solanina, sostanza considerata a quell'epoca dannosa per l'uomo, pertanto inutilizzata in cucina. Già nel 1544 l'erborista Italiano Pietro Mattioli classificò la pianta del pomodoro fra le specie velenose.

Non è chiaro in quale luogo ed in quale periodo il pomodoro da pianta ornamentale e velenosa, circondata da leggende popolari, improvvisamente sia diventata per gli Europei pianta commestibile. Da notare che nemmeno gli abitanti dell'America del Sud mangiavano i frutti della pianta. Anche gli Europei l'hanno conosciuta come pianta ornamentale e così l'hanno utilizzata nei primi anni. In Francia era consuetudine, da parte degli uomini, di fare omaggio di una piantina di pomodoro alle dame, come gesto d'amore. Dall'Europa, o forse più precisamente dalla Spagna, la pianta del pomodoro approdò in Marocco, trovando un clima ideale, e da li si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. (4)

Per concludere.

Abbiamo messo su un po' di elementi che adesso proveremo a mettere insieme ed ad approfondire. A quanto pare la citazione di sopra sulla storia del pomodoro ci parla di pianta ornamentale ritenuta velenosa e neppure consumata dalle popolazioni locali, perchè? Gli antichi popoli dell' America centrale e del sud, abbiamo imparato quanto fossero popoli saggi è depositari di grandi conoscenze umane ma anche scientifiche, inutile ricordare i calendari Maya del quale oggi facciamo tutti un gran parlare. Inoltre con un po' di intuizione e di logica non sarebbe un azzardo capire che probabilmente queste popolazioni si cibassero per lo più di cibi vegetali e non di carne. Infatti il mistero di come la pianta del pomodoro sia passata da comune pianta ornamentale velenosa a pianta alimentare sovra-diffusa oggi sulla nostra tavola sarebbe a mio avviso da spiegare nel fatto che i colonizzatori soprattutto spagnoli essendo carnivori non subivano gli effetti collaterali di tale cibo così come le popolazioni locali prettamente vegetariane.
Non possiamo escludere che probabilmente i locali amerindi diedero volontariamente questo cibo ai conquistatori con il preciso scopo di avvelenarli...
Oggi così le solonacee e il pomodoro in genere non solo sono entrate sulle nostre tavole ma la fanno da padrone e guai a metterne in dubbio le meravigliose virtù.

Per coloro che affrontano la vita sobbarcandosi l'immenso ostacolo di un'alimentazione carnivora,industriale e chimica probabilmente non sarà certo un semplice sugo a rappresentare un problema, ma per chi ha voluto raffinare e scegliere il proprio cibo, comprendere le caratteristiche di tale piante è fondamentale.

Ricordiamo anche che oggi il pomodoro è una delle piante più modificate che ci sia in commercio.

Anche da un punto di vista agricolo, coltivare solonacee a lungo priva il terreno di importanti risorse minerali e in poche parole lo impoverisce.

Tutte queste piccole informazioni dovrebbero far riflettere un pochino sull'effettiva bontà di tale pianta.

Volendo dare delle deroghe, possiamo, comprendendo le specifiche caratteristiche di queste piante, lavorarle in modo che ci arrechino minor danno possibile, qual' ora fossimo ancora legati ad impulsi di gola non interiorizzati e trascesi.

Pe esempio inserire qualche fetta di pomodoro in una insalata verde ricca di molte varietà diverse, in Sicilia a Luglio sotto un sole cocente e dopo averle ben salate con abbondante sale marino integrale andrebbe in qualche modo ad equilibrare la notevole acidità del prodotto. Una deroga sarebbe comunque da intendersi come eccezione e mai in altri modi a meno che, un individuo dotato di piena salute e molto cosciente del proprio corpo, non voglia prestarsi a indagine consapevole sull'effettiva conseguenza del nutrirsi di solanacee su se stesso.

FRUTTA ESOTICA

Altra grande tendenza dell'odierna globalizzazione è l'ingorda e voluttuosa richiesta di cibi esotici di ogni cibo.
Il cibo diventa cibo da commercio e non da nutrimento.
Il fatto che la Natura nella sua miliardaria esperienza non faccia crescere banane in Piemonte dovrebbe farci capire che forse le banane non sono adatte alla terra e al clima del Piemonte e di conseguenza alle persone che vi abitano. Invece hanno una ragione di crescere in altri territori dove le caratteristiche climatiche richiedono particolari frutti per bilanciare sempre ed equilibrare l'uomo che vivendo in quei luoghi le sceglierà come nutrimento.

Per gli amanti delle banane sempre come eccezione alla sana regola è consigliabile pestarle con una forchetta e aggiungere il succo di almeno un limone.


(1): (citazione di Angelo Cardamone)
(2): http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981533594/Solanacee.html
(3): http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761561181/Alcaloidi.html
(4): http://www.diwinetaste.com/dwt/it2004027.php

martedì 27 gennaio 2009

ANTROPOSOFIA e MACROBIOTICA



La Scuola dello Zen Macrobiotico e la Scuola steineriana si sono impegnate nel far conoscere, ciascuna con un proprio percorso, l'importanza della spiritualità nell'alimentazione e quindi dell'elemento energetico. Hanno messo in guardia l'Essere Umano dalle conclusioni meccanicistiche, riduzionistiche e materialistiche tipiche della Scienza in generale e della Scienza della Nutrizione in particolare; il nutrizionismo occidentale, infatti, classifica biochimicamente il cibo soltanto secondo criteri rigidamente quantitativi e di sostanze nutrienti componenti (proteine, grassi, carboidrati, vitamine, minerali) e calcola e pesa, con misure non qualitative ed energetiche, i valori nei quali le "forze universali" ( terra, aria, acqua, fuoco) agiscono sui fenomeni della vita.

Rudolf Steiner si è occupato, fondando l'Antroposofia, dell'Uomo e della "Scienza dello Spirito" ed ha costruito un sistema universale nel quale trovano posto, tra l'altro, sia il famoso metodo pedagogico che porta il suo nome sia il metodo agricolo biodinamico. Steiner, scienziato e filosofo capace di teorizzare con oltre ottanta anni d'anticipo il fenomeno della "mucca pazza" mettendocene in guardia, aveva intuito i potenziali pericoli di un'agricoltura che cominciava già cento anni fa a fare largo uso di fertilizzanti chimici. Ideò perciò, per primo e come ecologo ante litteram, un sistema biologico di produzione degli alimenti (Agricoltura Biodinamica) secondo il quale l'azienda agricola è un vero e proprio organismo vivente complesso a ciclo chiuso, inserito nel più grande organismo vivente cosmico.

"Quel che conta non è che mi riempia solo con gli alimenti, ma che gli alimenti sviluppino forze nel corpo… L'essere umano diventa forte se può elaborare bene i cibi che assume… Gran parte delle malattie sono certamente malattie dovute all'alimentazione…

La domanda è: quali siano le attività interiori che vengono stimolate dalle differenti sostanze che ingeriamo. E' importante essere informati circa il comportamento dei prodotti vegetali ed animali dentro il nostro organismo… Alimentazione e avvelenamento sono, infatti, molto vicini l'uno all'altro ed è noto che i cibi possono diventare veleni. La scienza materialistica non sa nulla dell'alimentazione, non sa cosa è sano per l'uomo. E' invece importante sapere qualcosa, se ci si vuol porre giustamente nella vita, in merito all'alimentazione. Proprio la scienza dello spirito ha la possibilità di conoscere questi fatti materiali. Le verità scientifiche, in fondo, sono così: si viene istruiti su ciò che è da considerarsi vero o falso a seconda dell'edizione scientifica che ci capita in mano, in tal modo non si può far luce sulle cose, tra cui gli alimenti, che entrano nel campo dello spirito." Il dottor Ehrenfried Pfeiffer, una volta a Dornach, chiese a Rudolf Steiner: "Perché nell'epoca attuale le persone sono incapaci di evolversi e di agire in accordo con tutto quanto hanno imparato e con ciò che sembrano conoscere". Steiner rispose: "Questo è un problema di alimentazione".

George Ohsawa, dopo essersi curato con il cibo da una gravissima malattia che aveva decimato la sua famiglia, ha raccolto le antiche tradizioni filosofiche e alimentari cinesi, risalenti al mitico imperatore Fu Xi, e, da buon giapponese, le ha riadattate in chiave moderna, per poi esportarle anche in occidente.

Egli ha compiuto un percorso di studio spirituale e di pratica personale in cucina, consegnandoci uno strumento di salute davvero versatile, da usare anche come cura: si tratta della macrobiotica (lunga vita) con la sua classificazione energetica del cibo, una vera e propria bussola alimentare utilissima e molto particolareggiata.

"L'arte culinaria è l'arte della vita. La vita di un uomo è decisa dalla sua alimentazione. La fortuna o la sfortuna, la felicità o l'infelicità, la longevità o la morte precoce, la stoltezza o la saggezza, la bellezza o la bruttezza, il bene o il male, sono decisi dall'alimentazione. I nostri sensi sono strumenti destinati al mondo della relatività e della materialità e non al mondo spirituale. Ma la spiritualità non è affatto la nemica del materialismo, ne è al contrario il suo complemento indispensabile. Il solo difetto che posso rimproverare alla medicina occidentale è la mancanza assoluta di moralità e spiritualità."

Una volta Van Gogh scrisse al fratello Theo: "Se studiamo i pittori giapponesi, vediamo uomini incontestabilmente semplici, filosofi ed intelligenti, che passano il tempo a fare cosa? A studiare le distanze tra la terra e la luna? No! A studiare la politica di Bismark? No! Studiano un solo filo d'erba. Ma, a poco a poco, questo filo d'erba li porta a disegnare tutte le piante, poi le stagioni, i grandi aspetti dei paesaggi, infine gli animali e le figure umane… Quello che ci insegnano questi giapponesi così semplici, i quali vivono nella natura come se fossero fiori, è quasi una religione".

La tesi delle due Scuole, incisiva e anche scientificamente supportata, è che, quando gli alimenti vengono completamente disintegrati smaterializzandosi nell'apparato digerente, le "forze universali" che essi hanno precedentemente accumulato nella loro compagine materiale vengono liberate agendo nel corpo umano.
Alimentarsi è, dunque, sia comprendere quali forze vivono nel cibo che ingeriamo e quale utilizzo vogliamo fare di tali forze, sia prevedere quali sono gli effetti che desideriamo conseguire mangiando questo o quello alimento.

Le due Scuole sostengono che per poter riconoscere la reale portata delle forze cosmiche e della base spirituale nell'alimentazione:

a) è necessario come prima cosa considerare che il Processo Universale di creazione ha inizio con la forza, con l' energia, con lo spirito (fase anabolica) e termina con la materia, la sostanza;

b) è fondamentale studiare la Legge Universale della Polarità. Tutto oscilla tra essenza e forma, costrizione ed espansione, costruzione e demolizione, anabolismo e catabolismo, periferia e centro, alto e basso, caldo freddo, et cetera; inoltre, tra gli estremi opposti, ma sempre complementari, vi sono innumerevoli graduazioni di principi energetici e campi di forze che si implementano e mutano continuamente e che fanno capo ad una "centralità", un fulcro, un "intermedio", che cerca continuamente di mantenere lo stato ottimale (omeostasi), attraverso un sistema di difesa teso a garantire un ritmo, una regolare oscillazione (come un pendolo) tra gli opposti.

Le indicazioni della Scuola steineriana (Goethe, Steiner, Hauschka)
e dello Zen Macrobiotico di Ohsawa

I rapporti cosmici fra la pianta e l'Essere Umano sono alla base sia dell'insegnamento di Ohsawa che delle teorie della Scuola steineriana: la pianta, che ci fornisce il cibo, è la "nutrice e la guaritrice cosmica" dell'Uomo. Le forze universali cosmiche che agiscono sulla pianta sono complessivamente e facilmente riconoscibili in base al grado più o meno intenso della loro attività energetica sulla diversa consistenza (espansione o contrazione) che la materia, la sostanza, vengono ad assumere a secondo dei loro legami con il suolo, in base al colore, al sapore, all'aroma, proprio come sostengono i Macrobiotici.

La pianta, nel suo "edificio corporeo" presenta una varietà strutturale tripartita: un sistema ritmico centrale foliare che costituisce il punto mediano e mediatore posto fra il polo della forma (materia e dimensionalità), in basso, dove sono preponderanti le forze configurative e centripete dei corpi (sistema radicale) e il polo dei processi dissociativi, in alto, rappresentato dal sistema floreale, dove sono preponderanti le forze espansive demolitrici della materia (che a quel livello diviene aeriforme, profumi, essenze).

In altri termini, nella pianta la sostanza, la materia, si addensano più fortemente (forza centripeta) nelle radici e in prossimità del suolo; poi, man mano che essa si sviluppa verso la sua sommità, il gambo (o tronco) si assottiglia e si slancia e i rami si protendono verso la periferia sempre più fini; le foglie, nella parte centrale, si riempiono sempre più di succo e linfa ed i fiori, nella parte più alta rilasciano (forza centrifuga) essenze ed aromi che consentono alla sostanza ed alla materia, dal basso, di riaffluire modificate verso l'alto nello Spazio Cosmico.

Nel frutto, infine, incaricato di contenere e preservare il SEME, avvengono ambedue i processi: il processo disintegrativo e centrifugo presente nella polpa si arresta ad un certo punto solo perché è necessario che le forze opposte, configurative e costruttive, formino l'involucro del seme, per custodirlo e proteggerlo nella sua "mandorla".

Queste forze consentono così al seme di tornare ancora alla terra in quanto gli sono affidate le "memorie" della specie necessarie a far rinascere una nuova pianta nell'interminabile ciclo vitale. E' pertanto proprio nel seme (i cereali sono semi) dove si esprime il risultato massimo della collaborazione di tutte le forze universali, e dove vengono a bilanciarsi le forze costruttive ed espansive dell'Aria (principalmente azoto), dell' Acqua (principalmente ossigeno), del Fuoco (principalmente idrogeno) e della Terra (principalmente carbonio); nel seme, in altri termini, le forze configurative della forma (materia, sostanza) agiscono dalla periferia verso il centro, mentre le forze dissociative e centrifughe si accumulano nel suo nucleo morbido e hanno una direzione verso la periferia.

Il sistema tripartito della pianta si presenta capovolto nell'Essere Umano


La configurazione dell' "edificio corporeo" umano si presenta capovolta rispetto a quello della pianta incaricata di nutrirlo: l'uomo con la respirazione assume ossigeno ed emette anidride carbonica mentre per la pianta, con la sua fotosintesi clorofilliana, avviene il contrario. Nell'Essere Umano la testa, centro del sistema neurosensoriale, è la parte più materializzata, proprio come avviene per il sistema radicale nelle piante. La scatola cranica, molto rigida, è infatti la prima a formarsi nel ventre materno, proprio come una radice dalla quale successivamente si sviluppano le altri parti, (nel corpo pensiamo ai polmoni come a delle foglie) in un processo di smaterializzazione, che va in direzione della Terra e che raggiunge il suo massimo in sede addominale e nelle membra, dove avvengono i processi dissociativi e metabolici, di scomposizione della materia, della sostanza.

Al centro, nella gabbia toracica, proprio come il sistema foliare della pianta, ha sede il sistema ritmico equilibratore (cuore - polmoni), chiamato da questa scuola "guaritore naturale", che ha il compito di mediare tra i due poli opposti e conservarne l'equilibrio in un continuo processo di omeostasi. Nel disegno, liberamente tratto dal libro "La Natura della Sostanza" di Rudolf Hauschka - Editrice Antroposofica, vengono chiaramente evidenziate le forze plasmatrici della pianta paragonate a quelle dell'uomo. L'autore riassume molto bene i principi steineriani dei rapporti organizzativi che le forze universali stabiliscono tra noi e gli alimenti e secondo i quali le radici avranno un'azione sulla testa e la sua organizzazione, i fiori e i frutti sul ricambio (metabolismo), e le foglie su respirazione e circolazione sanguigna.

Tali principi sono quelli su cui si basano sia lo Zen Macrobiotico che la Scuola Steineriana stessa, principi per i quali non solo le foglie verdi, ma anche le radici e i frutti/fiori non possono costituire "da soli" un alimento di base, perché in ognuna delle tre parti ha il sopravvento una sola forza a scapito delle altre e ciò determinerebbe squilibrio se quella sola parte fosse cibo prevalente rispetto alle altre.

Ne consegue, unanimemente, che ogni nostro pasto per essere equilibrato deve sempre da un lato comprendere tutte e tre le parti della pianta, dall'altro, soprattutto, contenere il seme (i cereali) in modo integrale e biologico, come alimento completo e centrato nel quale concorrono in misura equilibrata tutte le forze universali, sia costruttive che espansive, della Terra e del Cielo.

Se questo equilibrio è turbato oltre un certo limite nell'uomo insorge la malattia.

Quando la crisi della malattia arriva dobbiamo ricordarci che essa porta sempre con sé una chance. Holderlin dice "Dov'è il pericolo c'è anche la salvezza." La parola crisi (krisis) nell'antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, in modo stupefacente, nell'antica Cina la stessa espressione (wei ji) era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato: pericolo e grande opportunità. Una crisi, dunque, ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio. Se non prendiamo mai delle decisioni non siamo mai attori del nostro destino. E dobbiamo quindi ricordare, in conseguenza, che i sintomi delle malattie non sono solo un richiamo del passato, da abbattere come un ostacolo o una piaga da cicatrizzare, ma una memoria da ritrovare, un invito rivolto al futuro ed a porci la domanda: "Cosa mi sta chiedendo? - A cosa m'invita? - Verso dove mi vuol condurre?"

Secondo la Scuola dello Zen Macrobiotico e la Scuola steineriana la malattia è uno scompenso di energie e forze che può essere prevenuto muovendo innanzitutto dall'alimentazione, il primo fattore della salutogenesi. Gli squilibri, se insorgono, devono vedere ripristinate le polarità nei loro valori normali precedenti. Se per esempio il polo contrattivo (della "forma", materiale, sostanziale) ha preso il sopravvento possono generarsi malattie "da indurimento"; in questo caso dobbiamo rinforzare il polo espansivo opposto, quello "dissociativo" del metabolismo, inserendo nell'alimentazione quelle forze espansive, dilatatici e demolitrici, come la parte superiore della pianta, capaci di contrastare il processo contrattivo.

Nello stesso modo, se è il polo espansivo (dissociativo) del metabolismo a prendere il sopravvento generando processi infiammatori e dilatatori, dovremo cercare, nelle parti inferiori e più dure della pianta, come le radici, le forze opposte in grado di bilanciare gli eccessi di un tale processo espansivo. Si tratta di un'applicazione del principio allopatico: contraria contrariis curantur per il quale, quando vi è squilibrio energetico, è necessario rivolgersi alla forza contraria a quella che al momento si presenta come eccedente: se nell'individuo eccedono le forze espansive di un polo bisogna neutralizzarle con le forze contrattive del polo opposto, e viceversa.

Se la malattia e lo squilibrio, da una parte, devono essere affrontati con i principi dei contrari appena esposti, dall'altra parte il sistema di salutogenesi, quello del mantenimento dell'equilibrio nell'individuo, richiede, invece, per essere conservato, il ricorso ai principi omeopatici: similia similibus curantur e cioè che un alimento per farci stare bene in salute deve essere completo di tutte le forze espansive e costruttive (non estreme) di cui abbiamo bisogno, presenti in modo proporzionato tra loro. Questo principio dei similia nella salute prevede che ci si nutra in armonia con le stagioni e con le energie di cui abbiamo bisogno senza far preponderare o rendere deficitaria nessuna delle due polarità.

Quando i poli opposti vengono adeguatamente nutriti con le forze di cui abbisognano essi sono in equilibrio e l'Uomo è sano.

Fonte : http://www.agricolturabiodinamica.it/alimentazione%206.html